“DALLA VOSTRA PARTE” CERCA COMPARSE MANTOVANE

dallavostraparte.jpg“DALLA VOSTRA PARTE” CERCA COMPARSE MANTOVANE
(meglio se appartenenti all’estrema destra)

 

La nuova puntata dello show di Rete 4 con collegamento da Mantova ne smaschera ancora una volta lo stile, l’orientamento e il casting non “casuale”. “Dalla vostra parte” è il carro armato ideologico della destra più radicale: immigrazione, emergenza, zingari, micro-criminalità straniera; spazio anche a omosessuali “contro-natura”, politici ladri (tutti di sinistra). Il tutto come in un film degli anni Trenta con i nemici esterni della “comunità” che minacciano la brava gente italiana. Uno show pseudo-giornalistico che appiattisce le complessità e i problemi tra cinismo e urla per alimentare insicurezza, odio e guerra tra poveri.

Un teatro dell’orrore che in studio si nutre di opinionisti come Alessandra Mussolini (FI) a parlare di valori della famiglia tradizionale e l’impresentabile Stefano Esposito (PD) a parlare di legalità e si collega con le piazze d’Italia con gruppi di “semplici cittadini”. È a questo punto che la farsa costruita in studio impiega figuranti sul territorio scelti non a caso.

dallavostraparte1Il 26 agosto 2015 nel quartiere Virgiliana di Mantova si tenne una manifestazione neonazista per protestare contro l’arrivo di 15 richiedenti asilo. Per fare numero arrivarono 150 estremisti di Forza Nuova e Casapound da mezzo nord Italia con al seguito troupe televisive nazionali, tra cui quelle di “Dalla Vostra Parte”: quella sera tra i “cittadini esasperati” che stavano davanti alle telecamere c’erano diversi naziskin di certo non di Mantova. Nel servizio girato al pomeriggio, inoltre, alle parole “nel quartiere monta la rabbia” seguivano le dichiarazioni rabbiose di due forzanovisti dell’Alto Mantovano e le parole pacate di due signore abitanti in zona.

Il 12 novembre dello stesso anno, una nuova puntata parlò del problema dell’area ex mantovavostraparteCeramica, legando direttamente degrado a immigrazione senza considerare i problemi speculativi, edilizi e politici del caso. Tra gli abitanti che chiedevano una riqualificazione della zona (abbattimento mostri incompiuti, salvataggio della struttura della ceramica e creazione di un parco) c’erano i “semplici cittadini” dello stato maggiore della Lega Nord cittadina (militanti, consigliera e pure il commissario federale in felpa verde).

 

Ieri sera stesso copione: a commentare la legge sulla legittima difesa c’era un ristretto vostraparte3manipolo di persone tra cui molti fedelissimi del politico di estrema destra Luca De Marchi. Già nei giorni precedenti girava in privato l’invito ad essere presenti alla diretta e, con sprezzo del ridicolo, il conduttore ha detto testualmente “siamo qui con dei cittadini che hanno subìto furti e violenze” dando la parola proprio al consigliere comunale che ha potuto fare un proclama contro “il governo di sinistra del Pd” (?).

In campo abbiamo forze fascio-leghiste che nascondendosi dietro la patina di “semplici cittadini” provano ad organizzare in politica le insicurezze sociali delle persone (abilmente alimentate dai media) per dirottare l’attenzione e il malessere lontano dal “manovratore”. La crisi economica, sociale e politica sta colpendo in egual modo lavoratori italiani e stranieri, i disoccupati, i pensionati etc. La guerra tra poveri che divide non su base sociale ma sull’etnia e sulla nazionalità è uno strumento di chi comanda per dormire sonni tranquilli: a questo servono le marionette che si mettono in posa per le telecamere dei talk-show serali.
Tocca a noi smascherare e respingere al mittente questi continui tentativi di dividere lo sterminato popolo che sta subendo la crisi. Tocca a noi indicare chiaramente che il nemico di cittadini e lavoratori non chiede l’elemosina, ma indossa giacca e cravatta, siede nei CDA delle S.p.a.  e nasconde i proventi dello sfruttamento e della speculazione nei paradisi fiscali. Dobbiamo essere uniti per avere la forza di rovesciare il tavolo.

 

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MANTOVA: AMMALATA DI CEMENTO E BARACCONI COMMERCIALI

frankensteinOperazione Frankenstein per innestare un supermercato sul disastro edilizio di piazzale Mondadori

La città e il territorio mantovano sono infetti da un male oscuro che passa dalle strette di mano tra politica ed economia privata e corrode la società, il lavoro e il territorio. Un tumore fatto di migliaia di alloggi sfitti, cantieri abbandonati e un numero fuori controllo di strutture commerciali.
Abbiamo denunciato in piazza, sui media e anche con azioni dirette in Consiglio Comunale l’enorme disastro di Piazzale Mondadori che ha portato alla svendita dell’autostazione nel 2005, alla follia delle pensiline passanti e alla cancellazione di centinaia di posti auto gratuiti sostituite da un parcheggio privato. Un buco nero all’interno della città che ancora oggi “sembra” non avere responsabili politici o economici, quasi fosse piovuto dal cielo. Inoltre non è ancora chiaro che fine abbiano fatto i 27 milioni di euro in prestiti che MPS ha “buttato” in quel progetto, né i rapporti tra i vertici della banca senese con Antonio Muto.
Abbiamo contrastato in prima linea i piani del centrodestra per un nuovo insediamento commerciale a Porta Cerese sulle ceneri del fallimento del vecchio “affare” Palasport – Palabam – Coopsette del centrosinistra. È chiaro a tutti che sei ipermercati, sette strutture medie e due centri commerciali sono troppi per una piccola città, senza poi contare l’hinterland; un nuovo baraccone commerciale significherebbe un colpo durissimo al  tessuto commerciale cittadino medio-piccolo necessario alla vita dei quartieri.
La proposta “Frankenstein” di paracadutare un supermercato Esselunga su piazzale Mondadori è figlia di una idea di città in svendita, ammalata di cemento e carrelli, che va combattuta con forza. Se dal Comune di Mantova arrivano rassicurazioni “entusiastiche”, noi crediamo che la toppa sia peggiore del buco: nuovo cemento commerciale in zona centrale, ulteriore traffico (anche di tir) in un punto già congestionato e l’alta probabilità che per qualche decina di posti di lavoro precari se ne polverizzino altrettanti all’interno del tessuto commerciale cittadino.

Ancora si vendono per nuove idee vecchie. Ancora una volta ai cittadini viene negata la possibilità di esprimersi sulla sorte di un’importante pezzo di città. La soluzione ai problemi di Mantova non dipende dalle offerte dell’impresa privata, bensì dalla volontà e dalle scelte politiche. Un piazzale Mondadori ripensato come spazio e come utilizzo pubblico all’interno del tessuto urbano e non come supermercato, così come la fine del modello “cemento e carrelli” degli ultimi dieci anni, rappresentano una vera opportunità di cambiamento. L’interesse pubblico, il bene comune e la partecipazione devono tornare ad indicare la via: a meno che non si considerino i cittadini che vivono e che lavorano in un territorio come semplici consumatori da abbindolare con offerte al ribasso.

Primo Maggio 2017: cinque anni in cammino, insieme

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Un pranzo popolare nella storica corte Frassinara a Roncoferraro e un lungo brindisi mentre fuori infuriava la bufera: questa la nostra festa del Primo Maggio e dei primi cinque anni di eQual. Un lustro iniziato con lo slogan “un torto fatto a uno è un torto fatto a tutti” e proseguito grazie all’impegno generoso di tante e tanti in nome della libertà, dell’uguaglianza e della giustizia sociale e ambientale.

Compiamo gli anni in una data meravigliosa, nel giorno che da più di cent’anni mette al centro i lavoratori e le lavoratrici di tutto il mondo: il Primo Maggio abbatte i confini, le religioni, le razze, ed è una festa internazionalista, strappata con la lotta, che serve a ricordare a tutti chi produce realmente la ricchezza della società. E a chi comanda questa data fa ancora paura: se il fascismo l’aveva abolita, il regime democratico cerca da anni di neutralizzarla aumentando lo sfruttamento, fomentando la guerra tra poveri e tra lavoratori, e provando a ridurla a una generica festa del “lavoro”.

Un filosofo tedesco diceva cerstehe “uno spettro si aggira per l’Europa” perché le mani che controllano il mondo economico, industriale e i burattini politici, erano e sono terrorizzate dall’idea che un popolo unito di milioni di persone possa rovesciare il loro tavolo truccato . Non c’è dunque un minuto da perdere: continuiamo ad organizzarci per pretendere il cambiamento; c’è un futuro da conquistare, insieme.

Primo Maggio eQualitario

mai2017Quest’anno il nostro primo maggio torna alle origini di condivisione e festa. A Quingentole in riva al Po, per la Festa dei Lavoratori 2017 all’insegna della tradizione e del futuro: la tradizione di un evento celebrato “come una volta”, unita al futuro di libertà, solidarietà e giustizia sociale da conquistare.

Dalle 11 ci sarà spazio per tutte le possibilità: per chi vorrà prenotarsi (*) prepareremo grigliata di carne o vegetariana (con un piccolo contributo per la spesa), per chi invece volesse aggregarsi all’ultimo e/o preferisse non delegare la “nobile arte della griglia”, sarà a disposizione la “griglia libera” con le braci mantenute ardenti per tutto il pomeriggio!

Per brindare acqua e vino (ovviamente rosso)!

In clima di condivisione, oltre alla possibilità della griglia aperta, invitiamo tutti/e a partecipare attivamente portando cibi (torte salate, dolci, etc) o bevande da condividere insieme! Ci sarà la possibilità di sedersi a tavola ma anche tanto spazio per stendere teli.

Nel pomeriggio possibilità di escursione sul fiume con la #StaffettadelPo

* – PER PRENOTARTI PER LA GRIGLIATA CONTATTACI TRAMITE LA PAGINA FB, CON UNA MAIL A GRUPPOEQUAL@GMAIL.COM OPPURE CON SMS/MESSAGGIO WA AL 3405759764.

Verso e oltre il 25 aprile

25Anche quest’anno come associazione eQual ci siamo impegnati a costruire un percorso verso e oltre il 25 aprile che vuole intrecciare la memoria storica con l’attualità dell’antifascismo. Le nostre radici affondano nel passato di una terra violentata dalla dittatura fascista e dalla guerra mentre oggi siamo chiamati ad agire in un presente “nero” in cui dalla crisi economica e della democrazia emergono nuove guerre, nazionalismo, diseguaglianze sociali e razzismo; in questo scenario l’azione violenta di squadre di burattini neonazisti, troppo spesso tollerata dalle istituzioni, rappresenta solamente la punta dell’iceberg. Gli insegnamenti del passato e la storia delle resistenze di ogni epoca sono luci che ci guidano nel buio e ci indicano la via da seguire per costruire democrazia e giustizia sociale.

★ Dal 21 al 25 aprile a Pegognaga insieme al Comune e alla locale sezione Anpi, e in collaborazione con altre realtà associative come Arci, abbiamo pensato, studiato e organizzato un percorso virtuoso di cultura antifascista per capire meglio le connessioni tra passato e presente. Saranno le “cinque giornate di Pegognaga” con un ricco calendario di eventi di cui segnaliamo due appuntamenti in particolare:

– Venerdì 21 ore 21.00, presso il Centro Culturale Livia Bottardi Milani, piazza V. Veneto
“If Only I Were That Warrior – Se quel guerrier io fossi” di Valerio Ciriaci: i crimini di guerra commessi durante l’occupazione italiana in Etiopia dal 1935.
Proiezione del docufilm e dialogo con lo storico Mauro Canali.

– Domenica 23 ore 16.00 presso il Bocciodromo, via Curiel 38
Nuove destre, vecchie storie: la lotta al neofascismo oggi. Analisi giuridica, cronaca quotidiana e appunti di militanza per delineare percorsi di contrasto ai neofascismi.
Tavola rotonda e dibattito.
★ Il 25 aprile saremo  in piazza per festeggiare con orgoglio Festa della Liberazione e invitiamo tutti/e a partecipare alle iniziative:

– a Mantova ore 9.30, per la manifestazione istituzionale ai Giardini della Resistenza in viale Piave
– a San Giorgio ore 10:45, davanti al Centro culturale all’inizio di via XXV Aprile, manifestazione auto-organizzata dai cittadini e attivisti di San Giorgio per celebrare e attualizzare i valori della Resistenza e della Costituzione.
– a San Benedetto Po ore 11.00 per partecipare tutti/e insieme alle celebrazioni in piazza Marconi

★ Venerdì 28 aprile, Arci Primo Maggio a San Benedetto Po, dalle 19:45 cena con ricette “partigiane”, dalle 21:00 presentazione del libro: Partigiani a tavola. Storie di cibo resistente e ricette di libertà  scritto da  Lorena Carrara  e Elisabetta Salvini. Dalle 22:30 concerto dei Cabrera.

PALACRACK: LO SPORT DELLE GESTIONI PRIVATE E DEL CEMENTO

palacrackA Mantova si continua a finanziare il Palabam a gestione privata che guadagna con eventi e concerti, mentre si cementifica in periferia per costruire un palasport con soldi pubblici: meglio gestire Palabam con una azienda speciale pubblica a vocazione sportiva e fermare la cementificazione.

Il Comune di Mantova non interrompe il circolo vizioso del mostro Palabam, non ne rimette la gestione in mano realmente pubblica, né recede dall’idea di piazzare un cubo di cemento nel quartiere fantasma di Borgonovo; anzi, aumenta il sostegno pubblico all’impresa privata e rilancia l’idea di una “capitale dello sport” per il 2019.

Come per il quartiere abbandonato di Borgochiesanuova, i garage di Due Pini, l’affare Palasport/coop di Porta Cerese e tanto altro, riaffiorano continuamente i guasti di un passato amministrativo di cui è erede diretta la coppia Palazzi-Buvoli. Dal faraonico project financing di nove milioni di euro di dodici anni fa per costruire il Palabam e “dare una opportunità a tutte le società sportive” siamo arrivati oggi a una struttura a gestione privata in perdita che per sostenersi organizza in larga parte festival musicali e fiere di settore. L’anno scorso, in occasione dell’ennesima iniezione di soldi pubblici per salvare il Palabam, lanciammo la proposta di rescindere il contratto dai gestori privati per affidarlo ad una azienda speciale realmente pubblica e trasparente che si occupi della parte sportiva affinché la struttura ritorni ad essere realmente al servizio dei cittadini. Era una proposta di buonsenso utile anche a smontare la paventata “necessità” di una ulteriore struttura sportiva, una nuova cementificazione a Borgochiesanuova che il Comune, con formule magiche svuotate di significato come “riqualificazione del quartiere” e “partecipazione dei cittadini”, intende costruire in periferia. Nel quartiere fantasma di Borgonovo, 2000 metri quadrati di giardini e terreno incolto verranno cementificati per “dare una casa allo sport mantovano”, lo stesso slogan usato nel 2004 per il Palabam.

Il centrosinistra in via Roma conferma e prolunga il contratto con la gestione privata, aiutandolo con un imponente sostegno pubblico e sostenendo il progetto di aumentare gli eventi fieristici, il tutto mentre prosegue l’operazione palasport a Borgochiesanuova con in più la beffa di candidare Mantova a “Capitale dello sport 2019”. Lo sport delle gestioni private e delle colate di cemento è storia vecchia: è l’idea di una città e di un territorio in svendita che i mantovani hanno già vissuto e che va combattuta con forza.

31.3 – Diritti al lavoro

fana★ D I R I TT I AL L A V O R O
Basta precarietà: combattiamo chi distrugge il lavoro!

★ VENERDì 31 MARZO a Mantova, P.zza S. Leonardo 1 (Sala delle Cappuccine)

con MARTA FANA
Dottore di ricerca in economia all’Istituto di studi politici di Parigi
e ALESSANDRO PAGANO
segretario regionale FIOM Lombardia
– modera l’incontro Igor Cipollina, giornalista Gazzetta di Mantova.

★ Non ci sono narrazioni che tengano: il Jobs Act ha fallito. A pagare sono stati i cittadini, lavoratori e disoccupati: prima con la perdita di diritti e garanzie, poi con i soldi pubblici (circa 20 miliardi di euro) regalati alle imprese che delocalizzano e sfruttano, fondi “rubati” a sanità, servizi e pensioni. I responsabili sono gli stessi politicanti che ogni giorno provano a metterci gli uni contro gli altri, a convincerci ad essere flessibili e a lavorare “a gratis”. Tagliano diritti e tutele e poi cercano di imporci il ricatto del lavoro contro salute e tutela ambientale. La nostra pazienza è finita ormai da un pezzo.

C’è chi dice no: in tutta Italia ci sono centinaia di vertenze, scioperi e mobilitazioni. E’ necessario far crescere questa resistenza collettiva. Non è un caso che al Governo stiano tentando di “disinnescare” il referendum su voucher e appalti: vogliono evitare che diventino un altro simbolo di questo sistema ingiusto da abbattere. Il passo indietro del Governo è un inizio, ma non basta.

Vogliamo l’abolizione del Jobs Act e il ripristino dell’articolo 18 per tutti/e, vogliamo un grande piano di investimenti pubblici che crei lavoro e migliori i servizi essenziali come sanità, istruzione e mobilità. Contro il ricatto di precarietà e disoccupazione, vogliamo che il lavoro sia ripartito tra tutti e con salari adeguati. Vogliamo uno Stato che stia dalla parte dei cittadini e dei lavoratori e non a braccetto con affaristi, speculatori e sfruttatori. Vogliamo democrazia e vogliamo giustizia sociale! Vogliamo mobilitarci e lottare per attuare un processo di decisione popolare sulle politiche lavorative del governo. Basta con le riforme calate dall’alto!

Associazione eQual

Oltre 600 manifestanti No Inceneritore a Mantova

17342955_1452068908168760_8900611523957149364_nQuesta mattina abbiamo partecipato alla grande manifestazione cittadina contro al nuovo inceneritore della cartiera Burgo. Insieme a oltre 600 partecipanti abbiamo gridato “No ai ricatti su Lavoro e Ambiente”: vogliamo una politica con le idee chiare che sappia dire no ai ricatti e che persegua con tutti i mezzi necessari la giustizia ambientale che è strettamente legata alla giustizia sociale: non esiste nessun conflitto lavoro-ambiente laddove la politica si dimostra capace di indirizzare l’attività economica affinché essa non si svolga “in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”, così come affermato dall’articolo 41 della Costituzione.

No ai ricatti, per la giustizia sociale e ambientale

18marzo

NO INCENERITORE A MANTOVA
il 18 marzo in piazza per la giustizia sociale e ambientale

«…Per noi lottare contro bassi salari, licenziamenti e sfruttamento dei lavoratori è sullo stesso identico piano della lotta contro chi scarica i costi di produzione sulla collettività sottoforma di inquinamento. […] Se nel 2016 dobbiamo ancora pensare a come smaltire la produzione di rifiuti è perché quell’incenerimento diventa per l’industriale una forma di guadagno nel business dei rifiuti.».

Così scrivevamo sul caso Burgo-Progest nel luglio 2016 e da allora la nostra posizione non è cambiata. Il peccato originale della vicenda sta nell’atteggiamento tenuto dalle istituzioni. Abbiamo visto una politica che è diventata semplice passacarte di interessi privati rinunciando al proprio ruolo di tutela della salute dei cittadini e di indirizzo e guida delle iniziative economiche sul proprio territorio. Un modo di fare che sul piano ambientale ha portato negli anni a veri e propri disastri.

Il caso Pro Gest-ex Burgo è emblematico: dagli “strani” contatti della Provincia con il gruppo ProGest si è passati ad amministratori vecchi e nuovi troppo impegnati a rimpallarsi responsabilità piuttosto che aprire un dibattito ampio e serio con la cittadinanza e la proprietà per per trovare tutte le vie possibili per non riattivare un inceneritore in una situazione ambientale già pesantemente compromessa. Perché diciamoci la verità: un sistema produttivo basato sulla combustione dei rifiuti (ancor di più se residui plastici) è un sistema obsoleto e una politica istituzionale con le idee chiare dovrebbe avere la forza di respingerlo senza esitazione. L’alternativa la conosciamo tutti: si autorizzano impianti dannosi per la salute e ci ritroviamo “capitale delle cardiopatie infantili” (cit. Gazzetta di Mantova del 27/9/16). I nostri figli, i nostri amici, i nostri genitori si ammalano e di certo non ci consola il fatto che siano malattie “a norma di legge”.

Anche se il TAR dovesse annullare la decisione con cui la Provincia di Mantova ha concesso a ProGest tutto ciò che aveva chiesto (compresa la possibilità di poter bruciare gli scarti da altri 22 siti, scarti la cui composizione è tutt’ora incerta) e si procedesse alla Valutazione di Impatto Ambientale, la partecipazione della cittadinanza verrebbe relegata a mero sfondo e non verrebbe messa in discussione l’”opzione zero”: fare tutto ciò che è necessario per evitare il nuovo inceneritore. Tra l’altro la procura sta indagando sui dati forniti da ProGest alla Provincia per l’iter di approvazione del nuovo impianto: secondo l’esposto presentato dall’ing. Paolo Rabitti, questi sarebbero inesatti e avrebbero viziato l’intero procedimento. Un altro esposto è stato depositato dall’ex consigliere Sergio Ciliegi, che denuncia irregolarità nel procedimento della voltura con la quale la Provincia ha trasferito l’AIA dalla Burgo al progetto ProGest senza passare dalla VIA.

In questi mesi abbiamo seguito attentamente l’evolversi della vicenda e crediamo che tutti dovrebbero ringraziare in modo particolare i cittadini che si sono impegnati per fare i ricorsi e per tenere vivo il dibattito e le persone come l’ing. Paolo Rabitti che si sono impegnate per analizzare tecnicamente i dati mettendoli poi a disposizione dell’opinione pubblica. Il 18 marzo è stata indetta una manifestazione per dire no all’inceneritore, una manifestazione alla quale abbiamo deciso come eQual di partecipare con convinzione.

Vogliamo una politica con le idee chiare che sappia dire no ai ricatti e che persegua con tutti i mezzi necessari la giustizia ambientale che è strettamente legata alla giustizia sociale: non esiste nessun conflitto lavoro-ambiente laddove la politica si dimostra capace di indirizzare l’attività economica affinché essa non si svolga “in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”, così come affermato dall’articolo 41 della Costituzione.

 

L’8 marzo e le maledette discriminazioni sul lavoro

Nel 1908 una conferenza tenuta dal Partito socialista di Chicago prese il nome di “Woman’s day” e al suo interno si discusse dello sfruttamento compiuto dagli industriali ai danni delle operaie costrette a salari da fame e orari di lavoro massacranti, vittime di discriminazioni sessuali ed escluse dal diritto di vot. Nel 1910 l’Internazionale socialista riunita a Copenaghen decise di istituire una giornata alla fine di febbraio dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne. Nel 1917, durante la prima guerra mondiale e in risposta a due milioni di soldati russi morti in guerra, le donne russe scioperarono richiedendo “pane e pace”. Nonostante l’opposizione dei leader politici le donne non si fermarono. Il resto è storia: quattro giorni dopo lo Zar fu costretto ad abdicare ed il governo provvisorio concesse alle donne il diritto di voto. Quella storica domenica cadeva il 23 febbraio del calendario giuliano allora in uso in Russia, corrispondente all’8 marzo del calendario gregoriano. La connotazione fortemente politica e antimilitarista della Giornata della donna, contribuì alla perdita della memoria storica delle reali origini della manifestazione.

Oggi, nonostante il tempo trascorso e l’evoluzione del ruolo delle donne nell’ambito della partecipazione sociale, lavorativa e politica, resta ancora molta strada da fare. Nel mondo del lavoro, nonostante la crisi abbia paradossalmente ridotto il divario di genere (nel periodo 2007/2014 il tasso di occupazione maschile è passato dal 70% al 64% mentre quello femminile si è mantenuto più o meno stabile dal 46,6% pre-crisi al 46,2%), le condizioni delle lavoratrici restano peggiori di quelle dei lavoratori per salario, sottoccupazione e sovra-istruzione. Nessun miglioramento del lavoro delle donne, semplicemente la condizione di lavoro maschile peggiora più di quella femminile. Il Global gender gap report del World Economic Forum che misura il divario di genere nel mondo piazza l’Italia al 41esimo posto su 145 paesi. E se guardiamo alle opportunità economiche delle donne, solo Turchia e Malta fanno peggio di noi in Europa.

Una italiana in media guadagna 0,47 centesimi per ogni euro guadagnato da un uomo. Una donna su quattro lascia il lavoro quando aspetta un figlio, In Italia dopo la maternità continuano a lavorare solo 43 donne su 100. Le donne più degli uomini sono relegate nello svolgimento di lavori con contratti precari e con part-time spesso involontari. Combattono con la discontinuità lavorativa, a causa della difficile conciliazione tra lavoro e famiglia, che si traduce spesso in una scelta dolorosa fra lavoro e famiglia, e che si riflette negativamente anche nell’età pensionabile, con pensioni più basse del 40% rispetto a quelle degli uomini.

Si regalano ancora le mimose ma si dimentica che queste erano considerate “sovversive” in quanto simbolo di lotta operaia femminile; nell’immediato dopoguerra le donne venivano arrestate e incarcerate per un gesto che oggi appare “banale” agli occhi di certa intellighenzia progressista e un modo furbo di cercare consenso per forze politiche che con l’emancipazione della donna non hanno nulla a che spartire. Possiamo continuare a “dirlo con un fiore”, certo, senza dimenticare che una società iniqua che ancora discrimina le donne dal punto di vista sociale e lavorativo, è una società che va rovesciata a partire dalle fondamenta.