No ai ricatti, per la giustizia sociale e ambientale

18marzo

NO INCENERITORE A MANTOVA
il 18 marzo in piazza per la giustizia sociale e ambientale

«…Per noi lottare contro bassi salari, licenziamenti e sfruttamento dei lavoratori è sullo stesso identico piano della lotta contro chi scarica i costi di produzione sulla collettività sottoforma di inquinamento. […] Se nel 2016 dobbiamo ancora pensare a come smaltire la produzione di rifiuti è perché quell’incenerimento diventa per l’industriale una forma di guadagno nel business dei rifiuti.».

Così scrivevamo sul caso Burgo-Progest nel luglio 2016 e da allora la nostra posizione non è cambiata. Il peccato originale della vicenda sta nell’atteggiamento tenuto dalle istituzioni. Abbiamo visto una politica che è diventata semplice passacarte di interessi privati rinunciando al proprio ruolo di tutela della salute dei cittadini e di indirizzo e guida delle iniziative economiche sul proprio territorio. Un modo di fare che sul piano ambientale ha portato negli anni a veri e propri disastri.

Il caso Pro Gest-ex Burgo è emblematico: dagli “strani” contatti della Provincia con il gruppo ProGest si è passati ad amministratori vecchi e nuovi troppo impegnati a rimpallarsi responsabilità piuttosto che aprire un dibattito ampio e serio con la cittadinanza e la proprietà per per trovare tutte le vie possibili per non riattivare un inceneritore in una situazione ambientale già pesantemente compromessa. Perché diciamoci la verità: un sistema produttivo basato sulla combustione dei rifiuti (ancor di più se residui plastici) è un sistema obsoleto e una politica istituzionale con le idee chiare dovrebbe avere la forza di respingerlo senza esitazione. L’alternativa la conosciamo tutti: si autorizzano impianti dannosi per la salute e ci ritroviamo “capitale delle cardiopatie infantili” (cit. Gazzetta di Mantova del 27/9/16). I nostri figli, i nostri amici, i nostri genitori si ammalano e di certo non ci consola il fatto che siano malattie “a norma di legge”.

Anche se il TAR dovesse annullare la decisione con cui la Provincia di Mantova ha concesso a ProGest tutto ciò che aveva chiesto (compresa la possibilità di poter bruciare gli scarti da altri 22 siti, scarti la cui composizione è tutt’ora incerta) e si procedesse alla Valutazione di Impatto Ambientale, la partecipazione della cittadinanza verrebbe relegata a mero sfondo e non verrebbe messa in discussione l’”opzione zero”: fare tutto ciò che è necessario per evitare il nuovo inceneritore. Tra l’altro la procura sta indagando sui dati forniti da ProGest alla Provincia per l’iter di approvazione del nuovo impianto: secondo l’esposto presentato dall’ing. Paolo Rabitti, questi sarebbero inesatti e avrebbero viziato l’intero procedimento. Un altro esposto è stato depositato dall’ex consigliere Sergio Ciliegi, che denuncia irregolarità nel procedimento della voltura con la quale la Provincia ha trasferito l’AIA dalla Burgo al progetto ProGest senza passare dalla VIA.

In questi mesi abbiamo seguito attentamente l’evolversi della vicenda e crediamo che tutti dovrebbero ringraziare in modo particolare i cittadini che si sono impegnati per fare i ricorsi e per tenere vivo il dibattito e le persone come l’ing. Paolo Rabitti che si sono impegnate per analizzare tecnicamente i dati mettendoli poi a disposizione dell’opinione pubblica. Il 18 marzo è stata indetta una manifestazione per dire no all’inceneritore, una manifestazione alla quale abbiamo deciso come eQual di partecipare con convinzione.

Vogliamo una politica con le idee chiare che sappia dire no ai ricatti e che persegua con tutti i mezzi necessari la giustizia ambientale che è strettamente legata alla giustizia sociale: non esiste nessun conflitto lavoro-ambiente laddove la politica si dimostra capace di indirizzare l’attività economica affinché essa non si svolga “in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”, così come affermato dall’articolo 41 della Costituzione.

 

L’8 marzo e le maledette discriminazioni sul lavoro

Nel 1908 una conferenza tenuta dal Partito socialista di Chicago prese il nome di “Woman’s day” e al suo interno si discusse dello sfruttamento compiuto dagli industriali ai danni delle operaie costrette a salari da fame e orari di lavoro massacranti, vittime di discriminazioni sessuali ed escluse dal diritto di vot. Nel 1910 l’Internazionale socialista riunita a Copenaghen decise di istituire una giornata alla fine di febbraio dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne. Nel 1917, durante la prima guerra mondiale e in risposta a due milioni di soldati russi morti in guerra, le donne russe scioperarono richiedendo “pane e pace”. Nonostante l’opposizione dei leader politici le donne non si fermarono. Il resto è storia: quattro giorni dopo lo Zar fu costretto ad abdicare ed il governo provvisorio concesse alle donne il diritto di voto. Quella storica domenica cadeva il 23 febbraio del calendario giuliano allora in uso in Russia, corrispondente all’8 marzo del calendario gregoriano. La connotazione fortemente politica e antimilitarista della Giornata della donna, contribuì alla perdita della memoria storica delle reali origini della manifestazione.

Oggi, nonostante il tempo trascorso e l’evoluzione del ruolo delle donne nell’ambito della partecipazione sociale, lavorativa e politica, resta ancora molta strada da fare. Nel mondo del lavoro, nonostante la crisi abbia paradossalmente ridotto il divario di genere (nel periodo 2007/2014 il tasso di occupazione maschile è passato dal 70% al 64% mentre quello femminile si è mantenuto più o meno stabile dal 46,6% pre-crisi al 46,2%), le condizioni delle lavoratrici restano peggiori di quelle dei lavoratori per salario, sottoccupazione e sovra-istruzione. Nessun miglioramento del lavoro delle donne, semplicemente la condizione di lavoro maschile peggiora più di quella femminile. Il Global gender gap report del World Economic Forum che misura il divario di genere nel mondo piazza l’Italia al 41esimo posto su 145 paesi. E se guardiamo alle opportunità economiche delle donne, solo Turchia e Malta fanno peggio di noi in Europa.

Una italiana in media guadagna 0,47 centesimi per ogni euro guadagnato da un uomo. Una donna su quattro lascia il lavoro quando aspetta un figlio, In Italia dopo la maternità continuano a lavorare solo 43 donne su 100. Le donne più degli uomini sono relegate nello svolgimento di lavori con contratti precari e con part-time spesso involontari. Combattono con la discontinuità lavorativa, a causa della difficile conciliazione tra lavoro e famiglia, che si traduce spesso in una scelta dolorosa fra lavoro e famiglia, e che si riflette negativamente anche nell’età pensionabile, con pensioni più basse del 40% rispetto a quelle degli uomini.

Si regalano ancora le mimose ma si dimentica che queste erano considerate “sovversive” in quanto simbolo di lotta operaia femminile; nell’immediato dopoguerra le donne venivano arrestate e incarcerate per un gesto che oggi appare “banale” agli occhi di certa intellighenzia progressista e un modo furbo di cercare consenso per forze politiche che con l’emancipazione della donna non hanno nulla a che spartire. Possiamo continuare a “dirlo con un fiore”, certo, senza dimenticare che una società iniqua che ancora discrimina le donne dal punto di vista sociale e lavorativo, è una società che va rovesciata a partire dalle fondamenta.

11.3 | RICE UP #3 – Cena sociale di eQual

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Sabato 11 marzo
presso Centro “Pertini”
via P. Togliatti – San Giorgio di Mantova.

R I C E  U P ! #3
“La rivoluzione parte anche dalla tavola”
(dalle ore 20)

Per la prenotazione scrivi a gruppoequal@gmail.com, o alla pagina di eQual o un sms/wa a 3405759764

➟ L’associazione eQual invita tutti/e i sostenitori ad una serata sociale all’insegna della buona cucina. Ci ritroveremo a San Giorgio di Mantova ospiti della struttura del Centro “Pertini”: lo stare insieme in modo conviviale ed il gustare prodotti a basso sfruttamento del terreno e di chi lavora, slegati dalle grandi catene dell’industria alimentare, rappresentano un modo concreto per proseguire nella costruzione di una alternativa sociale e di condivisione e non solo politica.

Quest’anno eQual compie cinque anni, un lungo periodo di impegno per rimettere al centro solidarietà, diritti e uguaglianza. Questa terza edizione di “RICE UP!” sarà quindi l’occasione per iniziare a festeggiare insieme questo traguardo (il “compleanno” cade il 1° Maggio) e allo stesso tempo per sostenere economicamente l’associazione in vista delle prossime battaglie e attività.

Menù: gli agrumi di SOS Rosarno, acquistati tramite il progetto GAS Il filo di Paglia, saranno i protagonisti della serata con vari utilizzi all’interno dei piatti. Ampio spazio sarà dedicato a piatti vegani e vegetariani. (Su segnalazione, anche per celiaci e/ o per chi soffre di intolleranze particolari). Il menù comprende antipasto + 2 primi + 2 secondi + contorni + 2 dolci; bevande incluse. A breve pubblicheremo il dettaglio del menù

Contributo minimo:
[16 euro intero], [12 euro ridotto (studenti e disoccupati)]
(non è richiesta alcuna tessera)

Per aiutarci nell’organizzazione è raccomandabile e molto gradita la prenotazione via mail (gruppoequal@gmail.com), con messaggio privato alla pagina fb di eQual o con un sms/wa al 3405759764.

 

MANTOVA: LAVORO SOTTOPAGATO TRAVESTITO DA “STAGE”

MANTOVA: LAistitutVORO SOTTOPAGATO TRAVESTITO DA “STAGE”
in via Roma si riesuma una formula regionale che “istituzionalizza” la precarietà

Quando il Comune di Mantova ha annunciato progetti di politiche attive del lavoro abbiamo subito avanzato proposte precise per evitare che si ripetessero i fallimenti del passato, frutto di scelte che hanno puntano all’aumento della precarietà e del lavoro sottopagato. Purtroppo siamo rimasti inascoltati.

Le politiche attive del lavoro degli ultimi anni stanno rendendo sempre più strutturale la precarietà, plasmando la persona per abbatterne le aspettative e i diritti, e renderla merce a basso costo con lavori sottopagati e “freejob”. La disoccupazione sul territorio mantovano, al netto delle statistiche che definiscono occupato chi lavora per pochi voucher a settimana, ha ormai superato il 10% con una crescita preoccupante della fascia tra i 24 e i 34 anni. Oggi molte, troppe realtà imprenditoriali offrono “stage” per poche centinaia di euro e senza tutele. Invece di una proposta radicalmente alternativa, il Comune di Mantova importa il format già visto con “Garanzia Giovani” che, dietro alla formula del “tirocinio formativo”, nasconde altre storie di lavoro sottopagato.

Della “paghetta” mensile di 500 euro prevista per i tirocinanti, 200 euro li metterà la Regione e 300 l’ente Comunale: con questo sistema il privato potrà contare su lavoro a costo zero per 4/6 mesi pagato esclusivamente con i soldi dei contribuenti. Tutto questo per creare “occupabilità” e non occupazione reale: l’amministrazione ha già messo le mani avanti abbassando le stime sui risultati previsti per i 130 tirocinanti. Dopo i contratti precari, i voucher, gli studenti in alternanza scuola-lavoro, gli stage con (o senza) il rimborso spese e Garanzia Giovani, ora si aggiungo i “tirocini” del Comune: perché mai un imprenditore dovrebbe assumere qualcuno/a con un contratto equo quando può contare su tutte queste possibilità di assumere manodopera a basso (o bassissimo) costo? Chi ha più di 29 anni o non rientra in questi “programmi” si ritrova a dover competere in un mercato del lavoro stagnante e che obbliga a dover barattare i diritti per paghe al ribasso.

Oggi la precarietà dilaga e diventa sfruttamento dove c’è un bisogno disperato di lavoro; per questo da una amministrazione di centrosinistra sarebbe stato lecito aspettarsi qualcosa di diverso rispetto all’esistente: una paga più consistente per il giovane lavoratore (anche oltre i 29 anni), senza offrire manodopera a costo zero alle aziende, unitamente ad un progetto di ampio respiro per garantire l’occupazione. Con questi “tirocini formativi”, purtroppo, assistiamo invece ad una pericolosa istituzionalizzazione della precarietà.

CAMBIARE IL NOME DI UNA VIA DEDICATA AD UN CRIMINALE DI GUERRA

italianibravagentefoibeCAMBIARE IL NOME DI UNA VIA DEDICATA AD UN CRIMINALE DI GUERRA
Sosteniamo la proposta dell’Anpi per riflettere sulle atrocità colonialiste del fascismo

L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia della Provincia di Mantova ha inoltrato una richiesta al Sindaco del capoluogo perché venga tolta l’intitolazione di una via al generale Pietro Maletti, morto in combattimento sul fronte libico nel corso della seconda guerra mondiale; come eQual appoggiamo questa proposta, in quanto occasione per non dimenticare la ferocia del fascismo colonizzatore.

Maletti fu stretto collaboratore del generale assassino Graziani ed ebbe un ruolo attivo nella direzione della strage di Debra Libanos in cui le truppe fasciste sterminarono i sacerdoti della chiesa cristiana copta. La condotta delle truppe dell’Italia fascista fu caratterizzata da atroci crimini di guerra; successe nelle guerre coloniali in Africa, in cui per creare un impero di cartapesta si pianificarono ed attuarono stermini di massa contro i civili e contro i ribelli che non volevano sottomettersi. Fu ancora peggio nei balcani: la colonizzazione di Istria e Dalmazia, con migliaia di slavi cacciati dalle loro case e dalle loro terre negli anni Venti, vide il fascismo imporsi con l’annientamento della cultura, della lingua e della storia delle popolazioni autoctone. E poi da lì l’invasione della Jugoslavia durante la guerra, al fianco delle truppe naziste e delle bestie Ustascia: incendi, bombardamenti, campi di concentramento, rappresaglie anti-partigiane, stupri e teste mozzate, proprio come come oggi fa l’Isis.

Diversamente da altri paesi europei, all’elaborazione critica del passato fascista, in Italia è stato sostituito un generale processo di rimozione e autoassoluzione, coniugato sul falso mito del “buon italiano”. Oggi, addirittura, con un forte lavoro di propaganda si tenta di far passare i carnefici in camicia nera e i loro collaborazionisti come improbabili “vittime”. Le amnesìe sui crimini di guerra e la tolleranza sui gruppi neofascisti fin dalla nascita della Repubblica sono stati un ostacolo sullo sviluppo democratico della società italiana e, ancora oggi, lasciano spazio al revisionismo storico e alla presenza di movimenti che si rifanno direttamente al ventennio fascista.

BASTA IPOCRISIE: IL 40% DI DISOCCUPAZIONE GIOVANILE È UN CRIMINE

BASTA IPOCRISIE: IL 40% 40percentoDI DISOCCUPAZIONE GIOVANILE È UN CRIMINE
Il suicidio del 22enne senza lavoro rappresenta il malessere di una generazione derubata

Abbiamo letto tutte e tutti la notizia del giovane ventiduenne che ha scelto di togliersi la vita dopo mesi passati a cercare inutilmente un lavoro. Questa morte parla del paese reale che vede il futuro sgretolarsi, un diktat finanziario alla volta. Basta ipocrisie: è necessario agire prima che ci ammazzino tutti.

Le cronache politiche ci parlano ogni giorno di un sistema corrotto e ingiusto dove la diseguaglianza è diventata legge. Le destre per una manciata di voti in più gonfiano odio xenofobo contro gli ultimi, mentre il centro-sinistra pensa a come ritrovare le poltrone e salvare le banche degli amici. Eccola la favola di Renzi che raccontava la “bellezza” del jobs act e il suo sogno di arrivare al 40%: ci è arrivato con la disoccupazione giovanile, altro che voti. Oltre i confini gli squali dell’Unione Europea impongono altra austerity quando ormai il treno della globalizzazione si è già schiantato arricchendo pochi e lasciando nella miseria il grosso della popolazione.

Fuori da ogni teatrino televisivo o narrazione allucinata, questa è la realtà che va avanti da anni: il suicidio del giovane disoccupato è un crimine commesso dalla vecchia politica e dall’economia. Nel mantovano la disoccupazione ha superato il 9% con un peggioramento netto nella fascia tra i 24 e i 35 anni. Diciamo basta alla retorica del lavoro sottopagato sotto forma di “stage formativi” e del “bisogna accontentarsi anche delle briciole”. Diciamo basta anche alla narrazione del “basta crederci” o aprire una moderna “startup” per far arrivare soldi e successo: questo falso sogno è un incubo per milioni di lavoratori.

Non vogliamo più piangere morti suicidi per la crisi, né doverci accontentare delle briciole di sfruttamento o di vivere a voucher. Uniamoci, organizziamoci per resistere e ribaltare un tavolo truccato dove si continua a scommettere e speculare sulle nostre vite.

Assemblea associazione eQual – 9 febbraio

 

9feb

ASSEMBLEA ASSOCIAZIONE EQUAL

Giovedì 9 febbraio, ore 21.00
Via Facciotto 3 – Sala civica (Te Brunetti – Mantova)

Prima dell’inizio dell’assemblea sarà possibile aderire all’associazione con la tessera 2017. E’ possibile iscriversi on-lineutilizzando questo modulohttp://bit.ly/2jNM4c8

eQual invita tutti gli iscritti, i sostenitori e gli attivisti all’assemblea generale di giovedì 9 febbraio per confrontarsi insieme sul presente e sul futuro dell’associazione. Durante l’assemblea interverranno esponenti di associazioni e sindacati impegnati sul territorio e ci sarà spazio per l’analisi politica, dal livello cittadino ai referendum sul lavoro passando per la situazione nazionale. Dopo il dibattito aperto a tutti/e, l’assemblea si concluderà con la votazione del “gruppo operativo”, organo aperto a tutti/e coloro i quali vogliono prendersi la responsabilità di rendere continuativa e costante l’azione dell’associazione.

L’assemblea del 9 febbraio fa parte di un ampio percorso costituente per rendere sempre più efficace, partecipata e condivisa l’azione politica di eQual.

Il cambiamento e l’alternativa necessari non ammettono scorciatoie o illusioni: si costruiscono innanzitutto nei quartieri, nelle mille contraddizioni di questa città e di questo paese, sui posti di lavoro, nella partecipazione delle persone e nel serio lavoro politico quotidiano. Per questo occorre sempre di più fare la nostra parte per essere sempre più preparati nelle nostre rivendicazioni, sempre più capaci di far circolare idee diverse, sempre più capaci di darci forme organizzative stabili e durature.

Se la normalità in cui viviamo è così tragica, noi saremo pure pazzi, ma di certo siamo convinti di riuscire, tutti e tutte insieme, a rivoluzionare questa città, questo paese, questo mondo!


Associazione eQual

SOLIDARITY MUSIC FEST: VINCE LA SOLIDARIETÀ

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Grande partecipazione alla serata di raccolta fondi per le Brigate di Solidarietà Attiva

Successo per la serata organizzata dall’Associazione eQual in collaborazione con il circolo Arci Virgilio. Davanti alle immagini del terremoto e dell’emergenza neve, siamo stati tutti colpiti dalla devastazione e dai segnali di uno Stato allo sbando che da anni taglia, privatizza e cancella tutto ciò che non rientra nei “parametri di mercato” abbandonando all’isolamento e/o alla speculazione le zone più periferiche delle città e dei territori.

Tra le forze migliori che emergono nei periodi di maggiore crisi ci sono gruppi autorganizzati che praticano la solidarietà in senso democratico: per questo abbiamo organizzato una serata di raccolta fondi per sostenere le Brigate di Solidarietà Attiva – Terremoto Centro Italia, attive nelle zone martoriate dalle calamità naturali e dalla crisi economica, sperimentando una gestione dell’emergenza basata sul protagonismo delle popolazioni, coesione sociale e mutuo soccorso.

Una serata che ha coniugato l’impegno socio-politico con l’aggregazione sociale e con lo stare insieme a ritmo di blues-rock, mettendoci anche una buona dose di convivialità culinaria. È stato un successo per il quale ringraziamo tutte e tutti i partecipanti, Arci Virgilio Club, il gruppo operativo cucina, il forno La bottega di Gaia che ci ha offerto alcuni suoi prodotti e le band “Soul of a Man” e il “Trio Loski” che hanno accettato di suonare per beneficenza sostenendo questa importante causa.

Mentre in giro regnano diseguaglianze ed individualismo e ci sono sciacalli con (e senza) i doposci che speculano sulle tragedie, noi scegliamo di andare controvento costruendo partecipazione e solidarietà attiva.

Uniti siamo tutto!

 

Solidarity Music Fest per le BSA

solidaritybluesfestwebIl 5 FEBBRAIO: SOLIDARITY MUSIC FEST
Concerto di raccolta fondi a Mantova, @ Arci Virgilio per il terremoto e l’emergenza neve

Apertura circolo ore 19 con aperitivo a buffet
Dalle 20 live music con:
★ SOUL OF A MAN (Blues rock)
★ TRIO LOSKI (Rock’n’roll / R&B)

Associazione eQual e Arci Virgilio Club scelgono di sostenere le Brigate di Solidarietà Attiva – Terremoto Centro Italia che praticano nel concreto un’idea solidale che è allo stesso tempo protezione civile, coesione sociale e mutuo soccorso.

Le immagini del terremoto e della nevicata che hanno flagellato il Centro Italia si accompagnano al disastro di uno Stato corrotto e allo sbando. Abbiamo visto le donne e gli uomini del volontariato e i lavoratori dei corpi di Stato come Protezione Civile e Vigili del Fuoco darsi da fare per salvare le vite di donne, uomini e animali. Tra le forze migliori che emergono nei periodi di maggiore crisi ci sono gruppi autorganizzati che praticano la solidarietà in senso democratico.

Il 5 febbraio il concerto Solidarity Music Fest raccoglierà fondi da destinare alle BSA che da mesi sono attive nel Centro Italia nelle zone martoriate dalle calamità naturali. Il circolo aprirà alle ore 19 con un aperitivo a buffet: dalle 20 per sostenere l’evento suoneranno i giovanissimi “Soul of a Man” ed il “Trio Loski”.

Ingresso con tessera Arci a sottoscrizione (minima) di 5 euro.

La posta ancora in gioco

postagiocoNon bastano le proteste delle Istituzioni per “mitigare” gli effetti della privatizzazione di Poste Italiane

Su invito del presidente della Provincia Beniamino Morselli, 21 sindaci mantovani si sono incontrati per protestare contro l’ennesimo taglio del servizio di Poste Italiane, cercando anche di “posticiparne” effetti come la consegna della posta a giorni alterni, ma senza mettere in discussione la strategia privatizzatrice.

Nel Mantovano c’è già stato un 33% di tagli a carico dei lavoratori delle Poste e, con la nuova “ristrutturazione” dei 235 portalettere attualmente in servizio, ne rimarranno 177. Il nuovo corso di Poste Italiane Spa (con lo Stato Italiano come maggiore azionista) in pochi anni ha eliminato metà dei suoi dipendenti.

Se il percorso di privatizzazione procede lentamente, quello formale viaggia speditamente: la quotazione in borsa e le continue “ristrutturazioni aziendali” creano le condizioni di un disastro che ricade come sempre sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori delle poste e su tutti gli utenti che si trovano ad avere un servizio sempre meno di qualità e puntuale. Il modello del profitto, dell’obbedienza alle leggi del mercato è una trappola in cui sono cadute ferrovie, telecomunicazioni e sanità da cui è necessario uscire ricostruendo l’idea di un sistema pubblico trasparente, efficiente ed accessibile a tutti.