Mantova: tra betoniere e carrelli

Nel quadro sconsolante di speculazione edilizia e declino della vita sociale ed economica della città, la querelle tra il Comune di Mantova e quello di San Giorgio su un nuovo insediamento commerciale alle porte di Mantova rasenta la schizofrenia.

Mantova, tra città e hinterland, è circondata da almeno dodici insediamenti alimentari della grande distribuzione e cinque centri commerciali. Un “gigantismo” che mette d’accordo amministratori pubblici, profittatori e gruppi edilizi, spesso per le entrate che questo rappresenta inizialmente per le casse pubbliche, ma che nel medio e lungo periodo si trasforma in un gravissimo danno per il territorio, spegnendo i negozi di vicinato e oscurando le vetrine del centro storico, senza contare che in queste strutture precarietà e sfruttamento del lavoro sono la regola. Non è certo un’ottica di “servizio” a guidare i nostri amministratori: abbiamo una media di grandi strutture commerciali quasi doppia rispetto a quella di altre città lombarde, il tutto inserito in almeno un decennio di speculazioni edilizie che, tra città e provincia, hanno fatto sparire sotto il cemento 5500 ettari di terreno. Oneri edificatori o indennizzi non possono giustificare e farci accettare tutto questo. L’ultimo Pgt di Mantova completa questo lungo “decennio” con l’outlet di viale Fiume e il contestato Esselunga tra lo stadio e Palazzo Te. San Giorgio rilancia con il progetto di un Martinelli da 4500mq a ridosso della città. Sui media sono volate “scintille” tra gli amministratori dei due comuni, ma sono emersi due dati inquietanti: nessuno intende recedere dai propri progetti dimostrando di non pensare minimamente al consumo del territorio o alle esigenze dei propri cittadini, introducendo il principio, attraverso un “indennizzo economico”, che il danno arrecato alle botteghe, proprie e del comuni limitrofi, sia solo una questione di prezzo. Delle due l’una: davanti a questi dati oggettivi bisogna essere “folli” o avere un “interesse particolare” per continuare a portare avanti questo tipo di progetti. Oppure l’incapacità di avere una visione d’insieme, che vada oltre i propri confini amministrativi e i limiti temporali di un mandato elettorale. C’è poi l’aggravante che, come in una catena, gli altri comuni dell’hinterland (vedi Porto Mantovano e Marmirolo) si preparano a farsi la guerra a colpi di ipermercati e cemento, nell’errata convinzione che questo rappresenti una ricchezza.

Chi vive e lavora a Mantova, inteso come territorio intero e non solo come città, deve gridare un forte “basta” a questo scempio. È chiara la necessità di mettere un freno a nuove costruzioni, recuperare l’esistente, fornire incentivi per chi cerca casa e chi vuole aprire un negozio, ridare attrattività al centro storico e sostenere chi non arriva a fine mese; tutte queste non sono solo parole di buonsenso sociale, ma una indicazione politica che va in senso nettamente opposto a quanto abbiamo subìto, silenziosamente, negli ultimi dieci anni. Arrivati a questo punto si può e si deve fare, prima che del tessuto economico e sociale di questo territorio rimangano solo le macerie.

eQual
gruppo di iniziativa sociale

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