Lavoro: un nuovo attacco ai diritti di tutti

renzithatcherDopo sette anni di crisi economica l’argomento principale per il rilancio dell’economia e dello sviluppo del Paese passa ancora una volta per la “riforma” dello statuto dei lavoratori e l’abolizione dell’articolo 18, accompagnato a braccetto dall’ennesimo attacco all’idea stessa di sindacato dei lavoratori. Siamo alle battute finali di una guerra iniziata trent’anni fa con l’abolizione della scala mobile, senza la quale, avevano detto, si sarebbero risolti tutti i problemi economici del paese. Fu invece l’inizio di una vera e propria controrivoluzione, che lentamente doveva cancellare tutti i diritti acquisiti dal dopoguerra fino alla fine degli anni ’70.
Da più di vent’anni tutto lo statuto dei lavoratori, frutto di una intensa stagione di lotte operaie, viene ideologicamente e sistematicamente preso a picconate mediatiche da un insieme di forze sociali, economiche e politiche che invocano più “libertà”: di fatto la solita libertà di sfruttare e di fare profitto sulla pelle di milioni di lavoratori, italiani ed immigrati.
Nell’ultimo decennio, il tema dell’articolo 18 e della sua cancellazione, è stato cavalcato da politici, industriali ed economisti liberisti, e questo ennesimo attacco, stavolta, parte direttamente nel campo del “centrosinistra” renziano, tra le mani di un non-eletto che sembra voler regolare i conti una volta per tutte con il mondo del lavoro. C’è da chiedersi che fine ha fatto quella sinistra politica e sindacale, capace di ribadire la cosa più semplice possibile: invece di togliere i diritti a chi li ha, bisogna aumentarli per tutti i lavoratori, creando una vera uguaglianza al rialzo e non al ribasso come vorrebbe il solito capitalismo straccione. Ciò che sta accadendo è ben lontano dall’idea di equità e giustizia sociale.
Invece di pensare ad investimenti seri, a bloccare le delocalizzazioni, a valorizzare e rilanciare ciò che è rimasto di pubblico nell’industria e nei servizi (trasporti, telecomunicazione, energia, ecc…) senza smembrarla e darla in pasto al libero mercato,  e altre manovre sicuramente non rivoluzionarie ma di certo votate a far ripartire l’economia ed il lavoro, vengono scritti i Jobs Act, pseudo-riforme che mirano a precarizzare all’estremo le condizioni contrattuali e a spingere all’esasperazione l’idea della competizione.
I lavoratori, la macro-categoria che più di tutte sta pagando la crisi, vengono spinti a stare l’uno contro l’altro; operai contro “fannulloni” pubblici, “garantiti” contro precari, giovani contro vecchi,sindacalizzati contro non sindacalizzati e, ovviamente, italiani contro stranieri. Oltre venti milioni di persone puntualmente e sistematicamente educate alla guerra tra poveri. Individuati i veri avversari, le loro parole d’ordine e le loro strategie, possiamo invece unirci, resistere e pensare alla ‘controffensiva’ prima che sia troppo tardi.

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