Una città da reinventare

imageLo sfitto commerciale in città sembra tornare al centro del dibattito cittadino: due anni fa, presentato il nostro dossier su casa/cemento e dopo avere partecipato al censimento di protesta “abbassate gli affitti”, la situazione appariva già chiara. Lo spopolamento del centro non era e non è solo questione di crisi economica, ma è leggibile come la risultante di più fattori concatenati: nell’ultimo decennio è stata perseguita la scelta, tutta politica, spontanea o indotta, di decentrare abitanti, negozi e istituzioni. Uffici pubblici ai margini della città, speculazioni edilizie (non solo) di tipo abitativo, pochi parcheggi e privati, più un numero abnorme di centri commerciali, hanno semplicemente esteso la superficie cittadina, stravolgendo, nei fatti, l’uso degli spazi urbani. Le case rimangono sfitte, gli antichi palazzi del centro restano spesso vuoti e abbandonati alle ingiurie del tempo, il passaggio ed il passeggio si spostano altrove e i negozi chiudono. Lo stesso volto del centro, quello delle botteghe e dei cinema storici, è stato colpito da una bizzarra idea di “modernità” sregolata che ha cancellato le tracce della storia recente di Mantova.

mantegnaoldNemmeno vent’anni fa il centro cittadino era attraversato dalle “vasche” di migliaia di mantovani e, dal grande evento all’associazione giovanile, si potevano trovare concerti musicali e attività persino in piazza Mantegna: tra centri commerciali luccicanti e divieti oggi siamo arrivati ad una piazza deserta e completamente video-sorvegliata; intanto anche grandi concerti (Arisa, Tiromancino etc.) vanno in scena nei non-luoghi, nel falso centro storico ricostruito all’Outlet a fini commerciali.
Chi ha voluto tutto questo? Chi ha fatto scelte suicide per i cittadini e per l’economia mantovana? Quello che abbiamo davanti è l’epilogo di un percorso lento e drammatico che, alla prova della crisi, è esploso fragorosamente in mille pezzi insieme ad una visione miope del centro storico e della città.

Solo guardando, nella loro interezza, ai mali che affliggono Mantova partendo dai sintomi e analizzando le cause storiche (e politiche), possiamo davvero ipotizzare una riappropriazione dello spazio urbano che sia di tipo nuovo: parliamo di percorsi integrati e partecipati di rilancio della città che devono interessare il pubblico, il privato, i cittadini, le associazioni e i commercianti, in un’ottica che non può più pensare solo all’interesse individuale (o privatistico) ma ad una visione reale di bene comune.

Serve il coraggio di cambiare rotta e di marcare una discontinuità rispetto agli ultimi quindici anni con idee, persone e competenze nuove: parliamo di concessioni temporanee di affitti speciali per l’avvio di nuove attività o per luoghi di aggregazione sociale (specie quelli di vicinato nei quartieri), sgravi per i giovani che intendono mettere su casa in centro, il recupero di edifici abitativi danneggiati, magari di proprietà pubblica, per darli da ristrutturare e poi da abitare a disoccupati tramite percorsi di autorecupero e coesione sociale già sperimentati in nord-Europa.

Tiriamoci su le maniche, perché c’è molto da lavorare, per Mantova.

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