Expo 2015: affonda il padiglione galleggiante

expomongolfieraLa voce girava già da qualche settimana, ma ora è una conferma: il padiglione galleggiante di Expo 2015 non si farà. A soli quattro mesi dall’inaugurazione della controversa esposizione internazionale non ci sono i soldi per realizzarlo, né la gara d’appalto per costruirlo. Quando nella nostra inchiesta di settembre (bit.ly/inchiestaEXPO) denunciavamo l’insensatezza del progetto e la mancanza di una adeguata copertura economica avevamo visto bene cosa stava succedendo.

Il progetto del padiglione galleggiante non ha mai entusiasmato i mantovani a partire dal fatto che il tema Expo è distante dal nostro territorio e, man mano che ci si avvicina all’evento, questo sia sempre più sinonimo di corruzione, speculazione e precarietà lavorativa. Inoltre l’opera sul lago inferiore non è mai stata ben definita: prima una torre, poi una “più economica” piazza con mongolfiera; una costosissima e inutile opera in mezzo al lago che anziché evocare i padiglioni galleggianti dei Gonzaga sarebbe finita a fare da “ponte” ideale tra il castello di San Giorgio e le fabbriche Burgo e Ies, cancellate dalla geografia operaia della città.

Economicamente si trattava di uno “scherzetto” da 350mila/450mila euro (nelle ultime dichiarazioni ridotti a 320.000 euro) cosi ripartiti: la Camera di Commercio 50mila euro, la Provincia 20mila, il Comune 20mila, la Fondazione Cariplo 75mila e il Parco del Mincio 10mila euro assieme a Confindustria. Ad oggi 40.000 euro sono già stati versati dal Politecnico direttamente all’archistar portoghese Souto De Moura che ha ottenuto anche la cattedra all’Università di Mantova. Per confermare una attitudine tutta “provinciale” sembra inoltre che “l’attrazione” mantovana per l’Expo sarà ridotta al mulino galleggiante di Revere in trasferta sui laghi cittadini; questo insieme al “museo del maiale in 3D” per la cui realizzazione è stato aperto un bando creativo.

Se da un lato siamo soddisfatti perché un’opera inutile non verrà realizzata, dall’altro assistiamo all’ennesimo fallimento della classe dirigente locale. Quanto tempo ed energie sono stati spesi per questo buco nell’acqua? Mantova è stata martoriata dalla crisi e da un ventennio di cemento e privatizzazioni mentre grazie a (im)prenditori avidi e una classe politica complice il tessuto sociale è andato in pezzi e le fabbriche e le sicurezze sociali stanno scomparendo.
Ci ripetono che non ci sono soldi per la ristrutturazione delle case pubbliche, per la messa in sicurezza del territorio o per la ripubblicizzazione dei beni comuni come l’acqua e la sanità, mentre non passa giorno senza che qualche inchiesta giudiziaria scopra come ingenti fondi pubblici siano utilizzati per speculazioni e grandi opere inutili: per questo siamo convinti che Expo 2015 puzzi di marcio, dalla testa milanese fino ad arrivare a Mantova.
Un atto dovuto, di dignità e di giustizia sociale sarebbe quello di destinare tutti i fondi stanziati per l’improbabile padiglione galleggiante alle vere emergenze sociali del territorio: casa, lavoro e tutela dei beni comuni per tutti/e.

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