GRAVISSIMO: AGGRESSIONE NEONAZISTA IN PIENO CENTRO A MANTOVA

ghosttNella tarda serata di sabato, un gruppo di estremisti di destra ha aggredito e malmenato un giovane lavoratore che stava bevendo una birra con i suoi amici. Si sono avvicinati ad uno dei locali del centro, lo hanno riconosciuto come un simpatizzante di movimenti di sinistra, hanno tentato inutilmente di provocarlo e strattonarlo e, infine, gli hanno sferrato un pugno in piena faccia; in seguito gli aggressori sono scappati via.

Le provocazioni di stampo neofascista a Mantova  contro attivisti sociali e sedi politiche vanno avanti con intensità da anni, ma mai si era arrivati ad una violenza così grave. Sono sempre quei teppisti di estrema destra che scimmiottano il terrorismo squadrista degli anni Venti; si spostano sul territorio per fomentare odio contro lavoratori stranieri e richiedenti asilo, organizzano “legalmente” banchetti e manifestazioni di propaganda razzista e omofoba, e “legalmente” celebrano i fascisti morti in guerra con parate nostalgiche.

Tutto questo avviene in una democrazia nata dalla fine di una dittatura tragica che, negli ultimi anni, è stata svilita al punto di lasciare libertà d’azione anche a chi si richiama esplicitamente alla violenza fascista: in una Italia dove i governi colpiscono quotidianamente i lavoratori e soffiano sul fuoco della guerra tra poveri, le prove tecniche di fascismo sono già lì, senza nemmeno il bisogno di questi picchiatori. Una idea distorta di “libertà di espressione” porta questi frutti: già in tantissime città d’Italia, quando i neonazisti si sentono “liberi” di manifestare, poi arrivano le aggressioni notturne e le botte a chi non la pensa come loro.

Diamo la nostra massima solidarietà al giovane lavoratore aggredito e chiediamo a tutte e tutti, ai cittadini, ai lavoratori e alle istituzioni di non voltarsi dall’altra parte davanti quanto sta succedendo, perché la fase di crisi sociale che stiamo vivendo è sempre più drammatica e dal passato tornano anche i fantasmi del nazismo.

Nuova provocazione neonazista a Mantova

fascisti fogneI soliti quattro vigliacchi di estrema destra si sono presi una pausa dal “gentismo” con cui si presentano come “semplici cittadini contro i profughi” per tornare a fare quello che gli riesce meglio: le boiate notturne, stavolta a danno della sede del Pd di Gonzaga.

Questo non è di certo il 1922 ma fa bene ripetere alcuni concetti molti semplici, a partire dal fatto che anche nel mantovano esiste una realtà neonazista per quanto questa sia confusa e frammentata. I numeri della “calata” a Virgiliana di qualche settimana fa sono stati raggiunti con generosi rinforzi da alcune province limitrofe. Questo è il dato importante: possono fare striscioni, scritte sui muri, tirare fumogeni, volantinare, imbrattare sedi, portare aiuti al canile, aggredire e dare fuoco a tendoni, ma sono sempre e comunque persone con un forte disagio che provano a curare con l’adesione alle idee della svastica. I media locali offrono fin troppi spazi alle loro provocazioni, ma dovrebbero ormai avere inteso che le loro azioni più o meno violente sono volte alla ricerca di una visibilità per uscire dall’anonimato. Allo stesso modo non si capisce perché, nonostante le facce e i nomi siano conosciuti da tempo, questi fascisti vivano nella totale impunità.

È troppo facile vendere ai media come “volantinaggio nel quartiere” il fatto di avere messo tre volantini su una bacheca, di notte, e molto vigliacco prendere un ragazzo da solo mentre esce da un circolo Arci per tendergli un agguato violento. E si badi bene che non c’è soluzione di continuità: fingere che si tratti di persone diverse sarebbe un errore madornale.

Nella loro confusione questi pseudo-fascisti non vedono più un là di un millimetro: nella loro testa esiste un mondo rosso da combattere che si riassume nei centri sociali e nel Partito Democratico, come se il Pd fosse anche solo vagamente portatore dell’eredità partigiana e dei valori di libertà e uguaglianza che questa comporta. I manifesti affissi a Gonzaga sono dei ritagli di vecchi materiali di Forza Nuova e parlano del “tradimento dell’8 settembre”. Noi negli anni abbiamo contestato spesso le scelte politiche del Partito Democratico in termini di lavoro e privatizzazioni; questi burattini del potere invece vanno a tirare in ballo quel passaggio storico, raccontandolo a modo loro. L’8 settembre fu il momento in cui la monarchia che aveva sostenuto l’ascesa del fascismo fece il classico voltafaccia tricolore e confermò a capo del governo il generale fascista Badoglio, brutale massacratore di migliaia di etiopi. Senza dimenticare che il fascismo era caduto tre mesi prima perché i gerarchi, arricchiti da vent’anni di corruzione sotto la dittatura, non volevano più seguire Mussolini in una guerra già persa.

Il dovere dell’antifascismo vive nel recupero della memoria storica, perché nessun fenomeno da baraccone se la possa raccontare come vuole e vive nel contrasto dell’infezione della “guerra tra poveri” che divide chi sta in basso e fa un favore a chi sta in alto. E ancora si attiva concretamente nella lotta sociale e politica per un mondo fatto di libertà, uguaglianza e giustizia sociale: le tre parole che, storicamente, terrorizzano fascisti e nazisti di ogni specie.