Un Patto di Collaborazione per il territorio e la qualità della vita

Dopo la presentazione del Patto di Collaborazione in occasione dell’incontro del 9 aprile scorso, inerente i produttori locali ed etici di grani, lo scorso sabato abbiamo provveduto, attivisti e produttori, a sottoscriverlo formalmente per ribadire che non compriamo semplicemente del cibo, ma cerchiamo di coltivare e diffondere una diversa cultura del territorio e delle relazioni sociali.

Sabato scorso ha sancito anche il successo della prima edizione dell’acquisto di farine locali, permettendoci di distribuirne quasi 400 chili acquistati come Gruppo d’Acquisto Solidale “Il Filo di Paglia”, progetto che il 21 novembre ha compiuto due anni di attività.
A seguire il testo del Patto di Collaborazione.

Noi,
nel nostro ruolo di cittadini attivi e consapevoli, di consumatori e produttori attenti al rispetto dei diritti dei lavoratori, dell’ambiente, della salute, consapevoli del processo di cambiamento positivo a beneficio di tutti che l’unione di intenti e di
azione può promuovere, sottoscriviamo oggi un patto di collaborazione per ribadire il nostro impegno quotidiano e collettivo per il raggiungimento di un mondo ed una società basata sulla giustizia sociale, l’equità e la solidarietà.
Sappiamo che l’impegno locale non basta per realizzare il cambiamento, ma sappiamo altrettanto che è dal locale e dalle organizzazioni di cittadini volenterosi che nascono consapevolezza, vero cambiamento e politiche all’avanguardia.
I princìpi, nei quali ci riconosciamo e per i quali vogliamo impegnarci insieme, sono:

ACCESSO AL CIBO
Attualmente nel mondo la produzione alimentare è sufficiente a soddisfare il fabbisogno
giornaliero di tutti. Nonostante questo dato, milioni di persone sono affamate o malnutrite. Questo perché l’alimentazione non è garantita come diritto e se non si hanno soldi sufficienti non si accede ad un’alimentazione adeguata. A livello di reddito corrisponde un determinato regime alimentare: spesso la dieta delle persone povere è contraddistinta in larga parte da carboidrati e grassi, cioè alimenti calorici, a basso prezzo, poche vitamine. La polenta degli anni 2000. Acquistare insieme facendo rete, accorciare la filiera, acquistare localmente garantisce a più persone l’accesso al cibo sano e ricco di vitamine, sali minerali fondamentali per uno sviluppo ed un mantenimento corretti dell’organismo.

AMBIENTE
L’ambiente è un elemento fondamentale dell’ecosistema in cui viviamo. Proteggere l’ambiente significa migliorare anche la qualità della vita degli esseri umani e delle altre specie, tutelando e rafforzando le capacità ecosistemiche. Fermare la cementificazione, l’uso di pesticidi/erbicidi, ridurre le emissioni dell’agricoltura, ripristinare le funzioni ambientali dei rivali, delle siepi campestri sono tutte azioni che possiamo sostenere attraverso l’acquisto presso contadini responsabili o attraverso l’azione diretta. L’abbattimento dell’uso di sostanze tossiche permette anche l’eliminazione della loro produzione.

BIODIVERSITÀ
La ricchezza di specie è essenziale per poter sempre disporre di varietà in grado di adattarsi nel migliore dei modi possibili alle condizioni ambientali. La monocultura inoltre espone la crescente popolazione mondiale a rischi di carestia legata sia ai cambiamenti climatici, sia a rischi patogeni. Una specie più adatta alla zona in cui cresce richiede anche meno (o nessun) fertilizzante, pesticida ed erbicidi di origine fossile a beneficio riflesso di salute e ambiente.

CONDIVISIONE
Migliorare le reti sociali ed allargare la consapevolezza permette alle persone di essere più vicine e presenti: di fronte alle difficoltà ma anche per il miglioramento della qualità della vita complessiva. La condivisione delle difficoltà, delle competenze, dei saperi fa aumentare la sicurezza sociale, promuove la coesione e la conoscenza del territorio, elemento imprescindibile per la sua tutela.

CONTARTIGIANATO
L’agricoltura è sempre stata contraddistinta dalla molteplicità delle attività. Oggi molti agricoltori sono poco più che “contoterzisti” nel proprio campo all’interno di una rigida suddivisione industriale del lavoro. Alcuni contadini, sempre di più, sentono l’esigenza di tornare a coltivare la pluriattività: non solo produzione ma anche trasformazione dei prodotti e produzioni artigianali. Questo coltiva la creatività, aumenta le possibilità del baratto e dello scambio paritario, contribuisce a migliorare la qualità della vita, la condivisione dei saperi e la cura del territorio, incentivando ad utilizzarlo in maniera varia e responsabile/conservativa/sostenibile.

DEMOCRAZIA PRODUTTIVA
Noi ci alimentiamo di pochissime specie e ne vengono coltivate poche di più. Questo perché la filiera delle sementi è governata a livello mondiale da pochi attori e la mentalità della standardizzazione del prodotto industriale è stata applicato anche all’agricoltura. È possibile far tornare in seno ai territori locali la possibilità di decidere quanto e cosa produrre al fine di migliorare la qualità della vita di tutti. Con lo studio della biodiversità locale ed il sostegno all’agricoltura alternativa è possibile tornare ad apprezzare la ricchezza di profumi, sapori dei diversi alimenti. Scegliendo di promuovere, sostenere una produzione più varia è possibile dar vita anche ad una più varia alimentazione: questo favorisce la flora batterica e dunque la salute del nostro organismo oltre a tutelare la biodiversità. Avvicinare inoltre la zona di consumo a quella di produzione permette di sapere che si tutela il luogo in cui si vive e vi si promuove l’occupazione equa.

LAVORO EQUO
Non tutti i lavori sono tutelati allo stesso modo. La presenza di tutele e diritti sostanziali – oltre che formali- è fondamentale. Studi confermano la sensazione diffusa che vivere in condizioni di precarietà lavorativa e dunque esistenziale, significa vivere meno e peggio. Il comparto agricolo, a causa della pressione della grande distribuzione e di attori compiacenti nella filiera, scarica i costi su chi materialmente lavora con i piedi nel campo. Acquistare collettivamente e da produttori responsabili permette di combattere le forme di neoschiavismo assicurando a tutti/e la possibilità di vivere dignitosamente del proprio lavoro. Insieme ci impegniamo ad applicare il contratto nazionale di categoria per i lavoratori salariati e a sostenere il lavoro dei contadini eticamente ed
ambientalmente responsabili.

SALUTE
L’uso di pesticidi ed erbicidi in agricoltura è accompagnato da molte istruzioni d’uso volte a limitarne gli effetti dannosi. Nonostante le precauzioni è possibile rintracciare tracce del più famoso erbicida, il Glifosato, anche all’interno del miele BIO e delle falde acquifere – superficiali e profonde, insieme ad altre decine di sostanze chimiche ad uso agricolo- delle campagne mantovane, come analizzato dall’ISPRA. Salute è anche non dover lavorare più di 6/8 ore al giorno. Una persona può permetterselo solo se riceve un adeguato compenso per il proprio lavoro. La maggior necessità di quest’ultimo non deve intaccare il riposo di chi è già occupato, ma promuovere nuovo impiego. Evitare l’uso di sostanze chimiche permette anche l’eliminazione dei loro residui dalla superficie e dall’interno dei cibi.

STAGIONALITÀ
Siamo abituati ad acquistare qualsiasi frutta e verdura in qualsiasi tempo dell’anno. Questo è possibile con l’uso di serre e di importazioni ambientalmente costose che permettono un allungamento del periodo di disponibilità del prodotto. È importante considerare però che gli alimenti da serra hanno una presenza inferiore di vitamine e sali minerali che la pianta dona al frutto solo grazie al giusto apporto di sole, acqua e terra. Imparare a non forzare i cicli produttivi consente di ottenere naturalmente prodotti più ricchi di sostanze nutritive, minerali e vitamine. Le sostanze che vengono a mancare nei terreni sfruttati vengono inserite eventualmente tramite costosi fertilizzanti industriali, che lasciano il terreno incapace di autorigenerarsi.

Associazione eQual
Fattoria “Coazzette”
Fattoria “Corte Cappelletta”
Fattoria “Cuore Verde”
Gruppo d’Acquisto Solidale “Il Filo di Paglia”

Scarica qui il PDF del Patto

Per ricevere il bollettino periodico con le attività dell’associazione eQual, scrivi a gruppoequal@gmail.com;
Per ricevere il bollettino periodico con le attività e gli acquisti del Gruppo d’Acquisto Solidale “Il Filo di Paglia” scrivi a gas.ilfilodipaglia.equal@gmail.com.

Ci trovi anche su Facebook: @equal.info, @GASfilodipaglia

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UN PARCO DI MILLE COLORI 2^ EDIZIONE

parcomillecoloriGiochi di gruppo, colori, una sana merenda, musica, laboratorio su api e semi hanno riempito il parco di San Benedetto Po lo scorso sabato in occasione dell’iniziativa promossa dai volontari e le volontarie del GAS Il Filo di Paglia, progetto dell’associazione eQual.

Una proposta concreta per stimolare la curiosità, il dialogo,la partecipazione dei bambini e dei genitori alla vita condivisa del parco e alla cura dei beni comuni: sono nate proposte per il futuro che sottoporremo agli altri genitori e alla cittadinanza, abbiamo seminato insieme prospettive per rendere migliore il parco a beneficio di tutti. Siamo convinti che dai piccoli come dai grandi problemi se ne esca insieme costruendo dialogo, solidarietà e coltivando il cambiamento.

Ringraziamo di cuore le mamme, i papà, i volontari, gli artisti, gli attivisti, le associazioni che hanno contribuito a realizzare questa giornata, ma soprattutto i bambini che ci hanno arricchiti con i loro sorrisi, le loro domande e la loro curiosità.

Rimanete collegati a questa pagina e a quella del GAS il filo di paglia per le prossime iniziative.

APAM: STUDENTI IN PIEDI O LASCIATI A TERRA

apam 2017Nonostante le campagne di marketing e le conferenze stampa, emergono seri problemi per il trasporto pubblico locale

San Benedetto Po, Pegognaga e Quingentole nella bassa, e poi ancora Gazzuolo, verso Rivarolo Mantovano; sono le realtà di provincia da cui arrivano lamentele per un servizio che ogni anno continua a peggiorare, nonostante il marketing.
Ad esempio sulla linea 31 Mantova – San Benedetto Po il sovraffollamento è totale: nei giorni scorsi gli studenti diretti a Bagnolo san Vito sono stati invitati a scendere già alla partenza mentre gli altri, stretti come sardine, hanno vissuto una situazione fuori dalla normalità. Visto che l’autobus deve passare in autostrada (causa ponte inagibile) e non è possibile avere passeggeri in piedi, è stato chiesto di scendere a San Biagio in prossimità del casello autostradale e farsi venire a prendere dai genitori. Alcuni ragazzi che ci hanno contattato per raccontarci questo brutto episodio, hanno protestato e fatto in modo che l’autobus facesse un giro più largo (passando per Suzzara) ma senza lasciare nessuno a terra.
Dal 2011 al 2017 gli abbonamenti mensili per la linea 31 sono passati da 54 a 78,50 € con un peggioramento del servizio scaricato su studenti e famiglie: partenze anticipate la mattina, tempi di percorrenza allungati, un principio d’incendio a maggio, autosnodati usati per ridurre gli autisti, posti “contati” e sottostimati per risparmiare corse e centellinare quello che è un servizio pubblico che dovrebbe costruire anche il futuro della mobilità in termini di emissioni e auto in circolazione.

Apam da un lato dice di non essere a conoscenza delle segnalazioni e dall’altro ammette che i soldi sono pochi e i tagli ecc. , uno scaricabarile che parte dall’azienda e va su fino al Governo centrale. E intanto Apam ogni anno spende migliaia di euro per campagne di marketing fresche e sorridenti nascondendo una realtà molto meno invitante: il trasporto pubblico locale di Mantova è stato trasformato in una Spa a controllo pubblico a parole, ma dall’indirizzo privato. L’azienda ha “creato utili” tagliando migliaia di corse, aumentando il costo degli abbonamenti e precarizzando le condizioni dei lavoratori. Un “risanamento” che è stato scaricato interamente sulle spalle dei pendolari, degli studenti medi e delle loro famiglie. Negli scorsi anni, come associazione eQual ci siamo impegnati in un lavoro di denuncia e di rivendicazioni nei confronti delle Istituzioni e di Apam per contrastare questa tendenza.

Nel silenzio della politica, ribadiamo che Apam va riconvertita in azienda speciale di diritto pubblico: il suo unico obiettivo non devono essere i guadagni degli azionisti, ma garantire un servizio di trasporto pubblico efficiente, di qualità e accessibile a tutti.

24 settembre per il NO all’allevamento intensivo: né a Schivenoglia, né altrove

schivePER UN OLTREPÒ SOLIDALE E SOSTENIBILE: BASTA ALLEVAMENTI INTENSIVI
24 settembre per il NO : né a Schivenoglia, né altrove

In piena sintonia con lo spirito, il lavoro e le osservazioni del Comitato Aria Pulita G.A.E.T.A. di Schivenoglia, rilanciamo il fatto che il progetto dell’impianto da oltre diecimila suini ha minimi aspetti positivi per la collettività, mentre presenta concreti motivi di preoccupazione.

Gli allevamenti intensivi sono industrie ad alto guadagno per pochi e ad altissimo impatto ambientale scaricato sulle persone ed il territorio nelle vicinanze. Questo impianto da oltre diecimila suini prevede la creazione 1 o 2 posti di lavoro, massimo 2.500 € annui di Tasi per il comune (2 euro ad abitante per Schivenoglia) e guadagni per pochi in campo agricolo. A questo bisogna aggiungere che si andrebbe a creare un rapporto di 1 a 20 tra persone e maiali con un forte impatto ambientale in termini di liquami, aumento del traffico pesante nel centro, inquinamento acustico, possibile aumento di nitrati nelle falde, emissioni di metano e polveri sottili. Va messo in conto il degrado ed il consumo di suolo agricolo – risorsa inestimabile e non rinnovabile-, rischi per la salute pubblica, aumento di cattivi odori e proliferazione di insetti.
L’obiettivo degli allevamenti intensivi è ottenere il massimo profitto con il minimo dispendio e i primi a pagarne il prezzo sono proprio gli animali: tenuti in ambienti sovraffollati, in condizioni del tutto innaturali, privati delle più vitali necessità, della possibilità di muoversi, girarsi. Restano pressoché immobili per tutta la loro esistenza; sottoposti a uno stress psico-fisico che li espone a infezioni e malattie, prevenute o curate con dosi massicce di farmaci.

Per la loro posizione e per l’elevato costo, gli allevamenti industriali inoltre sono difficilmente sottoponibili ad adeguati controlli da parte delle amministrazioni locali. Crediamo che i limiti ecologici del pianeta e la necessità di scrivere un futuro sostenibile per tutte le persone imponga di bandire iniziative a beneficio di singoli o di una ristretta cerchia di persone. Gli allevamenti intensivi insistono quindi su un’idea di profitto che va contro l’ambiente, la salute umana ed il buon senso. E con gli interessi dei consumatori.

Per la tutela del paesaggio rurale, per la sostenibilità ambientale, per un territorio che progetti collettivamente il proprio futuro, abbiamo chiesto (*) al Consiglio comunale di San Benedetto Po, in quanto facente parte della rete dei comuni dell’Oltrepò, di prendere una netta posizione in favore del NO all’eliminazione del vincolo del Piano di Governo del Territorio. Inoltre invitiamo iscritti, sostenitori e amici a votare ed invitare a votare NO al referendum comunale previsto per il 24 settembre a Schivenoglia.

* abbiamo protocollato formale richiesta presso il comune di San Benedetto Po, affinchè si facciano valere le scelte prese e si mantenga vivo lo spirito di condivisione nella progettazione dello sviluppo presente e futuro del territorio dell’Oltrepò. Il Piano di Governo del Territorio redatto dal comune di Schivenoglia è assimilabile al PGT comune redatto dall’amministrazione di San Benedetto Po insieme a quelle di Pieve di Coriano, Quingentole, Quistello, San Giacomo delle Segnate e all’art. Il comma 5 relativo alle destinazioni d’uso delle zone agricole recita: “Sul territorio comunale non sono ammessi nuovi complessi zootecnici per l’allevamento di suini, tranne che per sostituzione di allevamenti suinicoli già esistenti e attivi o dismessi da meno di tre anni; […]”. Chiediamo dunque al Consiglio comunale, maggioranza ed opposizioni, di esprimere la propria contrarietà all’ipotesi di autorizzare il nuovo allevamento suinicolo industriale di Schivenoglia che costituirebbe un pericoloso precedente. Non siamo ciechi: sappiamo che, nonostante le linee di indirizzo per lo sviluppo del territorio vadano in una direzione positiva, il nostro territorio è fortemente oggetto di sfruttamento.

PALACRACK: LO SPORT DELLE GESTIONI PRIVATE E DEL CEMENTO

palacrackA Mantova si continua a finanziare il Palabam a gestione privata che guadagna con eventi e concerti, mentre si cementifica in periferia per costruire un palasport con soldi pubblici: meglio gestire Palabam con una azienda speciale pubblica a vocazione sportiva e fermare la cementificazione.

Il Comune di Mantova non interrompe il circolo vizioso del mostro Palabam, non ne rimette la gestione in mano realmente pubblica, né recede dall’idea di piazzare un cubo di cemento nel quartiere fantasma di Borgonovo; anzi, aumenta il sostegno pubblico all’impresa privata e rilancia l’idea di una “capitale dello sport” per il 2019.

Come per il quartiere abbandonato di Borgochiesanuova, i garage di Due Pini, l’affare Palasport/coop di Porta Cerese e tanto altro, riaffiorano continuamente i guasti di un passato amministrativo di cui è erede diretta la coppia Palazzi-Buvoli. Dal faraonico project financing di nove milioni di euro di dodici anni fa per costruire il Palabam e “dare una opportunità a tutte le società sportive” siamo arrivati oggi a una struttura a gestione privata in perdita che per sostenersi organizza in larga parte festival musicali e fiere di settore. L’anno scorso, in occasione dell’ennesima iniezione di soldi pubblici per salvare il Palabam, lanciammo la proposta di rescindere il contratto dai gestori privati per affidarlo ad una azienda speciale realmente pubblica e trasparente che si occupi della parte sportiva affinché la struttura ritorni ad essere realmente al servizio dei cittadini. Era una proposta di buonsenso utile anche a smontare la paventata “necessità” di una ulteriore struttura sportiva, una nuova cementificazione a Borgochiesanuova che il Comune, con formule magiche svuotate di significato come “riqualificazione del quartiere” e “partecipazione dei cittadini”, intende costruire in periferia. Nel quartiere fantasma di Borgonovo, 2000 metri quadrati di giardini e terreno incolto verranno cementificati per “dare una casa allo sport mantovano”, lo stesso slogan usato nel 2004 per il Palabam.

Il centrosinistra in via Roma conferma e prolunga il contratto con la gestione privata, aiutandolo con un imponente sostegno pubblico e sostenendo il progetto di aumentare gli eventi fieristici, il tutto mentre prosegue l’operazione palasport a Borgochiesanuova con in più la beffa di candidare Mantova a “Capitale dello sport 2019”. Lo sport delle gestioni private e delle colate di cemento è storia vecchia: è l’idea di una città e di un territorio in svendita che i mantovani hanno già vissuto e che va combattuta con forza.

La posta ancora in gioco

postagiocoNon bastano le proteste delle Istituzioni per “mitigare” gli effetti della privatizzazione di Poste Italiane

Su invito del presidente della Provincia Beniamino Morselli, 21 sindaci mantovani si sono incontrati per protestare contro l’ennesimo taglio del servizio di Poste Italiane, cercando anche di “posticiparne” effetti come la consegna della posta a giorni alterni, ma senza mettere in discussione la strategia privatizzatrice.

Nel Mantovano c’è già stato un 33% di tagli a carico dei lavoratori delle Poste e, con la nuova “ristrutturazione” dei 235 portalettere attualmente in servizio, ne rimarranno 177. Il nuovo corso di Poste Italiane Spa (con lo Stato Italiano come maggiore azionista) in pochi anni ha eliminato metà dei suoi dipendenti.

Se il percorso di privatizzazione procede lentamente, quello formale viaggia speditamente: la quotazione in borsa e le continue “ristrutturazioni aziendali” creano le condizioni di un disastro che ricade come sempre sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori delle poste e su tutti gli utenti che si trovano ad avere un servizio sempre meno di qualità e puntuale. Il modello del profitto, dell’obbedienza alle leggi del mercato è una trappola in cui sono cadute ferrovie, telecomunicazioni e sanità da cui è necessario uscire ricostruendo l’idea di un sistema pubblico trasparente, efficiente ed accessibile a tutti.

Il ritorno del Ciocapiàt: Renzi nuovamente contestato a Mantova

renziciocapiat2Oggi pomeriggio abbiamo portato un “saluto di benvenuto” al Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Lavoratori, studenti, cassintegrati e disoccupati: abbiamo portato con noi lo striscione “Ciocapiàt” srotolato mesi fa davanti al Teatro Bibiena. Come sempre lui chiuso nei palazzi e noi nelle strade.

In tutta Italia Renzi viene contestato duramente e in questi anni abbiamo fatto in modo che anche Mantova non facesse eccezione: prima ad aprile 2015 durante il suo tour elettorale, poi ad inizio anno con lo striscione “Ciocapiat” e oggi nuovamente in piazza Mantegna, nonostante il brevissimo preavviso e l’orario lavorativo.

Oggi abbiamo voluto portargli un avviso di sfratto. Il 4 dicembre, al #Referendum Costituzionale un’ondata popolare di NO dovrà cacciare via l’inquilino di Palazzo Chigi, l’ennesimo governo burattino che fa gli interessi di multinazionali e industriali, mentre con leggi come la Buona Scuola e il Jobs Act manda gli studenti a friggere le patatine a gratis e con i voucher legalizza sfruttamento e precarietà.

Il nostro #NO alle politiche antipopolari del Governo Renzi e alla riscrittura della Costituzione sarà forte e chiaro. È ora che al centro dell’agenda politica di questo paese vengano messi gli interessi dei lavoratori e dei cittadini!

#IODICONO
#NOpopolare

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*CIOCAPIAT: colui che dice e non fa, millantatore, ciarlatano, ma anche riferito a chi non riesce ad agire senza portarsi dietro una ineluttabile scia di disastrose conseguenze. Termine diffuso in nord Italia, in particolare tra Lombardia ed Emilia-Romagna

Mantova Capitale…della sanità privata

sanita-privataNella nostra Provincia gli “imprenditori della salute” celebrano il macabro risultato di essere ormai arrivati a gestire il 38% dei ricoveri ed il 42% delle prestazioni ambulatoriali con profitti milionari, mentre in Italia aumenta il numero di cittadini che non possono permettersi il diritto alla salute e la sanità pubblica crolla sotto i colpi dei tagli e della mala-politica.

L’Aiop (Associazione italiana ospedalità privata) sceglie Mantova per spegnere cinquanta candeline, un lasso di tempo enorme in cui le realtà private sono riuscite a farsi largo grazie all’aiuto della politica che ha gestito male il pubblico piazzando i propri fedelissimi e ha tagliato le risorse, distruggendo un bene comune come la Salute dei cittadini. La strategia base per la privatizzazione purtroppo la conosciamo da tempo: tagliare i fondi, fare in modo che le cose non funzionino e sull’onda del malcontento generale consegnare il tutto ai privati.
Ed oggi anche il Poma è sotto organico, regna la precarietà lavorativa e i posti letto pubblici sono stati dimezzati in 15-20 anni; il tutto è stato fatto per favorire in ogni modo il “privato virtuoso”.

In un mondo normale, imprenditori che fanno profitto sulla salute dei cittadini avrebbero quantomeno vergogna, in questa Italia festeggiano e si celebrano accostandosi a Mantova Capitale della Cultura. Vogliamo un servizio sanitario pubblico, di qualità, accessibile e gestito in base ai bisogni dei cittadini e non dei guadagni del privato.

SI FERMA LA LOTTIZZAZIONE DELL’EX LAGO PAIOLO: UNA BUONA NOTIZIA PER LA CITTÀ

14424225_10209391948869464_1940816369_oIl Partito del Cemento incassa una pesante sconfitta da 110 mila metri quadrati

Una buona notizia per Mantova: l’area verde dell’ex Lago Paiolo è quasi definitivamente salva. Avevano pienamente ragione i cittadini che già dal lontano 2009 (il momento dell’approvazione definitiva del piano attuativo) sostenevano l’inutilità e l’insensatezza del progetto edificatorio che avrebbe dovuto riversare cemento, palazzine, supermercato, uffici e parcheggi sotterranei sull’area verde di fronte al nuovo ospedale.

Una assurdità da 110mila metri quadrati nata all’epoca della giunta Burchiellaro che è passata indenne attraverso 3 amministrazioni, a dimostrazione della trasversalità del partito del cemento. A settembre 2016 questo progetto pare essere quasi definitivamente tramontato: le autorizzazioni urbanistiche scadranno ad aprile del prossimo anno, la ditta costruttrice è stata dichiarata fallita e il patrimonio immobiliare cittadino non ha di certo bisogno di altra edilizia residenziale e direzionale privata. Gli 11mila mantovani che avevano sostenuto la petizione del comitato “Salviamo il Lago Paiolo” per salvare uno dei polmoni verdi della città avevano visto giusto: il tempo è galantuomo.

Ora sarà però necessario mettere in campo tutti gli strumenti utili per far sì che l’area non torni ad essere in futuro terreno fertile per nuovi tentativi di speculazioni edilizie. Nei prossimi giorni ci metteremo al lavoro per approfondire la questione ed elaborare proposte operative.

+++ Qui un’intervista del 2010 che ripercorre le tappe del progetto e della raccolta firme: https://www.youtube.com/watch?v=p7ZnM8c88qI

ANCORA BUCHI NELL’ACQUA PER I MANTOVANI


buchinellacquaNuove nomine nel cda di Tea, l’annuncio di una onlus “ambientalista” e fusioni, ma la truffa del 2013 è ancora lì.

La nomina del nuovo Cda di Tea Spa vede il sindaco Palazzi, il maggior azionista, stringere alleanze trasversali con Fava della Lega Nord. Chiude il proprio mandato l’amministratore pro-privatizzazione Gualerzi, si riconferma nell’Ufficio d’Ambito il “privatizzatore dem” Roveda e, mentre avanza l’ipotesi di fusione tra Tea e Aimag, spunta dal nulla una fondazione per favorire percorsi ambientalisti. Idea: e se ripubblicizzassimo l’acqua dei mantovani?

Finisce l’epoca Gualerzi, il commercialista della Lega Nord tutto intento a far quadrare i conti e ancora di più i dividendi per gli azionisti: amministratore di un’azienda pubblica, la lascia un po’ più privata di come l’ha trovata; è lo stesso che si dichiarò contrario al referendum del 2011 vinto dai cittadini e tradito dalla politica di centrodestra e centrosinistra. Come in ogni Spa, il nuovo Cda risente del peso squilibrato del 75% delle quote azionarie detenute dal Comune di Mantova: il Sindaco Palazzi ha stretto un patto d’acciaio con Fava della Legafavapalazzi Nord in modo da emarginare i partiti e la fronda dei comuni “ribelli”. Il nuovo Presidente di Tea è il commercialista Massimiliano Ghizzi, tesoriere del Partito Democratico nonché uomo di fiducia di Ezio Zani, l’avvocato dem omnipresente al fianco dell’attuale sindaco nelle foto della sua campagna elettorale ma impresentabile a causa di una inchiesta della magistratura sull’affare delle “casette dell’acqua”. In tema di poltrone, va verso la riconferma all’Autorità d’ambito territoriale ottimato Candido Roveda, ex sindaco di Roncoferraro e al momento unico autore dell’ammissione che l’acqua dei mantovani è stata privatizzata per una precisa scelta politica (qui il video).
onlusDal nulla, nel senso che non è stata discussa dalla maggioranza in via Roma, né dai soci di Tea, è stata annunciata la creazione di “Fondazione Tea”: una onlus che gestirà 400mila euro circa all’anno per sostenere progetti innovativi in campo ambientale. Noi un progetto ce l’abbiamo già e lo ripetiamo da oltre cinque anni: ripubblicizzare l’acqua dei mantovani.
Nel disegno strategico renziano (ma non solo) c’è l’accorpamento delle aziende ex-municipalizzate, portandole verso pochi gestori privati nazionali divisi per aree geografiche: la probabile fusione tra Tea e Aimag, nonostante le rassicurazioni, farebbe il gioco di Hera, che entrerebbe nel nuovo assetto societario come un cavallo di Troia, e la politica locale strizzerebbe l’occhio alle richieste del governo e della finanza. Di certo le parole favorevoli del Sindaco di Mantova, Mattia Palazzi, non vanno nella direzione del controllo pubblico né tantomeno (vista anche la natura privata di Tea Acque) in quella dei migliaia di cittadini che hanno vinto un referendum e sostengono le ragioni di un’acqua pubblica tolta dalle mani private.

A fronte di tanti annunci, belle parole, sorrisi e strette di mano, gli interessi dei cittadini continuano ad andare alla deriva in un mare politicamente inquinato.