70° Anniversario della battaglia partigiana di Gonzaga

gonzaga201214Oggi abbiamo partecipato alle commemorazioni per il settantesimo anniversario della battaglia partigiana di Gonzaga. Il ricordo della Resistenza non è qualcosa di astratto o di “museale”, ma è profondamente legato alle nostre radici e parla ancora all’attualità. Tocca a noi essere i testimoni di una storia e di un’idea di riscatto che i nostri padri e i nostri nonni, insieme a tutti i caduti per la libertà, ci hanno lasciato in eredità. In un’epoca pervasa dall’individualismo, dalla rimozione storica e dalla riscrittura del passato considerato “scomodo”, serve riscoprire che la grande storia delle donne e degli uomini è fatta di vittorie ottenute lottando uniti in nome dell’uguaglianza, della libertà e della giustizia sociale.
Abbiamo sfilato insieme ad una delegazione di lavoratrici delle Lavanderie Facchini in vertenza contro lo sfruttamento: un modo ulteriore per tenere viva la memoria della Resistenza popolare al fascismo, quella fatta dai lavoratori e dalla gente comune.

Quella di Gonzaga è l’unica battaglia urbana combattuta dalla Resistenza in val Padana durante l’inverno 1944-1945, il periodo più nero della Resistenza italiana. Nella notte fra il 19 e il 20 dicembre 1944, circa duecento partigiani provenienti dalla pianura reggiana e modenese e alcuni locali con funzioni di guide, attaccarono la caserma della Guardia nazionale repubblicana (Gnr), il campo di transito per prigionieri e la sede della Brigata nera. Durante il combattimento, protrattosi per alcune ore, furono uccisi 14 tedeschi, 5 militi della Gnr del lavoro di Modena e una civile. Nella battaglia persero la vita anche due partigiani: il sovietico Alexander Kliment’evic Nakorcemnij “Alessandro” ed il contadino reggiano nonché comandante garibaldino, Alcide Garagnani “Scarpone”. Per ricordarli abbiamo portato con noi un tricolore con la stella rossa, simbolo delle Brigate Garibaldi e una bandiera con il logo delle tre frecce, simbolo internazionale dell’antifascismo A seguito della battaglia il territorio dell’Oltrepo mantovano cessò di essere considerato “tranquillo e sicuro”, sia dal comando dell’esercito tedesco, che dai responsabili delle milizie della repubblica di Salò.

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