Primo Maggio eQualitario

mai2017Quest’anno il nostro primo maggio torna alle origini di condivisione e festa. A Quingentole in riva al Po, per la Festa dei Lavoratori 2017 all’insegna della tradizione e del futuro: la tradizione di un evento celebrato “come una volta”, unita al futuro di libertà, solidarietà e giustizia sociale da conquistare.

Dalle 11 ci sarà spazio per tutte le possibilità: per chi vorrà prenotarsi (*) prepareremo grigliata di carne o vegetariana (con un piccolo contributo per la spesa), per chi invece volesse aggregarsi all’ultimo e/o preferisse non delegare la “nobile arte della griglia”, sarà a disposizione la “griglia libera” con le braci mantenute ardenti per tutto il pomeriggio!

Per brindare acqua e vino (ovviamente rosso)!

In clima di condivisione, oltre alla possibilità della griglia aperta, invitiamo tutti/e a partecipare attivamente portando cibi (torte salate, dolci, etc) o bevande da condividere insieme! Ci sarà la possibilità di sedersi a tavola ma anche tanto spazio per stendere teli.

Nel pomeriggio possibilità di escursione sul fiume con la #StaffettadelPo

* – PER PRENOTARTI PER LA GRIGLIATA CONTATTACI TRAMITE LA PAGINA FB, CON UNA MAIL A GRUPPOEQUAL@GMAIL.COM OPPURE CON SMS/MESSAGGIO WA AL 3405759764.

16.7 – in marcia sui Sentieri Partigiani II

montesole equal16.07 | Mantova-Marzabotto (Bo)
IN MARCIA SUI SENTIERI PARTIGIANI II

Sabato16 luglio – La seconda edizione di “in marcia sui sentieri partigiani”: escursione popolare sulle orme della Brigata “Stella Rossa” nella zona di Montesole, sull’appennino bolognese.
L’associazione eQual organizza una nuova gita sociale della memoria: il 16 luglio torniamo sui luoghi di battaglia dove più di settant’anni fa contadini e operai antifascisti diedero vita ad una delle più importanti brigate combattenti della resistenza italiana; una delle formazioni capaci di seminare il panico tra le fila dei nazisti e dei loro fantocci repubblichini italiani. Fino al drammatico epilogo dell’autunno 1944 in cui le ss scatenano violente rappresaglie contro i civili che appoggiano in massa le operazioni partigiane e che culminano con la drammatica strage di Marzabotto.

Cammineremo insieme tra la memoria viva dei sentieri, degli alberi e delle pietre che raccontano le storie del nostro passato, l’eco di una guerra combattuta tra chi partiva volontario nel nome di libertà e uguaglianza e chi serviva i fautori di dittatura e diseguaglianze sociali. Lo facciamo perché quella Storia con la S maiuscola è alla radice del nostro impegno e perché in un mondo nuovamente colmo di ingiustizie, la Resistenza è un obbligo civile, morale e politico.

Saremo accompagnati dai responsabili del Museo del parco di Monte Sole che ci racconteranno la storia del territorio e della brigata “Stella Rossa”; un momento comunitario e sociale per stare insieme e costruire nuova consapevolezza contro le finte memorie condivise di cartapesta e i “mal di Pansa” che generano revisionismi storici indegni.

Oggi come ieri, in cammino e in lotta per un mondo
di libertà, uguaglianza e giustizia sociale

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Informazioni pratiche:

Partenza ore 7:20 da casello Mantova Nord
(7:30 Pegognaga). Rientro per le 19:15 circa.
Escursione sui sentieri di Montesole con accompagnamento di una guida storica
(percorso adatto a tutte le età).

Quota di iscrizione 20 euro (13 euro per studenti e inoccupati, 5 euro per i bambini)
Per informazioni / prenotazioni: mandaci una mail alla pagina facebook, o a gruppoequal@gmail.com

Cosa sta succedendo in Francia?

Riceviamo e pubblichiamo volentieri questo contributo scritto da Calimaco, compagno mantovano che ha avuto modo di indagare sul campo alcuni aspetti della mobilitazione contro la “Loi du Travail”, la nuova legge sul lavoro francese. 

“Trovandomi in Francia per motivi personali condivido con i compagni di eQual queste poche impressioni raccolte sul campo con l’intento di riportare alcuni particolari che normalmente non si trovano sui media e che possono aiutare a capire meglio cosa sta accadendo in Francia.

13442124_1139416992766203_450629723982607853_nDiscutendo con amici lavoratori dipendenti e con diverse persone che per vivere esercitano un’attività in proprio, emerge chiaramente una profonda delusione per l’attuale governo in carica. Governo che si autodefinisce di sinistra, ma che ormai analogamente come in altri paesi, ha una tabella di marcia dettata da poteri che stanno più in alto, i quali han deciso di intaccare i pilastri dello stato sociale e le garanzie dei cittadini e dei lavoratori. Mi ha sorpreso la preoccupazione di tanti piccoli imprenditori ben consapevoli che la riforma del Lavoro “Loi du Travail” favorirà principalmente i grandi gruppi ed avrà quindi ripercussioni anche sull’economia dei piccoli commercianti oltre che sui salari dei lavoratori ed è per questo che spesso sono solidali con chi protesta e sciopera. Sanno che la riforma serve principalmente per contenere le richieste salariali: con meno denaro disponibile da spendere i lavoratori si rivolgeranno verso la grande distribuzione per risparmiare. Molti di loro sono immigrati in Francia e hanno la sensazione di rivivere un film già visto quando si son spostati dall’Italia alla Francia per trovare un’opportunità, anche mettendosi in proprio. In Francia dove la piccola distribuzione riesce ancora a resistere nei centri urbani ci sono ancora molte attività commerciali aperte, che rendono viva la città.

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La seconda impressione che emerge chiaramente raccogliendo le testimonianze di molti
lavoratori è la consapevolezza che se non verrà contrastato il disegno di legge “El Khomri” il governo non si fermerà. Sono convinti che chi gli detta la linea (grandi imprese, banche e speculatori) ha appetiti che difficilmente possono essere soddisfatti. Dopo la riforma del lavoro sanno che uno dei pilastri successivi è la sanità: la finanza è interessata dalla massa di denaro che si potrebbe riversare nei mercati dalla ingerenza del privato nella sanità pubblica.

Allora a questo punto trovandomi a Nizza, in uno dei centri urbani più importanti per popolazione ed economia, vorrei vedere materialmente cosa gira intorno a chi è riuscito ad organizzare la protesta che prima è partita dagli studenti e poi dai lavoratori.

Mi informo sulla sede locale della CGT, una delle sigle sindacali più grandi in Francia, ma curiosamente i miei amici non sanno dove sia e neppure ne hanno memoria. IMG-20160622-WA0001

Cerco su internet “Union locale Nice C.G.T.” all’inizio del Boulevard Jean Jaurés al numero 34, partendo da Place Masséna ai lati della Promenade du Paillon, bellissimo e centralissimo giardino pubblico. Mi avvio e abituato alle camere del lavoro metropolitane di Bologna, Milano, o Brescia, comparabili per importanza ad una città come Nizza, cerco di individuare un palazzo che possa occupare la Union Locale. Con grande sorpresa trovo al numero 34 una singola vetrina con annessa porta d’ingresso.

Penso ad un’errore.

Invece sono tutto li come struttura che si fonda sulla militanza e penso a cosa sono stati in grado di fare ed organizzare con pochissime risorse a disposizione. Chiedo informazioni e mi viene spiegato che la CGT ha circa 600.00 iscritti a livello nazionale. Inoltre non si occupa di servizi ai cittadini direttamente, in quanto il cittadino è già seguito a livello nazionale e locale per i servizi, l’attività principale del sindacato è la parte sindacale.

Grandi.”

Zitto o muori. Desaparecidos e repressione in Messico

Desaparesidos MessicoIl 17 luglio 2000 l’allora Ministro degli Esteri Rosario Green disse: “Siamo ormai una democrazia matura. Grazie al Trattato di Libero Scambio con l’Europa (TLCUEM) il Messico non sarà più legato solo agli Stati Uniti”.

Da quindici anni noi europei siamo quindi legati al Messico da una clausola democratica: per questo ma soprattutto perché siamo umani, non possiamo restare in silenzio di fronte ai troppi e continui crimini che si stanno commettendo nello stato Messicano. Crimini gravissimi e strazianti perché sta venendo meno il rispetto dei Diritti Umani fondamentali e il diritto alla vita delle persone. Lo “scudo” mediatico della guerra al narcotraffico, portata avanti dagli ultimi presidenti della Repubblica – Felipe Calderón ed Enrique Peña Nieto – ci ha nascosto una politica di sistematico terrore e violenza nei confronti della popolazione. L’impressionante numero dei crimini rende ancora più inaccettabile la nostra “distrazione”: dal 2000 al 2014 in Messico ci sono stati più di 164mila omicidi civili e, dal 2006 al 2012, le “sparizioni forzate” hanno riguardato almeno 27mila persone. Per la stampa messicana, ogni caso era a sé, isolato, frutto di una violenza generalizzata, senza nome e senza senso. Quindi: perché preoccuparsene?

Tra le vittime tanti erano ragazzi: meno di un anno fa la sparizione forzata dei 43 studenti della Escuela Normal Rural di Ayotzinapa, nella notte del 26 settembre 2014 a Iguala, Stato del Guerrero, con il coinvolgimento della polizia municipale ed elementi dell’esercito. Quei ragazzi stavano protestando contro la privatizzazione dell’istruzione. Erano 22 ragazzi quelli fucilati in un’esecuzione extragiudiziale dall’esercito messicano il 30 giugno 2014, su ordine scritto dall’Alto Comando Militare; una delle tante esecuzioni extragiudiziali portate a termine dall’esercito che ha l’ordine di “abbattere” civili considerati delinquenti senza alcun diritto ad avere un processo. L’elenco dei “presi di mira” è infinito: attivisti, oppositori politici, fotografi e comunicatori professionisti di stampa, TV e Web, tanti giornalisti da definirlo un massacro.

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Dal 2000 ad oggi sono oltre un centinaio i giornalisti uccisi (Reporter senza frontiere ne ha contati 88, ma a seconda
della fonte la cifra cambia, anche in base ai criteri secondo cui viene considerato un giornalista). Solo nello stato di Veracruz, in cui governa Duarte del PRI (Partido Revolucionario Institucional), partito del presidente Enrique Peña Nieto, si contano ben 18 omicidi dal 2000 e 15 dal 2010, anno d’insediamento dell’attuale governatore. Da anni il Messico è ai primi posti nella classifica dei luoghi più pericolosi per l’esercizio della professione giornalistica in compagnia di paesi in guerra come l’Iraq, la Libia, la Siria, l’Afghanistan e la Somalia. Nella classifica mondiale sulla libertà di stampa, il paese occupa il posto 148 su 180, al livello dell’Afghanistan.

Purtroppo la lista degli omicidi, nel 2015, non è giunta al suo termine.

Rubén Espinosa era un reporter, un fotografo scomodo per il potere. Aveva 31 anni. Nadia Vera era un’attivista, antropologa del Chiapas e aveva frequentato l’università a Xalapa, capitale del Veracruz. Aveva 32 anni. Entrambi sono morti nella notte del 31 luglio. Sono stati torturati e in seguito giustiziati con uno sparo alla testa da un gruppo di sicari. Nadia è stata anche violentata prima della fine. Sono state uccise con loro le coinquiline di Nadia, e la domestica, Alejandra. Sono state percosse, poi forse stuprate e infine freddate da un proiettile in testa.

Rubén Espinosa era nato a Città del Messico e da sette anni lavorava a Veracruz, uno stato fortemente condizionato dal controllo del crimine organizzato. Collaborava con la rivista Proceso e con l’agenzia Cuartoscuro. Era specializzato nella copertura di proteste e manifestazioni e denunciava da anni le aggressioni nei confronti dei giornalisti nello stato orientale di Veracruz. Pedinato e fatto oggetto di minacce di morte, aveva deciso in fretta di rifugiarsi a Città del Messico, dove abitano i suoi genitori. La procura di Città del Messico, responsabile delle indagini, non ha ancora formulato nessuna ipotesi sull’omicidio e ha dichiarato di non escludere la pista della rapina. A casa nostra questa non si chiama “rapina” si chiama “repressione”!

le-sparizioni-di-citt-del-messico-orig_mainE non è nostra intenzione rimanere a guardare solo perché il Messico ci sembra così lontano. Aderiamo così all’appello di #MexicoNosUrge: un gruppo di scrittori, intellettuali e giornalisti sta facendolo circolare per poi inviarlo al Parlamento Europeo e al governo italiano affinché prendano posizione, condannino e sospendano i trattati che hanno col paese nordamericano: “Non è stato sufficiente fuggire a Città del Messico, considerata finora un porto sicuro in cui ripararsi dalle aggressioni contro la libertà di stampa. Il messaggio è chiaro: non si è sicuri da nessuna parte. Tutti i giornalisti critici devono avere paura perché possono essere raggiunti nelle loro case, torturati e ammazzati”. L’appello comincia col ricordare l’articolo 1 del trattato di libero commercio tra il Messico e l’unione Europea: “Fondamento dell’accordo. Il rispetto dei principi democratici e dei diritti umani fondamentali, così come si enunciano nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, ispira le politiche interne e internazionali delle parti e costituisce un elemento essenziale del presente Accordo”.

Con una riflessione in più, proprio parlando di libero commercio, che non può lasciarci indifferenti. Questa riflessione nasce da un libro, “Ni vivos ni muertos”, scritto dal giornalista italiano Federico Mastrogiovanni. Frutto di tre anni di lavoro, è un’inchiesta ma anche un reportage, che si chiude nella primavera del 2014, quando diventa evidente che “otto anni di violenza, preparavamo le riforma energetica, la privatizzazione delle risorse del sottosuolo, che contraddice la Costituzione rivoluzionaria ma è un passo obbligato da parte del governo messicano, imposto dalla relazione con Stati Uniti e Canada nell’ambito del North America Free Trade Agreement. Come dimostrano le esperienze di multinazionali del petrolio e del gas in giro per il mondo, anni di violenza, militarizzazione, ‘pulizia sociale’, precedono sempre l’ingresso delle aziende in nuovi mercati. Questa lente ci aiuta a leggere gli ultimi anni in Messico”.

Restiamo Uniti. Restiamo Umani.
Perché “un torto fatto a uno, è un torto fatto a Tutti”.

Fonti:

Consigliamo anche il Docu-film “Reportero”:
http://reporteroproject.com/

link video sui 15 giornalisti uccisi durante durante il mandato di Duarte:https://www.youtube.com/watch?v=ybpCVveH-no&feature=share

Con la Grecia che resiste – Foto dal presidio a Mantova

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Questa mattina più di un centinaio di persone hanno partecipato al presidio-volantinaggio in Piazza Martiri di Belfiore a Mantova organizzato per solidarizzare con il popolo greco impegnato in una dura battaglia contro i ricatti della BCE e Ue. L’iniziativa ha ricevuto fin da subito numerose adesioni: come durante l’analoga esperienza di febbraio, l’associazione eQual ha lanciato l’idea e si è subito messa in rete con altre realtà sensibili all’argomento come il Coordinamento Associazioni Stop-TTIP, la Fiom di Mantova, il comitato “L’Altra Europa con Tsipras” e le federazioni provinciali di Sinistra Ecologia e Liberta e Rifondazione Comunista, oltre ad alcuni singoli esponenti di associazioni.

Emanuele Bellintani dell’associazione eQual riassume la vicenda: “Questa è una settimana fondamentale per le sorti di milioni di lavoratori, disoccupati e studenti in tutta Europa, le istituzioni finanziarie stanno provando in tutti i modi a impedire che dalle urne del referendum indetto dal Governo Tsipras in Grecia esca fuori un sonoro no ai loro ricatti. In questi giorni si sta verificando un terrorismo mediatico senza precedenti. La situazione greca è un esempio concreto di come certa politica invece di difendere i cittadini prenda direttamente ordini dai poteri finanziari favorendo gli interessi di banchieri, grandi imprenditori e speculatori. Per questo vorrebbero imporre un’economia che degrada gli esseri umani a fattori di costo e che antepone le logiche del mercato a quelle del lavoro, dei diritti e della solidarietà.”

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