25 aprile 1̶9̶4̶5̶: la storia è adesso!

 

mantovaliberata

Il ricordo della Liberazione non è qualcosa di astratto o di “museale”, perché profondamente legato alle nostre radici e che parla ancora all’attualità in tempi così difficili in cui, da vent’anni, si cancellano le appartenenze e si prova a riscrivere la storia contemporanea. Nelle cronache nazionali appaiono spesso dichiarazioni politiche come “il fascismo fu anche buono agli inizi”: uscite infelici, ma non casuali. In questo continuo giocare a ribaltare la storia c’è anche Mantova. La primavera del 1921 fu caratterizzata dal terrorismo squadrista: i fascisti, armati e finanziati da imprenditori e agrari, bastonavano braccianti e operai e incendiavano le sedi del movimento dei lavoratori. Cooperative devastate, sindaci picchiati e costretti alle dimissioni, sono solo alcuni degli esempi del “fascismo buono” nel mantovano. Poi arrivò la dittatura, la soppressione delle libertà e dei sindacati dei lavoratori. Seguirono l’italianizzazione forzata dell’Istria, gli stermini coloniali. Solo al culmine di questa follìa ci furono la seconda guerra mondiale e l’alleanza/sottomissione alla Germania nazista.
L’eco di quei giorni ha ancora legami con l’attualità, in cui la crisi e alcune dubbie strategie aziendali hanno chiuso la cartiera Burgo e mandato per strada lavoratori che ancora oggi resistono. Proprio in quella fabbrica, durante la guerra, vi fu una attività cospirativa e ribelle: la figura di Felice Tolazzi, organizzatore della resistenza mantovana, è ancora oggi un esempio del sacrificio in nome della
libertà; fu catturato a causa della delazione di spie fasciste e morì nel campo di concentramento di Flossenburg. Sempre alla Burgo, ma alla vigilia della Liberazione i nazisti in fuga, con al guinzaglio i repubblichini, volevano minare gli impianti: anche lì una cellula partigiana presidiò la fabbrica sventando il piano criminale.
La rimozione e la revisione della storia, specialmente quella che nel novecento ha visto le classi subalterne cercare una riscossa, sono progetti politico-culturali da rigettare: il dovere della memoria diventa invece
un compito imprescindibile, non per vezzo, ma per riuscire ad orientarsi in questo presente confuso. C’è un patrimonio di storie che dopo il 1989 sono state frettolosamente cancellate, assopendo le coscienze acquisite degli adulti e togliendo le radici alle generazioni che si sono affacciate alla vita sociale e politica dopo il “crollo del muro”.
In un’epoca pervasa dall’individualismo e dalla rimozione sistematica del passato considerato “scomodo”, serve riscoprire che la grande storia delle donne e degli uomini è fatta di vittorie ottenute lottando uniti in nome dell’uguaglianza, della libertà e della giustizia sociale.

eQual

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