GRAND MANTOVA HOTEL?

mantova hotelDopo anni di illusioni turistiche, abitative e commerciali, Mantova si è svegliata con l’ingombro di cemento e cantieri abbandonati

Mantova i suoi giganti li ha già, splendidi, nella grande sala di Palazzo Te; non ha bisogno di altre idee di gigantismo. La proposta del sindaco Palazzi, che vorrebbe un grande hotel da 100 stanze, appare fuori misura per il territorio in cui si vuole collocare ed anche datata.

Che la voce turistica possa rappresentare per l’economia territoriale un motore di sviluppo è assodato, il problema è stabilire come possa essere concretizzato. Le strutture ricettive del nostro Paese hanno, in media, 32,4 camere, la media Ue è 31,2, in Francia gli alberghi hanno 36,5 stanze, mentre nel Regno Unito meno di 20. Se l’obiettivo del Sindaco è quello di portare a Mantova un turismo di massa, è stata fatta una valutazione dell’impatto sulla città e soprattutto, se questo sia il modello più gradito a turisti e cittadini?

Non siamo certo solo noi ad affermare la crisi del turismo di massa, questo non solo per la contingenza economica, ma per la fine di un modello cominciato cinquant’anni fa in parallelo con l’esplosione edilizia. Il turista è cambiato, grazie alla diffusione delle nuove tecnologie, alla post globalizzazione, alle piattaforme sociali, ma soprattutto grazie all’idea che la vera esperienza passa da un rapporto esclusivo con i luoghi visitati.

E questo è anche il turismo che più si addice al territorio mantovano, con le sue grandi ricchezze artistiche, ambientali e gastronomiche, le sue fragilità e la necessità di valorizzare l’esistente proprio in questo approccio culturale nuovo, che arricchisce il visitatore ma anche chi lo ospita. L’equilibrio di sviluppo economico, sostenibilità ecologica e benessere sociale fa riferimento a un turismo “dolce”, a basso impatto ambientale, capace di valorizzare la cultura e i saperi locali e creare opportunità di reddito. La ricchezza diffusa, sia essa culturale o economica, rappresenta uno degli aspetti rilevanti di questo progetto turistico, a condizione che venga organizzato con interventi condivisi, integrati e partecipati, con interventi leggeri, a rete, soprattutto nella logica dell’ospitalità diffusa, non certo nella logica di un gigantismo turistico che favorisce altro, distante dai territori e da chi li vive.

Il turismo rappresenta un enorme affare, un flusso di persone impensabile fino a pochi anni fa: per chi, da chi e come vogliamo venga gestito questo affare? A forza di illusioni turistiche, abitative e commerciali, Mantova si è svegliata con l’ingombro di cemento e cantieri abbandonati. Pensiamo ad un piano organico e integrato che riempia le strutture rimaste abbandonate, e sappia offrire soluzioni base (camping e ostelli) di cui la città è sprovvista; è necessario un ragionamento integrato che coinvolga operatori, cittadini e l’intero territorio.

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