CARREFOUR A MANTOVA: SFRUTTAMENTO NO-STOP

Le aperture 24/24h sono l’ultimo tassello di un progetto portato avanti dai governi di centro destra e di centro-sinistra per favorire gli interessi delle grandi società del settore. Alcuni politicanti si riempiono la bocca di frasi fatte come “questo è il libero mercato”, “il futuro è arrivato” e “ci sono nuovi posti di lavoro”. È malafede o ingenuità? Ormai lo sanno pure i sassi cosa si nasconde dietro le luccicanti campagne marketing di queste catene 11163897_895426323833024_4702661603147752516_ncommerciali: sfruttamento, turni massacranti, gestione “autoritaria” degli orari, straordinari non pagati, perenne precarietà lavorativa ed esistenziale. A chi fa confronti con l’estero rispondiamo che, dati alla mano, le leggi dei paesi europei in materia di aperture, orari e chiusure festive sono più restrittive di quelle italiane.

La realtà è sotto gi occhi di tutti: il modello commerciale della “libertà totale” (che è la libertà di -fare- profitto per pochi e di -immaginare- di poter spendere soldi per molti altri) ha contribuito all’aumento delle diseguaglianze sociali e all’annullamento dei diritti dei lavoratori; alla prova della crisi, questo modello non regge nei grandi agglomerati urbani, figurarsi in una città di piccole dimensioni. La piccola città di Mantova vanta 12 insediamenti alimentari della grande distribuzione e, compreso l’hinterland, 5 centri commerciali: un numero abnorme di strutture che competono al ribasso tagliando sul costo del lavoro che diventa sfruttamento legalizzato (vedi Jobs Act e dintorni) e che annienta il piccolo commercio del centro e dei quartieri. Proprio al Carrefour due anni fa esatti esplose il caso dei sub-sub-sub appalti a finte cooperative per il lavoro notturno di riempimento degli scaffali.

È incredibile come nei commenti di alcuni candidati alla carica di sindaco la libertà delle imprese di sfruttare e “di fare quello che si vuole” sia considerata intoccabile. Affermazioni che fanno ben capire quali interessi intendano difendere. E invece no, noi non ci stiamo. È ora che la politica, quella vera fatta dai cittadini e dai lavoratori, torni a dire chiaramente che le vite delle persone non sono in vendita e che i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici non sono barattabili.

Mantova (e non solo) ha bisogno di una seria politica di rilancio del proprio commercio centrale e periferico, attualmente dilaniato da crisi dei consumi, canoni di affitto elevati e tasse e imposte locali. Puntare alla valorizzazione del “centro-commerciale naturale” urbano, al contrasto di chi lascia i negozi sfitti, a bandi (anche europei) che favoriscano i giovani e le nuove attività e alla difesa dei diritti dei lavoratori non è utopia, ma una necessità per Mantova.

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