APAM: STUDENTI IN PIEDI O LASCIATI A TERRA

apam 2017Nonostante le campagne di marketing e le conferenze stampa, emergono seri problemi per il trasporto pubblico locale

San Benedetto Po, Pegognaga e Quingentole nella bassa, e poi ancora Gazzuolo, verso Rivarolo Mantovano; sono le realtà di provincia da cui arrivano lamentele per un servizio che ogni anno continua a peggiorare, nonostante il marketing.
Ad esempio sulla linea 31 Mantova – San Benedetto Po il sovraffollamento è totale: nei giorni scorsi gli studenti diretti a Bagnolo san Vito sono stati invitati a scendere già alla partenza mentre gli altri, stretti come sardine, hanno vissuto una situazione fuori dalla normalità. Visto che l’autobus deve passare in autostrada (causa ponte inagibile) e non è possibile avere passeggeri in piedi, è stato chiesto di scendere a San Biagio in prossimità del casello autostradale e farsi venire a prendere dai genitori. Alcuni ragazzi che ci hanno contattato per raccontarci questo brutto episodio, hanno protestato e fatto in modo che l’autobus facesse un giro più largo (passando per Suzzara) ma senza lasciare nessuno a terra.
Dal 2011 al 2017 gli abbonamenti mensili per la linea 31 sono passati da 54 a 78,50 € con un peggioramento del servizio scaricato su studenti e famiglie: partenze anticipate la mattina, tempi di percorrenza allungati, un principio d’incendio a maggio, autosnodati usati per ridurre gli autisti, posti “contati” e sottostimati per risparmiare corse e centellinare quello che è un servizio pubblico che dovrebbe costruire anche il futuro della mobilità in termini di emissioni e auto in circolazione.

Apam da un lato dice di non essere a conoscenza delle segnalazioni e dall’altro ammette che i soldi sono pochi e i tagli ecc. , uno scaricabarile che parte dall’azienda e va su fino al Governo centrale. E intanto Apam ogni anno spende migliaia di euro per campagne di marketing fresche e sorridenti nascondendo una realtà molto meno invitante: il trasporto pubblico locale di Mantova è stato trasformato in una Spa a controllo pubblico a parole, ma dall’indirizzo privato. L’azienda ha “creato utili” tagliando migliaia di corse, aumentando il costo degli abbonamenti e precarizzando le condizioni dei lavoratori. Un “risanamento” che è stato scaricato interamente sulle spalle dei pendolari, degli studenti medi e delle loro famiglie. Negli scorsi anni, come associazione eQual ci siamo impegnati in un lavoro di denuncia e di rivendicazioni nei confronti delle Istituzioni e di Apam per contrastare questa tendenza.

Nel silenzio della politica, ribadiamo che Apam va riconvertita in azienda speciale di diritto pubblico: il suo unico obiettivo non devono essere i guadagni degli azionisti, ma garantire un servizio di trasporto pubblico efficiente, di qualità e accessibile a tutti.

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MANTOVA: AMMALATA DI CEMENTO E BARACCONI COMMERCIALI

frankensteinOperazione Frankenstein per innestare un supermercato sul disastro edilizio di piazzale Mondadori

La città e il territorio mantovano sono infetti da un male oscuro che passa dalle strette di mano tra politica ed economia privata e corrode la società, il lavoro e il territorio. Un tumore fatto di migliaia di alloggi sfitti, cantieri abbandonati e un numero fuori controllo di strutture commerciali.
Abbiamo denunciato in piazza, sui media e anche con azioni dirette in Consiglio Comunale l’enorme disastro di Piazzale Mondadori che ha portato alla svendita dell’autostazione nel 2005, alla follia delle pensiline passanti e alla cancellazione di centinaia di posti auto gratuiti sostituite da un parcheggio privato. Un buco nero all’interno della città che ancora oggi “sembra” non avere responsabili politici o economici, quasi fosse piovuto dal cielo. Inoltre non è ancora chiaro che fine abbiano fatto i 27 milioni di euro in prestiti che MPS ha “buttato” in quel progetto, né i rapporti tra i vertici della banca senese con Antonio Muto.
Abbiamo contrastato in prima linea i piani del centrodestra per un nuovo insediamento commerciale a Porta Cerese sulle ceneri del fallimento del vecchio “affare” Palasport – Palabam – Coopsette del centrosinistra. È chiaro a tutti che sei ipermercati, sette strutture medie e due centri commerciali sono troppi per una piccola città, senza poi contare l’hinterland; un nuovo baraccone commerciale significherebbe un colpo durissimo al  tessuto commerciale cittadino medio-piccolo necessario alla vita dei quartieri.
La proposta “Frankenstein” di paracadutare un supermercato Esselunga su piazzale Mondadori è figlia di una idea di città in svendita, ammalata di cemento e carrelli, che va combattuta con forza. Se dal Comune di Mantova arrivano rassicurazioni “entusiastiche”, noi crediamo che la toppa sia peggiore del buco: nuovo cemento commerciale in zona centrale, ulteriore traffico (anche di tir) in un punto già congestionato e l’alta probabilità che per qualche decina di posti di lavoro precari se ne polverizzino altrettanti all’interno del tessuto commerciale cittadino.

Ancora si vendono per nuove idee vecchie. Ancora una volta ai cittadini viene negata la possibilità di esprimersi sulla sorte di un’importante pezzo di città. La soluzione ai problemi di Mantova non dipende dalle offerte dell’impresa privata, bensì dalla volontà e dalle scelte politiche. Un piazzale Mondadori ripensato come spazio e come utilizzo pubblico all’interno del tessuto urbano e non come supermercato, così come la fine del modello “cemento e carrelli” degli ultimi dieci anni, rappresentano una vera opportunità di cambiamento. L’interesse pubblico, il bene comune e la partecipazione devono tornare ad indicare la via: a meno che non si considerino i cittadini che vivono e che lavorano in un territorio come semplici consumatori da abbindolare con offerte al ribasso.

DI NUOVO UN AUTOBUS IN FIAMME

asola

Sulla pelle di studenti, pendolari e autisti brucia un sistema malato
Guardate questa foto di un autobus avvolto dalle fiamme, purtroppo non è la prima: un bus di linea prende fuoco e i giovani passeggeri salvi solo per l’intervento tempestivo dell’autista. Il mezzo incendiato era della bresciana SAIA, del gruppo Arriva Italia Srl, holding italiana di Deutsche Bahn e partner di Apam nei trasporti di Brescia Sud. Quelle fiamme sono il simbolo di un disastro economico e politico che ha interessato anche Mantova, il suo trasporto pubblico locale e, più in generale, un’idea di mobilità italiana basata su tagli e privatizzazioni.

Apam, trasformata in Spa a controllo pubblico a parole ma dall’indirizzo privato, ha “creato utili” tagliando migliaia di corse, aumentando il costo degli abbonamenti e precarizzando le condizioni dei lavoratori. Un “risanamento” che è stato scaricato interamente sulle spalle dei pendolari, degli studenti medi e delle loro famiglie. In questo modello di gestione diminuiscono anche i controlli, le riparazioni ed in generale, la sicurezza degli utenti.

Negli scorsi anni, insieme agli studenti e alle studentesse del Network Studentesco, ci siamo impegnati in un lavoro di denuncia e di rivendicazioni nei confronti della politica mantovana e di Apam per contrastare questa tendenza. Nel silenzio delle politica, ribadiamo che Apam va riconvertita in azienda speciale di diritto pubblico: il suo unico obiettivo non devono essere i guadagni degli azionisti, ma garantire un servizio di trasporto pubblico efficiente, di qualità e accessibile a tutti.
 

 

 

PIAZZA VIRGILIANA: DA MAGGIO ALTRI 300 POSTI AUTO A PAGAMENTO

 parcheggi[ Un testo politico e la risposta alle dichiarazioni dell’assessore Rebecchi]
Dopo gli annunci e gli aumenti, il “piano parcheggi” della giunta Palazzi entra nel vivo: spariranno gli stalli di porta Pradella adiacenti alla ferrovia e dal 16 maggio diventerà a pagamento tutta piazza Virgiliana. Dietro all’idea condivisibile di “togliere le auto dal centro” si intravede la solita idea di favorire i privati e fare cassa.

[900 strisce bianche sparite in dieci anni]

L’ultima aggiunta
di posti gratuiti per la città risale al 2004 con i 350 parcheggi di campo canoa: il resto è una storia di aumenti tariffari e di lenta eliminazione di strisce bianche, quasi sempre con la scusante di “favorire la rotazione”. Nel 2005 con l’affare “piazzale Mondadori” sono spariti 190 posti gratuiti (e 90 a pagamento). Nel 2008 circa 631 strisce bianche dei viali sono diventate blu. Nel 2013 altre 50 a ridosso di Porta Mulina da bianche sono diventate blu; è stato poi inaugurato il parcheggio privato sotto al cantiere Mondadori e magicamente è stato deciso di eliminare l’area di parcheggio non regolamentato a ridosso del rondò di porta Pradella e una parte di viale Piave (lato giardini). In totale circa 900 strisce bianche sono sparite in dieci anni: un’opportunità di fare cassa per Aster (la ex Mantovaparking) e per i privati.

[Le contraddizioni del “cambiamento”]
La promessa di portare “fuori le auto dal centro storico” si è tradotta semplicemente in un nuovo aumento delle tre tariffe di sosta in città e degli abbonamenti annuali. Quindi non viene eliminata la possibilità di parcheggio: questo rimane possibile per chi ha acquistato il pass o paga la tariffa. L’introduzione di una navetta per il centro dai parcheggi – per anni sottoutilizzati – di Campo Canoa e piazzale Te è un bene, ma come questo possa giovare all’aria e al traffico del centro storico e di piazza Virgiliana, che rimangono accessibili, è tutto da capire. Dopo una nostra uscita pubblica, l’assessore Rebecchi ha candidamente replicato che: “…Con questo piano, che frutterà circa 750.000 euro al Comune compensando i tagli dei trasferimenti statali agli enti locali e garantendo la continuità e l’efficienza dei servizi comunali nei prossimi anni, si vuole razionalizzare il sistema della sosta a pagamento.” Nonostante gli annunci e alcune buone intenzioni di fondo, ci troviamo quindi davanti alla prosecuzione di un lungo percorso che non va nell’interesse dei cittadini, di chi a Mantova viene per lavorare o per visitare il centro storico, ma di interventi che mirano all’aumento dei parcheggi a pagamento/privati e a fare cassa per compensare i tagli statali.

[Alternative]
Rilanciamo una posizione alternativa e di buonsenso: ridare ad APAM nuovamente la forma dell’azienda pubblica, a cui affidare anche la gestione dei parcheggi (sciogliendo ASTER) mettendo a sistema la questione parcheggi con il potenziamento del trasporto pubblico. Proponiamo di lastricare l’area di porta Pradella per creare parcheggi gratuiti dignitosi e rimettere in sosta libera le aree periferiche oggi a pagamento collegandole al centro tramite servizi di bike sharing e potenziando il bus circolare CC. Si potrebbe affrontare, come fatto in altre città, un percorso finalizzato alla ridefinizione degli spazi FS per ricavarne nuove aree di sosta a servizio proprio del trasporto ferroviario. Infine sarebbe necessario un blocco delle tariffe e non un nuovo aumento e, dove opportuno, una rimodulazione finalizzata realmente alla rotazione delle soste temporanee. Serve un percorso di lungo respiro che non agisca solo a livello infrastrutturale, ma anche a livello di “sensibilizzazione ed educazione” all’utilizzo dell’auto e dei mezzi alternativi. Queste sono solo alcune delle misure che si potrebbero mettere in campo pensando ai cittadini e al loro diritto alla mobilità. Più di dieci anni di disastri anche nel campo dei parcheggi, impongono la necessità di cambiare rotta: non è questione di utopia, ma semplicemente di volontà politica.

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Ringraziamo l’Assessore per la risposta alla nostra lettera, anche se nelle sue parole troviamo diverse contraddizioni.  Innanzitutto, prima si difende dicendo che il nuovo piano parcheggi non servirà a fare cassa, poi afferma che gli introiti serviranno per coprire il taglio dei trasferimenti statali. Questa affermazione è molto grave: i trasferimenti statali derivano dalla fiscalità generale organizzata su criteri di progressività (chi ha di più paga di più) e vengono redistribuiti attraverso i servizi pubblici (compreso il trasporto locale). Le tariffe dei parcheggi sono uguali per tutti e, di fatto, gravano di più su chi ha di meno. Semplificando, paga di più la commessa che viene in città con la Punto per lavorare piuttosto che l’industriale che viene in città con il SUV per bersi il caffé in centro.

Vogliamo un’amministrazione che abbia il coraggio di difendere gli interessi di noi cittadini (insieme agli altri Comuni) pretendendo corretti trasferimenti statali anziché scaricare sui lavoratori nuovi balzelli per sopperire ai continui tagli semplicemente perché è più semplice che opporsi alle scelte del #Governo. È una questione di #giustizia e di difesa dell’autonomia locale prima ancora che di buona amministrazione.

I servizi pubblici vanno finanziati con la fiscalità generale progressiva, non con i parcheggi. L’assessore afferma che con i soldi dei parcheggi si finanzia l’asilo Soncini: cosa accadrebbe dunque se la gente usasse meno l’auto e di più le biciclette? Taglieremmo l’asilo per mancanza di fondi? In questo modo si sta mettendo a rischio la tenuta del bilancio comunale. Se l’intento è quello di coprire i tagli statali è necessario il coraggio di dirlo apertamente anziché nascondersi dietro le buone intenzioni di “togliere le auto dal centro” e “favorire la rotazione”, cosa tra l’altro contraddittoria visto che se si aumenta la rotazione circoleranno più auto, quindi più traffico e più inquinamento.

SU #ASTER e #APAM l’assessore ha frainteso: nessuna contrapposizione. Forse semplicemente non si ricorda che fino al 2004 il trasporto pubblico e la gestione dei parcheggi erano competenza di un unico ente: la parte dei parcheggi fu esternalizzata per creare un nuovo cda dove far sedere “esodati” della politica e per giustificare la #privatizzazione di APAM. Inoltre troviamo contraddittorio ripetere che si persegue l’interesse di cittadini e dei pendolari quando vengono eliminati fisicamente dei parcheggi gratuiti come quello vicino alla ferrovia e quelli di V.le Piave: un modo davvero strano per incentivare la mobilità su treno.
Per questo eQual ha sempre chiesto che venga studiato e realizzato (come fatto in molte altre città) un piano per l’utilizzo delle aree dismesse delle ferrovie.

L’assessore ci ha chiesto fiducia: come associazione siamo abituati a ragionare con i risultati concreti ed ad analizzare gli interventi in modo sistematico; siamo abituati a chiedere la #partecipazione dei cittadini alle scelte che incidono sulla loro vita, non certo attraverso la semplice delega elettorale. Non mettiamo in dubbio le buone intenzioni dell’amministrazione, ma basta allargare lo sguardo dalla striscia bianca/blu per rendersi conto che con questo genere di piani si rischia di fare un passo avanti e due indietro.

Il “nuovo” piano parcheggi: ancora aumenti, ancora strisce blu

free-parkingIl nuovo “piano parcheggi” della giunta Palazzi si fa notare per la condivisibile idea di “togliere le auto dal centro”, ma dietro ai buoni propositi sembra esserci la continuazione di uno schema già visto che sul tema dei posti auto ha creato una situazione imbarazzante.

[Tra strisce blu e speculazione]
Un problema che inizia a peggiorare nel 2004 quando la gestione dei parcheggi venne tolta ad Apam e affidata ad una società del Comune – Mantovaparking. In seguito la devastante speculazione di piazzale Mondadori fece sparire 190 posti auto gratuiti e altri 90 a pagamento (lato via Conciliazione). Arrivò poi una nuova mazzata con la giunta Brioni. Nel 2008 divennero a pagamento anche aree non centrali come viale Isonzo, viale della Repubblica e piazzale Gramsci: in totale 631 strisce passarono da “bianche” a “blu”. L’amministrazione Sodano ha blandamente trasformato “Mantovaparking” in Aster ; nel 2013 ha trasformato 50 posteggi auto gratuiti di porta Mulina in altrettanti a pagamento e, per sostenere il parcheggio privato di piazzale Mondadori, la giunta ha deliberato l’eliminazione delle aree di sosta gratuita in viale Piave e a ridosso del rondò di porta Pradella, utilizzata da pendolari ferroviari e lavoratori della zona. Negli anni gli aumenti delle tariffe sono sempre stati motivati con il mantra del “lo facciamo per favorire la rotazione”.

[Le contraddizioni delle nuove misure]
Ora l’obiettivo promesso di portare “fuori le auto dal centro storico” porta facilmente a credere che sia in arrivo un grande cambiamento. Tuttavia questa nuova stagione inizia con un nuovo aumento verso l’alto delle tre tariffe di sosta in città e degli abbonamenti annuali (questi ultimi dovrebbero portare un surplus di 200mila euro nelle casse comunali) ma senza interventi coordinati, nel breve e medio periodo, capaci di incidere sul bisogno di vivibilità della città e sulle esigenze dei cittadini. L’ampio parcheggio gratuito di piazza Virgiliana a giorni diventerà a pagamento: attenzione, non viene eliminata la possibilità di parcheggio come ci si aspetterebbe dal ragionamento di via Roma, ma rimane a disposizione di “chi può permetterselo” alle nuove tariffe.
Contemporaneamente, senza interventi di alleggerimento sui parcheggi nelle vie centrali, ci sarà il potenziamento del parcheggio di campo Canoa, da sempre sottoutilizzato, con l’introduzione di una navetta per il centro: bene l’idea di sfruttare di più un parcheggio periferico (che ha comunque un numero di posti limitato), ma come questo possa giovare all’aria e al traffico del centro storico e di piazza Virgiliana, in cui si potrà continuare a parcheggiare, è tutto da capire. Nonostante gli annunci e alcune buone intenzioni di fondo, ci troviamo quindi davanti alla prosecuzione di un lungo percorso che non va nell’interesse dei cittadini, di chi a Mantova viene per lavorare o per visitare il centro storico, con interventi che mirano da subito a parlare di aumenti senza un piano organizzato complessivo che comprenda anche incentivi e potenziamento del trasporto pubblico locale.

[Alternative]
Rilanciamo una posizione alternativa e di buonsenso: ridare ad APAM nuovamente la dignità di azienda pubblica, a cui affidare anche la gestione dei parcheggi (sciogliendo ASTER), finalizzata anche al sostegno del trasporto pubblico. Si potrebbe lastricare l’area di porta Pradella per creare parcheggi gratuiti dignitosi e rimettere in sosta libera le aree periferiche oggi a pagamento. Si potrebbe affrontare, come fatto in altre città, un percorso finalizzato alla ridefinizione degli spazi FS per ricavarne nuove aree di sosta a servizio proprio del trasporto ferroviario. Infine sarebbe necessario un blocco delle tariffe e non un nuovo aumento e, dove opportuno, una rimodulazione finalizzata realmente alla rotazione delle soste temporanee, individuando nuove aree per parcheggi scambiatori gratuiti serviti da navetta/circolari nelle zone limitrofe.

Queste sono solo alcune delle misure che si potrebbero mettere in campo pensando ai cittadini e al loro diritto alla mobilità. Più di dieci anni di disastri anche nel campo dei parcheggi, impongono la necessità di cambiare rotta: non è questione di utopia, ma semplicemente di volontà politica.

Contro micro-criminalità e degrado servono scelte coraggiose – Il caso di v.le Risorgimento

(Foto da Gazzetta di Mantova)

(Foto da Gazzetta di Mantova)

Negli ultimi giorni sui media locali tiene banco la notizia dell’episodio avvenuto in viale Risorgimento, dove un giovane durante un diverbio ha aggredito un commerciante e i passanti con un coltello da cucina. Tra le cause della percezione di insicurezza i residenti puntano il dito anche sulla stazione passante APAM, abbandonata da anni e divenuta zona di atti di bullismo e micro-criminalità.

Questa venne edificata nel 2007 durante la grande operazione speculativa di ‎Piazzale Mondadori‬, quando l’autostazione principale venne smembrata per fare posto ad un cantiere infinito che, dopo quasi dieci anni, è ancora lì a dimostrare il degrado della politica mantovana. La “mini-stazione” dopo l’inaugurazione è stata ben presto abbandonata in mezzo ai continui tagli di risorse per il trasporto pubblico e ai rincari dei costi per i pendolari e per le famiglie degli studenti. Lo scorso dicembre, in vista delle elezioni, il Comune di Mantova insieme ad APAM aveva stanziato 25 mila euro per un’opera di riqualificazione improvvisata che avrebbe dovuto eliminare le pareti della struttura rendendo la stazione passante più simile alle semplici pensiline presenti nel resto della città.

Periodicamente i casi di micro-criminalità e vandalismo hanno spostato il centro del problema dalla viabilità/trasporto pubblico locale a quello del “degrado urbano”, facendo dimenticare il fatto che anche una stazione funzionante e servizi pubblici efficienti sono il miglior antidoto a situazioni critiche.

Una scelta coraggiosa e in controtendenza sarebbe quella di fare della stazione di viale Risorgimento un presidio sociale che offra servizi non solo ai pendolari, ma anche agli abitanti del quartiere, in modo da incontrare le esigenze di una importante fetta di popolazione stimolando forme di aggregazione e di controllo partecipato. Per intraprendere questa strada serve però una volontà politica che in questa città sembra mancare e che si limita a maggiore videosorveglianza e, nei casi peggiori, a veri e propri deliri securitari. Sarebbe ora di cercare soluzioni innovative che vadano alla radice dei problemi e che non si fermino ad interventi securitari di facciata utili solo per lavare la coscienza di una classe politica che in dieci anni ha distrutto la città e continua ad autoassolversi.

Non ci basta una stazione “open space”

openspaceLa recente scelta del Comune di Mantova di “risolvere” il “problema degrado” dell’autostazione passante di viale Risorgimento facendo sparire quest’ultima, è la classica toppa peggiore del buco. 25mila euro è la somma che via Roma e Apam metteranno a disposizione per il nuovo progetto di eliminazione del corpo centrale della stazione passante e le pareti in modo da creare uno spazio aperto simile a quelli già presenti in viale Piave e viale Pitentino. Un progetto di riqualificazione improvvisato e stimolato da due esigenze: l’ennesima raccolta di firme “contro il degrado” da parte dei cittadini della zona e le imminenti elezioni amministrative. Mantova rimane saldamente il secondo capoluogo di Provincia in Italia senza una autostazione centrale e forse l’unico in cui le necessità dei pendolari sono continuamente ignorate.

Quello delle stazioni passanti, è stato un progetto nato sbagliato durante la grande operazione speculativa di “Piazzale Mondadori”, quando l’autostazione principale venne smembrata per fare posto ad un cantiere infinito che, dopo quasi dieci anni, è ancora lì a dimostrare il degrado della politica mantovana. Il progetto della mini-stazione passante di viale Risorgimento con biglietteria, sala d’aspetto e bagni, fu avversato fin da subito dai residenti. Dalla sua inaugurazione nel novembre 2007, passarono pochi anni prima che questa venisse chiusa in seguito a diversi episodi di vandalismo. Periodicamente i casi di micro-criminalità hanno spostato il centro del problema dalla viabilità/trasporto pubblico locale a quello del “degrado urbano”, facendo dimenticare il fatto che una stazione funzionante e servizi efficienti sono il miglior antidoto a situazioni critiche. Spaccio e bullismo hanno rimosso l’idea che la stazione di viale Risorgimento è stata abbandonata in mezzo ai continui tagli di risorse per il trasporto pubblico e ai rincari dei costi per i pendolari e per le famiglie degli studenti. Il tutto all’interno di un discutibile progetto che ha buttato pensiline di cemento in giro per la città senza un vero piano strategico che guardasse alla sua sostenibilità urbanistica, ambientale, estetica ed alle esigenze degli utenti: come ad esempio la stazione passante dell’Itis/Vinci che dal progetto sulla carta è stata invece ridotta ad una striscia di cemento.

Una scelta coraggiosa sarebbe quella di fare della stazione di viale Risorgimento un presidio sociale che offre servizi, non solo per i pendolari, in modo da incontrare le esigenze di una importante fetta di popolazione, ma per farlo serve una volontà politica che in questa città manca. Inoltre, chi sbaglia deve pagare e non è possibile sopportare l’accanimento contro gli episodi di micro-criminalità mentre c’è una classe politica che in dieci anni ha distrutto la città e continua ad autoassolversi.

APAM: immagini di un disastro

1794712_387410774729861_2036700155_nLa notizia dello svenimento di uno studente su di un pullman di Apam non è solo un fatto di cronaca: è l’ennesima conferma di una strategia politico-economica che da anni punta alla distruzione del servizio del trasporto pubblico locale.

Studenti ammassati come bestie sui pullman che sempre più spesso prendono fuoco, guidati da lavoratori precarizzati, sono le immagini di un disastro. La politica regionale e locale (in modo bipartisan) ha operato a suon di tagli per smantellare il servizio e creare le condizioni per un trasporto pubblico locale di tipo privato che punta al semplice profitto e a far quadrare i conti con ogni mezzo necessario. Esponenti politici e i consiglieri di amministrazione la chiamano “eccellenza”, ma per studenti, pendolari e autisti questa si traduce in tagli di corse, tagli sul personale (e di conseguenza sulla sicurezza) e aumenti continui; in pochi anni gli abbonamenti sono cresciuti in modo incontrollato gravando sulle spalle delle famiglie degli studenti, i principali utenti del trasporto pubblico. Due anni fa avevamo prodotto un dossier sul trasporto pubblico locale a Mantova che è stato superato in negativo dai fatti.

Nel gioco delle parti Apam si scrolla di dosso le accuse e dà la colpa alla#rovincia che non dà soldi, che se la prende con la Regione, fino ad arrivare allo Stato centrale: non è mai colpa di nessuno. Per noi, invece, c’è un sottile intreccio di interessi politici ed economici (nei cda come nei palazzi del potere i nomi e i partiti rappresentati sono sempre quelli) che ha prima svilito il ruolo del pubblico, per poi propagandare un impianto privatistico che, lo dicono le cronache quotidiane, non funziona.

[Per approfondire: https://equalmn.wordpress.com/tag/apam/]

Apam: tra tagli e finanza creativa

schelebusQuesta mattina abbiamo solidarizzato con i lavoratori Apam in sciopero:
sosteniamo le loro rivendicazioni e riteniamo che il  trasporto pubblico locale debba tornare al centro del dibattito politico, specie dopo le ultime dichiarazioni dell’azienda che riaprono ferite sociali e ed economiche lunghe un decennio.
A suon di tagli quest’anno gli utili di Apam sono cresciuti, ma le difficoltà dell’azienda sono state scaricate sulle spalle dei pendolari , specialmente studenti medi  e loro famiglie, con migliaia di corse tagliate e continui aumenti degli abbonamenti, con la scusa di “migliorare il servizio” e fare cassa. Attraverso il cofinanziamento sono stati reperiti  fondi europei e nazionali che però sono andati alla realizzazione di progetti effimeri o di facciata, come il BusTv o, peggio, gli “information desk” fotovoltaici spenti ormai da tempo. Scellerata è stata la scelta di togliere a un’azienda pubblica , dal 2004, la gestione dei parcheggi cittadini da parte del comune, portandola al tracollo e al necessario ingresso di soci privati: i parcheggi tolti ad Apam sono stati affidati ad una srl comunale, Mantova Parking, trasformata dall’attuale giunta in Aster srl. Nel 2006 la provincia di Mantova ha deciso la svendita dell’area della stazione centrale autobus di piazzale Mondadori per una immensa opera di speculazione edilizia. In sostituzione sono sorte le fallimentari stazioni passanti, di cui l’ultima, quella del Vinci-Fermi, programmata da anni come stazione a tutti gli effetti e consegnata solo lo scorso settembre come … banchina di cemento. La sede cittadina di Apam, con biglietteria, è stata collocata di fianco alla stazione dei treni nella comodissima piazza Don Leoni.
Ad oggi  l’impresa che ha realizzato il complesso di piazzale Mondadori si è ritrovata in un affare meno remunerativo di quanto auspicato. C’è da chiedersi se sia per  interesse pubblico o per “risarcire” quell’impresa che vediamo spuntare ipotesi paradossali: la prima è quella di affidare la gestione del nuovo parcheggio sotterraneo ad Aster o Apam o ad una accoppiata Aster-Apam.  Ad
Apam venne tolta la gestione di tutti i parcheggi pubblici e ora Apam dovrebbe gestire un parcheggio privato insieme all’azienda nata per soppiantarla?
Nell’altra ipotesi Apam dovrebbe
acquistare (circa 1.800.000 euro) la palazzina liberty, la stessa dalla quale fu sfrattata nel 2006: forse per “migliorare” la collocazione della biglietteria, spostandola di 500 metri,  dalla zona stazione ad un vicolo chiuso in mezzo alle case?

Noi vogliamo credere che tutto questo sia solo uno scherzo perché le ipotesi riportate, alla luce della storia recente di Apam e del trasporto pubblico locale, sono impresentabili. Dopo tutti i disastri avvenuti in un decennio, le risorse economiche di Apam non possono essere usate per gestire parcheggi privati o spostare di pochi metri una biglietteria, ma per aumentare le corse, migliorare
il parco mezzi, calmierare le tariffe e ascoltare le rivendicazioni dei lavoratori. È tempo che gli amministratori mantovani e quelli di Apam chiariscano, con le parole ma soprattutto con le loro scelte, se il loro obiettivo sia quello di garantire un servizio di trasporto pubblico efficiente, di qualità e accessibile a tutti.

eQual

(Per un approfondimento consigliamo la lettura
del testo di appunti sul trasporto pubblico locale
liberamente scaricabile dal sito)

Sull’incontro in Provincia con lo staff dell’assessorato ai trasporti.

In merito alla nota stampa della Provincia pubblicata sulla Gazzetta di Mantova del 6 ottobre, riteniamo opportuno dare completezza al comunicato stringato. Come gruppo eQual siamo stati contattati per un “incontro” con i vertici del trasporto pubblico all’interno dell’amministrazione provinciale: in primis ci preme sottolineare che le due parti erano convenute sull’informalità dell’incontro, nonché sul fatto che un’uscita sulla stampa sarebbe stata superflua.
L’incontro, più che una classica “lezione tecnica degli amministratori vs. doglianze di base”, è stato invece contraddistinto da uno scambio proficuo di domande e di relative informazioni su questioni come gli aumenti, ma soprattutto sulle scelte politiche che vengono fatte e gli investimenti.
Ci riteniamo parzialmente soddisfatti per aver potuto esprimere dal vivo alcune critiche costruttive su determinate linee di indirizzo e politiche aziendali che vertono sulla necessità (ormai improrogabile) di invertire la tendenza caratterizzata da aumenti e tagli a favore degli azionisti e sulle spalle degli utenti. Sul fronte dell’utilizzo dei fondi e quindi delle scelte politico-economiche fatte negli ultimi anni, rimangono invece le perplessità già evidenziate durante l’azione di settembre e all’interno del nostro breve dossier sul trasporto pubblico.