PROCESSO PESCI: A MANTOVA LA MAFIA C’È

21766765_1689765314399117_8500159465119029713_nLa sentenza di Brescia del processo “Pesci” ha confermato un sentore che molti cittadini avvertono da tempo:  a Mantova la Mafia c’è.

Esiste e prospera da decenni, nonostante l’ex sindaco Sodano dichiarasse “di non sentirne il profumo”: gli intrighi sempre più evidenti tra cattiva economia e cattiva politica attirano le mafie che, come un male, trovano gioco facile nell’ infettare il corpo vivo della società. Gli esempi di questo rapporto politico-economico, limitandoci solo alla città capoluogo, non mancano di certo: dalla speculazione CoopSette/Esselunga a Porta Cerese alla devastazione di Piazzale Mondadori passando per la privatizzazione di Tea Acque. Troppe volte abbiamo visto le amministrazioni di centrosinistra e di centrodestra rinunciare al loro ruolo di espressione delle comunità locali per favorire gli interessi privati di pochi; in questo cedimento della democrazia e della partecipazione davanti al profitto, le mafie trovano terreno fertile. La magistratura ha fatto il suo lavoro, dimostrando che gli anticorpi esistono ancora, ma non è abbastanza: la voce dei cittadini si è fatta sentire, benché spesso frammentata o ondivaga, e la politica spesso è rimasta in silenzio o ha balbettato in modo poco deciso.

È evidente a tutti l’enorme fattore di rischio di diversi appalti, cantieri edilizi e grandi opere di ieri e, purtroppo, di oggi. Per combattere le mafie, tutte le mafie che distruggono il territorio, non bastano le sentenze della Magistratura, ma  serve la partecipazione attenta e indignata di tutte e tutti per colmare i vuoti lasciati dalla politica, riconquistare i beni comuni e far valere gli interessi dei cittadini e dei lavoratori.

DI NUOVO UN AUTOBUS IN FIAMME

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Sulla pelle di studenti, pendolari e autisti brucia un sistema malato
Guardate questa foto di un autobus avvolto dalle fiamme, purtroppo non è la prima: un bus di linea prende fuoco e i giovani passeggeri salvi solo per l’intervento tempestivo dell’autista. Il mezzo incendiato era della bresciana SAIA, del gruppo Arriva Italia Srl, holding italiana di Deutsche Bahn e partner di Apam nei trasporti di Brescia Sud. Quelle fiamme sono il simbolo di un disastro economico e politico che ha interessato anche Mantova, il suo trasporto pubblico locale e, più in generale, un’idea di mobilità italiana basata su tagli e privatizzazioni.

Apam, trasformata in Spa a controllo pubblico a parole ma dall’indirizzo privato, ha “creato utili” tagliando migliaia di corse, aumentando il costo degli abbonamenti e precarizzando le condizioni dei lavoratori. Un “risanamento” che è stato scaricato interamente sulle spalle dei pendolari, degli studenti medi e delle loro famiglie. In questo modello di gestione diminuiscono anche i controlli, le riparazioni ed in generale, la sicurezza degli utenti.

Negli scorsi anni, insieme agli studenti e alle studentesse del Network Studentesco, ci siamo impegnati in un lavoro di denuncia e di rivendicazioni nei confronti della politica mantovana e di Apam per contrastare questa tendenza. Nel silenzio delle politica, ribadiamo che Apam va riconvertita in azienda speciale di diritto pubblico: il suo unico obiettivo non devono essere i guadagni degli azionisti, ma garantire un servizio di trasporto pubblico efficiente, di qualità e accessibile a tutti.
 

 

 

Il flop della BreBeMi – Risposta al legale della società

“Chi è in difetto è in sospetto”, scriveva Manzoni. Ci stupiamo quindi della lettera del 12 marzo scorso firmata dal responsabile affari legali della società BreBeMi a seguito di una nostra lettera dove criticavamo Expo2015. Ci ha colpito innanzitutto la volontà dell’avv. Comes di prendere le distanze dall’esposizione universale di Milano: evidentemente non siamo gli unici ad avere un giudizio negativo dell’evento. Consigliamo dunque all’avvocato Comes di scrivere ai vari attori politici che non perdono occasione di accostare tra loro la BreBeMi ed Expo.

Ci fa anche molto piacere che la stessa società abbia dichiarato quando è nata l’idea della “nuova” autostrada 1d1393ea-3a77-11e4-8035-a6258e36319btra Brescia e Milano: 1997, un progetto quindi inaugurato già vecchio, mentre il mondo intorno ad esso è cambiato radicalmente. E da qui vogliamo partire per affermare che l’inutilità del progetto non è un nostro giudizio, ma la constatazione di una realtà di fatto fotografata dai numeri: le stime iniziali prevedevano un flusso di 60 mila veicoli, mentre attualmente ne transitano appena 11 mila (fonte: La Repubblica).
Meno di cinque mesi sono stati sufficienti per abbandonare i toni trionfalistici con cui era stata salutata l’inaugurazione della nuova autostrada. Il 23 luglio all’inaugurazione, era “uno straordinario esempio di successo”, almeno secondo il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni. Il 15 dicembre, invece, sarebbe arrivato -secondo lo stesso Maroni- il tempo di decidere “se questa opera resta o chiude”, e la discriminante sarebbe la volontà o meno da parte dello Stato di garantire un finanziamento pubblico pari a 270 milioni di euro per rendere sostenibile il piano economico e finanziario dell’opera. Se l’avvocato Comes ha intenzione di tutelare nelle sedi opportune l’azienda che rappresenta, gli consigliamo di iniziare citando in giudizio Maroni.

Ma arriviamo dunque al ritornello della “grande opera realizzata interamente con capitale privato“: è bene chiarire che le “banche” che hanno garantito il project financing si chiamano Cassa depositi e prestiti (controllato all’80% dal ministero del Tesoro) e Banca europea degli investimenti (di proprietà dei Paesi dell’UE, compresa l’Italia). Gli 800 milioni preventivati per realizzare l’opera nel corso degli anni sono lievitati a 2,439 miliardi di euro (38 milioni di euro a chilometro). Non solo. Con la Legge di Stabilità 2015 la società concessionaria, Brebemi spa, riceverà dal 2017 al 2031 ben 20 milioni di euro l’anno dallo Stato; il triennio 2015-2017, invece, sarà coperto dalla Regione Lombardia: altri 60 milioni di euro in tre rate. La BreBeMi è così poco frequentata che anche la gara d’appalto per gli autogrill e le stazioni di rifornimento, di cui non è ancora provvista, è andata a vuoto; il costo del pedaggio, alto più del doppio rispetto alla A4, 20140910_78151_brebemiCsarà scontato del 15% fino al 31 maggio per gli abbonati Telepass e quindi poniamo alla società rappresentata dall’avvocato Comes la stessa domanda che ha posto il giornalista Luca Martinelli dalle pagine di Altreconomia: chi paga (davvero) lo sconto di BREBEMI?

Ma sulla BreBeMi ci sono ombre ben più inquietanti, come emerge dalle dichiarazioni senza mezzi termini fatte da Roberto Pennisi, procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia, il 4 novembre scorso davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite legate al ciclo dei rifiuti:“l’unico scopo al quale fino a questo momento è servita la BreBeMi è stato per interrare rifiuti. (…) La ferrovia corre parallelamente alla BreBeMi e io la vedo sempre vuota. Purtuttavia, a noi la BreBeMi è nota nella misura in cui ha formato oggetto di una validissima indagine della Dda di Brescia anche per traffico illecito di rifiuti.”

Non siamo tecnici o avvocati, siamo cittadini interessati a capire le ragioni e le ricadute economiche, ambientali e sociali, di queste “grandi opere”. E nel farlo non nascondiamo la nostra preoccupazione per il livello di approssimazione con cui sono state prese e vengono prese decisioni strategiche importanti, come quelle relative alla costruzione di una nuova autostrada, costata oltre 2,5 miliardi di euro (che qualcuno, prima o poi, dovrà restituire ai soggetti che li hanno prestati).

NO TAV: la scelta partigiana di schierarsi in prima persona

984280_453402208146299_6180802279780394747_nGrazie a tutte e tutti i partecipanti alla proiezione speciale di QUI organizzata in collaborazione con il cinema del carbone.
In questi anni sulla lotta No Tav si è detto e scritto molto e, spesso, la narrazione dominante ha cercato di dipingere i cittadini resistenti come barbari assetati di distruzione. Un’opera di demonizzazione organizzata per sminuire un movimento popolare che, al tempo dell’individualismo e dell’antipolitica, è nato e cresciuto riuscendo a tenere in scacco una grande opera inutile e dannosa. Gli interessi politici ed economici che sottendono al Tav hanno reagito scatenando una guerra contro i No Tav sia sul piano militare che su quello politico, ideologico e giudiziario.

Quello della parziale sospensione della democrazia e dell’attacco diretto ai manifestanti è un copione che purtroppo va in scena ovunque ci sia una grande opera imposta per il profitto. È un problema che ci riguarda da vicino per due motivi: il primo e più evidente è che la linea del Tav passerà anche sopra le nostre teste, nel tracciato Brescia-Verona rischiando di causare gravi danni al territorio del basso Garda e le colline moreniche dilapidando inoltre ingenti risorse pubbliche. L’altro è che proprio Mantova non è stata, non è e non sarà esente da questi pericoli, essendo già stata vittima di scempi ambientali e di lotte ambientaliste che certa politica è stata capace di schiacciare per portare avanti i propri piani: grandi e piccole opere dannose e/o inutili imposte senza trasparenza e senza il coinvolgimento dei cittadini che vivono sul territorio.
Il film di Daniele Gaglianone (presente all’evento in collegamento skype) ha la bellezza di essere fatto con le parole e i silenzi di persone semplici, uomini e donne, giovani e vecchi, lavoratori della valle che da anni si oppongono alla costruzione della linea ad alta velocità, alla devastazione ambientale, allo spreco di risorse pubbliche e alle infiltrazioni mafiose.

Non ci sono santini rivoluzionari o icone, ma persone comuni che, trovatesi nella tempesta, hanno fatto la scelta partigiana di schierarsi in prima persona per difendere la comunità, la libertà di tutti e la propria terra.

Ma quale Tav! A Mantova mancano persino i treni pendolari!

In questi giorni si cerca, chi a Mantova e chi a Brescia, di scaricare ad altri il boccone avvelenato del TAV. Come al solito in pochi hanno il coraggio di affermare con forza ciò che la linea TAV rappresenta per il territorio: un’opera inutile che non porterà alcun beneficio, soprattutto al nostro. Costruire una linea TAV tra Milano e Venezia quando esiste già una linea ferroviaria che può essere ammodernata e potenziata, equivale pressapoco a costruire un’autostrada a fianco della A4 riservata solo alle Formula Uno. Un’opera che non serve ai cittadini, ma serve ai grandi appaltatori, mafie e parassiti vari.

Il piano urgente per i trasporti di Mantova che noi proponiamo è questo: basta tagli alle linee dei pendolari e al personale, raddoppio binario linee Mn-Vr e Vr-Mn (per dimezzare i tempi di percorrenza) e acquisto di nuovi treni fatti costruire in Italia.

Facciamo qualche calcolo.

4 CM DI TAV = 1 ANNO DI PENSIONE
3 METRI DI TAV = 1 SCUOLA MATERNA 4 SEZIONI
500 METRI DI TAV = 1 OSPEDALE DA 1200 POSTI, 226 AMBULATORI, 36 SALE OPERATORIE
1 KM DI TAV = 50 TRENI PENDOLARI

Di seguito la prima parte di FRATELLI DI TAV – Effetti collaterali del “treno ad alta velocità” (documentario, colore, 2008).

Una video-inchiesta sull’impatto della TAV lungo la penisola italiana. Lo scenario che si dipana analizzando l’impatto che questa “Grande Opera” esercita sui territori che attraversa – in termini ambientali, sociali ed economico/finanziari – è sorprendente.
Altrettanto sorprendenti ed esemplari le proteste delle popolazioni che quell’impatto, inevitabilmente, subiscono. “Fratelli di Tav” combina il racconto di queste lotte ad una spinosa inchiesta sui rapporti tra criminalità organizzata, imprese e corruzione politica – rapporti anch’essi ad “Alta Velocità” – intercorsi nella realizzazione della Tav.
Un’analisi scomoda che svela quali inquietanti dettagli siano sepolti tra cemento e binari sotto ogni tratto della ferrovia che, lentamente ed a costi esorbitanti, viene portato a termine.

Un documentario di Manolo Luppichini e Claudio Metallo
info: fratelliditav.noblogs.org/