(Dossier) L’ipermercato Esselunga di Mantova: tra carrelli e speculazione

eSSelunga [ Scarica il dossier in .Pdf ]

Sul tema della speculazione e degli interessi privati a scapito della città come bene comune di tutti, il gruppo eQual è intervenuto più volte e in modi diversi.  Dalla protesta al gioco, dalla proposta all’inchiesta, il nostro impegno per vedere rispettato quel “diritto alla città” calpestato per anni, non è mai venuto meno. Dopo la fine del periodo di “spese collettive” con i buoni da trenta euro malamente offerti da Esselunga per “comprarsi” il favore della città, pubblichiamo un dossier per mettere insieme tutti i pezzi del caso Esselunga.

Una raccolta di dati, osservazioni e riflessioni per comprendere meglio ciò che si cela dietro questa “occasione imperdibile per la nostra città” e agire di conseguenza. Un documento che si rivela ancora più importante nei giorni in cui da parte di Esselunga (che un anno fa minacciava la città di vendere ai cinesi in caso di forti contrarietà) arrivano le anticipazioni di bizzarri progetti con “più verde” e l’offerta di ulteriori fondi per la conservazione di opere architettoniche: una ennesima captatio benevolentiae da cui si sono fatti prontamente attrarre elementi del centrodestra e del centrosinistra locale.

C’è un problema edilizio ed etico: ci sono troppi maxi-supermercati intorno alla città, baracconi di cemento dove, va sottolineato, la precarietà dei lavoratori è parte integrante delle offerte al ribasso. C’è un problema commerciale: si spengono le luci del piccolo commercio cittadino e i quartieri si riempiono sempre più di vetrine vuote. La nostra ferma opposizione si muove dunque contro l’idea stessa di un nuovo grande insediamento commerciale a Mantova e non è questione di bandiera: in tempi di contrazione dei consumi questo è buonsenso prima di essere una riflessione politica.

Siamo convinti che le opere pubbliche non debbano essere utilizzate come merce di scambio per svendere pezzi di città ai privati. L’edificazione di opere pubbliche non è un “favore” gentilmente concesso da qualche ricco benefattore, ma un preciso dovere delle amministrazioni locali e statali, che devono agire nel rispetto della trasparenza e dell’utilità pubblica. L’utilità pubblica deve tornare ad essere il metro con il quale programmare i nuovi interventi urbanistici. Preferiremmo discutere insieme il modo per favorire la rinascita di Valletta Valsecchi o di altri quartieri come Lunetta invece di dover contrastare l’ennesima speculazione commerciale.

È ora di ripensare le strategie di sviluppo della nostra città ripartendo dai quartieri e dal coinvolgimento diretto dei cittadini e delle collettività. Fermare questo scempio e far rinascere Mantova è possibile. Costruiamo l’alternativa.

 

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