Un giorno del ricordo “smemorato”

foibeDiversamente dalla “memoria”, il semplice ricordo ha un valore limitato che presuppone solo “una parte” della memoria di alcuni eventi: basterebbe questa premessa per inquadrare la prospettiva con cui in Italia viene celebrato il “giorno del ricordo”.

Questo “ricordo” annuale, sull’onda emotiva dell’abbandono e della perdita, si cristallizza sugli eventi successivi alla fine dell’occupazione nazi-fascista nei territori dell’Istria e della Dalmazia: slegato dalla consapevolezza storica complessiva, è inevitabile che questo “ricordo” risulti falsato e ricco di imprecisioni, tanto che i fascisti e i colonizzatori che hanno insanguinato i territori slavi per vent’anni diventano magicamente tutti buoni e semplici “italiani”. È sulla base di questa smemoratezza che il passo successivo è quello di trasformarli tutti in innocue vittime; così, chiunque abbia attentato alla loro incolumità, anche e soprattutto quella di chi era stato organico alla dittatura, diventa uno “slavo-comunista imbevuto di odio anti-italiano” e gli eccessi, invece di essere valutati come tali e calati nel contesto bellico, diventano la pietra dello scandalo. Perché in un movimento di liberazione nazionale che coinvolse quasi un milione di donne e di uomini jugoslavi per cancellare dalla propria terra il fascismo e la guerra, fingere che non ci siano stati errori o usare questi per verificare che “i partigiani erano cattivi”, sono operazioni attuate nel pieno disprezzo della scienza storiografica e della continuità storica dei fatti.

Negli anni Venti migliaia di slavi vennero cacciati dalle loro case mentre l’Italia fascista colonizzava la loro terra e ne annientava con la violenza la cultura, la lingua e la storia. Milioni di bambini nacquero e crebbero vedendo i padri e le madri picchiate, sentendo per tutta la loro gioventù il peso dello scarpone tricolore sulla faccia. E poi venne la guerra, la brutalità dell’occupazione nazifascista, i lager italiani e ancora gli Ustascia croati, movimento integralista cattolico e nazionalista: incendi, bombardamenti, stupri e teste mozzate, come facevano i soldati dell’Italia fascista nelle guerre coloniali, come oggi fa l’Isis.

Ecco, senza tutte queste premesse si pretende di celebrare un “giorno del ricordo” pacificatore e mistificatore, dove la storia è una marmellata al gusto di “italiani brava gente”, tutte vittime (ovviamente incolpevoli) di un odio ideologico ed etnico; una bella favola da ripetere finché non diventa una verità. Ricordare solo a “pezzi” allora serve solo a chi ha qualcosa da nascondere: da uno Stato che riscrive la storia e che ha protetto per decenni i propri criminali di guerra e gli stragisti neofascisti degli anni Settanta, fino ai nostalgici delle SS e dell’Italietta che ogni anno sul 10 febbraio investono tutti i loro sforzi propagandistici.

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