In Marcia sui Sentieri Partigiani III

inmarcia2017small15.07 | Mantova – Malga Lunga (Bg)
IN MARCIA SUI SENTIERI PARTIGIANI III

Sabato 15 luglio – Terza edizione di “in marcia sui sentieri partigiani”: escursione popolare sulle orme della 53^ Brigata Garibaldi “13 Martiri” nella zona della Val Gandino e Lago d’Iseo, nella provincia di Bergamo.

★ L’associazione eQual organizza una nuova gita sociale della memoria: il 15 luglio torniamo sui luoghi di battaglia dove più di settant’anni fa contadini e operai antifascisti diedero vita ad una delle più importanti brigate combattenti dell’Italia settentrionale, capace di seminare il panico tra le fila dei nazisti e dei loro fantocci repubblichini italiani. Celebre la battaglia di Fonteno (Bg), uno dei più importanti episodi del movimento partigiano in Lombardia. Molti gli uomini che la 53a sacrificò alla causa resistenziale: dai “Tredici martiri” fucilati il 22 dicembre 1943, da cui prese il nome, alla squadra di Giorgio Paglia, catturata nel Rifugio Malga Lunga a Sovere, il luogo simbolo della storia di questa brigata, ora trasformato in Museo della Resistenza.

★ Cammineremo insieme tra la memoria viva dei sentieri, degli alberi e delle pietre che raccontano le storie del nostro passato, l’eco di una guerra combattuta tra chi partiva volontario nel nome di libertà e uguaglianza e chi serviva i fautori di dittatura e diseguaglianze sociali. Lo facciamo perché quella Storia con la S maiuscola è alla radice del nostro impegno e perché in un mondo nuovamente colmo di ingiustizie, la Resistenza è un obbligo civile, morale e politico.

★ Saremo accompagnati dai volontari dell’ANPI della provincia di Bergamo che ci racconteranno la storia del territorio e della brigata “13 Martiri”; un momento comunitario e sociale per stare insieme e costruire nuova consapevolezza contro le finte memorie condivise di cartapesta e i “mal di Pansa” che generano revisionismi storici indegni.

Oggi come ieri, in cammino e in lotta per un mondo
di libertà, uguaglianza e giustizia sociale
★★★

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INFORMAZIONI PRATICHE:

– Partenza ore 7:30 dal parcheggio PalaBAM (Mantova)
(7:10 ritrovo casello Pegognaga).
– Rientro per le 19:15 circa.
– Escursione sui sentieri della Malga Lunga (percorso adatto a tutte le età).
– Quota di iscrizione 20 euro, incluso pranzo in Malga (13 euro per studenti e inoccupati, 5 euro per i bambini)

Per informazioni / prenotazioni: mandaci un messaggio alla pagina fb, o una mail a gruppoequal@gmail.com

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Verso e oltre il 25 aprile

25Anche quest’anno come associazione eQual ci siamo impegnati a costruire un percorso verso e oltre il 25 aprile che vuole intrecciare la memoria storica con l’attualità dell’antifascismo. Le nostre radici affondano nel passato di una terra violentata dalla dittatura fascista e dalla guerra mentre oggi siamo chiamati ad agire in un presente “nero” in cui dalla crisi economica e della democrazia emergono nuove guerre, nazionalismo, diseguaglianze sociali e razzismo; in questo scenario l’azione violenta di squadre di burattini neonazisti, troppo spesso tollerata dalle istituzioni, rappresenta solamente la punta dell’iceberg. Gli insegnamenti del passato e la storia delle resistenze di ogni epoca sono luci che ci guidano nel buio e ci indicano la via da seguire per costruire democrazia e giustizia sociale.

★ Dal 21 al 25 aprile a Pegognaga insieme al Comune e alla locale sezione Anpi, e in collaborazione con altre realtà associative come Arci, abbiamo pensato, studiato e organizzato un percorso virtuoso di cultura antifascista per capire meglio le connessioni tra passato e presente. Saranno le “cinque giornate di Pegognaga” con un ricco calendario di eventi di cui segnaliamo due appuntamenti in particolare:

– Venerdì 21 ore 21.00, presso il Centro Culturale Livia Bottardi Milani, piazza V. Veneto
“If Only I Were That Warrior – Se quel guerrier io fossi” di Valerio Ciriaci: i crimini di guerra commessi durante l’occupazione italiana in Etiopia dal 1935.
Proiezione del docufilm e dialogo con lo storico Mauro Canali.

– Domenica 23 ore 16.00 presso il Bocciodromo, via Curiel 38
Nuove destre, vecchie storie: la lotta al neofascismo oggi. Analisi giuridica, cronaca quotidiana e appunti di militanza per delineare percorsi di contrasto ai neofascismi.
Tavola rotonda e dibattito.
★ Il 25 aprile saremo  in piazza per festeggiare con orgoglio Festa della Liberazione e invitiamo tutti/e a partecipare alle iniziative:

– a Mantova ore 9.30, per la manifestazione istituzionale ai Giardini della Resistenza in viale Piave
– a San Giorgio ore 10:45, davanti al Centro culturale all’inizio di via XXV Aprile, manifestazione auto-organizzata dai cittadini e attivisti di San Giorgio per celebrare e attualizzare i valori della Resistenza e della Costituzione.
– a San Benedetto Po ore 11.00 per partecipare tutti/e insieme alle celebrazioni in piazza Marconi

★ Venerdì 28 aprile, Arci Primo Maggio a San Benedetto Po, dalle 19:45 cena con ricette “partigiane”, dalle 21:00 presentazione del libro: Partigiani a tavola. Storie di cibo resistente e ricette di libertà  scritto da  Lorena Carrara  e Elisabetta Salvini. Dalle 22:30 concerto dei Cabrera.

CAMBIARE IL NOME DI UNA VIA DEDICATA AD UN CRIMINALE DI GUERRA

italianibravagentefoibeCAMBIARE IL NOME DI UNA VIA DEDICATA AD UN CRIMINALE DI GUERRA
Sosteniamo la proposta dell’Anpi per riflettere sulle atrocità colonialiste del fascismo

L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia della Provincia di Mantova ha inoltrato una richiesta al Sindaco del capoluogo perché venga tolta l’intitolazione di una via al generale Pietro Maletti, morto in combattimento sul fronte libico nel corso della seconda guerra mondiale; come eQual appoggiamo questa proposta, in quanto occasione per non dimenticare la ferocia del fascismo colonizzatore.

Maletti fu stretto collaboratore del generale assassino Graziani ed ebbe un ruolo attivo nella direzione della strage di Debra Libanos in cui le truppe fasciste sterminarono i sacerdoti della chiesa cristiana copta. La condotta delle truppe dell’Italia fascista fu caratterizzata da atroci crimini di guerra; successe nelle guerre coloniali in Africa, in cui per creare un impero di cartapesta si pianificarono ed attuarono stermini di massa contro i civili e contro i ribelli che non volevano sottomettersi. Fu ancora peggio nei balcani: la colonizzazione di Istria e Dalmazia, con migliaia di slavi cacciati dalle loro case e dalle loro terre negli anni Venti, vide il fascismo imporsi con l’annientamento della cultura, della lingua e della storia delle popolazioni autoctone. E poi da lì l’invasione della Jugoslavia durante la guerra, al fianco delle truppe naziste e delle bestie Ustascia: incendi, bombardamenti, campi di concentramento, rappresaglie anti-partigiane, stupri e teste mozzate, proprio come come oggi fa l’Isis.

Diversamente da altri paesi europei, all’elaborazione critica del passato fascista, in Italia è stato sostituito un generale processo di rimozione e autoassoluzione, coniugato sul falso mito del “buon italiano”. Oggi, addirittura, con un forte lavoro di propaganda si tenta di far passare i carnefici in camicia nera e i loro collaborazionisti come improbabili “vittime”. Le amnesìe sui crimini di guerra e la tolleranza sui gruppi neofascisti fin dalla nascita della Repubblica sono stati un ostacolo sullo sviluppo democratico della società italiana e, ancora oggi, lasciano spazio al revisionismo storico e alla presenza di movimenti che si rifanno direttamente al ventennio fascista.

REFERENDUM: VINTA UNA BATTAGLIA GIUSTA

15319286_1302215323154120_9214837307445970730_nREFERENDUM: VINTA UNA BATTAGLIA GIUSTA
La Costituzione è salva ancora una volta, ora applichiamola.

Questi mesi in prima linea sono stati faticosi, ma il risultato storico di domenica ripaga di tutte le fatiche. Come dieci anni fa il tentativo di manomettere pesantemente la Costituzione è affondato sotto i colpi di milioni di elettori: adesso mettiamoci al lavoro per vederla applicata.

Il popolo ha vinto e ha travolto uno dei governi più arroganti degli ultimi anni: oggi concretizzare questo risultato significa lottare per i diritti contenuti nella Costituzione e che ieri abbiamo dimostrato di saper difendere. Abolire il Jobs Act e l’utilizzo dei voucher, difendere il diritto alla salute dai tagli e dalle privatizzazioni, riprenderci il diritto ad un ambiente salubre ed eliminare le cause dell’aumento delle disuguaglianze devono diventare le priorità; è ora che gli investimenti pubblici mirino a fare il bene delle collettività e non a riempire le tasche di pochi noti.

Come facciamo da sempre, noi i diritti non li difendiamo solo sulla carta ma nella pratica quotidiana. Anche per questo domenica ha vinto chi dal basso ha costruito e organizzato i comitati e ci ha creduto fino in fondo. Anpi, Arci, Fiom, Cgil, Libertà e Giustizia, sindacati di base, realtà sociali e politiche etc. da nord a sud hanno animato il fronte del no, nonostante l’oscuramento mediatico e politico.

Ha perso il PD con le sue vecchie politiche anti-popolari fatte su misura per Confindustria mentre ridacchiano le destre che hanno provato a cavalcare opportunisticamente questa battaglia, ma sono solo un’altra faccia dell’autoritarismo e della corruzione di questo Paese. Festeggiamo perché dopo due anni di slide e di manganellate, di leggi infami e di sorrisi arroganti, ci prendiamo un momento di gioia collettiva. La situazione è ora in bilico: arrendersi al presente o costruire il futuro; scegliamo quest’ultima opzione sapendo che c’è bisogno dell’aiuto, dell’intelligenza e delle competenze di tutte e tutti. Bisognerà avere coraggio e organizzazione, noi ci siamo.

Il nostro NO, per costruire un futuro migliore

Tra pochi giorni si vota pe15250757_1297482580294061_3261738881979032302_or un referendum costituzionale molto importante. La campagna a Mantova e provincia ci ha visto tra le realtà sociali e politiche impegnate nel Comitato del No. Durante gli incontri, banchetti e volantinaggi, nelle piazze e davanti alle fabbriche, abbiamo raccolto tantissimi no di studenti, lavoratori, disoccupati e pensionati. Il loro e il nostro NO fa parte del grande fronte popolare che da nord a sud lotta ogni giorno per il lavoro e i diritti e che ha ben chiari i reali contenuti di questo referendum e le sue conseguenze.

Nonostante la propaganda martellante, tutti/e possono ormai percepire l’attacco alla democrazia e alla partecipazione dei cittadini. Vogliamo essere chiari: il vero cambiamento sarebbe finalmente l’applicazione della Costituzione e non di certo il suo stravolgimento per fare gli interessi dei poteri forti. Il fronte del si è composto da Confindustria, Federmeccanica, banche, Cisl, dai De Luca e dalla massoneria. Noi scegliamo di essere parte del fronte sociale del NO che si esprime in centinaia di comitati che comprendono anche Anpi, Arci, Libertà e Giustizia, Cgil, Fiom, sindacati di base e associazioni attive sui territori. Sugli schermi televisivi appaiono solo gli schematismi di un mondo politico in crisi, un gioco che serve a mascherare il fatto che i poteri forti industriali ed economici vogliono questo “cambiamento”. La società civile e i lavoratori, no.

Questa politica, Renzi compreso, per anni ha diffuso profonda sfiducia negli elettori imponendo leggi contro i cittadini e i lavoratori: questa “riforma costituzionale” è l’ultimo e più grave attacco per dare più potere ai soliti noti. Esiste però un’alternativa: il 4 dicembre tutte e tutti insieme con il “No” sulla scheda del referendum possiamo opporci ad un sistema ingiusto e corrotto, alla demolizione dei princìpi democratici e ai diktat di multinazionali e banchieri. Andiamo alle urne e votiamo NO per la Costituzione, la Libertà e la Democrazia.

In marcia sui sentieri partigiani – report della II edizione

montesolesmallSuccesso per la seconda edizione dell’escursione popolare di eQual. Dopo l’esperienza dell’anno scorso a Montefiorino, quest’anno da Mantova per la nostra “gita sociale” abbiamo ripercorso in tanti/e le tracce della Brigata Stella Rossa, la leggendaria formazione partigiana del “Lupo” Mario Musolesi e dei suoi uomini, giovanissimi contadini e operai della zona, che tennero testa all’esercito nazista e ai loro collaborazionisti italiani con sabotaggi e azioni di guerriglia.

Accompagnati da una guida storica abbiamo visto e toccato con mano il terrore dell’orrendo eccidio dell’autunno del 1944 che ancora oggi emerge dalle storie dei brandelli di case devastate, dalla chiesa squarciata e del piccolo cimitero. Grazie all’ANPI di Marzabotto abbiamo incontrato Ferruccio Laffi, testimone di quei giorni in cui perse tutta la sua famiglia (14 persone, tranne lo zio) trucidata dalle SS; nelle sue parole commosse c’è la memoria viva, un seme da coltivare ogni giorno per combattere odio, guerra e ingiustizie sociali.

Ogni giorno perché la sua memoria ed i suoi valori accendano luci nel buio di quest’epoca. Ogni giorno perché i burattini del sistema che fomentano la guerra tra poveri vanno combattuti insieme al teatrino che li sorregge. Ogni giorno perché chiunque limita la libertà delle persone, attenta ai diritti dei lavoratori, devasta l’ambiente o stravolge la Costituzione è sull’altro lato della barricata. Ogni giorno perché senza memoria, o con una memoria compromessa dalle patacche del revisionismo storico, si vive male.

Ogni giorno perché non ci dimenticheremo di quei fori di proiettile sulle croci del cimitero, sparati ad altezza bambino.

16.7 – in marcia sui Sentieri Partigiani II

montesole equal16.07 | Mantova-Marzabotto (Bo)
IN MARCIA SUI SENTIERI PARTIGIANI II

Sabato16 luglio – La seconda edizione di “in marcia sui sentieri partigiani”: escursione popolare sulle orme della Brigata “Stella Rossa” nella zona di Montesole, sull’appennino bolognese.
L’associazione eQual organizza una nuova gita sociale della memoria: il 16 luglio torniamo sui luoghi di battaglia dove più di settant’anni fa contadini e operai antifascisti diedero vita ad una delle più importanti brigate combattenti della resistenza italiana; una delle formazioni capaci di seminare il panico tra le fila dei nazisti e dei loro fantocci repubblichini italiani. Fino al drammatico epilogo dell’autunno 1944 in cui le ss scatenano violente rappresaglie contro i civili che appoggiano in massa le operazioni partigiane e che culminano con la drammatica strage di Marzabotto.

Cammineremo insieme tra la memoria viva dei sentieri, degli alberi e delle pietre che raccontano le storie del nostro passato, l’eco di una guerra combattuta tra chi partiva volontario nel nome di libertà e uguaglianza e chi serviva i fautori di dittatura e diseguaglianze sociali. Lo facciamo perché quella Storia con la S maiuscola è alla radice del nostro impegno e perché in un mondo nuovamente colmo di ingiustizie, la Resistenza è un obbligo civile, morale e politico.

Saremo accompagnati dai responsabili del Museo del parco di Monte Sole che ci racconteranno la storia del territorio e della brigata “Stella Rossa”; un momento comunitario e sociale per stare insieme e costruire nuova consapevolezza contro le finte memorie condivise di cartapesta e i “mal di Pansa” che generano revisionismi storici indegni.

Oggi come ieri, in cammino e in lotta per un mondo
di libertà, uguaglianza e giustizia sociale

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Informazioni pratiche:

Partenza ore 7:20 da casello Mantova Nord
(7:30 Pegognaga). Rientro per le 19:15 circa.
Escursione sui sentieri di Montesole con accompagnamento di una guida storica
(percorso adatto a tutte le età).

Quota di iscrizione 20 euro (13 euro per studenti e inoccupati, 5 euro per i bambini)
Per informazioni / prenotazioni: mandaci una mail alla pagina facebook, o a gruppoequal@gmail.com

Appello: No alla guerra tra poveri, no al nuovo fascismo

Steffi-Reichert_CC-BY-NC-ND-2.0-630x420L’estrema destra neofascista mantovana da più di un decennio è sempre stata marginale, frammentata e politicamente nulla. Per anni si sono alternate decine di sigle, tra partitini e movimenti, composte sempre dalle stesse persone. La crisi economica, sociale e politica sta però colpendo in egual modo lavoratori italiani e stranieri, i disoccupati, i pensionati etc. Storicamente, una guerra tra poveri che divide non su base sociale ma sull’etnia e sulla nazionalità è uno strumento di chi comanda per dormire sonni tranquilli. A quel punto spuntano fuori camicie nere vecchie e nuove che fanno il loro lavoro: burattini sciocchi e violenti del sistema.
Con queste premesse è nata “Mantova ai Virgiliani”, una sigla definita “apartitica”, ma che è saldamente in mano alle varie anime dell’estrema destra mantovana. Le foto , i riferimenti e i post sui social network dimostrano che questa “protesta dei mantovani contro i profughi” ruota intorno a militanti (di ieri e di oggi) del partito neofascista Forza Nuova e al gruppo di naziskin del Basso Mantovano. I richiedenti asilo e l’insicurezza sociale sono solo un pretesto per tornare alla ribalta, anche camuffati: eppure tra questi “semplici cittadini” ci sono gli stessi estremisti organizzatori dell’assalto alla manifestazione di Arcigay del 2013, i responsabili di ripetuti vandalismi alle sedi di realtà democratiche, provocazioni e aggressioni notturne. La loro natura è emersa chiaramente durante la manifestazione alla Virgiliana di fine agosto: un raduno neonazista in un quartiere di Mantova con ingenti arrivi di militanti di Casapound e Forza Nuova dalle province limitrofe. Un tentativo in grande stile di aprirsi un varco politico, cercare nuovi simpatizzanti tra i cittadini e, parlano le cronache, creare tensione e cercare lo scontro. E ci riprovano: già da ora è stata lanciata una manifestazione di “Mantova ai Virgiliani” in pieno centro cittadino per il 21 novembre. Non siamo dunque davanti al volantinaggio isolato di qualche gruppetto nostalgico, ma alla chiamata generale per una manifestazione fascista in città, benché camuffata.

Riteniamo che manifestazioni di questo tipo non debbano e non possano tenersi sul suolo cittadino; a maggior ragione a pochi metri dalla lapide che ricorda il sacrificio di Giuseppina Rippa, la lavoratrice marmirolese uccisa dai nazisti nel 1943. Come forze sociali che portano avanti i valori di libertà, uguaglianza e solidarietà, chiediamo dunque al Sindaco di Mantova, di adoperarsi perché Mantova non si trasformi di nuovo in un palcoscenico per neofascisti di ogni specie.

 

 

Adesioni (aggiornate 11 novembre)

A.N.P.I
Associazione eQual
Emergency Mantova
Arci Mantova
Servizio Civile Arci
Fiom – Mantova
Fit- Cisl – Mantova
Augman
Libertà e Giustizia – Mantova
Centro Bruno Cavalletto
Arcigay “La Salamandra” – Mantova
Sinistra Ecologia e Libertà – Mantova
Spazio sociale LA Boje!

A volte ritornano #2

Steffi-Reichert_CC-BY-NC-ND-2.0-630x420Con l’ennesima provocazione di Forza Nuova, stavolta contro una iniziativa culturale tenutasi al Cinema del Carbone, continua la strategia, tutta mediatica, del partitino di estrema destra. Si chiama “Forza Nuova”, ma c’è ben poco di nuovo nel movimento politico di stampo neonazista esistente ormai dal 1997. Nonostante i tentativi degli ultimi anni di reinventarsi come “semplici nazionalisti legati alle tradizioni” per rosicchiare voti alla destra della Lega Nord, i riferimenti politici e culturali della formazione di estrema destra sono già noti.

Forza Nuova nasce dall’intuizione di alcuni reduci della strategia della tensione, rientrati in Italia dopo anni di latitanza all’estero, con l’obiettivo di costruire una destra neofascista dopo la scomparsa della storica sigla dell’MSI. In quasi vent’anni di attività il partitino non ha mai avuto una reale crescita politica rimanendo sempre marginale anche quando è riuscito a guadagnarsi ampia visibilità mediatica; anche adesso, nonostante i proclami, non riesce a uscire dal proprio minoritarismo. Sono invece tristemente note le posizioni e le “eredità” politiche che lo contraddistinguono: gli anni Trenta europei, l’età dei fascismi rivendicata in toto così come le posizioni vicine all’integralismo cattolico. Dietro alla “difesa delle tradizioni e della patria” propagandata dal partitino con delle moderne campagne politiche, c’è il vecchio nazionalismo e l’attacco diretto a categorie sociali che per religione, scelta sessuale, etnìa e appartenenza politica sembrano rievocare quel “nemico interno” che le loro dittature di riferimento etichettavano con triangoli colorati per poi provare a cancellarle in nome della “purezza della nazione”.
Negli ultimi dieci anni Forza Nuova e più in generale l’estrema destra mantovana, non sono mai state capaci di un reale radicamento politico: tentativi fallimentari (e ripetuti più volte) di organizzare sigle nazionali si sono accompagnati alla nascita di diverse forme associative dai connotati neofascisti sempre più sfumati. Questa marginalità politica è stata però contraddistinta da episodi che non hanno nulla a che fare con la democrazia: solo due anni fa una quarantina di militanti di Forza Nuova (con evidenti rinforzi extra-mantovani) attaccarono la manifestazione di arcigay con petardi e fumogeni.

Nella crisi economica e politica, gruppi di destra e di estrema destra cercano facili consensi: in un momento in cui la maggioranza delle persone, senza distinzione di etnìa, religione o di orientamento sessuale, sta pagando il prezzo della crisi, ai lavoratori italiani viene suggerito di prendersela con quelli immigrati, ai cittadini e alle famiglie viene indicata l’omosessualità come una forma di malattia e di deviazione. Il vero potere economico e politico, quello che sta colpendo indistintamente tutta la popolazione togliendo risorse, case, lavoro e che sta cancellando diritti di tutti, non viene mai veramente eletto ad avversario primario. Davanti a questa a prospettiva accentuata dalla crisi, non resta che informarsi ed organizzarsi per respingere l’infezione della guerra tra poveri.
Inoltre, la richiesta dell’Anpi di negare spazi di agibilità politica a Forza Nuova non è riducibile ad una questione di “libertà di espressione”: a pochi giorni dall’anniversario del 25 aprile è evidente che la libertà democratica garantita dalla Costituzione, nata dopo la Liberazione dal fascismo, non è compatibile con movimenti neofascisti che si rifanno direttamente alle dittature che, l’ idea di libertà, la bastonavano nelle campagne o la spedivano nei campi di concentramento.

70° Anniversario della battaglia partigiana di Gonzaga

gonzaga201214Oggi abbiamo partecipato alle commemorazioni per il settantesimo anniversario della battaglia partigiana di Gonzaga. Il ricordo della Resistenza non è qualcosa di astratto o di “museale”, ma è profondamente legato alle nostre radici e parla ancora all’attualità. Tocca a noi essere i testimoni di una storia e di un’idea di riscatto che i nostri padri e i nostri nonni, insieme a tutti i caduti per la libertà, ci hanno lasciato in eredità. In un’epoca pervasa dall’individualismo, dalla rimozione storica e dalla riscrittura del passato considerato “scomodo”, serve riscoprire che la grande storia delle donne e degli uomini è fatta di vittorie ottenute lottando uniti in nome dell’uguaglianza, della libertà e della giustizia sociale.
Abbiamo sfilato insieme ad una delegazione di lavoratrici delle Lavanderie Facchini in vertenza contro lo sfruttamento: un modo ulteriore per tenere viva la memoria della Resistenza popolare al fascismo, quella fatta dai lavoratori e dalla gente comune.

Quella di Gonzaga è l’unica battaglia urbana combattuta dalla Resistenza in val Padana durante l’inverno 1944-1945, il periodo più nero della Resistenza italiana. Nella notte fra il 19 e il 20 dicembre 1944, circa duecento partigiani provenienti dalla pianura reggiana e modenese e alcuni locali con funzioni di guide, attaccarono la caserma della Guardia nazionale repubblicana (Gnr), il campo di transito per prigionieri e la sede della Brigata nera. Durante il combattimento, protrattosi per alcune ore, furono uccisi 14 tedeschi, 5 militi della Gnr del lavoro di Modena e una civile. Nella battaglia persero la vita anche due partigiani: il sovietico Alexander Kliment’evic Nakorcemnij “Alessandro” ed il contadino reggiano nonché comandante garibaldino, Alcide Garagnani “Scarpone”. Per ricordarli abbiamo portato con noi un tricolore con la stella rossa, simbolo delle Brigate Garibaldi e una bandiera con il logo delle tre frecce, simbolo internazionale dell’antifascismo A seguito della battaglia il territorio dell’Oltrepo mantovano cessò di essere considerato “tranquillo e sicuro”, sia dal comando dell’esercito tedesco, che dai responsabili delle milizie della repubblica di Salò.