Solidarietà alle vittime di una guerra sporca

I dati statistici ci informano ogni giorno che la crisi economica non sta colpendo le rendite o i grandi capitali, mentre crollano diritti, certezze e posti di lavoro, uno dopo l’altro, a decine, ormai a centinaia.

I campi di battaglia qui a Mantova sono diversi: Ufi, Burgo, Mps, Wella, Primafrost, etc.; così in alcune coop sociali, nella grande distribuzione organizzata e nelle campagne con il loro carico di sfruttamento di manodopera prevalentemente straniera. Il “bollettino di guerra” si è arricchito di nuove vittime: i 400 lavoratori della Ies e il numero quasi equivalente dell’indotto.

La dirigenza ungherese ha scelto la via più semplice: spostare la produzione nel proprio Paese lasciando a Mantova un piccolo deposito. Alla faccia di chi lavora e del territorio tutto. Una politica industriale, da parte di un’azienda e di uno Stato seri, farebbe scelte coraggiose in termini di investimenti per garantire la produzione e attuare seri percorsi di bonifica in modo da non dovere sacrificare né il lavoro né la salute dei lavoratori e dei cittadini.

Anche qui invece va in scena il capitalismo straccione del “prendi i soldi e scappa”, che succhia tutto quello che può da un territorio lasciando dietro di sè solo degrado, in termini economici, ambientali e sanitari; con una aggravante che guarda ben oltre i confini del Mantovano: va al macero un settore strategico come quello dell’industria della raffinazione; una politica di svendita del patrimonio economico/industriale italiano attuata da anni e concessa, quando non incoraggiata, da tutto l’arco politico.

Il liberismo economico, la “favola” della bontà del libero mercato che ci ha condotto alla crisi, ha come capolinea il disastro più totale, quello del lavoro, dell’ambiente, dei beni comuni e delle vite stesse delle persone. Non crediamo di avere la bacchetta magica, ma sappiamo che il primo passo concreto è quello di solidarizzare con chi sta subendo il peso di queste scelte. Uniti si può costruire una narrazione e un destino comune, per affrontare la crisi dalla parte del lavoro e del territorio senza più concedere nulla a profittatori e sciacalli.

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4 commenti su “Solidarietà alle vittime di una guerra sporca

  1. Precisazione: la produzione non verrà spostata nel loro paese, nel loro paese c’è già come in altri 40 paesi. La produzione verrà intensificata a Marghera e Mantova diventerà un deposito grazie ad un accordo con Eni tutto italiano (vedi cambio amministratore delegato appena 20 giorni fa). La Mol a Mantova ha investito molto, cercando di rispettare leggi e normative che solitamente nelle nostre fabbriche ci dimentichiamo di far rispettare. Ha lavorato e investito per entrare in parametri che prima del 2007 erano stati ignorati. Non banalizziamo dando la colpa agli ungheresi, sarebbe come cercare l’ennesimo capro espiatorio per un ennesimo fallimento tutto italiano. Purtroppo sono dell’idea che lo Stato poco serio, con politiche industriali poco serie, sia il nostro. Grazie della solidarietà.

    • Grazie delle preziose precisazioni, tuttavia nel testo è abbastanza chiaro che non ci riferiamo all’Ungheria come capro espiatorio ma all’Italia, ai suoi imprenditori e alla classe dirigente tutta per le scelte che ci stanno portando al baratro.

  2. Che i colpevoli siano ungheresi o italiani, conta poco. Sappiamo però che il “primo passo concreto” non è tanto il “solidarizzare” con le vittime della ferocia neoliberista, quanto occupare gli stabilimenti e impedire che i beneficiari della nostra rovina si portino via anche un solo bullone. L’han fatto i nostri nonni verso la fine della guerra, quando per difendere il proprio futuro impedirono ai nazisti di trasferire i macchinari in Germania. E’ ora di ricominciare a farlo. Gli assassini del profitto ad ogni costo non hanno mai compreso nessun altro linguaggio.

  3. SPUNTI DI RIFLESSIONE INVIATI TRAMITE MAIL DA UN LAVORATORE IES

    …Uno che lavora lì, per dire due parole su cosa sta accadendo, vorrebbe non ‘prenderla troppo larga’, vorrebbe essere ‘breve e chiaro’, ma essere brevi su una storia iniziata piu di vent’anni fa’ (trenta in paesi ‘pilota’ come Usa e GB) e chiari su una serie di passaggi politici che hanno cambiato regole importantissime su risparmio, lavoro e patrimoni comuni, mica è facile. Vent’anni a rincorrere la forma più feroce e stracciona del capitalismo, quello neo-liberista, ci hanno portato fin qui…e non è per niente finita.
    Non molto tempo fa’, l’ex premier Monti, nella sua lucida volontà distruttrice, in un breve quanto chiaro messaggio TV, invitò di attendere il diradarsi delle polveri e dei fumi del ‘crollo’ da lui pianificato con l’appoggio di tutti i maggiori partiti, per poter valutare il nuovo paesaggio post-demolizione. Chissà quali sorprese doveva riservare questo nuovo panorama!? Forse molti più nuovi poveri? con i soliti ricchi sempre più ricchi pronti ad avventarsi sulle carcasse di beni comuni, servizi pubblici, istruzione, sanità, lasciate a marcire? con i diritti sul lavoro progressivamente azzerati? Bella scoperta!
    Ma non basta. L’invito mediatico quotidiano, ossessivo, martellante, a ‘tener duro’ che ormai siamo a metà del guado e tener d’occhio spread e indici di borsa, ha raggiunto livelli parossistici. Già mi vedo in mezzo al guado, parte di una mandria, spinta sull’altra riva dai media nel ruolo di cowboys…una mandria talmente numerosa e fitta, che anche solo voltarsi per valutare la distanza dalla sponda abbandonata, diventa difficile, figuriamoci girarsi e tornare indietro. O la mandria si gira tutta insieme, oppure attraversa il guado, dove sulla nuova sponda i cowboys la consegneranno a chi ha già affilato i coltelli da un pezzo… .

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