A Mantova prove tecniche di privatizzazione dell’istruzione. Super Mario vs Wario

Super Mario ha perso, Wario ha vinto.

Il problema dell’ingresso dei privati nel sistema dell’istruzione pubblica è stato denunciato dai movimenti studenteschi e dei lavoratori della scuola fin dai primi anni novanta. L’attacco finale all’istruzione pubblica contenuto nella riforma Gelmini avrebbe dovuto essere completato dal decreto “Aprea”, poi ritirato, che tra le altre cose, prevedeva la trasformazione dei consigli di istituto in veri e propri consigli di amministrazione con la partecipazione di soggetti privati. L’ingresso strisciante dei privati nelle scuole ed un loro lento coinvolgimento nelle questioni tecnico-amministrative è un fatto purtroppo assodato che, aldilà di come la si pensi ,sta già dando i propri frutti nefasti. Il caso di Rodigo (Mantova) in cui la Nintendo organizza una giornata dell’istruzione(?) sulla console portatile di ultima generazione 3DS è solo l’ultimo ed il più eclatante in senso temporale.
La casa giapponese produttrice di videogiochi, in accordo con la preside, invita alunni e famiglie in
orario scolastico a portare a scuola la console per una sfida video ludica e per apprezzare le potenzialità del mezzo nel campo dell’educazione; chi non ce l’ha? starà a guardare. Tutto ciò è pedagogicamente improponibile. Nessuna istituzione o struttura che si occupa di educazione può permettersi errori del genere.
La Nintendo ha promesso che
in caso la giornata si riveli un successo donerà due lavagne interattive multimediali e la copertura wi-fi per l’intero edificio scolastico. Una bieca trovata commerciale, apparentemente simpatica, che sfrutta le qualità del brand, i deficit legislativi e la riduzione delle risorse a disposizione degli enti scolastici, per insinuarsi in quel campo. Donare materiali per poche migliaia di euro in cambio di pubblicità per la nuova console da 150 euro al pezzo: quando si dice essere benefattori.
I continui tagli all’istruzione che si susseguono da vent’anni, uniti a riforme fatte in nome di una imprecisata “autonomia” ci hanno condotti a questo; le litanie sul debito pubblico (dove nessuno racconta che è aumentato a causa dei grandi evasori) e le più recenti ipotesi di “spending review” (nuovi tagli) spianano ancora di più la strada ad una svendita totale dell’istruzione.
Il diritto allo studio viene subordinato all’etica del profitto aprendo dunque a scenari inquietanti.
Già nel 2009 la sperimentazione mantovana della riforma Gelmini prevedeva l’affiancamento dei manager scelti da Confindustria agli insegnanti dell’Itis per
adattare i programmi scolastici alle richieste del mondo del lavoro.Domani anche un’azienda produttrice di merendine potrebbe decidere di puntare su una scuola e fornire lauti fondi e i suoi buonissimi prodotti in cambio di un po’ di visibilità e di controllo del mercato.
Non è fantascienza e neppure una cosa nuova: nemmeno vent’anni fa nella serie televisiva de “I Simpson”, quello di cui parliamo veniva ipotizzato in modo grottesco e distopico. Nell’episodio 19 della sesta serie, alleghiamo il video, si vedevano aule sovraffollate in cui le lezioni di aritmetica delle elementari erano tenute da un video educativo della Pepsi-Cola.
A che punto siamo ora?

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