Oltre 600 manifestanti No Inceneritore a Mantova

17342955_1452068908168760_8900611523957149364_nQuesta mattina abbiamo partecipato alla grande manifestazione cittadina contro al nuovo inceneritore della cartiera Burgo. Insieme a oltre 600 partecipanti abbiamo gridato “No ai ricatti su Lavoro e Ambiente”: vogliamo una politica con le idee chiare che sappia dire no ai ricatti e che persegua con tutti i mezzi necessari la giustizia ambientale che è strettamente legata alla giustizia sociale: non esiste nessun conflitto lavoro-ambiente laddove la politica si dimostra capace di indirizzare l’attività economica affinché essa non si svolga “in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”, così come affermato dall’articolo 41 della Costituzione.

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INCENERITORE: LA PUNTA DELL’ICEBERG INQUINATO DI MANTOVA

burgoINCENERITORE: LA PUNTA DELL’ICEBERG INQUINATO DI MANTOVA
Si al lavoro, si alla salute. No ai profitti sulla pelle della città.

Il dibattito su salute, ambiente e lavoro a Mantova ha radici storiche e ancora oggi tutti noi abbiamo sotto gli occhi una realtà compromessa e inquinata. Si sono prodotti diversi studi scientifici e negli anni abbiamo ascoltato molti tecnici e storici studiosi del problema. È evidente che il problema non riguarda solo il nuovo inceneritore della “nuova cartiera” ex-Burgo, ma si allarga a tutto il SIN del polo chimico e ad un “sistema Mantova” in cui l’ambiente, la salute dei cittadini e dei lavoratori sono stati messi in secondo piano rispetto al profitto privato intrecciato con gli interessi politici.

Non abbiamo di certo dimenticato come nel 2005 l’arroganza di un centrosinistra autoritario impose il turbogas alla città. La sconfitta del movimento ambientalista ha poi pesato per diversi anni nel sentire comune, alimentato da un senso di sfiducia e impotenza. Sono passati gli anni ma ancora oggi per le amministrazioni la partecipazione, è bene dirlo, è ridotta ai pochi minuti dedicati a cittadini e associazioni nelle audizioni all’interno dei procedimenti amministrativi di Comuni, Asl, Provincia etc. In poche parole: il minimo.

Pro-Gest ha riadattato per Mantova uno schema già bocciato in altre città: la bella promessa di una manciata di posti di lavoro sul territorio e altrettanti nell’indotto, un modesto turbogas ed un nuovo scintillante inceneritore per bruciare non solo gli scarti della produzione mantovana del cartoncino “eco-friendly” , ma anche i rifiuti degli altri stabilimenti del gruppo vicentino. Grandi e piccini pensano che Zago (il proprietario) sia una specie di Babbo Natale che porta ricchezza e regala posti di lavoro gratis. Ci dispiace essere bruschi, ma Babbo Natale non esiste: Pro-Gest fa semplicemente il suo interesse di impresa cercando di massimizzare i profitti riducendo i costi come e dove può.

Per questo per noi lottare contro bassi salari, licenziamenti e sfruttamento dei lavoratori è sullo stesso identico piano della lotta contro chi scarica i costi di produzione sulla collettività sottoforma di inquinamento. Non ci risulta infatti che un tumore o una leucemia infantile siano rendicontate nelle relazioni semestrali delle SPA.

Vogliamo sfatare un altro mito: non viviamo di “economia immateriale” o in un mondo che può fare a meno della produzione manifatturiera e per questo il problema da porsi è necessariamente “come” produrre (oltre al “quanto” e “dove”). Visto che la produzione crea vantaggi e svantaggi sarebbe bene concentrarsi su come distribuirli equamente per evitare (come oggi avviene) che in pochi si prendano i primi e in molti siano costretti a sopportare i secondi. Se nel 2016 dobbiamo ancora pensare a come smaltire la produzione di rifiuti è perché quell’incenerimento diventa per l’industriale una forma di guadagno nel business dei rifiuti. Per risolvere il problema bisogna andare alla fonte favorendo e implementando produzioni che non generano rifiuti anche attraverso la legislazione nazionale (mentre attualmente il Governo sta favorendo gli inceneritori attraverso lo Sblocca Italia) e bloccando nel frattempo con ogni mezzo necessario a livello locale i nuovi inceneritori.

Se la giunta di Mantova sui temi ambientali si muove in modo insicuro ancora peggio fa l’opposizione di centrodestra che sembra aver dimenticato di aver votato nel 2014 l’autorizzazione al vecchio inceneritore. Non serve farsi prendere dall’isterìa, né nascondersi dietro al dito di dati tecnici che tra l’altro si sono rivelati molto controversi (si veda la posizione molto netta dell’ing. Rabitti): Pro-Gest ha fatto una offerta. Una politica che ha tutela gli interessi della città ha il compito di mantenere la mente fredda ed avere la capacità di fare scelte al rialzo per il bene dei lavoratori e dei cittadini.

Bene la riapertura della ex cartiera, ma serve la forza di dire “no” all’inceneritore facendo una scelta di campo molto chiara e di parte: rovesciare la logica di chi vorrebbe scaricare sulla collettività il costo dello smaltimento dei rifiuti accettando solo ciò che può essere utile per la città.

Expo Mantova: arresti, palloni gonfiati e il “museo del maiale”

expoburgoPurtroppo non è uno scherzo: un museo del maiale in 3D sarà realizzato nelle cantine di Palazzo Ducale per Expo 2015.

Trecentomila euro messi a disposizione dalla Camera di Commercio e dalla Regione Lombardia (l’assessorato di Fava come avevamo preannunciato nella nostra inchiesta). Una operazione culturale di dubbio gusto proprio in un momento in cui la cultura e i musei mantovani soffrono la mancanza di fondi, idee e competenze non clientelari. Così come di dubbia utilità sarà la mongolfiera del padiglione galleggiante di Expo.

Solo una settimana fa una nuova ondata di arresti nell’ambito dell’inchiesta della procura antimafia di Milano sugli appalti per Expo ha portato in carcere anche un imprenditore mantovano.
Denunciamo da tempo i rischi legati alle grandi opere come Expo e alla corruzione, mentre tutti incensano Expo 2015 come “un volano per il rilancio dell’economia italiana”: una economia che da noi significa crisi, delocalizzazioni, fabbriche chiuse e crisi aziendali che negli ultimi mesi hanno falciato centinaia di posti di lavoro.

Mentre a Milano si ipotizza l’allestimento di un padiglione Expo presso il carcere di San Vittore, noi qui a Mantova potremmo far sventolare un maiale gonfiabile sulla cartiera Burgo chiusa: a parte citare i Pink Floyd, sarebbe la provocazione adatta per un modo “bestiale” di fare politica, cultura e impresa.

25 aprile: ogni partigiano era uno, insieme divennero Resistenza

2514A sessantanove anni dalla fine della seconda guerra mondiale l’anniversario della Liberazione porta con sé una riflessione molto amara.

Sia la lotta contro il terrorismo squadrista che bastonava i lavoratori negli anni venti che quella vittoriosa contro l’occupazione nazista e il governo-fantoccio di Salò, prospettavano una società diversa: un mondo in cui lo sfruttamento, le diseguaglianze sociali e l’autoritarismo sarebbero stati cancellati. Mantova e la sua provincia sono piene di nomi di donne e uomini che hanno dato tutto per un ideale: Giuseppe Rea, Felice Barbano, Bianca Fiori, Aronne Verona, Felice Tolazzi, Eller Giubertoni, Gina Bianchi, Vittorio Negri etc. Dalle campagne alla città, da chi faceva scappare i prigionieri dai campi di concentramento a chi rubava informazioni ai fascisti, da chi nascondeva i ricercati o sabotava le linee di comunicazione fino a chi prese in mano le armi per combattere in prima linea, la storia ci ha insegnato che per realizzare un sogno di libertà dall’oppressione nazifascista furono migliaia le vittime, i caduti e i torturati.

Per questo, riprendere il vero significato di quegli eventi fa capire che quella in cui viviamo noi non è la “Repubblica nata dalla Resistenza”, ma una sua precisa alterazione che ne ha occupato il posto e snaturato il senso più profondo. Vent’anni di leggi contro i lavoratori che annientano i diritti acquisiti durante il dopoguerra sono una violenza contro i princìpi di uguaglianza e di giustizia sociale. Governi non eletti, ma espressione della finanza internazionale, non hanno nulla da spartire con la democrazia. E ancora gli attacchi all’ambiente, ai beni comuni, la divisione in cittadini di serie A e B in base al colore della pelle; le discriminazioni di genere con le donne che al massimo possono sperare nelle “quote rosa”: senza dimenticare i piccoli ma eclatanti rigurgiti del “vecchio” fascismo che servono a distogliere lo sguardo da quello “nuovo” e più mimetizzato. Gli esempi possono essere tanti e preoccupanti.

Non ci ritroviamo nei continui appelli alla “memoria condivisa”, nel tentativo tutto politico di riscrivere una storia in cui i morti sono tutti uguali e convivono oppressori e oppressi, sfruttatori e sfruttati. Niente più idee, niente più schieramenti, ma al loro posto una “marmellata” di opinioni innocue e neutralizzate: una amnesia pilotata per dimenticare che si combatteva e moriva per cause diverse, antitetiche e inconciliabili.

Il 25 aprile del 2014 ci serve dunque più che mai per capire che non c’è più tempo per aspettare, perché è necessaria una nuova resistenza culturale e politica per non soccombere a questa crisi e a chi l’ha voluta.
Per conquistare ciò che ci spetta, tutto quello per cui hanno lottato le generazioni precedenti.

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[ Questo 25 aprile lo festeggeremo alla mensa occupata della cartiera Burgo nel quartiere di Colle Aperto, periferia nord di Mantova. Alle 11 si terrà un ricordo degli scioperi operai del 1944 organizzato dall’Anpi di Mantova e successivamente verrà allestito un pranzo popolare. Alla Burgo nacque uno dei primi nuclei della resistenza mantovana e si organizzarono alcuni eroi antifascisti come Felice Tolazzi, già reduce dall’esperienza antinazista in Austria, militante comunista, che finì ammazzato nel lager di Flossenburg; Vittorio Negri che leggeva i libri “proibiti” dal regime fascista, mandati al macero per riusarne la carta e che dopo l’8 settembre diventò partigiano garibaldino col nome di battaglia di “Eros”. E ancora Scardovelli, Martelli e Lui: uomini che sfidarono il nazifascismo e un mondo fatto di oppressione e diseguaglianza sociale. Proprio alla cartiera avvenne uno degli ultimi colpi di coda dell’occupazione nazfascista: poco prima di darsi alla fuga, tedeschi e repubblichini tentarono di far esplodere la cartiera; il disastro fu sventato proprio dall’intervento dei partigiani di Porto Mantovano.
Ci piace tenere viva la memoria della Resistenza popolare, quella fatta dai lavoratori e dalla gente comune: in prima fila nel combattere il fascismo e i padroni, salvo essere poi dimenticati dalle istituzioni democratiche. A quasi settant’anni di distanza il ricordo è più doloroso dato che la coscienza operaia che mobilitò le masse è stata cancellata e fabbriche come la Burgo chiudono per gli errori e il desiderio di profitto di industriali e banchieri senza scrupoli ]

Alternative

Alla mensa autogestita della cartiera Burgo sabato pomeriggio si è tenuto un affollato incontro pubblico. Circa ottanta persone hanno partecipato all’evento “Alternative” che ha visto come relatore principale Luca Martinelli della rivista Altreconomia.

Proprio con il giornalista milanese si è ragionato di economia alternativa all’esistente: tema caldo dell’incontro è stata la privatizzazione (e la conseguente campagna per la ripubblicizzazione) di Cassa depositi e prestiti, un istituto di credito che raccoglie i risparmi degli italiani e che, con quei soldi, ha sostenuto per decenni gli investimenti dei Comuni in opere pubbliche e servizi. Dal 2003 questi fondi vengono però utilizzati per aumentare i profitti di grandi speculatori e Fondazioni Bancarie. In questo modo con i soldi dei risparmiatori vengono di fatto favoriti i mercati finanziari, si finanziano le privatizzazioni e lo smantellamento dei servizi pubblici essenziali e infine si finanziano grandi opere inutili e devastanti per i territori come il Tav o la TEM a Milano .Circa 230 miliardi di euro che finiscono nelle mani di costruttori e speculatori.

In tempi in cui la politica è uno show di finzione, spesso malamente urlato, tornare a parlare di economia per stimolare ragionamenti alternativi è la sfida raccolta da tempo anche dal gruppo eQual. Martinelli nel suo lungo intervento ha ricordato anche la campagna sulla speculazione edilizia del nostro gruppo: iniziata con un dossier e una infografica (entrambi citati sul suo libro “Salviamo il Paesaggio”), continuata poi con azioni, proteste e volantinaggi, culminata infine nella creazione del “Mantovopoly”, il gioco sulla città di Mantova.

Per eQual sensibilizzare le persone sulle problematiche reali, costruire alternative (dai gruppi di acquisto solidale fino a forme “pulite” di cooperative), ricostruire legami mutualistici e solidali sono i “semi” per coltivare una nuova cultura del cambiamento. La serata si è poi conclusa con una gustosa cena di autofinanziamento realizzata dai cuochi del presidio Burgo con prodotti a chilometro zero.

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30.11: Alternative – con Luca Martinelli

martsmSabato 30 novembre
dalle 18 @ Cartiera Burgo – Mantova

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ALTERNATIVE
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Incontro pubblico per condividere percorsi di cambiamento:  per una nuova finanza pubblica e sociale, per una nuova economia  solidale e per la salvaguardia del territorio e del paesaggio

Con LUCA MARTINELLI (scrittore e giornalista di Altreconomia)

[Al termine dell’incontro, si terrà  una risottata di autofinanziamento organizzata  dai lavoratori in lotta  del presidio Burgo]

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La finanza è uno strumento potente che può servire per estarre ricchezza dalla collettività per destinarla ai mercati o, al contrario, estrarre ricchezza dai mercati per realizzare l’interesse della maggioranza. In quest’ottica semplificata si comprende quale sia stato il meccanismo che ha creato la crisi economica e le politiche di austerity che offrono cure ancora più invasive della malattia. Il mercato che passa sopra le vite degli uomini li riduce a merce, il lavoro non ha più valore e le città diventano terreni di conquista per speculatori, dove privatizzare servizi o edificare quartieri fantasma.

La globalizzazione ci consegna questo scenario diffuso, ma nel territorio italiano abbiamo raggiunto livelli di allarme che appaiono spesso senza ritorno. Anche nel Mantovano interi pezzi di territorio sono stati cementificati senza senso, il lavoro viene continuamente precarizzato o delocalizzato; si privatizzano i beni comuni come i servizi pubblici e l’acqua a dispetto delle scelte dei cittadini: la DEMOCRAZIA stessa ne esce mortificata, schiacciata dalle solite “esigenze” di tipo economico. Per questi motivi, la finanza pubblica diventa uno strumento fondamentale. Ed è per questo che noi dobbiamo lavorare per ri-appropriarcene, con un approccio trasformativo.

Al centro della “nuova geografia” di Mantova al tempo della crisi c’è la CARTIERA BURGO, dove da quasi un anno i lavoratori hanno occupato la mensa aziendale trasformandola in un laboratorio resistente per l’alternativa. Qui ci incontreremo sabato 30 novembre per condividere conoscenze, idee e riflessioni per iniziare a costruire il cambiamento. Parteciperà LUCA MARTINELLI, scrittore e giornalista di Altreconomia, che ha appena pubblicato una nuova edizione del testo “Salviamo il paesaggio” su cui, tra gli esempi di gruppi locali, compare anche il contributo di eQual con il dossier cemento/casa e il materiale grafico realizzato nell’autunno del 2012; il 30 novembre sarà un momento importante anche per riflettere sul debito e sulla Cassa Depositi e Prestiti, tema sul quale Luca Martinelli ha appena mandato in stampa l’altro libro,La posta in gioco“, scritto a 4 mani con AntonioTricarico: ragionamenti “altri” per smontare la trappola del debito e delle politiche di austerità e per costruire una campagna di riappropriazione della ricchezza sociale.

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Aderiscono/sostengono l’evento:

– Network Studentesco
– Coop Il Mappamondo (MN)
– Comitato acqua Mantova
– Coordinamento locale dei soci di Banca Etica della provincia di Mantova
– Centro Bruno Cavalletto

* (Per informazioni e prenotazioni riguardanti la cena manda una mail o chiama al 339-1885681)