L’undici settembre di Mantova (1943)

mnrippaIn un’epoca caratterizzata da continue “dimenticanze storiche” il dovere della memoria diventa uno strumento per riuscire ad orientarsi in questo presente confuso. C’è un patrimonio di storie che sono state frettolosamente cancellate, assopendo le coscienze acquisite degli adulti e togliendo le “radici” alle nuove generazioni. La storia popolare di Mantova è riccca di piccole e grandi storie che, in questi brevi appunti, vogliamo ricordare.

Dopo l’8 settembre del 1943 arrivarono i carri armati dell’esercito nazista per occupare la città. I soldati italiani erano perlopiù sbandati, ma qualcuno decise di resistere: il 9 settembre alla stazione ferroviaria si svolse una cruenta battaglia in cui caddero il capitano Renato Marabini e i suoi uomini. Il comando tedesco fece allestire tre campi di concentramento (Dosso del Corso al Gradaro e nell’ex-deposito di San Giorgio) e iniziò una strategia del terrore per stroncare ogni tentativo di ribellione. I Mantovani assistevano al lugubre spettacolo dei camion carichi di prigionieri italiani diretti ai lager cittadini.

Una giovane lavoratrice di Marmirolo, Giuseppina Rippa, proprio la mattina dell’11 settembre di settant’anni fa, si avvicinò per dare un pezzo di pane agli affamati all’altezza di via Principe Amedeo e venne ammazzata con un colpo di pistola. In quei giorni morì anche don Leoni, brutalmente assassinato sulle rive del lago a Belfiore. Il 19 settembre dieci militari prelevati dal campo di concentramento del Gradaro, con una scusa fittizia, vennero fucilati a Valletta Aldriga. Questo fu il settembre “nero” di Mantova, l’inizio dell’occupazione nazista. Di lì a poco, con l’appoggio del “fantoccio” repubblichino della Rsi, sarebbero diventate tristemente famose la caserma delle Brigate Nere in via Giulio Romano e Villa Gobio sede delle SS; entrambe come luoghi di detenzione e tortura. Frammenti di storia popolare di Mantova che non dobbiamo mai dimenticare: se vogliamo pensare al futuro è impossibile farlo senza avere piena coscienza del passato che vive intorno a noi, nelle vie e nelle piazze della città.

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Per non dimenticare

In tempi di facili “revisionismi” e di “amnesie”, ricordiamo che nel settembre del 1943, a Mantova, gli occupanti nazisti con al seguito i fascisti, attuarono una strategia del terrore contro la popolazione per stroncarne la ribellione sul nascere: l’11 settembre venne uccisa la giovane marmirolese Giuseppina Rippa mentre dava pane ai prigionieri italiani stipati sui camion. Il giorno dopo, nei pr

essi di Belfiore, venne ritrovato il cadavere di Don Leoni dopo la sua brutale esecuzione. Con una scusa fittizia il comando tedesco ordinò inoltre la fucilazione di dieci militari prelevati a forza dal campo di concentramento del Gradaro, il 19 dello stesso mese. Questi atti furono l’inizio della occupazione nazi-fascista di Mantova. Poco tempo dopo sarebbero diventate celebri la sede delle Brigate Nere in Via Giulio Romano e Villa Gobio a Pietole per le SS come luoghi di detenzione e tortura per gli/le antifascisti/e.
★ Per non dimenticare ★