25 aprile: la Resistenza è oggi

resistenza70[Sabato 25 aprile, dalle 9, saremo al Monumento alla Resistenza in viale Piave a Mantova per la commemorazione ufficiale del settantesimo anniversario della Liberazione dal nazifascismo: invitiamo tutti/e a partecipare]

Prima che la Resistenza e la Liberazione diventassero memoria condivisa e doveroso rito di tipo istituzionale ci furono gli anni Cinquanta, in cui la Resistenza venne minimizzata e centinaia di partigiani furono perseguitati come criminali dal nuovo stato “democratico”. Oggi, a ridosso del settantesimo anniversario della Liberazione, ha ripreso fiato una strategia che criminalizza la lotta partigiana e che cerca addirittura di riabilitare camicie nere, repubblichini e persino la dittatura fascista. Proprio mentre qualcuno cerca di denigrare la Resistenza e di ridurla a “guerra civile” tra italiani o ad una zuppa insapore in cui convivono oppressori ed oppressi, diventati “morti uguali da rispettare”, noi ribadiamo che chi ha combattuto per un’Italia libera non è stato e non sarà mai equiparabile né agli occupanti nazisti né ai fascisti che, pur di sopravvivere politicamente dopo vent’anni di dittatura, diventarono le marionette repubblichine delle SS e, insieme a loro, si macchiarono di violenze e stragi contro la stessa popolazione italiana. La morte rende uguali, è quello che si è fatto in vita che fa la differenza!

Il movimento partigiano era formato in gran parte da giovani, lavoratori e studenti: erano cresciuti tutti durante il regime fascista, nella scuola del libro di testo unico nel quale era scritto che “Mussolini ha sempre ragione” e nelle esercitazioni paramilitari del sabato. Con loro c’erano migliaia di donne, cresciute in un sistema patriarcale e oppressivo che insegnava loro a credere, obbedire e a dare figli alla patria. Storie diverse e diverse ragioni scatenanti, ma un elemento condiviso: il rifiuto di un mondo col quale potevano rompere definitivamente. Lottavano uniti cattolici, liberali, socialisti, anarchici e comunisti. Dalle campagne alle città, da chi faceva scappare i prigionieri dai campi di concentramento a chi rubava informazioni ai fascisti, da chi nascondeva i ricercati fino a chi prese in mano le armi, furono centinaia di migliaia le donne e gli uomini impegnati a combattere per la libertà, l’uguaglianza e la giustizia sociale.

Il settantesimo anniversario ci fa sentire più soli perché chi ha toccato con mano la barbarie del fascismo e insieme a loro i protagonisti della lotta di Liberazione ci sta lasciando inesorabilmente. Tocca a tutte e tutti noi essere i testimoni di una storia e di un’idea di riscatto che i nostri padri e i nostri nonni, insieme a tutti i caduti per la libertà, ci hanno lasciato in eredità. L’antifascismo non è una posizione morale o un ricordo astratto, ma diventa uno strumento per una critica dello stato attuale della democrazia. Davanti ai nostri occhi c’è la Costituzione fatta a pezzi da un potere politico sordo e sempre più autoritario, leggi contro i lavoratori che annientano i diritti acquisti dal dopoguerra in avanti e l’avanzare della guerra tra poveri che vuole dividere i cittadini in base al colore della pelle. Purtroppo siamo sprofondati in un’epoca di barbarie globale, ma è proprio adesso che il lascito ideale della Resistenza si fa più importante, perché ci consegna, intatte e inattaccabili, idee di giustizia, di impegno e di libertà che rappresentano una luce nel buio dei nostri tempi.

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