PALACRACK: LO SPORT DELLE GESTIONI PRIVATE E DEL CEMENTO

palacrackA Mantova si continua a finanziare il Palabam a gestione privata che guadagna con eventi e concerti, mentre si cementifica in periferia per costruire un palasport con soldi pubblici: meglio gestire Palabam con una azienda speciale pubblica a vocazione sportiva e fermare la cementificazione.

Il Comune di Mantova non interrompe il circolo vizioso del mostro Palabam, non ne rimette la gestione in mano realmente pubblica, né recede dall’idea di piazzare un cubo di cemento nel quartiere fantasma di Borgonovo; anzi, aumenta il sostegno pubblico all’impresa privata e rilancia l’idea di una “capitale dello sport” per il 2019.

Come per il quartiere abbandonato di Borgochiesanuova, i garage di Due Pini, l’affare Palasport/coop di Porta Cerese e tanto altro, riaffiorano continuamente i guasti di un passato amministrativo di cui è erede diretta la coppia Palazzi-Buvoli. Dal faraonico project financing di nove milioni di euro di dodici anni fa per costruire il Palabam e “dare una opportunità a tutte le società sportive” siamo arrivati oggi a una struttura a gestione privata in perdita che per sostenersi organizza in larga parte festival musicali e fiere di settore. L’anno scorso, in occasione dell’ennesima iniezione di soldi pubblici per salvare il Palabam, lanciammo la proposta di rescindere il contratto dai gestori privati per affidarlo ad una azienda speciale realmente pubblica e trasparente che si occupi della parte sportiva affinché la struttura ritorni ad essere realmente al servizio dei cittadini. Era una proposta di buonsenso utile anche a smontare la paventata “necessità” di una ulteriore struttura sportiva, una nuova cementificazione a Borgochiesanuova che il Comune, con formule magiche svuotate di significato come “riqualificazione del quartiere” e “partecipazione dei cittadini”, intende costruire in periferia. Nel quartiere fantasma di Borgonovo, 2000 metri quadrati di giardini e terreno incolto verranno cementificati per “dare una casa allo sport mantovano”, lo stesso slogan usato nel 2004 per il Palabam.

Il centrosinistra in via Roma conferma e prolunga il contratto con la gestione privata, aiutandolo con un imponente sostegno pubblico e sostenendo il progetto di aumentare gli eventi fieristici, il tutto mentre prosegue l’operazione palasport a Borgochiesanuova con in più la beffa di candidare Mantova a “Capitale dello sport 2019”. Lo sport delle gestioni private e delle colate di cemento è storia vecchia: è l’idea di una città e di un territorio in svendita che i mantovani hanno già vissuto e che va combattuta con forza.

La posta ancora in gioco

postagiocoNon bastano le proteste delle Istituzioni per “mitigare” gli effetti della privatizzazione di Poste Italiane

Su invito del presidente della Provincia Beniamino Morselli, 21 sindaci mantovani si sono incontrati per protestare contro l’ennesimo taglio del servizio di Poste Italiane, cercando anche di “posticiparne” effetti come la consegna della posta a giorni alterni, ma senza mettere in discussione la strategia privatizzatrice.

Nel Mantovano c’è già stato un 33% di tagli a carico dei lavoratori delle Poste e, con la nuova “ristrutturazione” dei 235 portalettere attualmente in servizio, ne rimarranno 177. Il nuovo corso di Poste Italiane Spa (con lo Stato Italiano come maggiore azionista) in pochi anni ha eliminato metà dei suoi dipendenti.

Se il percorso di privatizzazione procede lentamente, quello formale viaggia speditamente: la quotazione in borsa e le continue “ristrutturazioni aziendali” creano le condizioni di un disastro che ricade come sempre sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori delle poste e su tutti gli utenti che si trovano ad avere un servizio sempre meno di qualità e puntuale. Il modello del profitto, dell’obbedienza alle leggi del mercato è una trappola in cui sono cadute ferrovie, telecomunicazioni e sanità da cui è necessario uscire ricostruendo l’idea di un sistema pubblico trasparente, efficiente ed accessibile a tutti.

Il ritorno del Ciocapiàt: Renzi nuovamente contestato a Mantova

renziciocapiat2Oggi pomeriggio abbiamo portato un “saluto di benvenuto” al Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Lavoratori, studenti, cassintegrati e disoccupati: abbiamo portato con noi lo striscione “Ciocapiàt” srotolato mesi fa davanti al Teatro Bibiena. Come sempre lui chiuso nei palazzi e noi nelle strade.

In tutta Italia Renzi viene contestato duramente e in questi anni abbiamo fatto in modo che anche Mantova non facesse eccezione: prima ad aprile 2015 durante il suo tour elettorale, poi ad inizio anno con lo striscione “Ciocapiat” e oggi nuovamente in piazza Mantegna, nonostante il brevissimo preavviso e l’orario lavorativo.

Oggi abbiamo voluto portargli un avviso di sfratto. Il 4 dicembre, al #Referendum Costituzionale un’ondata popolare di NO dovrà cacciare via l’inquilino di Palazzo Chigi, l’ennesimo governo burattino che fa gli interessi di multinazionali e industriali, mentre con leggi come la Buona Scuola e il Jobs Act manda gli studenti a friggere le patatine a gratis e con i voucher legalizza sfruttamento e precarietà.

Il nostro #NO alle politiche antipopolari del Governo Renzi e alla riscrittura della Costituzione sarà forte e chiaro. È ora che al centro dell’agenda politica di questo paese vengano messi gli interessi dei lavoratori e dei cittadini!

#IODICONO
#NOpopolare

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*CIOCAPIAT: colui che dice e non fa, millantatore, ciarlatano, ma anche riferito a chi non riesce ad agire senza portarsi dietro una ineluttabile scia di disastrose conseguenze. Termine diffuso in nord Italia, in particolare tra Lombardia ed Emilia-Romagna

Mantova Capitale…della sanità privata

sanita-privataNella nostra Provincia gli “imprenditori della salute” celebrano il macabro risultato di essere ormai arrivati a gestire il 38% dei ricoveri ed il 42% delle prestazioni ambulatoriali con profitti milionari, mentre in Italia aumenta il numero di cittadini che non possono permettersi il diritto alla salute e la sanità pubblica crolla sotto i colpi dei tagli e della mala-politica.

L’Aiop (Associazione italiana ospedalità privata) sceglie Mantova per spegnere cinquanta candeline, un lasso di tempo enorme in cui le realtà private sono riuscite a farsi largo grazie all’aiuto della politica che ha gestito male il pubblico piazzando i propri fedelissimi e ha tagliato le risorse, distruggendo un bene comune come la Salute dei cittadini. La strategia base per la privatizzazione purtroppo la conosciamo da tempo: tagliare i fondi, fare in modo che le cose non funzionino e sull’onda del malcontento generale consegnare il tutto ai privati.
Ed oggi anche il Poma è sotto organico, regna la precarietà lavorativa e i posti letto pubblici sono stati dimezzati in 15-20 anni; il tutto è stato fatto per favorire in ogni modo il “privato virtuoso”.

In un mondo normale, imprenditori che fanno profitto sulla salute dei cittadini avrebbero quantomeno vergogna, in questa Italia festeggiano e si celebrano accostandosi a Mantova Capitale della Cultura. Vogliamo un servizio sanitario pubblico, di qualità, accessibile e gestito in base ai bisogni dei cittadini e non dei guadagni del privato.

SI FERMA LA LOTTIZZAZIONE DELL’EX LAGO PAIOLO: UNA BUONA NOTIZIA PER LA CITTÀ

14424225_10209391948869464_1940816369_oIl Partito del Cemento incassa una pesante sconfitta da 110 mila metri quadrati

Una buona notizia per Mantova: l’area verde dell’ex Lago Paiolo è quasi definitivamente salva. Avevano pienamente ragione i cittadini che già dal lontano 2009 (il momento dell’approvazione definitiva del piano attuativo) sostenevano l’inutilità e l’insensatezza del progetto edificatorio che avrebbe dovuto riversare cemento, palazzine, supermercato, uffici e parcheggi sotterranei sull’area verde di fronte al nuovo ospedale.

Una assurdità da 110mila metri quadrati nata all’epoca della giunta Burchiellaro che è passata indenne attraverso 3 amministrazioni, a dimostrazione della trasversalità del partito del cemento. A settembre 2016 questo progetto pare essere quasi definitivamente tramontato: le autorizzazioni urbanistiche scadranno ad aprile del prossimo anno, la ditta costruttrice è stata dichiarata fallita e il patrimonio immobiliare cittadino non ha di certo bisogno di altra edilizia residenziale e direzionale privata. Gli 11mila mantovani che avevano sostenuto la petizione del comitato “Salviamo il Lago Paiolo” per salvare uno dei polmoni verdi della città avevano visto giusto: il tempo è galantuomo.

Ora sarà però necessario mettere in campo tutti gli strumenti utili per far sì che l’area non torni ad essere in futuro terreno fertile per nuovi tentativi di speculazioni edilizie. Nei prossimi giorni ci metteremo al lavoro per approfondire la questione ed elaborare proposte operative.

+++ Qui un’intervista del 2010 che ripercorre le tappe del progetto e della raccolta firme: https://www.youtube.com/watch?v=p7ZnM8c88qI

ANCORA BUCHI NELL’ACQUA PER I MANTOVANI


buchinellacquaNuove nomine nel cda di Tea, l’annuncio di una onlus “ambientalista” e fusioni, ma la truffa del 2013 è ancora lì.

La nomina del nuovo Cda di Tea Spa vede il sindaco Palazzi, il maggior azionista, stringere alleanze trasversali con Fava della Lega Nord. Chiude il proprio mandato l’amministratore pro-privatizzazione Gualerzi, si riconferma nell’Ufficio d’Ambito il “privatizzatore dem” Roveda e, mentre avanza l’ipotesi di fusione tra Tea e Aimag, spunta dal nulla una fondazione per favorire percorsi ambientalisti. Idea: e se ripubblicizzassimo l’acqua dei mantovani?

Finisce l’epoca Gualerzi, il commercialista della Lega Nord tutto intento a far quadrare i conti e ancora di più i dividendi per gli azionisti: amministratore di un’azienda pubblica, la lascia un po’ più privata di come l’ha trovata; è lo stesso che si dichiarò contrario al referendum del 2011 vinto dai cittadini e tradito dalla politica di centrodestra e centrosinistra. Come in ogni Spa, il nuovo Cda risente del peso squilibrato del 75% delle quote azionarie detenute dal Comune di Mantova: il Sindaco Palazzi ha stretto un patto d’acciaio con Fava della Legafavapalazzi Nord in modo da emarginare i partiti e la fronda dei comuni “ribelli”. Il nuovo Presidente di Tea è il commercialista Massimiliano Ghizzi, tesoriere del Partito Democratico nonché uomo di fiducia di Ezio Zani, l’avvocato dem omnipresente al fianco dell’attuale sindaco nelle foto della sua campagna elettorale ma impresentabile a causa di una inchiesta della magistratura sull’affare delle “casette dell’acqua”. In tema di poltrone, va verso la riconferma all’Autorità d’ambito territoriale ottimato Candido Roveda, ex sindaco di Roncoferraro e al momento unico autore dell’ammissione che l’acqua dei mantovani è stata privatizzata per una precisa scelta politica (qui il video).
onlusDal nulla, nel senso che non è stata discussa dalla maggioranza in via Roma, né dai soci di Tea, è stata annunciata la creazione di “Fondazione Tea”: una onlus che gestirà 400mila euro circa all’anno per sostenere progetti innovativi in campo ambientale. Noi un progetto ce l’abbiamo già e lo ripetiamo da oltre cinque anni: ripubblicizzare l’acqua dei mantovani.
Nel disegno strategico renziano (ma non solo) c’è l’accorpamento delle aziende ex-municipalizzate, portandole verso pochi gestori privati nazionali divisi per aree geografiche: la probabile fusione tra Tea e Aimag, nonostante le rassicurazioni, farebbe il gioco di Hera, che entrerebbe nel nuovo assetto societario come un cavallo di Troia, e la politica locale strizzerebbe l’occhio alle richieste del governo e della finanza. Di certo le parole favorevoli del Sindaco di Mantova, Mattia Palazzi, non vanno nella direzione del controllo pubblico né tantomeno (vista anche la natura privata di Tea Acque) in quella dei migliaia di cittadini che hanno vinto un referendum e sostengono le ragioni di un’acqua pubblica tolta dalle mani private.

A fronte di tanti annunci, belle parole, sorrisi e strette di mano, gli interessi dei cittadini continuano ad andare alla deriva in un mare politicamente inquinato.

INCENERITORE: LA PUNTA DELL’ICEBERG INQUINATO DI MANTOVA

burgoINCENERITORE: LA PUNTA DELL’ICEBERG INQUINATO DI MANTOVA
Si al lavoro, si alla salute. No ai profitti sulla pelle della città.

Il dibattito su salute, ambiente e lavoro a Mantova ha radici storiche e ancora oggi tutti noi abbiamo sotto gli occhi una realtà compromessa e inquinata. Si sono prodotti diversi studi scientifici e negli anni abbiamo ascoltato molti tecnici e storici studiosi del problema. È evidente che il problema non riguarda solo il nuovo inceneritore della “nuova cartiera” ex-Burgo, ma si allarga a tutto il SIN del polo chimico e ad un “sistema Mantova” in cui l’ambiente, la salute dei cittadini e dei lavoratori sono stati messi in secondo piano rispetto al profitto privato intrecciato con gli interessi politici.

Non abbiamo di certo dimenticato come nel 2005 l’arroganza di un centrosinistra autoritario impose il turbogas alla città. La sconfitta del movimento ambientalista ha poi pesato per diversi anni nel sentire comune, alimentato da un senso di sfiducia e impotenza. Sono passati gli anni ma ancora oggi per le amministrazioni la partecipazione, è bene dirlo, è ridotta ai pochi minuti dedicati a cittadini e associazioni nelle audizioni all’interno dei procedimenti amministrativi di Comuni, Asl, Provincia etc. In poche parole: il minimo.

Pro-Gest ha riadattato per Mantova uno schema già bocciato in altre città: la bella promessa di una manciata di posti di lavoro sul territorio e altrettanti nell’indotto, un modesto turbogas ed un nuovo scintillante inceneritore per bruciare non solo gli scarti della produzione mantovana del cartoncino “eco-friendly” , ma anche i rifiuti degli altri stabilimenti del gruppo vicentino. Grandi e piccini pensano che Zago (il proprietario) sia una specie di Babbo Natale che porta ricchezza e regala posti di lavoro gratis. Ci dispiace essere bruschi, ma Babbo Natale non esiste: Pro-Gest fa semplicemente il suo interesse di impresa cercando di massimizzare i profitti riducendo i costi come e dove può.

Per questo per noi lottare contro bassi salari, licenziamenti e sfruttamento dei lavoratori è sullo stesso identico piano della lotta contro chi scarica i costi di produzione sulla collettività sottoforma di inquinamento. Non ci risulta infatti che un tumore o una leucemia infantile siano rendicontate nelle relazioni semestrali delle SPA.

Vogliamo sfatare un altro mito: non viviamo di “economia immateriale” o in un mondo che può fare a meno della produzione manifatturiera e per questo il problema da porsi è necessariamente “come” produrre (oltre al “quanto” e “dove”). Visto che la produzione crea vantaggi e svantaggi sarebbe bene concentrarsi su come distribuirli equamente per evitare (come oggi avviene) che in pochi si prendano i primi e in molti siano costretti a sopportare i secondi. Se nel 2016 dobbiamo ancora pensare a come smaltire la produzione di rifiuti è perché quell’incenerimento diventa per l’industriale una forma di guadagno nel business dei rifiuti. Per risolvere il problema bisogna andare alla fonte favorendo e implementando produzioni che non generano rifiuti anche attraverso la legislazione nazionale (mentre attualmente il Governo sta favorendo gli inceneritori attraverso lo Sblocca Italia) e bloccando nel frattempo con ogni mezzo necessario a livello locale i nuovi inceneritori.

Se la giunta di Mantova sui temi ambientali si muove in modo insicuro ancora peggio fa l’opposizione di centrodestra che sembra aver dimenticato di aver votato nel 2014 l’autorizzazione al vecchio inceneritore. Non serve farsi prendere dall’isterìa, né nascondersi dietro al dito di dati tecnici che tra l’altro si sono rivelati molto controversi (si veda la posizione molto netta dell’ing. Rabitti): Pro-Gest ha fatto una offerta. Una politica che ha tutela gli interessi della città ha il compito di mantenere la mente fredda ed avere la capacità di fare scelte al rialzo per il bene dei lavoratori e dei cittadini.

Bene la riapertura della ex cartiera, ma serve la forza di dire “no” all’inceneritore facendo una scelta di campo molto chiara e di parte: rovesciare la logica di chi vorrebbe scaricare sulla collettività il costo dello smaltimento dei rifiuti accettando solo ciò che può essere utile per la città.

IERI IL “PADIGLIONE” DI EXPO OGGI “L’ARCIPELAGO” DI MANTOVA CAPITALE DELLA CULTURA

galleggCambiano le amministrazioni, ma rimane l’ossessione per costose strutture galleggianti

Chi ci segue si ricorda di come stroncammo il “padiglione galleggiante” sul lago inferiore progettato per Expo dall’archistar Souto De Moura (che portò a casa 40.000 euro e la cattedra al politecnico) e che sarebbe costato 400.000 euro tra enti pubblici e privati. Denunciammo l’insensatezza del progetto e la mancanza di una adeguata copertura economica: l’intero progetto, a pochi mesi dall’inaugurazione di Expo affondò miseramente in un nulla di fatto.

Qualcosa però è “tornato a galla”con Mantova Capitale della Cultura. Si legge sulla stampa che ad agosto sul lago inferiore verrà realizzato “l’arcipelago di Ocno” un insieme di isolotti in materiali di riciclo progettato da Joseph Grima dove pare si terranno performance di musica e teatro. Costo stimato: 200.000 euro. Ci risiamo: un’altra fenomenale trovata luccicante in mezzo al lago per evocare i fasti dei padiglioni galleggianti dei Gonzaga. Insomma, tutto questo impegno e denaro per dare uno sguardo idilliaco sulla “città vetrina/palcoscenico da consumare” che lascia però ai margini della cartolina il lavoro che non c’è e le fabbriche chiuse.

Si ripete ai cittadini che non ci sono soldi per la ristrutturazione delle case popolari, per la messa in sicurezza del territorio e per la ripubblicizzazione dei beni comuni come l’acqua mentre qualche assessore ammette con naturalezza di fare cassa con i parcometri per finanziare gli asili e coprire i tagli statali. Tuttavia la politica dei “grandi eventi” è quella che piace nell’immediato a diversi cittadini e trova sempre risorse, che si tratti di un palasport in periferìa o di costruire piattaforme galleggianti. Con intorno tanti, troppi volontari che lavorano gratis e una ricchezza che finisce sempre in poche tasche. Non è questione di fare polemica, quanto di aprire un ragionamento su quale tipo di città si vuole: una città in cui lavorare, studiare e vivere o una città mordi e fuggi tutta basata su milleluci e decisioni calate dall’alto.

Referendum 17 aprile: tutte e tutti a votare!

trivelleDomenica 17 aprile si voterà per il referendum sulle trivellazioni. È stato fatto di tutto per allontanarci dal voto, per impedire una corretta e completa informazione, ovviamente per vanificare il ricorso allo strumento referendario come possibilità per decidere contro scelte che qualcuno ha fatto al posto nostro. Oltre alla scelta di legge che si vuole abrogare, questo governo continua con le sue imposizioni: ha deciso di non voler ascoltare i cittadini, da una parte evitando di garantire un risparmio accorpando il referendum al voto amministrativo, dall’altra invitando apertamente al non voto. In entrambi i casi il tentativo di non far raggiungere il quorum previsto denota una grande paura di perdere.

Ma l’appello all’astensione richiama anche ad una volontà autoritaria del tutto disinteressata nei nostri confronti ad esclusivo vantaggio di interessi “altri”. Sono quegli stessi interessi che stanno emergendo anche nelle recenti inchieste con compromissioni dell’esecutivo di governo. Sono gli stessi interessi di multinazionali del petrolio poco abituate alla considerazione della salute dei cittadini e dell’ambiente. A sostegno del Sì ci sono argomentazioni paesaggistiche, ambientali ed economiche: la crisi economica e quella ambientale che stiamo vivendo, con pesanti ricadute sociali, sono strettamente connesse. Per uscirne è necessario promuovere un modello di sviluppo diverso, dal quale le fonti fossili devono essere sempre più marginalizzate. In questo nuovo modello, una scelta energetica che si orienti verso una conversione ecologica non sottrarrà posti di lavoro ma, al contrario potrà crearne altri: si parla di 1.200.000 posti di lavoro diffusi sul territorio nazionale nelle rinnovabili e nella riqualificazione edilizia. In questo nuovo modello di sviluppo si dovrà tener conto dell’urgenza che i cambiamenti climatici ci impongono. Il referendum del 17 aprile ci consente di dare un impulso significativo verso un futuro che salvaguardi la salute dei cittadini, dell’ambiente e che costruisca un modello che crea nuovi posti di lavoro stabili e duraturi nelle energie rinnovabili, nel turismo, nella pesca, nella riqualificazione edilizia, nell’agricoltura, nelle risorse culturali ed umane, vere ricchezze dei nostri territori.

Qualunque sia la scelta è comunque necessario veicolare un forte impegno: contrastare chi ci chiede di delegare, allontanandoci dalla partecipazione e dalle scelte della vita che riguarda noi tutti. È un problema di democrazia! Alcuni decenni fa, la lotta di donne e uomini consapevoli e determinati ci ha consegnato la dignità dello status di cittadini. Non possiamo sprecare l’opportunità di ribadire la nostra scelta di partecipazione, anche se limitata a un Sì o un NO, proprio a pochi giorni dalla commemorazione di quegli eventi. Il nostro appello si somma a quello di tanti altri: andiamo a votare e, per un futuro migliore, votiamo Sì.

 

Associazione eQual
Arci Mantova

Moglia: Ambiente e Mafie – responsabilità collettiva e difesa del nostro territorio

12794524_1054762077899447_5380870763903641018_nGiovedì sera siamo intervenuti all’incontro “Ambiente e Mafie – responsabilità collettiva e difesa del nostro territorio” organizzato dal Comitato Civico per l’Ambiente e la Salute di Moglia – MN. Oltre ad Emanuele Bellintani in rappresentanza di eQual, hanno partecipato come relatori anche Luigi Caracciolo, scrittore e docente di scienze criminali, il giornalista Donato Ungaro e Mons. Paolo Gibelli.

Nel nostro intervento abbiamo sottolineato come la mafia trovi terreno fertile laddove esiste un pericoloso sodalizio tra “cattiva politica” e “cattiva economia” che privatizza e devasta i territori. Gli esempi, limitandoci solo alla città capoluogo, non mancano di certo: dalla speculazione CoopSette/Esselunga a Porta Cerese alla devastazione di Piazzale Mondadori passando per la privatizzazione di Tea Acque. Troppe volte abbiamo visto le amministrazioni rinunciare al loro ruolo di espressione delle comunità locali per favorire gli interessi privati di pochi.
Per fermare questa spirale non ci sono scorciatoie: serve la partecipazione attenta e indignata di tutte e tutti per colmare i vuoti lasciati dalla politica, riconquistare i beni comuni e far valere gli interessi dei cittadini e dei lavoratori.

Un ringraziamento particolare a Marco Capelli del Comitato di Moglia e a Sara Donatelli del movimento Agende Rosse per l’ottima conduzione della serata.