MANTOVA: AMMALATA DI CEMENTO E BARACCONI COMMERCIALI

frankensteinOperazione Frankenstein per innestare un supermercato sul disastro edilizio di piazzale Mondadori

La città e il territorio mantovano sono infetti da un male oscuro che passa dalle strette di mano tra politica ed economia privata e corrode la società, il lavoro e il territorio. Un tumore fatto di migliaia di alloggi sfitti, cantieri abbandonati e un numero fuori controllo di strutture commerciali.
Abbiamo denunciato in piazza, sui media e anche con azioni dirette in Consiglio Comunale l’enorme disastro di Piazzale Mondadori che ha portato alla svendita dell’autostazione nel 2005, alla follia delle pensiline passanti e alla cancellazione di centinaia di posti auto gratuiti sostituite da un parcheggio privato. Un buco nero all’interno della città che ancora oggi “sembra” non avere responsabili politici o economici, quasi fosse piovuto dal cielo. Inoltre non è ancora chiaro che fine abbiano fatto i 27 milioni di euro in prestiti che MPS ha “buttato” in quel progetto, né i rapporti tra i vertici della banca senese con Antonio Muto.
Abbiamo contrastato in prima linea i piani del centrodestra per un nuovo insediamento commerciale a Porta Cerese sulle ceneri del fallimento del vecchio “affare” Palasport – Palabam – Coopsette del centrosinistra. È chiaro a tutti che sei ipermercati, sette strutture medie e due centri commerciali sono troppi per una piccola città, senza poi contare l’hinterland; un nuovo baraccone commerciale significherebbe un colpo durissimo al  tessuto commerciale cittadino medio-piccolo necessario alla vita dei quartieri.
La proposta “Frankenstein” di paracadutare un supermercato Esselunga su piazzale Mondadori è figlia di una idea di città in svendita, ammalata di cemento e carrelli, che va combattuta con forza. Se dal Comune di Mantova arrivano rassicurazioni “entusiastiche”, noi crediamo che la toppa sia peggiore del buco: nuovo cemento commerciale in zona centrale, ulteriore traffico (anche di tir) in un punto già congestionato e l’alta probabilità che per qualche decina di posti di lavoro precari se ne polverizzino altrettanti all’interno del tessuto commerciale cittadino.

Ancora si vendono per nuove idee vecchie. Ancora una volta ai cittadini viene negata la possibilità di esprimersi sulla sorte di un’importante pezzo di città. La soluzione ai problemi di Mantova non dipende dalle offerte dell’impresa privata, bensì dalla volontà e dalle scelte politiche. Un piazzale Mondadori ripensato come spazio e come utilizzo pubblico all’interno del tessuto urbano e non come supermercato, così come la fine del modello “cemento e carrelli” degli ultimi dieci anni, rappresentano una vera opportunità di cambiamento. L’interesse pubblico, il bene comune e la partecipazione devono tornare ad indicare la via: a meno che non si considerino i cittadini che vivono e che lavorano in un territorio come semplici consumatori da abbindolare con offerte al ribasso.

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La guerra di via Roma alle strisce bianche

parcheggi-tionMille posti auto gratuiti spariti in dieci anni, e ora altre settanta strisce blu

Continua la “guerra” dell’amministrazione comunale di Mantova che in dieci anni, con le scuse più fantasiose, ha fatto sparire un migliaio di posti auto gratuiti in zona centrale, semi-centrale e periferica.
Hanno tolto la gestione ad Apam, creato un’ente,“Mantovaparking”, che poi è stata chiamata “Aster”; sono stati curati continui ritocchi delle tariffe per fare cassa e lentamente tutta la città è a “strisce blu”.
Siamo arrivati al paradosso che si citano grandi città, molto care e in cui la sosta gratuita è inesistente come “modello” a cui guardare.

E per completare il nuovo “piano traffico” della Giunta Palazzi, annunciati altri 73 posti a pagamento a porta Pradella, piazzale Gramsci e viale Risorgimento. Arrivano dopo l’aumento delle tariffe, la messa a pagamento di Piazza Virgiliana e precedono la cancellazione del parcheggio “selvaggio” di via Nuvolari: in mancanza di un parcheggio scambiatore, oltre a disincentivare la mobilità su treno, si favorisce ancora il parcheggio privato di piazzale Mondadori. Nella sua bonaria ingenuità, l’Assessore Rebecchi ci aveva scritto che con i soldi dei parcometri ci finanziano le scuole, dato che il buongoverno di Roma taglia risorse agli Enti Locali da anni; eppure questa ossessione nel voler monetizzare ogni singolo stallo gratuito rasenta il patologico.

Quanto manca per veder sparire anche il parcheggio di Anconetta? Tra quanto diventeranno blu anche le strisce bianche del lungolago? In alternativa noi pretendiamo corretti trasferimenti statali anziché scaricare su pendolari e turisti nuovi balzelli per sopperire ai continui tagli statali. Sarebbe corretto lastricare l’area di porta Pradella per creare parcheggi gratuiti dignitosi e rimettere in sosta libera le aree periferiche oggi a pagamento collegandole al centro tramite servizi di bike sharing e potenziando il bus circolare CC. Si potrebbe inoltre affrontare, come fatto in altre città, un percorso finalizzato alla ridefinizione degli spazi FS per ricavarne nuove aree di sosta a servizio proprio del trasporto ferroviario. Infine sarebbe necessario un blocco delle tariffe e, dove opportuno, una rimodulazione finalizzata realmente alla rotazione delle soste temporanee: da anni esiste il disco orario, non costa nulla e funziona da Trento ad Annecy in Francia.

SI FERMA LA LOTTIZZAZIONE DELL’EX LAGO PAIOLO: UNA BUONA NOTIZIA PER LA CITTÀ

14424225_10209391948869464_1940816369_oIl Partito del Cemento incassa una pesante sconfitta da 110 mila metri quadrati

Una buona notizia per Mantova: l’area verde dell’ex Lago Paiolo è quasi definitivamente salva. Avevano pienamente ragione i cittadini che già dal lontano 2009 (il momento dell’approvazione definitiva del piano attuativo) sostenevano l’inutilità e l’insensatezza del progetto edificatorio che avrebbe dovuto riversare cemento, palazzine, supermercato, uffici e parcheggi sotterranei sull’area verde di fronte al nuovo ospedale.

Una assurdità da 110mila metri quadrati nata all’epoca della giunta Burchiellaro che è passata indenne attraverso 3 amministrazioni, a dimostrazione della trasversalità del partito del cemento. A settembre 2016 questo progetto pare essere quasi definitivamente tramontato: le autorizzazioni urbanistiche scadranno ad aprile del prossimo anno, la ditta costruttrice è stata dichiarata fallita e il patrimonio immobiliare cittadino non ha di certo bisogno di altra edilizia residenziale e direzionale privata. Gli 11mila mantovani che avevano sostenuto la petizione del comitato “Salviamo il Lago Paiolo” per salvare uno dei polmoni verdi della città avevano visto giusto: il tempo è galantuomo.

Ora sarà però necessario mettere in campo tutti gli strumenti utili per far sì che l’area non torni ad essere in futuro terreno fertile per nuovi tentativi di speculazioni edilizie. Nei prossimi giorni ci metteremo al lavoro per approfondire la questione ed elaborare proposte operative.

+++ Qui un’intervista del 2010 che ripercorre le tappe del progetto e della raccolta firme: https://www.youtube.com/watch?v=p7ZnM8c88qI

Elezioni amministrative 2015


Mantova è arrivata ad un punto cruciale in cui non è più possibile credere alle favole o alle cure miracolose di questo o quel candidato: la città sta soffrendo i colpi della crisi e pagando le strategie politiche degli ultimi quindici anni che l’hanno condannata al declino. Un centro svuotato, quartieri desertificati socialmente e commercialmente, case sfitte e cemento incompleto, trasporti pubblici e viabilità in condizioni critiche, insieme ad una pesante insicurezza sociale, sono solo alcune istantanee di una città che qualcuno ha deliberatamente portato al collasso in una quindicina di anni.

Siamo una associazione impegnata sul fronte politico e sociale di base, nata poco meno di tre anni fa; dopo una lunga discussione sui nostri obiettivi e compiti, abbiamo fatto la scelta di non partecipare in alcun modo alle già troppo affollate elezioni amministrative di Mantova e cerchiamo di spiegarne i motivi in una attenta riflessione.

Il fallito “cambiamento” del centrodestra

15751Nonostante sia rimasto a galla fino all’ultimo, il Sindaco Sodano esce sconfitto da un quinquennio iniziato con la promessa di un’epoca di “cambiamento”. La sua amministrazione (Forza Italia, Lega Nord, Civici Benediniani, Udc) si è contraddistinta per una certa continuità con quelle precedenti: in settori strategici per lo sviluppo della città, il ritornello è sempre stato lo stesso dell’ultimo decennio con cemento, supermercati, telecamere, parcheggi a pagamento e “favori” agli amici; solo un po’ meno di quanto già fatto in precedenza dal centrosinistra, complice la crisi, e con quel piglio destroide necessario per caratterizzare la propria azione politica. Un percorso iniziato con la “guerra agli accattoni” che, per contrappasso, è finito ad elemosinare voti e salvagenti per non affondare. Il centrodestra in via Roma è stato infatti dilaniato da guerre interne in cui partiti e liste civiche si sono spartiti assessorati, commissioni e posti nei consigli di amministrazione, salvo poi abbandonare lentamente la nave come topi quando questa ha iniziato ad imbarcare acqua. Solo in fase terminale si è aggiunta la tempesta dell’inchiesta antimafia che ha scosso ulteriormente l’istituzione comunale vedendo coinvolto direttamente il sindaco Sodano.

Il centrosinistra: un gruppo dirigente “temporaneamente” all’opposizione

Dai banchi della minoranza nessuno ricorda un assedio politico rilevante per fermare, ad esempio, il PGT con le sue nuove cementificazioni o la privatizzazione dell’acqua dei mantovani sostenuta dall’Amministrazione Sodano. Quasi cinque anni di opposizione al Pd non sono bastati per riflettere sui propri errori e presentarsi per tempo con idee, personalità nuove e competenze forti: I Democratici di Sinistra prima e il Partito Democratico poi hanno incarnato in tutto e per tutto la governance di un preciso “Sistema Mantova”. Speculazioni edilizie, privatizzazione delle municipalizzate, centri commerciali, Turbogas, svuotamento (e blindatura videosorvegliata) del centro storico ridotto ad una bomboniera, magoni di cemento abbandonati nelle periferie, parcheggi privati, Mantovaparking, eliminazione delle circoscrizioni (in ottemperanza alle scelte dell’allora Governo Prodi bis) e tanto altro ancora non sono un lascito della destra, ma una precisa strategìa politica che, tra il 2001 e il 2010, il centrosinistra tutto (Ds, Margherita, Idv e Verdi – con i naufraghi di questa esperienza pronti a riproporsi nel Pd o in SeL) ha attuato in Comune ed in Provincia con solo pochi distinguo. Qualcuno col passare del tempo dimentica o chiede di “non guardare al passato”: noi non ci adeguiamo a questo ritornello, anche perché vivere la città concretamente significa sbattere ogni giorno il muso contro tutti questi scempi. Oggi il Partito Democratico di Mantova difficilmente può essere alternativo allo stesso sistema di cui è stato fautore per anni e a poco servono trucchi elettorali o l’inserimento di nuove leve come garanzia di rinnovamento, se la vecchia guardia è sempre presente.

palaburchiIntorno al Pd, inoltre, si agitano ben due ex sindaci diessini che rivendicano uno spazio elettorale che indubbiamente serve ad indebolire il proprio partito di riferimento e il candidato ufficiale, Palazzi, e a confermare la teoria secondo cui la politica mantovana non ha più nulla da offrire e gli stessi nomi degli ultimi quindici anni continuano le loro guerre personali. Nel caso del ventilato ritorno di Gianfranco Burchiellaro, poi, ritornano alla mente le cementificazioni, il turbogas le multiutility e tutta quell’epoca buia dei primi anni Duemila. Insieme a lui il pensiero va ai suoi fedeli esecutori, gli assessori e i consiglieri che lo accompagnarono e che, con lui o contro di lui, sono tutti nuovamente in gara: basta riprendere l’elenco dei componenti della maggioranza 2000-2005 per rendersi conto che tutta quella compagine si ripresenta, sotto insegne diverse, a partire da chi non ha mai lasciato l’aula di via Roma o a chi per anni è stato paracadutato nei cda delle ex-municipalizzate.

Politica elettorale e partecipazione

Sempre gli stessi nomi, sempre le stesse facce? Quando si oppone questa obiezione ci si sente spesso rispondere che si tratta di una condizione obbligatoria che deriva dall’assenza dei mantovani dalla partecipazione politica attiva. È certo che poco e nulla sia mai stato fatto dalla politica ufficiale per incentivare la partecipazione, come purtroppo avviene in tanta parte del territorio nazionale, sostituendo il coinvolgimento e l’ascolto con un percorso puramente competitivo e limitato al periodo (pre)elettorale.
Quante volte abbiamo sentito: “lasciateci lavorare, poi tra cinque anni deciderete con il voto se abbiamo fatto bene o male”. Quante volte la politica elettorale riduce il confronto politico alla scelta del meno peggio. Quante volte viene riproposta la personalizzazione della politica in base alla quale il problema dipende esclusivamente dalla credibilità e capacità di questo o quel candidato.
L’allontanamento dei cittadini dalla partecipazione attiva è stato scientemente voluto facendoci credere che fosse fatto nel nostro interesse, per liberarci da incombenze noiose, per semplificare e per rendere più veloce il percorso amministrativo. Di fatto ha determinato solo l’allontanamento del livello decisionale dai cittadini e l’annullamento da percorsi democratici di richiesta e ascolto, lasciandoci solo istituzioni lontane, incapaci di un confronto diretto e di dare concretezza ad un progetto di territorio che non sia invece frutto di singoli interessi particolari.

Il tempo dell’alternativa

3110Siamo convinti che i tempi dell’alternativa non siano dettati dalle scadenze elettorali e che serva una forte sincronìa per riuscire ad intrecciare nuovi percorsi politici virtuosi con il momento delle elezioni; per questo riteniamo che, al momento, una alternativa credibile alla gabbia dell’alternanza centrodestra/centrosinistra a Mantova non sia praticabile per via elettorale. In questi anni ci sono stati significativi momenti di iniziativa politica e sociale che hanno avvicinato persone e sensibilità diverse in modo inclusivo e costruttivo: in particolare pensiamo al grande movimento contro le ordinanze securitarie della Giunta Sodano tra il 2010 e il 2011, alla mobilitazione per salvare l’area di Lago Paiolo dall’ennesima speculazione, alla generosità di chi si è speso per il grande risultato referendario del giugno 2011 (risultato sull’acqua bene comune poi tradito politicamente in modo bipartisan) o ancora il percorso di contrasto all’ennesimo tentativo di insediamento del movimento neonazista di Forza Nuova, sempre nel 2011. In quelle occasioni le maggiori forze politiche sono state pressoché assenti o comunque marginali e, sempre lì, erano state praticate nuove alleanze sociali tra singoli e sigle non rappresentate nelle istituzioni mantovane; esperienze di cui quasi nessuno ha fatto tesoro.

Diversi attivisti/e che oggi sono in eQual sono stati attivi/e e protagonisti di quella stagione. il gruppo eQual è nato poco meno di tre anni fa al termine di un ciclo generoso di rinascita di impegno sociale. Abbiamo puntato da subito a portare idee e pratiche nuove sul territorio: ripensandolo, riattualizzando linguaggi e pratiche di solidarietà attiva tra lavoratori e cittadini e rinunciando ad identitarismi e stereotipi che contraddistinguono (e limitano) il campo visivo di sinistra. Davanti e dentro alle fabbriche, nei quartieri periferici, nelle piazze del centro, protestando in Consiglio Comunale e sul web in un tempo tutto sommato ridotto, siamo stati capaci di ricostruire un profilo concreto e credibile di impegno socio-politico di base; se da un lato siamo soddisfatti del lavoro svolto e di quanto abbiamo costruito tra le persone, con le associazioni e nel tessuto vivo del territorio, sul versante politico abbiamo toccato con mano la quasi totale impermeabilità delle strutture politiche pre-esistenti.
La scorsa estate abbiamo ricevuto sollecitazioni da iscritti all’associazione e da diversi simpatizzanti per sapere se eQual sarebbe stata all’interno della competizione elettorale. Non siamo nati con un approccio elettoralista, ma abbiamo voluto sondare lo stesso il terreno per valutare lo stato di cose presenti, guardando per tempo, costruttivamente ed in prospettiva al momento elettorale: facendolo abbiamo preso atto che una volontà di rinnovamento anche nel momento più basso e logoro della crisi politica ed economica non è all’ordine del giorno.
Rispettiamo le scelte di altre soggettività, ma crediamo che non si possa promettere una nuova stagione per Mantova scegliendo la subalternità al Pd, oppure di “rifondarla” a partire dagli ultimi ingranaggi di un meccanismo rotto da tempo o, ancora, presentarsi come l’alternativa forti di un brand nazionale di successo, ma dalla ricaduta territoriale pressoché nulla.

Concludendo, è ormai palese che non saremo presenti alle elezioni amministrative per il Comune di Mantova: né con il nostro simbolo associativo, né in coalizione con altre realtà politiche. Un reale e radicale cambiamento prima di essere portato all’interno delle istituzioni, dovrebbe prima essere prodotto nella società. Ed è a questo che noi puntiamo. Non siamo interessati ad avere una piccola percentuale da usare per mercanteggiare posti di potere con i partiti più grandi, né ad infilare in aula dei rappresentanti con dietro il nulla e nemmeno ad avere posti chiave se la porta da aprire rimane blindata dagli alleati e dai loro interessi più o meno confessabili. Il cambiamento e l’alternativa necessari non ammettono scorciatoie o illusioni: si costruiscono innanzitutto nei quartieri, nelle mille contraddizioni di questa città, sui posti di lavoro, nella partecipazione delle persone e nel lavoro politico quotidiano. Solo cosi potremo avere la forza necessaria per incidere e cambiare veramente la realtà dei fatti.

La casa è un diritto, la guerra tra poveri no

borgoN2Le cronache nazionali delle ultime settimane sono state dense di notizie sul problema casa, sulle occupazioni abitative e sugli sgomberi dando spazio alla propaganda di chi specula su situazioni di disagio per alimentare la guerra tra poveri. Prima che questo possa accadere anche a Mantova è necessario fare chiarezza: il problema delle “case solo a questo o quel gruppo etnico/nazionale” è una invenzione politica.

Solo la città capoluogo ha una ricchezza di oltre 5000 case sfitte che negli ultimi anni sono aumentate a causa della forte speculazione edilizia che ha edificato interi quartieri rimasti vuoti e, in alcuni casi, mai completati. A questa offerta abnorme di case attualmente “sul mercato”, fanno da controcanto le ottocento richieste di un alloggio popolare da parte di cittadini italiani e immigrati. Proprio le case popolari rappresentano l’altro consistente pezzo del problema: nonostante Aler provi a tamponare la situazione con qualche decina di nuovi alloggi, l’edilizia popolare è in crisi. Per fortuna l’azienda lombarda per l’edilizia residenziale sembra avere operato una inversione di marcia che auspicavamo, ovvero la ricerca di fondi regionali per il recupero dello sfitto esistente anziché la svendita del proprio patrimonio. Questo al netto di gestioni “allegre” da parte degli amministratori pubblici (l’ex assessore regionale alla casa di Forza Italia è sotto processo per favoreggiamento e legami con la criminalità organizzata) e improbabili piani di alienazione che hanno provato a svendere ai privati intere palazzine pubbliche. Ci sono invece centinaia di alloggi popolari sfitti che avrebbero bisogno di pochi interventi di migliorìa o di lavori di ordinaria amministrazione per tornare ad essere disponibili per chi ne ha bisogno. Non dimentichiamo inoltre i problemi spesso legati al basso livello costruttivo di tanti di quegli immobili, del quale non emergono mai responsabilità. Intanto, mentre tutto questo viene taciuto, continua il tormentone su assegnazione “privilegiate”: basta però guardare con uno sguardo attento ai cognomi delle graduatorie pubbliche per l’assegnazione di queste case, a Mantova si può vedere che la retorica del “si danno le case prima agli stranieri” è una balla colossale.
Intorno a questa situazione socialmente drammatica c’è il complesso problema degli sfratti, che nel nostro territorio è arrivato a superare il migliaio di richieste in un anno, con circa duecento sfratti realmente eseguiti. Nel quadro complessivo non può essere dimenticata la tassazione legata alla casa, che pesa in modo spesso insostenibile sui piccoli proprietari, che nel mattone avevano investito i risparmi di una vita.

In tempi di crisi è facile vedere sciacalli politici che incitano alla guerra tra poveri per racimolare qualche voto in più, addossando la colpa del problema abitativo a nuclei famigliari immigrati contrapposti agli italiani. A guardare la realtà e i d
ati oggettivi, si scopre invece che la responsabilità di questa bomba sociale pronta ad esplodere è da cercare altrove: gli interessi dei palazzinari che da sempre vanno a braccetto con una modo degradato di fare politica hanno prodotto case private vuote e l’esaurimento del sistema pubblico di tutela sociale.

Si smetta perciò di costruire nuove case (e nuovi super/iper mercati) e si utilizzino quelle già costruite, ma sfitte e/o mai abitate per adibirle a residenze pubbliche a canone calmierato, requisendole se necessario. In questo modo ridurremmo il consumo di suolo, daremmo la possibilità ad un tetto a centinaia di famiglie e un senso a piani di lottizzazione che, nelle condizioni di degrado e abbandono in cui versano ora, di senso non ne hanno.

Non ci basta una stazione “open space”

openspaceLa recente scelta del Comune di Mantova di “risolvere” il “problema degrado” dell’autostazione passante di viale Risorgimento facendo sparire quest’ultima, è la classica toppa peggiore del buco. 25mila euro è la somma che via Roma e Apam metteranno a disposizione per il nuovo progetto di eliminazione del corpo centrale della stazione passante e le pareti in modo da creare uno spazio aperto simile a quelli già presenti in viale Piave e viale Pitentino. Un progetto di riqualificazione improvvisato e stimolato da due esigenze: l’ennesima raccolta di firme “contro il degrado” da parte dei cittadini della zona e le imminenti elezioni amministrative. Mantova rimane saldamente il secondo capoluogo di Provincia in Italia senza una autostazione centrale e forse l’unico in cui le necessità dei pendolari sono continuamente ignorate.

Quello delle stazioni passanti, è stato un progetto nato sbagliato durante la grande operazione speculativa di “Piazzale Mondadori”, quando l’autostazione principale venne smembrata per fare posto ad un cantiere infinito che, dopo quasi dieci anni, è ancora lì a dimostrare il degrado della politica mantovana. Il progetto della mini-stazione passante di viale Risorgimento con biglietteria, sala d’aspetto e bagni, fu avversato fin da subito dai residenti. Dalla sua inaugurazione nel novembre 2007, passarono pochi anni prima che questa venisse chiusa in seguito a diversi episodi di vandalismo. Periodicamente i casi di micro-criminalità hanno spostato il centro del problema dalla viabilità/trasporto pubblico locale a quello del “degrado urbano”, facendo dimenticare il fatto che una stazione funzionante e servizi efficienti sono il miglior antidoto a situazioni critiche. Spaccio e bullismo hanno rimosso l’idea che la stazione di viale Risorgimento è stata abbandonata in mezzo ai continui tagli di risorse per il trasporto pubblico e ai rincari dei costi per i pendolari e per le famiglie degli studenti. Il tutto all’interno di un discutibile progetto che ha buttato pensiline di cemento in giro per la città senza un vero piano strategico che guardasse alla sua sostenibilità urbanistica, ambientale, estetica ed alle esigenze degli utenti: come ad esempio la stazione passante dell’Itis/Vinci che dal progetto sulla carta è stata invece ridotta ad una striscia di cemento.

Una scelta coraggiosa sarebbe quella di fare della stazione di viale Risorgimento un presidio sociale che offre servizi, non solo per i pendolari, in modo da incontrare le esigenze di una importante fetta di popolazione, ma per farlo serve una volontà politica che in questa città manca. Inoltre, chi sbaglia deve pagare e non è possibile sopportare l’accanimento contro gli episodi di micro-criminalità mentre c’è una classe politica che in dieci anni ha distrutto la città e continua ad autoassolversi.

La città in ostaggio

sodanoLa farsa della sfiducia a Sodano andata in scena in Consiglio Comunale non ha vincitori ma una sola grande sconfitta: Mantova con tutti i suoi cittadini. Con la nuova coda polemica relativa alle frasi sul “sequestro” del leghista Simeoni pronunciate in Aula dal Presidente Longfils si può parlare apertamente di una città da quattro anni ostaggio di una amministrazione incapace, che appena eletta aveva iniziato la guerra ideologica agli “accattoni” e che si è ritrovata ad elemosinare quella manciata di voti necessari per sopravvivere.

Nonostante sia rimasto a galla, ha perso il Sindaco Sodano che nel 2010 aveva promesso un’epoca di “cambiamento”, ma la sua amministrazione si è contraddistinta per una certa continuità con quelle precedenti. In settori strategici per lo sviluppo della città, il ritornello è sempre stato lo stesso dell’ultimo decennio: cemento, supermercati, telecamere, parcheggi a pagamento; solo un po’ meno di quanto fatto dal centrosinistra, complice la crisi, e con quel piglio un po’ destroide necessario per caratterizzare la propria azione politica.
Il centrodestra in via Roma è stato dunque dilaniato da guerre interne in cui partiti e liste civiche prima si sono spartiti assessorati, commissioni e posti nei consigli di amministrazione, salvo poi abbandonare lentamente la nave come topi quando questa ha iniziato ad imbarcare acqua.

Hanno sicuramente perso anche le opposizioni: nessuno ricorda un assedio politico rilevante per fermare, ad esempio, il PGT con le sue nuove cementificazioni o la privatizzazione dell’acqua dei mantovani; adesso, a pochi mesi dalle elezioni, la strategia di puntare tutto sulla mozione di sfiducia, ovvero sull’affondamento del barcone del centrodestra si è rivelata un fallimento politico e strategico. Quasi cinque anni di opposizione per il Pd, sono una eternità: dovrebbero bastare per riflettere sugli errori e presentarsi per tempo con idee, personalità e competenze forti. La vicenda Sodano ha invece messo in luce l’assenza di una strategia, di un vero rinnovamento e di un progetto alternativo, quasi come se questi anni fossero passati inutilmente.

Il disastro di quattro anni di centrodestra è dunque palese, ma con esso va a fondo tutta una classe politica che negli ultimi quindici anni ha amministrato Mantova in nome di interessi privati anziché per il bene comune dei cittadini. Oggi l’alternativa politica, sociale e culturale per la città non c’è, ma proprio questa alternativa è ormai una necessità impellente; bisogna ricostruire Mantova dalle rovine e farlo in fretta e con serietà.

L’estate del partito del cemento

In questa fine estate sfiera cteatenai è ricominciato a parlare di due speculazioni edilizie, una più degradante dell’altra. Nel quartiere di Fiera Catena c’è uno dei migliori manifesti elettorali a cielo aperto di Mantova: un cantiere abbandonato, uno scheletro di cemento con le fondamenta allagate in cui prosperano rane e topi. Il centrosinistra vi ipotizzava un palagiustizia, il centrodestra voleva ridimensionarlo in una cittadella dei servizi; il simbolo del trasversale partito del cemento dalle idee piccole e dalle grandi betoniere che è saldamente al potere da anni. Nessuna riflessione è stata fatta sul valore storico-culturale del borgo della “fiera”, delle sue case e della sua gente. Niente nemmeno sulla ex-ceramica che, sull’esempio del Parco Dora di Torino, potrebbe diventare un piccolo spazio aggregativo che ibrida le vecchie strutture industriali con campetti sportivi e luoghi culturali.
La stampa locale ci informa inoltre del fatto che il centrosinistra di Comune e Provincia è contrario all’attuazione del piano edilizio Te-Brunetti/Nuovo Ospedale (area ex-lago Paiolo) che, invece, l’attuale maggioranza di centrodestra potrebbe avviare limitandosi, per ora, alla sola parte commerciale/direzionale.
Qualcosa non torna: nel 2009 il progetto fu approvato dall’amministrazione Brioni con una parziale opposizione del centrodestra, della sinistra e di diverse associazioni e comitati protagonisti di raccolte di migliaia di firme e manifestazioni. Una immensa opera di speculazione edilizia di 100mila metri quadrati: quattro edifici di otto piani con destinazione commerciale, direzionale e residenziale e di altri edifici a tre piani che ospiteranno negozi al piano terra e, sopra, alloggi e uffici. Oltre trecento gli appartamenti da realizzare: altra edilizia abitativa nella città che vanta oltre cinquemila alloggi sfitti e centinaia di vetrine abbandonate. Cinque anni dopo i cantieri non sono mai partiti, ma il centrodestra ha cambiato idea e il centrosinistra, nel gioco delle parti pre-elettorale, si dichiara formalmente contrario all’operazione.

Questi sono i temi concreti con cui avvicinarsi alle elezioni,  le prospettive future su cui creare confronto politico. Ma come è possibile farlo se diversi “nomi” che girano sono stati interni al problema? Come può emergere una idea diversa di città quando il dibattito politico è basato esclusivamente sulla ricerca del “cavallo vincente”?
Nel frattempo noi tutti stiamo pagando anni di partito del cemento dove un regime monopartitico ha disegnato una nuova Mantova: più grigia e sfigurata dalla cementificazione.

Frankenstein Jr. in via Roma?

frankenstein junior mantovaForse è il caldo agostano, ma qualcuno ha davvero proposto di innestare il contestato ipermercato Esselunga sul cantiere infinito di piazzale Mondadori, la vergogna a cielo aperto di Mantova. Una città che dispone di un numero ab-norme di centri commerciali (e un numero crescente di spazi commerciali medi e grandi chiusi o inutilizzati nei quartieri) non necessita di un nuovo grande supermercato; intorno al progetto Esselunga si è mossa (fin dal progetto del 2004) una operazione ideologica che abbiamo contrastato e analizzato in un dossier.
Piazzale Mondadori è ancora lì con il suo cantiere marcescente a dimostrare il fallimento di una idea di città basata su cemento e grandi affari. Otto anni senza più una autostazione e con un buco nella città che, anche se completato, porterebbe solo nuovo cemento e vetrine presumibilmente vuote ( qui un nostro approfondimento). Tra un progetto e l’altro sono passati tre Sindaci e due Presidenti di Provincia: nessuno ha chiesto scusa alla città per questo scempio.
Il centrosinistra che propose una coop al posto del palazzetto dello sport e che lo svendette ai privati non può e non vuole fare vera opposizione alla destra che sostiene il progetto Esselunga (ma che, dieci anni fa, vantava posizioni meno favorevoli a nuovi insediamenti commerciali). Allo stesso modo nessun attuale consigliere comunale si è opposto al piano di piazzale Mondadori e, così, questo continua a sprofondare nell’acquitrino della vergogna.
Oggi si sente parlare di una operazione Frankestein a dir poco demenziale che vorrebbe risolvere un problema innestandogli un altro problema. La città è devastata: pensiamo sia necessaria una politica seria di rilancio della vita commerciale dei quartieri e del centro basata sul piccolo commercio e sulle necessità dei cittadini e non su quelle di speculatori e grandi catene commerciali. Lo stesso pantano di piazzale Mondadori, con il cantiere costruito a metà, andrebbe ripensato come spazio e come utilizzo all’interno del tessuto urbano. Non proponiamo sogni o utopie, ma percorsi che partono dal buonsenso e dall’interesse del bene comune dei cittadini.

Una “puzza” nauseante

 

puzza
La puzza che dalla Ies si è propagata ieri in città non è solamente inquinamento o un incidente. Fiutando l’aria proveniente dal polo chimico si riconoscono tracce di altri elementi tossici: malattie, devastazione ambientale, tangenti, licenziamenti, promesse elettorali e accordi di bottega. Il numero di tumori va di pari passo con il peggioramento di un territorio irrimediabilmente compromesso, mentre il ricatto occupazionale ha sempre tenuto in scacco i lavoratori a tal punto che nemmeno durante l’oscena vertenza per la delocalizzazione si è assistito ad un sussulto. Dalle conclamate tangenti per aprire in Croazia alle nostrane promesse elettorali “finto-ambientaliste” di questo o quel candidato (senza distinzione di schieramento), la politica amministrativa ha sempre avuto un ruolo di –complicità- nelle politiche industriali; un supporto anche alle strategie (nazionali) di deindustrializzazione e una pacca sulla spalla, talvolta una lacrima pietosa, per le centinaia di lavoratori che rimangono a casa e che “per fortuna” nemmeno si agitano mentre vengono portati al macello.
Fuori dai denti: quella “puzza” dovuta all’acido solfidrico rappresenta al meglio il sistema di aggressione del territorio a scopo di rapina che lascia sul campo inquinamento, disoccupazione e degrado. È il capitalismo feroce e straccione che la politica ha servito e riverito negli ultimi due decenni.

Gli odori del polo chimico sono già ben conosciuti nei quartieri periferici, ma questa volta le conseguenze di una fiammata troppo alta sono arrivate in tutta la città anche dove spesso ci si permette il lusso di voltarsi dall’altra parte fino a quando i problemi bussano alla porta di casa. La “puzza” di morte è entrata in tutte le case in modo democratico ed uguale per tutti: ha voluto ricordarci che siamo tutti sotto attacco e che solo allo stesso modo è possibile uscirne. Esigendo rispetto, gettando nel lago gli azzeccagarbugli e partecipando in prima persona. Solo così è possibile creare alternative pensate dai cittadini nell’interesse collettivo per coniugare lavoro e ambiente e dare un futuro a Mantova.

Il resto è puzza (e campagna elettorale)