La paura dell’uomo nero

quomoneroguerra tra poveri: come e perché e a chi fa comodo

Ogni giorno la nostra vita è inquinata da casi di cronaca, bufale e boiate di propaganda che mescolano lavoratori stranieri, immigrati e richiedenti asilo: dai media e dalle invettive politiche emergono solo criminalità, falsità atroci, omissioni e buonismo scadente con l’unico risultato di aumentare la percezione di insicurezza e scatenare la guerra tra poveri. Noi non ci vogliamo adeguare alla corrente e preferiamo dire due o tre cose meno di comodo, ma sicuramente più utili a comprendere di cosa si sta parlando e preparare gli antidoti al veleno quotidiano.

In Italia oggi ci sono 5 milioni di immigrati provenienti da tutto il mondo e di diverse religioni. Alcuni sono simpatici, altri meno, ma il dato incontrovertibile è che 2.300.000 di loro sono lavoratori e lavoratrici, quasi mezzo milione sono i disoccupati; 800.000 i minorenni scolarizzati. 500.000 sono i piccoli imprenditori, commercianti e autonomi. Tra i lavoratori sono maggiormente diffuse le occupazioni nell’industria, nella logistica e ancora di più nell’agricoltura. Nelle campagne, anche nelle nostre, si registrano diversi casi di caporalato e sfruttamento da parte di imprenditori italiani. Gente che lavora come noi e che dobbiamo definire non in base al colore della pelle e della religione, ma per il fatto che viviamo la stessa crisi; semplicemente “lavoratori stranieri”.

Chi sbarca in Italia dopo essere sopravvissuto a viaggi disumani (gestiti da un traffico mafioso di scafisti) è sempre e comunque un essere umano come tutti noi: non ci sono i “negri in catene” che arrivavano secoli fa alla corte dell’uomo bianco e come noi italiani possono essere onesti e simpatici o degli emeriti cialtroni, provengono da zone povere e in guerra o ricche ma corrotte fino al midollo; per questo non ci stiamo alle generalizzazioni tipo “immigrati di merda” o solo “poveri fratelli migranti”.  Sicuramente finire tra le grinfie di un circuito economico pieno zeppo di errori che ne cura l’accoglienza non alimenta la solidarietà degli italiani e non incoraggia alla fiducia gli ultimi arrivati.

Lo diciamo da tempo e lo ripetiamo che uno stato che privatizza (anche) l’accoglienza, che crea un sistema di arricchimento per pochi soggetti privati, di sfruttamento lavorativo per tanti operatori e che lascia solo delle briciole agli ultimi anelli della catena, ovvero i richiedenti asilo, non è “buonismo di sinistra”,  ma un vigliacco “affarismo di destra; chiunque faccia profitto sull’emergenza profughi o chi ci si infila solo per raccattare soldi e visibilità fa schifo tanto quanto i buffoni neonazisti che ci fanno sopra campagna politica con petizioni, presìdi e altre boiate che colpiscono il richiedente asilo e non tutto il circuito economico. E sia chiaro che entrambe le categorie sono nemiche dell’uguagalianza, della solidarietà e della giustizia sociale.

Ed è pur vero che c’è la criminalità, ci sono i “clandestini” e ci sono i problemi nelle periferìe: proprio perché abbiamo toccato con mano questi problemi, vogliamo dire anche qui due cose molto semplici. Con leggi infami come la Bossi-Fini se un lavoratore straniero che ha faticato per due mesi o dieci anni e perde la sua occupazione, in breve tempo diventa anche clandestino e, per finire nel lavoro nero o tra le grinfie della criminalità, il passo è veramente breve. Tra i milioni di immigrati ci sono sicuramente anche sbandati e piccoli criminali, ma questa –cascasse il mondo- è una minoranza della minoranza continuamente amplificata dai media e da certa politica: indovinate voi il perché. La politica che da decenni è tutta intenta a privatizzare e distruggere lo stato sociale, nel frattempo ha creato le condizioni per sbattere tutti gli immigrati nei quartieri più difficili in modo da creare veri e propri ghetti dove il disagio sociale si fa sentire con più forza: nel disagio e nella ghettizzazione sociale vanno a pescare proprio i radicalismi dei fascio-islamici dell’Isis come i neonazisti di casa nostra.

La crisi economica, sociale e politica sta però colpendo in egual modo lavoratori italiani e stranieri, i disoccupati e i pensionati senza confini di provenienza o di religione. Visto che il problema parte tutto da economia, lavoro e guerra (bombardamenti, esportazione armi, sostegno a dittature corrotte “amiche”) basterebbe questo spaccato orgogliosamente “di classe”  per prendere insieme la rincorsa da sinistra,  ribaltare tutta la retorica che alimenta una lurida guerra tra poveri e colpire finalmente speculatori, banchieri, padroni e politicanti che sfruttano e rubano il futuro a questo paese.
Vogliamo la sicurezza e per ottenerla non servono “stati di polizia”, ma vanno fermate le guerre, la vendita di armi ed il sostegno a dittatori come Erdogan. Vogliamo la sicurezza sociale e per farla serve una politica di welfare che procuri sanità, istruzione, case e una accoglienza slegata dal profitto di pochi: rompendo così con decenni di tagli e privatizzazioni bipartisan.

È ora, prima che sia troppo tardi.

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Accoglienza profughi: tra affarismo e burattini del sistema

11219105_10152998131716135_2299349560650595855_nPossono definirsi come semplici “cittadini” o confermare di essere la solita cricca neonazista, ma sono e rimangono dei burattini di un sistema ingiusto.

Dietro l’ennesima sigla camuffata (stavolta “Mantova Ai Virgiliani”) c’è un nuovo tentativo dell’estrema destra neofascista di insediarsi nel capoluogo, ovvero realizzare quello che in più di dieci anni non è mai stata capace di fare. Il tema ‪‎immigrazione‬, mescolato alla questione profughi/accoglienza, serve per provare a speculare politicamente su problematiche concrete e non semplici, anche se, alle varie componenti del neofascismo mantovano (perlopiù piccole cricche di paese o lacché di qualche noto politico), tutto questo non interessa.

A forza di additare come “buonista di sinistra” chiunque si opponga ai proclami inquietanti che accomunano ‪‎Salvini‬ e i vari estremisti in cerca di gloria, è mancata tutta una serie di ragionamenti che delineano invece un pietoso “affarismo di destra” dietro all’emergenza profughi. Manca una riflessione sul fatto che questo “sistema di accoglienza” sia allo sbando per la sua stessa natura: perché uno Stato che vive di emergenze e che “esternalizza” ad enti privati la gestione delle vite di migliaia di richiedenti asilo è uno stato fallimentare. Già dopo l’emergenza profughi del 2011, il sistema organizzato dal Ministro dell’Interno Roberto ‪‎Maroni‬ iniziava ad essere travolto da scandali in cui più di un “benefattore” venne beccato a sfruttare l’emergenza per arricchirsi. L’accusa di assistere ad un conclamato “affarismo” è generalizzata, certo e ci sono anche casi estremamente positivi, ma questo sistema va combattuto per le storture che ha messo in campo: dalla gestione statale delegata ad enti privati in crisi che trovano una nuova ricchezza, fino a finte cooperative che con questa situazione hanno risanato i propri debiti e che, succede, sfruttano i propri operatori e operatrici. Solo qualche briciola di tutto questo arriva in tasca ai capri espiatori di tutta questa macchina infernale che, pare quasi vero, sembra architettata per creare fratture sociali alimentate da media complici e politici sciacalli.

Anche da noi c’è chi, per il proprio tornaconto politico, cerca di cavalcare le insicurezze generali attaccando un hotel il cui servizio di accoglienza ha le ore contate e una manciata di richiedenti asilo che probabilmente non si rendono nemmeno conto della situazione. E colpendo l’ultimo anello di una lunga catena di interessi politico-economici dimostrano di essere come burattini, gli “utili idioti” di un sistema sballato, corrotto e ingiusto.

La prima risposta è iniziare a dire le cose come stanno, criticando le storture non con la voce gradassa da squadristi mancati, ma con la forza dei dati reali, del buonsenso e di un sentimento realmente solidale: di questi tempi è una sfida difficilissima, ma nessuno ha mai detto che sarebbe stata una passeggiata.

Guerra tra poveri

biscottiIn giro c’è una puzza pericolosa: è l’odore della guerra tra poveri che si diffonde tra la popolazione. La alimentano un buonismo miope che nasconde difficoltà e contraddizioni e, soprattutto, le sparate di chi soffia sul fuoco dell’insicurezza sociale delle persone. Proprio in questi mesi partiti e piccoli movimenti xenofobi hanno ottenuto una straordinaria visibilità mediatica, sfruttando a proprio vantaggio queste insicurezze, con lo scopo di diffondere paura e dare risposte semplicistiche ed inquietanti ad un popolo abituato a prendersela con chi sta peggio senza disturbare il manovratore.

Da un lato il sistema economico e politico che per mettere sotto scacco i lavoratori italiani ha creato migliaia di nuovi schiavi immigrati e li ha sbattuti a vivere nelle periferìe delle città, controllando questo modello di propaganda; dall’altro una diffusa ignoranza di chi è pronto a credere a tutto, accettando proprio questo modello. Dalla Lega Nord al Pd la classe politica ha tradito i cittadini, devastato i territori e abbandonato i quartieri e lo ha fatto mentre precarizzava le condizioni di vita e di lavoro di italiani e immigrati; proprio questi ultimi, diventano il capro espiatorio per tutti i mali della società. Milioni di lavoratori immigrati che vivono e lavorano onestamente in Italia spariscono dalle cronache lasciando spazio solo alle notizie di reati. Nonostante gli stranieri in Italia siano a larga maggioranza cattolica/ortodossa si continua a parlare di invasione islamica. Si arriva anche a parlare di case popolari date solo a immigrati quando, dati alla mano, la realtà è diversa: le case popolari, quando gli assessori alla casa non vanno in galera (vedi il caso Zambetti in Lombardia), vengono vendute ai privati e quelle che restano, secondo le fasce Isee su reddito/componenti famigliari, vengono divise tra chi ne ha bisogno senza criteri di nazionalità.

L’alzarsi della tensione mediatica e politica non è dunque casuale: tra i lavoratori e i disoccupati (italiani e non) negli ultimi mesi c’è stato un risveglio, una nuova consapevolezza che indica una politica corrotta ed un sistema economico ingiusto come i colpevoli della crisi e d’incanto spuntano nuovi allarmi e burattini come Salvini ad intasare tutte le trasmissioni radio-televisive per distogliere l’attenzione e alimentare nuove contrapposizioni. Per questo, insieme alla crisi, dobbiamo combattere anche la guerra tra poveri: ogni giorno politici da strapazzo indicano i “nemici” da combattere, mentre da dietro banchieri, grossi imprenditori e speculatori ci scippano soldi, lavoro, sanità, istruzione, ambiente e la nostra stessa dignità. E allora noi dobbiamo darci da fare per togliere il sonno a chi ci vorrebbe divisi e rassegnati: non avendo più paura, unendoci a chi sta nella nostra condizione e riprendendoci tutto quello che ci stanno portando via. Davanti a questa sfida noi non ci tiriamo indietro: che si tratti di solidarietà attiva, di sostegno ai lavoratori o di strappare un quartiere a isolamento e degrado sociale, ogni nostra iniziativa rivendica già un’idea di società e di politica radicalmente diversa da quella prospettata da Renzi, Salvini, Squinzi e Marchionne unitamente a tutta la cricca di profittatori che ha devastato Mantova e l’Italia.