Uniti siamo tutto

solidarrLa situazione che si è creata nel Paese e nel Mantovano è talmente grave che lo sciopero generale del 31 ottobre non è semplicemente un atto di protesta dei lavoratori o un modo per continuare una vertenza tra lavoratori e aziende. È qualcosa di più perché la gente non ce la fa a sostenere il peso dell’Austerity da una parte e della crisi dall’altra. Non è uno sciopero “rituale”, perché le questioni sono di prospettiva politica e sociale: è in atto una vera e propria guerra contro chi lavora.

Iniziò qualche anno fa con le delocalizzazioni (il distretto della calza all’est e la Wella delocalizzata) e continuò con la chiusura pilotata della Sogefi. Come una valanga sono arrivate anche Burgo, Ies, Primafrost e sono già da aggiungere al conto delle vittime i lavoratori di Mps e Ufi: una licenzia lavoratori per salvarsi dalle manovre dei propri squali finanziari, l’altra per andare a sfruttare più comodamente all’estero. 11mila posti di lavoro persi dal 2008. E chi il lavoro ce l’ha? vive sotto il ricatto di contratti e paghe al ribasso nelle “cooperative” sociali, nella grande distribuzione organizzata e nelle campagne.

Un attacco violento che non fa distinzioni tra lavoratori italiani o stranieri; una aggressione che colpisce anche l’istruzione, la sanità e i beni comuni. La chiamiamo “guerra”, perché questo insieme di eventi non è una casualità o il frutto di una crisi economica, ma un disegno economico e politico di annientamento del lavoro e di un territorio, portato avanti da vent’anni, da tutta la classe dirigente. La favola del “libero mercato” dopo vent’anni presenta il conto: pochi speculatori e imprenditori sempre più ricchi e i lavoratori lasciati per strada, in un ambiente devastato.

Preso atto che non c’è più differenza tra operaio, impiegato o bracciante, tra pelle bianca o nera, possiamo capire che il nostro vero avversario è un sistema iniquo, un capitalismo straccione che ci vuole divisi e terrorizzati. Insieme si possono trovare le alternative, insieme si possono fare scelte coraggiose, pretendere che si alzino i salari e le pensioni, che vengano tassati i grandi patrimoni, che lo Stato torni a regolare la vita economica ed industriale del Paese (arrivando a colpire con forza chi delocalizza per il profitto); praticamente invertire completamente la rotta rispetto agli ultimi vent’anni. Il resto sono illusioni o scorciatoie politiche.

Scendiamo in piazza il 31 di ottobre perché solo praticando l’unità di chi sta pagando la crisi possiamo vincere. Nessuno si salva da solo da questo attacco, solo uniti possiamo costruire una narrazione e un destino comune senza più concedere nulla a profittatori e sciacalli: uniti siamo tutto.

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Solidarietà alle vittime di una guerra sporca

I dati statistici ci informano ogni giorno che la crisi economica non sta colpendo le rendite o i grandi capitali, mentre crollano diritti, certezze e posti di lavoro, uno dopo l’altro, a decine, ormai a centinaia.

I campi di battaglia qui a Mantova sono diversi: Ufi, Burgo, Mps, Wella, Primafrost, etc.; così in alcune coop sociali, nella grande distribuzione organizzata e nelle campagne con il loro carico di sfruttamento di manodopera prevalentemente straniera. Il “bollettino di guerra” si è arricchito di nuove vittime: i 400 lavoratori della Ies e il numero quasi equivalente dell’indotto.

La dirigenza ungherese ha scelto la via più semplice: spostare la produzione nel proprio Paese lasciando a Mantova un piccolo deposito. Alla faccia di chi lavora e del territorio tutto. Una politica industriale, da parte di un’azienda e di uno Stato seri, farebbe scelte coraggiose in termini di investimenti per garantire la produzione e attuare seri percorsi di bonifica in modo da non dovere sacrificare né il lavoro né la salute dei lavoratori e dei cittadini.

Anche qui invece va in scena il capitalismo straccione del “prendi i soldi e scappa”, che succhia tutto quello che può da un territorio lasciando dietro di sè solo degrado, in termini economici, ambientali e sanitari; con una aggravante che guarda ben oltre i confini del Mantovano: va al macero un settore strategico come quello dell’industria della raffinazione; una politica di svendita del patrimonio economico/industriale italiano attuata da anni e concessa, quando non incoraggiata, da tutto l’arco politico.

Il liberismo economico, la “favola” della bontà del libero mercato che ci ha condotto alla crisi, ha come capolinea il disastro più totale, quello del lavoro, dell’ambiente, dei beni comuni e delle vite stesse delle persone. Non crediamo di avere la bacchetta magica, ma sappiamo che il primo passo concreto è quello di solidarizzare con chi sta subendo il peso di queste scelte. Uniti si può costruire una narrazione e un destino comune, per affrontare la crisi dalla parte del lavoro e del territorio senza più concedere nulla a profittatori e sciacalli.

Campagna di boicottaggio di Granarolo

boicott

Questa mattina in diversi supermercati di Mantova si sono tenute azioni di boicottaggio nei confronti di Granarolo. Attivisti del gruppo eQual hanno esposto volantini e applicato etichette sui prodotti nei banchi frigo, che invitano a non comprare i prodotti del gruppo felsineo: dietro l’immagine accomodante e familistica che l’azienda della “grande mucca” propone ai consumatori, ci sono storie di sfruttamento, 41 licenziamenti e botte per i facchini davanti ai cancelli degli stabilimenti, colpevoli di avere reclamato dignità e rispetto dei lavoratori.
Anche l’arma del boicottaggio e della pressione mediatica sull’immagine della Granarolo, vanno considerate come tasselli di una lotta più grande: le azioni sono state realizzate all’interno di una campagna nazionale di solidarietà alla vertenza dei facchini.

Un Ca$h Mob di solidarietà attiva

cash11Oggi pomeriggio a Mantova si è tenuto il primo Ca$h mob. Circa una sessantina di persone ha risposto all’appello del gruppo eQual per realizzare una singolare forma di manifestazione: si sono radunati davanti al supermercato solidale “Punto Amico” nel quartiere di Borgo Pompilio per effettuare una spesa collettiva; il Ca$h Mob, infatti, non è altro che un’azione di acquisto di massa diffusasi nei movimenti Occupy statunitensi che mira a valorizzare e sostenere i piccoli esercizi – meglio se gestiti da significative realtà di base – che subiscono i colpi della crisi e della concorrenza della grande distribuzione organizzata. Il Punto Amico è esattamente un esempio di negozio di vicinato, dalle caratteristiche solidali, che “resiste” anche alla desertificazione dei quartieri della città, sempre più simili a grandi dormitori privi di vita sociale. Dietro c’è una cooperativa sociale che si occupa di promozione sociale, culturale, morale e professionale e di integrazione. L’attività commerciale è stata pensata per favorire l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate e presta attenzione ad anziani e persone in difficoltà economiche o di mobilità per i quali la cooperativa ha attuato un servizio di spesa a domicilio.
Da queste riflessioni è partita l’idea del gruppo eQual che sottolinea: “se il mito consumista , ha portato alla devastazione di Mantova da parte dei giganti della grande distribuzione organizzata e, soprattutto, degli speculatori dell’edilizia, bisogna fare la propria parte per costruire una città diversa e diffondere una nuova consapevolezza. Ancbuffetqhe scegliere come e dove fare acquisti può fare la differenza e diventare una pratica di mutuo aiuto semplice come…fare la spesa, appunto”. Dopo il benvenuto degli attivisti di eQual, la spiegazione dell’iniziativa e i saluti del presidente di Punto Amico, Gianni Pirondini, i “partecipanti” hanno quindi effettuato la spesa all’interno del supermercato. Al termine dell’iniziativa, Punto Amico ha offerto ai partecipanti un rinfresco.

25.5: Ca$h Mob a Mantova

piUn negozio solidale di quartiere subisce la crisi e la concorrenza della grande distribuzione organizzata: realizzare una spesa di gruppo diventa allora una concreta manifestazione politica. Contro i mega-iper intorno alla città che annientano il commercio cittadino e dove il lavoro è iper-sfruttato, aiutiamo i piccoli esercizi di quartiere con una azione di acquisto, per sostenerli e valorizzarli.
Una città diversa è possibile, facciamo la nostra parte!

Sabato 25 maggio ci troveremo alle 15 e 30 in via Tamassia, 14 per fare una spesa di gruppo al Punto Amico, supermercato del quartiere Borgo Pompilio di Mantova, gestito dall’omonima cooperativa.

Ca$h mob è un’azione di acquisto di massa diffusasi nei movimenti Occupy statunitensi. Un’azione diretta utile per far conoscere realtà di base gestite in modo etico;  un intervento nei quartieri che stanno diventando sempre più dei dormitori privi di socialità; un gesto concreto che agisce in contrasto all’idea di una città dove il tessuto commerciale debba morire per favorire i colossi della grande distribuzione (esistenti e futuribili). Un mutuo aiuto pratico e semplice come…fare la spesa.

Primo maggio: dalla parte dei lavoratori. Basta ricatti, basta sfruttamento

gigantegrandeAvvicinandoci al primo maggio abbiamo effettuato alcune azioni di protesta verso due fabbriche della precarietà” che, anche quest’anno, faranno la festa AI lavoratori. “Il Gigante” di Curtatone e il “Fashion District” di Bagnolo San Vito, nonostante le differenze strutturali, sono uniti dalla famelica ricerca del profitto che da un lato sfrutta i bisogni-indotti dal consumisno mentre dall’altra fa carta straccia di diritti e festività per i lavoratori.

Al Gigante abbiamo “rivoltato” i meccanismi di propaganda, prendendo a prestito nei nostri manifesti i codici grafici e linguistici della catena di supermercati, per mettere “a nudo” la precarietà e lo sfruttamento nascoste dietro alla “benevolenza” delle aperture festive e incitando all’acquisto “sottocosto” dei lavoratori stessi. Un lavoro analogo è stato fatto all’Outlet, dove sono stati appesi diversi striscioni sul diritto al riposo, sulla solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici, e un invito ai cittadini stessi a non fare acquisti nei giorni di festa.

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Nella grande distribuzione si subiscono infatti gli effetti tra i più nefasti della crisi, delle liberalizzazioni – uniche a livello europeo – e del generale smantellamento dei diritti. Gli ultimi mesi stanno inoltre delineando un bollettino di guerra senza precedenti in cui cadono diritti e i posti di lavoro uno dopo l’altro ormai a centinaia. Ufi, Burgo, Mps, Wella, Primafrost, Reni etc.; così in alcune coop sociali e le campagne con il carico di sfruttamento di manodopera straniera. Situazioni apparentemente differenti, dove si utilizza la crisi economica per fare” piazza pulita” di diritti e certezze, ma nessuno punta mai il dito su chi l’ha prodotta.In nome della crisi si ricatta, si taglia, si esternalizza (licenzia) e si costringe a condizioni ingiuste. 

Il nostro percorso sul tema del lavoro, costantemente in itinere, ci ha impegnato nel burgo_picchetto_operai_lottadifficile compito di ricostruire una coscienza e una narrazione comune; per questo abbiamo scelto di essere sempre al fianco dei lavoratori di diverse vertenze che si sono prodotte sul territorio: è appartenenza, perché siamo lavoratori anche noi, ma è anche coscienza, perché la solidarietà e la lotta, la possibile unione tra chi subisce realmente la crisi, può e deve diventare la leva del cambiamento.

Questo primo maggio lo passeremo ( e invitiamo tutti/e a farlo) con i lavoratori della cartiera Burgo che hanno organizzato un pranzo popolare. Operai con i quali e per i quali abbiamo passato insieme intensi momenti di lotta negli ultimi mesi: sotto la neve, sotto il sole, sul cornicione di un mostro di cemento abbandonato e al caldo del presidio-sala mensa. Non abbiamo mai avuto dubbi da che parte stare.

Perché il Primo maggio è la festa dei lavoratori e delle lavoratrici
Perché Il Primo maggio l’hanno abolito solo col fascismo
Perché il Primo maggio 
un torto fatto a uno è un torto fatto a tutti. 

eQual – Gruppo di iniziativa sociale

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Lavoratori Sottocosto: azione al Gigante

Oggi abbiamo effettuato una “beffa” nei confronti dell’ipermercato “Il Gigante” di Curtatone. Nel pomeriggio abbiamo apposto manifesti e distribuito volantini che invitavano, ovviamente in modo sarcastico, all’acquisto “sottocosto” dei lavoratori del centro. Anche quest’anno per il primo maggio “Il Gigante” sarà aperto, così come le domeniche e per ogni festività. Lo può fare grazie alla creazione di falsi bisogni nei consumatori, che potrebbero comunque acquistare anche in giorni diversi dalle festività e alla attuale giungla di contratti, a cui si aggiungono i ricatti legati alla precarietà e alla crisi occupazionale.
Abbiamo voluto riprendere la grafica ed il linguaggio del colosso della grande distribuzione per ribaltarne la propaganda “amichevole”, mettendo “a nudo” la precarietà e lo sfruttamento nascoste dietro alla “benevolenza” delle aperture festive.

L’azione si inscrive in una lunga serie di iniziative sul tema del lavoro che eQual ha realizzato nell’ultimo anno per solidarizzare con i lavoratori che stanno subendo gli effetti più nefasti della crisi e, come nel caso della grande distribuzione organizzata, sensibilizzare i cittadini sull’importanza di evitare di fare acquisti nei giorni di festa.

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Il manifesto "ritoccato"

Il manifesto “ritoccato”

I volantini distribuiti all'entrata

I volantini distribuiti all’entrata

Manifesti attaccati nelle aree carrelli

Manifesti attaccati nelle aree carrelli

Manifesti appesi un po' dovunque

Manifesti appesi un po’ dovunque

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Una splendida serata – 23 marzo

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Come gruppo eQual ci teniamo a ringraziare tutti i partecipanti e le partecipanti per la loro presenza all’incontro di sabato 23 marzo. Un grazie  a Luca Martinelli per il suo lavoro di indagine, analisi e comunicazione che ci ha permesso di approfondire quei temi di cui ci occupiamo sul territorio a Mantova, ma che sono al centro del dibattito e degli interessi speculativi in tutta Italia. Un grazie a Marco Remondini per l’emozione che riesce a trasmettere con la musica, per la disponibilità e soprattutto per la pazienza. Ultimo, ma non per importanza, un ringraziamento alla Coop. Bioanch’io che ci ha messo a disposizione i suoi locali.

Una splendida serata: A PRESTO!

Si fa presto a dire “Crisi”

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Giovedì 21 marzo abbiamo preso parte al corteo del lavoro e calato due striscioni(*) dal mostro di cemento mai ultimato a Cittadella: sugli striscioni c’erano scritte tre semplici parole “Solidarietà”, “Lotta” e “Unità”.
Gli ultimi mesi stanno delineando un bollettino di guerra senza precedenti in cui cadono diritti e i posti di lavoro uno dopo l’altro a decine, ormai a centinaia. I campi di battaglia sono diversi: Ufi, Burgo, Mps, Wella, Primafrost, Reni etc.; così in alcune coop sociali, nella grande distribuzione organizzata e, direttamente dal passato, le campagne con il loro nuovo carico di sfruttamento di manodopera straniera. Situazioni apparentemente differenti, dove si utilizza la crisi economica per fare” piazza pulita”, ma nessuno punta mai il dito su chi l’ha prodotta. In nome della crisi si ricatta, si taglia, si esternalizza (licenzia) e si costringe a condizioni ingiuste. La “lotta di classe” è dunque viva e vegeta, ma la fanno e vincono solo da una parte!
Nei loro cenacoli i vari padroni e banchieri sorseggiano vini pregiati mentre scelgono deliberatamente di annientare un territorio lasciando solo miseria dove prima c’era il lavoro, o continuano a portare avanti i loro ricatti in ogni loro ufficio e in ogni loro negozio dove ancora si lavora, ma solo obbedendo in silenzio. Insieme a loro ci sono quelli che per costruire nuove case e nuovi centri commerciali sono pronti a rovesciare nuove colate di cemento, o peggio, a comprarsi i beni comuni, come l’acqua che un referendum popolare del 2011 aveva sancito come pubblica. Una minoranza organizzata e potente tiene dunque in scacco una larga maggioranza, probabilmente perché quest’ultima è divisa, impaurita, rassegnata e bombardata ogni giorno da bugie che falsificano la realtà.
Noi invece vogliamo ribadire che “solidarietà”, “lotta” e “unità” non sono più parole dal sapore nostalgico, ma possono diventare il primo passo concreto per ricostruire una narrazione e un destino comune, per uscire dalla crisi dal punto di vista di chi lavora e vive i territori e non di quello di profittatori e sciacalli.

eQual

* gli striscioni sono stati strappati dal vento e dal suo atteggiamento filo-padronale.

Burgo: solidarietà e lotta

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La storia della cartiera Burgo sembra concludersi con 188 (300) lavoratrici e lavoratori mandati per strada: è il solito e doloroso paradigma di questo capitalismo feroce e straccione, incapace spesso anche di una reale attività imprenditoriale.

In tempi di crisi la mancanza di innovazione, politiche industriali fallimentari e il cappio della proprietà bancaria presentano il conto a chi vive del proprio lavoro. Solidarietà ai lavoratori e alle lavoratrici che pagano per le colpe di altri.