Elezioni amministrative 2015


Mantova è arrivata ad un punto cruciale in cui non è più possibile credere alle favole o alle cure miracolose di questo o quel candidato: la città sta soffrendo i colpi della crisi e pagando le strategie politiche degli ultimi quindici anni che l’hanno condannata al declino. Un centro svuotato, quartieri desertificati socialmente e commercialmente, case sfitte e cemento incompleto, trasporti pubblici e viabilità in condizioni critiche, insieme ad una pesante insicurezza sociale, sono solo alcune istantanee di una città che qualcuno ha deliberatamente portato al collasso in una quindicina di anni.

Siamo una associazione impegnata sul fronte politico e sociale di base, nata poco meno di tre anni fa; dopo una lunga discussione sui nostri obiettivi e compiti, abbiamo fatto la scelta di non partecipare in alcun modo alle già troppo affollate elezioni amministrative di Mantova e cerchiamo di spiegarne i motivi in una attenta riflessione.

Il fallito “cambiamento” del centrodestra

15751Nonostante sia rimasto a galla fino all’ultimo, il Sindaco Sodano esce sconfitto da un quinquennio iniziato con la promessa di un’epoca di “cambiamento”. La sua amministrazione (Forza Italia, Lega Nord, Civici Benediniani, Udc) si è contraddistinta per una certa continuità con quelle precedenti: in settori strategici per lo sviluppo della città, il ritornello è sempre stato lo stesso dell’ultimo decennio con cemento, supermercati, telecamere, parcheggi a pagamento e “favori” agli amici; solo un po’ meno di quanto già fatto in precedenza dal centrosinistra, complice la crisi, e con quel piglio destroide necessario per caratterizzare la propria azione politica. Un percorso iniziato con la “guerra agli accattoni” che, per contrappasso, è finito ad elemosinare voti e salvagenti per non affondare. Il centrodestra in via Roma è stato infatti dilaniato da guerre interne in cui partiti e liste civiche si sono spartiti assessorati, commissioni e posti nei consigli di amministrazione, salvo poi abbandonare lentamente la nave come topi quando questa ha iniziato ad imbarcare acqua. Solo in fase terminale si è aggiunta la tempesta dell’inchiesta antimafia che ha scosso ulteriormente l’istituzione comunale vedendo coinvolto direttamente il sindaco Sodano.

Il centrosinistra: un gruppo dirigente “temporaneamente” all’opposizione

Dai banchi della minoranza nessuno ricorda un assedio politico rilevante per fermare, ad esempio, il PGT con le sue nuove cementificazioni o la privatizzazione dell’acqua dei mantovani sostenuta dall’Amministrazione Sodano. Quasi cinque anni di opposizione al Pd non sono bastati per riflettere sui propri errori e presentarsi per tempo con idee, personalità nuove e competenze forti: I Democratici di Sinistra prima e il Partito Democratico poi hanno incarnato in tutto e per tutto la governance di un preciso “Sistema Mantova”. Speculazioni edilizie, privatizzazione delle municipalizzate, centri commerciali, Turbogas, svuotamento (e blindatura videosorvegliata) del centro storico ridotto ad una bomboniera, magoni di cemento abbandonati nelle periferie, parcheggi privati, Mantovaparking, eliminazione delle circoscrizioni (in ottemperanza alle scelte dell’allora Governo Prodi bis) e tanto altro ancora non sono un lascito della destra, ma una precisa strategìa politica che, tra il 2001 e il 2010, il centrosinistra tutto (Ds, Margherita, Idv e Verdi – con i naufraghi di questa esperienza pronti a riproporsi nel Pd o in SeL) ha attuato in Comune ed in Provincia con solo pochi distinguo. Qualcuno col passare del tempo dimentica o chiede di “non guardare al passato”: noi non ci adeguiamo a questo ritornello, anche perché vivere la città concretamente significa sbattere ogni giorno il muso contro tutti questi scempi. Oggi il Partito Democratico di Mantova difficilmente può essere alternativo allo stesso sistema di cui è stato fautore per anni e a poco servono trucchi elettorali o l’inserimento di nuove leve come garanzia di rinnovamento, se la vecchia guardia è sempre presente.

palaburchiIntorno al Pd, inoltre, si agitano ben due ex sindaci diessini che rivendicano uno spazio elettorale che indubbiamente serve ad indebolire il proprio partito di riferimento e il candidato ufficiale, Palazzi, e a confermare la teoria secondo cui la politica mantovana non ha più nulla da offrire e gli stessi nomi degli ultimi quindici anni continuano le loro guerre personali. Nel caso del ventilato ritorno di Gianfranco Burchiellaro, poi, ritornano alla mente le cementificazioni, il turbogas le multiutility e tutta quell’epoca buia dei primi anni Duemila. Insieme a lui il pensiero va ai suoi fedeli esecutori, gli assessori e i consiglieri che lo accompagnarono e che, con lui o contro di lui, sono tutti nuovamente in gara: basta riprendere l’elenco dei componenti della maggioranza 2000-2005 per rendersi conto che tutta quella compagine si ripresenta, sotto insegne diverse, a partire da chi non ha mai lasciato l’aula di via Roma o a chi per anni è stato paracadutato nei cda delle ex-municipalizzate.

Politica elettorale e partecipazione

Sempre gli stessi nomi, sempre le stesse facce? Quando si oppone questa obiezione ci si sente spesso rispondere che si tratta di una condizione obbligatoria che deriva dall’assenza dei mantovani dalla partecipazione politica attiva. È certo che poco e nulla sia mai stato fatto dalla politica ufficiale per incentivare la partecipazione, come purtroppo avviene in tanta parte del territorio nazionale, sostituendo il coinvolgimento e l’ascolto con un percorso puramente competitivo e limitato al periodo (pre)elettorale.
Quante volte abbiamo sentito: “lasciateci lavorare, poi tra cinque anni deciderete con il voto se abbiamo fatto bene o male”. Quante volte la politica elettorale riduce il confronto politico alla scelta del meno peggio. Quante volte viene riproposta la personalizzazione della politica in base alla quale il problema dipende esclusivamente dalla credibilità e capacità di questo o quel candidato.
L’allontanamento dei cittadini dalla partecipazione attiva è stato scientemente voluto facendoci credere che fosse fatto nel nostro interesse, per liberarci da incombenze noiose, per semplificare e per rendere più veloce il percorso amministrativo. Di fatto ha determinato solo l’allontanamento del livello decisionale dai cittadini e l’annullamento da percorsi democratici di richiesta e ascolto, lasciandoci solo istituzioni lontane, incapaci di un confronto diretto e di dare concretezza ad un progetto di territorio che non sia invece frutto di singoli interessi particolari.

Il tempo dell’alternativa

3110Siamo convinti che i tempi dell’alternativa non siano dettati dalle scadenze elettorali e che serva una forte sincronìa per riuscire ad intrecciare nuovi percorsi politici virtuosi con il momento delle elezioni; per questo riteniamo che, al momento, una alternativa credibile alla gabbia dell’alternanza centrodestra/centrosinistra a Mantova non sia praticabile per via elettorale. In questi anni ci sono stati significativi momenti di iniziativa politica e sociale che hanno avvicinato persone e sensibilità diverse in modo inclusivo e costruttivo: in particolare pensiamo al grande movimento contro le ordinanze securitarie della Giunta Sodano tra il 2010 e il 2011, alla mobilitazione per salvare l’area di Lago Paiolo dall’ennesima speculazione, alla generosità di chi si è speso per il grande risultato referendario del giugno 2011 (risultato sull’acqua bene comune poi tradito politicamente in modo bipartisan) o ancora il percorso di contrasto all’ennesimo tentativo di insediamento del movimento neonazista di Forza Nuova, sempre nel 2011. In quelle occasioni le maggiori forze politiche sono state pressoché assenti o comunque marginali e, sempre lì, erano state praticate nuove alleanze sociali tra singoli e sigle non rappresentate nelle istituzioni mantovane; esperienze di cui quasi nessuno ha fatto tesoro.

Diversi attivisti/e che oggi sono in eQual sono stati attivi/e e protagonisti di quella stagione. il gruppo eQual è nato poco meno di tre anni fa al termine di un ciclo generoso di rinascita di impegno sociale. Abbiamo puntato da subito a portare idee e pratiche nuove sul territorio: ripensandolo, riattualizzando linguaggi e pratiche di solidarietà attiva tra lavoratori e cittadini e rinunciando ad identitarismi e stereotipi che contraddistinguono (e limitano) il campo visivo di sinistra. Davanti e dentro alle fabbriche, nei quartieri periferici, nelle piazze del centro, protestando in Consiglio Comunale e sul web in un tempo tutto sommato ridotto, siamo stati capaci di ricostruire un profilo concreto e credibile di impegno socio-politico di base; se da un lato siamo soddisfatti del lavoro svolto e di quanto abbiamo costruito tra le persone, con le associazioni e nel tessuto vivo del territorio, sul versante politico abbiamo toccato con mano la quasi totale impermeabilità delle strutture politiche pre-esistenti.
La scorsa estate abbiamo ricevuto sollecitazioni da iscritti all’associazione e da diversi simpatizzanti per sapere se eQual sarebbe stata all’interno della competizione elettorale. Non siamo nati con un approccio elettoralista, ma abbiamo voluto sondare lo stesso il terreno per valutare lo stato di cose presenti, guardando per tempo, costruttivamente ed in prospettiva al momento elettorale: facendolo abbiamo preso atto che una volontà di rinnovamento anche nel momento più basso e logoro della crisi politica ed economica non è all’ordine del giorno.
Rispettiamo le scelte di altre soggettività, ma crediamo che non si possa promettere una nuova stagione per Mantova scegliendo la subalternità al Pd, oppure di “rifondarla” a partire dagli ultimi ingranaggi di un meccanismo rotto da tempo o, ancora, presentarsi come l’alternativa forti di un brand nazionale di successo, ma dalla ricaduta territoriale pressoché nulla.

Concludendo, è ormai palese che non saremo presenti alle elezioni amministrative per il Comune di Mantova: né con il nostro simbolo associativo, né in coalizione con altre realtà politiche. Un reale e radicale cambiamento prima di essere portato all’interno delle istituzioni, dovrebbe prima essere prodotto nella società. Ed è a questo che noi puntiamo. Non siamo interessati ad avere una piccola percentuale da usare per mercanteggiare posti di potere con i partiti più grandi, né ad infilare in aula dei rappresentanti con dietro il nulla e nemmeno ad avere posti chiave se la porta da aprire rimane blindata dagli alleati e dai loro interessi più o meno confessabili. Il cambiamento e l’alternativa necessari non ammettono scorciatoie o illusioni: si costruiscono innanzitutto nei quartieri, nelle mille contraddizioni di questa città, sui posti di lavoro, nella partecipazione delle persone e nel lavoro politico quotidiano. Solo cosi potremo avere la forza necessaria per incidere e cambiare veramente la realtà dei fatti.

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