No ai ricatti, per la giustizia sociale e ambientale

18marzo

NO INCENERITORE A MANTOVA
il 18 marzo in piazza per la giustizia sociale e ambientale

«…Per noi lottare contro bassi salari, licenziamenti e sfruttamento dei lavoratori è sullo stesso identico piano della lotta contro chi scarica i costi di produzione sulla collettività sottoforma di inquinamento. […] Se nel 2016 dobbiamo ancora pensare a come smaltire la produzione di rifiuti è perché quell’incenerimento diventa per l’industriale una forma di guadagno nel business dei rifiuti.».

Così scrivevamo sul caso Burgo-Progest nel luglio 2016 e da allora la nostra posizione non è cambiata. Il peccato originale della vicenda sta nell’atteggiamento tenuto dalle istituzioni. Abbiamo visto una politica che è diventata semplice passacarte di interessi privati rinunciando al proprio ruolo di tutela della salute dei cittadini e di indirizzo e guida delle iniziative economiche sul proprio territorio. Un modo di fare che sul piano ambientale ha portato negli anni a veri e propri disastri.

Il caso Pro Gest-ex Burgo è emblematico: dagli “strani” contatti della Provincia con il gruppo ProGest si è passati ad amministratori vecchi e nuovi troppo impegnati a rimpallarsi responsabilità piuttosto che aprire un dibattito ampio e serio con la cittadinanza e la proprietà per per trovare tutte le vie possibili per non riattivare un inceneritore in una situazione ambientale già pesantemente compromessa. Perché diciamoci la verità: un sistema produttivo basato sulla combustione dei rifiuti (ancor di più se residui plastici) è un sistema obsoleto e una politica istituzionale con le idee chiare dovrebbe avere la forza di respingerlo senza esitazione. L’alternativa la conosciamo tutti: si autorizzano impianti dannosi per la salute e ci ritroviamo “capitale delle cardiopatie infantili” (cit. Gazzetta di Mantova del 27/9/16). I nostri figli, i nostri amici, i nostri genitori si ammalano e di certo non ci consola il fatto che siano malattie “a norma di legge”.

Anche se il TAR dovesse annullare la decisione con cui la Provincia di Mantova ha concesso a ProGest tutto ciò che aveva chiesto (compresa la possibilità di poter bruciare gli scarti da altri 22 siti, scarti la cui composizione è tutt’ora incerta) e si procedesse alla Valutazione di Impatto Ambientale, la partecipazione della cittadinanza verrebbe relegata a mero sfondo e non verrebbe messa in discussione l’”opzione zero”: fare tutto ciò che è necessario per evitare il nuovo inceneritore. Tra l’altro la procura sta indagando sui dati forniti da ProGest alla Provincia per l’iter di approvazione del nuovo impianto: secondo l’esposto presentato dall’ing. Paolo Rabitti, questi sarebbero inesatti e avrebbero viziato l’intero procedimento. Un altro esposto è stato depositato dall’ex consigliere Sergio Ciliegi, che denuncia irregolarità nel procedimento della voltura con la quale la Provincia ha trasferito l’AIA dalla Burgo al progetto ProGest senza passare dalla VIA.

In questi mesi abbiamo seguito attentamente l’evolversi della vicenda e crediamo che tutti dovrebbero ringraziare in modo particolare i cittadini che si sono impegnati per fare i ricorsi e per tenere vivo il dibattito e le persone come l’ing. Paolo Rabitti che si sono impegnate per analizzare tecnicamente i dati mettendoli poi a disposizione dell’opinione pubblica. Il 18 marzo è stata indetta una manifestazione per dire no all’inceneritore, una manifestazione alla quale abbiamo deciso come eQual di partecipare con convinzione.

Vogliamo una politica con le idee chiare che sappia dire no ai ricatti e che persegua con tutti i mezzi necessari la giustizia ambientale che è strettamente legata alla giustizia sociale: non esiste nessun conflitto lavoro-ambiente laddove la politica si dimostra capace di indirizzare l’attività economica affinché essa non si svolga “in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”, così come affermato dall’articolo 41 della Costituzione.

 

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Dal lavoro degno alla spesa giusta – San Benedetto Po

sbpodegnaDAL LAVORO DEGNO ALLA SPESA GIUSTA
ieri sera a San Benedetto Po

Più di 1100 km separano Mantova dalla piana di Rosarno, ma queste distanze non significano nulla quando si combatte insieme per la giustizia sociale e ambientale contro lo sfruttamento e l’arroganza di chi vorrebbe anteporre il profitto cancellando diritti e dignità. È quello che abbiamo pensato ieri sera a San Benedetto Po durante l‘evento-cena “Dal lavoro degno alla spesa giusta” durante il quale, grazie alle parole di Peppe Pugliese, abbiamo conosciuto la realtà di SOS ROSARNO e la sua storia. Durante la serata sono stati inoltre consegnati i prodotti acquistati collettivamente tramite il Gruppo di acquisto solidale “Il Filo di Paglia”, un progetto nato per migliorare la realtà anche facendo la spesa, scegliendo insieme le realtà che rispettano l’ambiente e i diritti dei lavoratori, uscendo dalla logica che ci vorrebbe semplici consumatori in balia della grande distribuzione organizzata.

Un ringraziamento speciale a chi ha partecipato, a tutti gli attivisti/e che hanno reso possibile la serata e al Circolo Arci Primo Maggio per l’ospitalità.

Per maggiori informazioni sul Gruppo di Acquisto Solidale e per partecipare ai prossimi acquisti,, scrivere a gas.ilfilodipaglia.equal@gmail.com

Tutti giù per terra!

umwelt QTUTTI GIÙ PER TERRA!
Un ciclo di eventi che parte dalla terra e ritorna alla terra.

Cene, incontri e approfondimenti per conoscere e far crescere una resistenza che si combatte ogni giorno: dai contadini che si riappropriano degli antichi saperi ai movimenti ambientalisti che difendono la salute e il territorio dagli appetiti degli speculatori, dalla gestione dei rifiuti nei comuni virtuosi fino ad arrivare a chi sta ripensando alla giustizia ambientale come all’altra faccia della giustizia sociale.

Tutte questioni che ormai non si possono più etichettare solo come “ambientaliste”, ma che pongono domande che riguardano la richiesta di democrazia e partecipazione reali, il conflitto tra lavoro e salute, l’utilizzo dei fondi pubblici, il destino delle economie di interi territori e il significato stesso di “abitare la Terra”.

In questi anni abbiamo combattuto in prima linea per difendere il “diritto alla città” da speculazioni edilizie e svendita del patrimonio pubblico, contro grandi opere inutili che devastano il territorio e si mangiano la campagna, contro chi cancella leggi e regolamenti (es. Sblocca Italia) per lasciare campo libero a centrali, discariche e trivellazioni private. Anche in queste battaglie abbiamo sperimentato come solo uniti, organizzati e preparati si può davvero pensare di vincere.

Con il ciclo “TUTTI GIÙ PER TERRA!” vogliamo mettere in comune questo patrimonio, non in un luogo, ma dentro un percorso di formazione collettiva in cui condividere esperienze, idee e pratiche per leggere, interpretare e trasformare radicalmente l’esistente.
Si parte con i primi due eventi del 2015:

Sabato 21 novembre – LE MANI NELLA TERRA

ore 19:30 | Arci Primo Maggio – San Benedetto Po, via Trento 6

Cena sociale a base di polenta e companatico stagionale (per prenotazioni: gruppoequal@gmail.com). A seguire esperienze a confronto per parlare di terra, dei suoi frutti e delle scelte del lavoro di chi la coltiva.
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Giovedì 3 dicembre – I RIBELLI DELLA TERRA – I “no” che aiutano a crescere.

ore 21:00 | Sala Consiliare, San Benedetto Po, piazza Folengo, 22

Quale è la situazione dei conflitti ambientali nel nostro paese? Quali conseguenze avrà la legge Sblocca Italia? Quali strumenti hanno a disposizioni i cittadini per difendere il territorio?

Con Domenico Finiguerra (sindaco di Cassinetta di Lugagnano (MI) dal 2002 al 2012, Comuni Virtuosi e Forum Salviamo il Paesaggio e Stop al Consumo di Territorio) e Marco Capelli del Comitato civico per la salute e l’ambiente di Moglia.

Renzi #STAIpocoSERENO! Foto dal contro-comitato di benvenuto

Più di cento persone hanno partecipato al presidio organizzato per dare il “benvenuto” al Presidente del Consiglio, Matteo ‎Renzi‬. Per la prima volta dopo anni, un numero di manifestanti significativo per una piccola città si è radunato per contestare direttamente il capo di un Governo e le sue scelte politiche, economiche e sociali; un fatto storico se si considera la “tradizionale” cultura politica di Mantova.

Lavoratori, disoccupati, studenti, donne e uomini italiani e non: queste le categorie sociali unite oggi in piazza Cavallotti per dimostrare che dietro gli annunci, le comparsate televisive e i tweet di Renzi c’è il nulla. Striscioni e cartelli che non sono fatti per i “salotti buoni” ma che parlano la lingua di chi sta pagando la crisi. Perché il JobsAct‬ peggiora e peggiorerà la vita di milioni di persone italiane e immigrate che ogni giorno fanno i conti con precarietà e sfruttamento. Perché privatizzazioni e nuovo cemento sono il gran regalo a multinazionali e grandi imprenditori offerto dal decreto “Sblocca-Italia”, mentre sprechi come il‪ ‎TAV e la vergogna nazionale dell’‪Expo‬ costano decine di miliardi di euro provenienti dalle nostre tasse. Perché un governo che accetta gli ordini della BCE e taglia sullo stato sociale, sulla sanità e sull’istruzione, sta portando il paese verso il baratro, alla faccia della ‎buonascuola‬.

Renzi, come di consueto, è dovuto entrare e uscire da un ingresso secondario per evitare la pesante contestazione.

Nonostante le difficoltà e il poco tempo a disposizione, siamo riusciti ad organizzare la manifestazione e siamo orgogliosi del risultato ottenuto (e per nulla scontato). Ringraziamo tutte e tutti quelli che hanno partecipato: oggi si è potuto vedere che tra il Berlusconismo 2.0 di Renzi e l’estrema destra di Salvini‬, si può e si deve costruire una alternativa che parte dal basso e dai bisogni reali delle persone.

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Il flop della BreBeMi – Risposta al legale della società

“Chi è in difetto è in sospetto”, scriveva Manzoni. Ci stupiamo quindi della lettera del 12 marzo scorso firmata dal responsabile affari legali della società BreBeMi a seguito di una nostra lettera dove criticavamo Expo2015. Ci ha colpito innanzitutto la volontà dell’avv. Comes di prendere le distanze dall’esposizione universale di Milano: evidentemente non siamo gli unici ad avere un giudizio negativo dell’evento. Consigliamo dunque all’avvocato Comes di scrivere ai vari attori politici che non perdono occasione di accostare tra loro la BreBeMi ed Expo.

Ci fa anche molto piacere che la stessa società abbia dichiarato quando è nata l’idea della “nuova” autostrada 1d1393ea-3a77-11e4-8035-a6258e36319btra Brescia e Milano: 1997, un progetto quindi inaugurato già vecchio, mentre il mondo intorno ad esso è cambiato radicalmente. E da qui vogliamo partire per affermare che l’inutilità del progetto non è un nostro giudizio, ma la constatazione di una realtà di fatto fotografata dai numeri: le stime iniziali prevedevano un flusso di 60 mila veicoli, mentre attualmente ne transitano appena 11 mila (fonte: La Repubblica).
Meno di cinque mesi sono stati sufficienti per abbandonare i toni trionfalistici con cui era stata salutata l’inaugurazione della nuova autostrada. Il 23 luglio all’inaugurazione, era “uno straordinario esempio di successo”, almeno secondo il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni. Il 15 dicembre, invece, sarebbe arrivato -secondo lo stesso Maroni- il tempo di decidere “se questa opera resta o chiude”, e la discriminante sarebbe la volontà o meno da parte dello Stato di garantire un finanziamento pubblico pari a 270 milioni di euro per rendere sostenibile il piano economico e finanziario dell’opera. Se l’avvocato Comes ha intenzione di tutelare nelle sedi opportune l’azienda che rappresenta, gli consigliamo di iniziare citando in giudizio Maroni.

Ma arriviamo dunque al ritornello della “grande opera realizzata interamente con capitale privato“: è bene chiarire che le “banche” che hanno garantito il project financing si chiamano Cassa depositi e prestiti (controllato all’80% dal ministero del Tesoro) e Banca europea degli investimenti (di proprietà dei Paesi dell’UE, compresa l’Italia). Gli 800 milioni preventivati per realizzare l’opera nel corso degli anni sono lievitati a 2,439 miliardi di euro (38 milioni di euro a chilometro). Non solo. Con la Legge di Stabilità 2015 la società concessionaria, Brebemi spa, riceverà dal 2017 al 2031 ben 20 milioni di euro l’anno dallo Stato; il triennio 2015-2017, invece, sarà coperto dalla Regione Lombardia: altri 60 milioni di euro in tre rate. La BreBeMi è così poco frequentata che anche la gara d’appalto per gli autogrill e le stazioni di rifornimento, di cui non è ancora provvista, è andata a vuoto; il costo del pedaggio, alto più del doppio rispetto alla A4, 20140910_78151_brebemiCsarà scontato del 15% fino al 31 maggio per gli abbonati Telepass e quindi poniamo alla società rappresentata dall’avvocato Comes la stessa domanda che ha posto il giornalista Luca Martinelli dalle pagine di Altreconomia: chi paga (davvero) lo sconto di BREBEMI?

Ma sulla BreBeMi ci sono ombre ben più inquietanti, come emerge dalle dichiarazioni senza mezzi termini fatte da Roberto Pennisi, procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia, il 4 novembre scorso davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite legate al ciclo dei rifiuti:“l’unico scopo al quale fino a questo momento è servita la BreBeMi è stato per interrare rifiuti. (…) La ferrovia corre parallelamente alla BreBeMi e io la vedo sempre vuota. Purtuttavia, a noi la BreBeMi è nota nella misura in cui ha formato oggetto di una validissima indagine della Dda di Brescia anche per traffico illecito di rifiuti.”

Non siamo tecnici o avvocati, siamo cittadini interessati a capire le ragioni e le ricadute economiche, ambientali e sociali, di queste “grandi opere”. E nel farlo non nascondiamo la nostra preoccupazione per il livello di approssimazione con cui sono state prese e vengono prese decisioni strategiche importanti, come quelle relative alla costruzione di una nuova autostrada, costata oltre 2,5 miliardi di euro (che qualcuno, prima o poi, dovrà restituire ai soggetti che li hanno prestati).

#NoExpo: presidio e volantinaggio a Mantova

presidionoexpo————————————————–
Domenica 14 settembre, h. 9.30
(piazza Mantegna – Mantova)

#NOEXPO: PRESIDIO E VOLANTINAGGIO

Durante la giornata di “Expo Tour” organizzata da Regione Lombardia, rompiamo la cappa di silenzio per affermare che Expo serve unicamente per la distribuzione clientelare di ingenti risorse pubbliche e ha come unico risultato la devastazione ambientale e la creazione di nuovo debito pubblico.
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Le cronache e le inchieste giudiziarie degli ultimi mesi hanno rivelato un quadro di corruzione e malaffare che lega tra loro mega-eventi e grandi opere: dal Tav al Mose, dalla ricostruzione post sisma de L’Aquila fino ad arrivare a EXPO 2015.
È ormai chiaro che dietro le belle parole sui temi dell’EXPO e sulle prospettive di sviluppo e rilancio dei territori si nascondono grandi interessi economici per pochi: strade, case, centri commerciali, poltrone in Spa, visibilità per i politici e ingenti finanziamenti pubblici. Non siamo davanti a poche mele marce, ma ad un collaudato sistema di potere economico e politico che continua ad arricchirsi anche in piena crisi: centrodestra e centrosinistra, tutti dentro con le proprie “clientele” imprenditoriali. A completare il quadro i migliaia di posti di lavoro promessi si traducono per lo più in stage sotto pagati e volontariato, ossia lavoro a gratis e sfruttamento.
Milano, la Lombardia e Mantova: realtà proiettate verso Expo2015.
Su Expo per fortuna il sistema economico e politico mantovano è in ritardo come i treni della Mantova-Milano, ma un po’ tutta la politica sembra entusiasta e pronta a saltare sul carro della manifestazione. Cosa succederà dato che ci sono in ballo fondi pubblici e privati per una serie di progetti (al momento però inesistenti o campati per aria) legati a Expo 2015? 320 mila euro verranno spesi per il “padiglione galleggiante”, l’inutile piattaforma-simbolo della partecipazione di Mantova alla grande esposizione milanese. Tutto questo mentre viene ripetuto che non ci sono soldi per i disoccupati, si aumentano le tasse e si taglia su scuola e sanità.
La sintesi del nuovo modello di società che ci aspetta si regge su tre pilastri: debito, cemento e precarietà in quantità sempre crescenti, e di questo Expo diventa simbolo, attraverso l’utilizzo di risorse pubbliche per profitti privati. Non solo. Dietro lo slogan vuoto “nutrire il pianeta” si confermano quelle politiche agroalimentari che negano accesso al cibo e all’acqua, impongono OGM e SISTEMI alimentari utili solo alle multinazionali, tra i primi sponsor di Expo 2015. Un altro dei maggiori finanziatori del mega-evento mostra in questi mesi il suo vero volto: lo Stato israeliano, che quest’estate ha bombardato e devastato Gaza facendo strage della sua popolazione. Domenica la città di Mantova ospiterà la tappa di un tour di Expo per presentarsi ai territori: per questo organizziamo un momento di presenza critica e di dissenso.

Domenica 14 settembre, dalle 9.30 IN PIAZZA MANTEGNA, a pochi metri dal Palazzo della Ragione dove si terrà un convegno che, di fatto, lancia la manifestazione a livello locale.
R O M P I A M O I L S I L E N Z I O !

Una “puzza” nauseante

 

puzza
La puzza che dalla Ies si è propagata ieri in città non è solamente inquinamento o un incidente. Fiutando l’aria proveniente dal polo chimico si riconoscono tracce di altri elementi tossici: malattie, devastazione ambientale, tangenti, licenziamenti, promesse elettorali e accordi di bottega. Il numero di tumori va di pari passo con il peggioramento di un territorio irrimediabilmente compromesso, mentre il ricatto occupazionale ha sempre tenuto in scacco i lavoratori a tal punto che nemmeno durante l’oscena vertenza per la delocalizzazione si è assistito ad un sussulto. Dalle conclamate tangenti per aprire in Croazia alle nostrane promesse elettorali “finto-ambientaliste” di questo o quel candidato (senza distinzione di schieramento), la politica amministrativa ha sempre avuto un ruolo di –complicità- nelle politiche industriali; un supporto anche alle strategie (nazionali) di deindustrializzazione e una pacca sulla spalla, talvolta una lacrima pietosa, per le centinaia di lavoratori che rimangono a casa e che “per fortuna” nemmeno si agitano mentre vengono portati al macello.
Fuori dai denti: quella “puzza” dovuta all’acido solfidrico rappresenta al meglio il sistema di aggressione del territorio a scopo di rapina che lascia sul campo inquinamento, disoccupazione e degrado. È il capitalismo feroce e straccione che la politica ha servito e riverito negli ultimi due decenni.

Gli odori del polo chimico sono già ben conosciuti nei quartieri periferici, ma questa volta le conseguenze di una fiammata troppo alta sono arrivate in tutta la città anche dove spesso ci si permette il lusso di voltarsi dall’altra parte fino a quando i problemi bussano alla porta di casa. La “puzza” di morte è entrata in tutte le case in modo democratico ed uguale per tutti: ha voluto ricordarci che siamo tutti sotto attacco e che solo allo stesso modo è possibile uscirne. Esigendo rispetto, gettando nel lago gli azzeccagarbugli e partecipando in prima persona. Solo così è possibile creare alternative pensate dai cittadini nell’interesse collettivo per coniugare lavoro e ambiente e dare un futuro a Mantova.

Il resto è puzza (e campagna elettorale)

L’invasione delle multinazionali – Stop TTIP

[Appello delle associazioni di Mantova contro la firma del TTIP]

Mentre l’obiettivo è puntato in Brasile in attesa del prossimo gol di Balotelli, o pronto a cogliere l’ennesimo duello dialettico tra Grillo e Renzi, una nebbia silenziosa avvolge un Trattato segreto tra le due sponde dell’Atlantico (TTIP). E’ un puzzle che si sta componendo: un mercato libero, libero da tutti i vincoli che ancor oggi frenano la corsa ai profitti delle multinazionali e delle grandi banche. Giornalisti e cittadini sono tenuti all’oscuro e pare anche le autorità politiche degli stati europei, a differenza delle multinazionali che godono di piena libertà di accesso ai testi del TTIP.

Eppure proprio stati e cittadini sono direttamente coinvolti. Perché il Trattato stabilisce le regole a cui tutti devono attenersi, adattando e modificando le loro legislazioni statali su tutti i campi da cui le multinazionali possono trarre profitto. Chi non si piega verrà trascinato dinanzi a tribunali privati, chiusi al pubblico, che emetteranno giudizi inappellabili e costosissimi. Sono già in azione.
Nella copertina del settimanale Internazionale del 24 aprile scorso si legge “sempre più spesso le multinazionali portano in tribunale gli stati. Vogliono leggi che non ostacolino più i loro affari o risarcimenti miliardari. E vincono sempre”. Cioè: i cittadini pagano sempre. Questa è l’ispirazione del trattato di fronte al quale costituzioni e legislazioni dei singoli stati devono cedere il passo. Già vent’anni fa si è tentato di imporre una libertà di mercato così intesa. Fu proprio la pubblicazione e diffusione dei documenti e la reazione che ne scaturì che congelò quella manovra.
Ecco alcuni esempi di quanto la cosa interessi a tutti.
Alimentazione: liberalizzazione di prodotti USA vietati in Europa: gli scaffali dei nostri supermercati carichi di alimenti geneticamente modificati (OGM), di carne di maiale e manzo trattati con ormoni, di polli disinfettati col cloro, di prodotti tipici italiani copiati altrove, ma senza l’indicazione di provenienza. Potremo sognarci il “compra locale” e il “Km zero”: la loro protezione violerebbe le norme internazionali del libero commercio. E tempi duri per gli agricoltori europei, perché le estensioni medie delle aziende agricole USA sono circa 13 volte più grandi di quelle europee (169 ettari contro 12,6). Dei 13 milioni di coltivatori europei, contro i 2 milioni di americani, quanti perderanno il posto e quante piccole imprese agricole dovranno chiudere?
Ambiente e salute: dopo l’esperienza della “mucca pazza” la Comunità Europea ha introdotto il “principio di precauzione”, cioè che occorre valutare prima le possibili conseguenze negative per la salute di persone e territori. Ora, la libertà pretesa dalle multinazionali implica la facoltà di occupare i territori per produrre gas di scisto con la fratturazione idraulica di rocce e terreni (fracking), da cui derivano gravi conseguenze sanitarie e ambientali (fuoriuscita di gas metano con rischio di esplosioni, elementi radioattivi nei pozzi acquiferi, possibili scosse sismiche localizzate).
Servizio sanitario nazionale: TTIP obbligherebbe gli Enti Pubblici a trattare su un piano di uguaglianza le imprese locali e i gruppi multinazionali, ivi compreso l’accesso ai finanziamenti pubblici destinati ai fornitori. Le grandi imprese avrebbero un vantaggio competitivo sulle nostre di dimensioni inferiori. Così i cittadini contribuirebbero a finanziare le multinazionali per le prestazioni rese al proprio servizio sanitario nazionale.
E il lavoro? L’esperienza del trattato NAFTA, che risale a 20 anni fa, ha prodotto negli USA e nel Messico un incremento di profitti per le élite degli affari, ma un netto peggioramento delle condizioni di lavoro su entrambi i versanti della frontiera e più disoccupazione negli USA.
Sono solo alcuni esempi tra i tanti. Ma che rimane del po’ di democrazia che ancora abbiamo se dovesse passare questo dominio assoluto del mercato, libero solo per le multinazionali, non certo per i cittadini e gli stati? Noi associazioni ci uniamo per rompere il silenzio sul TTIP e chiediamo a tutti coloro che hanno responsabilità politiche, economiche, sindacali e professionali, di far uscire allo scoperto quanto sta accadendo. Subito, prima che sia troppo tardi, perché si parla della chiusura della trattativa e della firma entro l’autunno prossimo. Subito, perché abbia ancora un senso il parlare e il credere che esistono beni comuni che non possono essere consegnati alla voracità ottusa di un profitto senza limiti e privo di umanità.

Emergency; LAV Lega Anti Vivisezione; FIAB; Università Verde; Centro Bruno Cavalletto; Coordinamento soci di Banca Etica; Acqua Bene Comune; eQual; Libertà e Giustizia; ACLI; GAStiglione Alegre; Manto-GAS/Gruppo Acquisto Solidale; Libera; Cooperativa Il Mappamondo

30.11: Alternative – con Luca Martinelli

martsmSabato 30 novembre
dalle 18 @ Cartiera Burgo – Mantova

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ALTERNATIVE
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Incontro pubblico per condividere percorsi di cambiamento:  per una nuova finanza pubblica e sociale, per una nuova economia  solidale e per la salvaguardia del territorio e del paesaggio

Con LUCA MARTINELLI (scrittore e giornalista di Altreconomia)

[Al termine dell’incontro, si terrà  una risottata di autofinanziamento organizzata  dai lavoratori in lotta  del presidio Burgo]

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La finanza è uno strumento potente che può servire per estarre ricchezza dalla collettività per destinarla ai mercati o, al contrario, estrarre ricchezza dai mercati per realizzare l’interesse della maggioranza. In quest’ottica semplificata si comprende quale sia stato il meccanismo che ha creato la crisi economica e le politiche di austerity che offrono cure ancora più invasive della malattia. Il mercato che passa sopra le vite degli uomini li riduce a merce, il lavoro non ha più valore e le città diventano terreni di conquista per speculatori, dove privatizzare servizi o edificare quartieri fantasma.

La globalizzazione ci consegna questo scenario diffuso, ma nel territorio italiano abbiamo raggiunto livelli di allarme che appaiono spesso senza ritorno. Anche nel Mantovano interi pezzi di territorio sono stati cementificati senza senso, il lavoro viene continuamente precarizzato o delocalizzato; si privatizzano i beni comuni come i servizi pubblici e l’acqua a dispetto delle scelte dei cittadini: la DEMOCRAZIA stessa ne esce mortificata, schiacciata dalle solite “esigenze” di tipo economico. Per questi motivi, la finanza pubblica diventa uno strumento fondamentale. Ed è per questo che noi dobbiamo lavorare per ri-appropriarcene, con un approccio trasformativo.

Al centro della “nuova geografia” di Mantova al tempo della crisi c’è la CARTIERA BURGO, dove da quasi un anno i lavoratori hanno occupato la mensa aziendale trasformandola in un laboratorio resistente per l’alternativa. Qui ci incontreremo sabato 30 novembre per condividere conoscenze, idee e riflessioni per iniziare a costruire il cambiamento. Parteciperà LUCA MARTINELLI, scrittore e giornalista di Altreconomia, che ha appena pubblicato una nuova edizione del testo “Salviamo il paesaggio” su cui, tra gli esempi di gruppi locali, compare anche il contributo di eQual con il dossier cemento/casa e il materiale grafico realizzato nell’autunno del 2012; il 30 novembre sarà un momento importante anche per riflettere sul debito e sulla Cassa Depositi e Prestiti, tema sul quale Luca Martinelli ha appena mandato in stampa l’altro libro,La posta in gioco“, scritto a 4 mani con AntonioTricarico: ragionamenti “altri” per smontare la trappola del debito e delle politiche di austerità e per costruire una campagna di riappropriazione della ricchezza sociale.

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Aderiscono/sostengono l’evento:

– Network Studentesco
– Coop Il Mappamondo (MN)
– Comitato acqua Mantova
– Coordinamento locale dei soci di Banca Etica della provincia di Mantova
– Centro Bruno Cavalletto

* (Per informazioni e prenotazioni riguardanti la cena manda una mail o chiama al 339-1885681)

Solidarietà alle vittime di una guerra sporca

I dati statistici ci informano ogni giorno che la crisi economica non sta colpendo le rendite o i grandi capitali, mentre crollano diritti, certezze e posti di lavoro, uno dopo l’altro, a decine, ormai a centinaia.

I campi di battaglia qui a Mantova sono diversi: Ufi, Burgo, Mps, Wella, Primafrost, etc.; così in alcune coop sociali, nella grande distribuzione organizzata e nelle campagne con il loro carico di sfruttamento di manodopera prevalentemente straniera. Il “bollettino di guerra” si è arricchito di nuove vittime: i 400 lavoratori della Ies e il numero quasi equivalente dell’indotto.

La dirigenza ungherese ha scelto la via più semplice: spostare la produzione nel proprio Paese lasciando a Mantova un piccolo deposito. Alla faccia di chi lavora e del territorio tutto. Una politica industriale, da parte di un’azienda e di uno Stato seri, farebbe scelte coraggiose in termini di investimenti per garantire la produzione e attuare seri percorsi di bonifica in modo da non dovere sacrificare né il lavoro né la salute dei lavoratori e dei cittadini.

Anche qui invece va in scena il capitalismo straccione del “prendi i soldi e scappa”, che succhia tutto quello che può da un territorio lasciando dietro di sè solo degrado, in termini economici, ambientali e sanitari; con una aggravante che guarda ben oltre i confini del Mantovano: va al macero un settore strategico come quello dell’industria della raffinazione; una politica di svendita del patrimonio economico/industriale italiano attuata da anni e concessa, quando non incoraggiata, da tutto l’arco politico.

Il liberismo economico, la “favola” della bontà del libero mercato che ci ha condotto alla crisi, ha come capolinea il disastro più totale, quello del lavoro, dell’ambiente, dei beni comuni e delle vite stesse delle persone. Non crediamo di avere la bacchetta magica, ma sappiamo che il primo passo concreto è quello di solidarizzare con chi sta subendo il peso di queste scelte. Uniti si può costruire una narrazione e un destino comune, per affrontare la crisi dalla parte del lavoro e del territorio senza più concedere nulla a profittatori e sciacalli.