BLOCCATO SFRATTO A MOTTEGGIANA

bastasfrattiIeri abbiamo partecipato a una azione diretta per tutelare una famiglia in difficoltà

La crisi picchia duro, lavoratori italiani e stranieri si trovano in difficoltà e aumentano le fragilità sociali: una di queste è la casa. In un territorio devastato dalla disoccupazione e da migliaia di alloggi sfitti, non possiamo permettere che qualcuno venga sbattuto in strada per le leggi brutali del libero mercato.

Ieri abbiamo sostenuto direttamente una famiglia italiana, padre (disoccupato e non ancora in pensione) e figlio (quest’ultimo invalido che si mantiene con piccoli lavoretti), all’arrivo dell’ufficiale giudiziario: uno sfratto per pignoramento perché il nucleo famigliare non riesce più a pagare il mutuo e la casa è stata rivenduta all’asta; un fenomeno che, nel “problema casa” è sempre più frequente.

La presenza e l’interesse del Sindaco di Motteggiana ha contribuito a portare a casa il risultato del rinvio dello sfratto. Da qui rilanciamo un lavoro di “controllo popolare”, di difesa del diritto alla casa, perché nessuno, specialmente verso l’inverno, rimanga senza un tetto sopra la testa.

 

[Chiunque volesse dare una mano / segnalarci una situazione in cui intervenire ci può contattare attraverso la pagina o via mail]

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Expo 2015: affonda il padiglione galleggiante

expomongolfieraLa voce girava già da qualche settimana, ma ora è una conferma: il padiglione galleggiante di Expo 2015 non si farà. A soli quattro mesi dall’inaugurazione della controversa esposizione internazionale non ci sono i soldi per realizzarlo, né la gara d’appalto per costruirlo. Quando nella nostra inchiesta di settembre (bit.ly/inchiestaEXPO) denunciavamo l’insensatezza del progetto e la mancanza di una adeguata copertura economica avevamo visto bene cosa stava succedendo.

Il progetto del padiglione galleggiante non ha mai entusiasmato i mantovani a partire dal fatto che il tema Expo è distante dal nostro territorio e, man mano che ci si avvicina all’evento, questo sia sempre più sinonimo di corruzione, speculazione e precarietà lavorativa. Inoltre l’opera sul lago inferiore non è mai stata ben definita: prima una torre, poi una “più economica” piazza con mongolfiera; una costosissima e inutile opera in mezzo al lago che anziché evocare i padiglioni galleggianti dei Gonzaga sarebbe finita a fare da “ponte” ideale tra il castello di San Giorgio e le fabbriche Burgo e Ies, cancellate dalla geografia operaia della città.

Economicamente si trattava di uno “scherzetto” da 350mila/450mila euro (nelle ultime dichiarazioni ridotti a 320.000 euro) cosi ripartiti: la Camera di Commercio 50mila euro, la Provincia 20mila, il Comune 20mila, la Fondazione Cariplo 75mila e il Parco del Mincio 10mila euro assieme a Confindustria. Ad oggi 40.000 euro sono già stati versati dal Politecnico direttamente all’archistar portoghese Souto De Moura che ha ottenuto anche la cattedra all’Università di Mantova. Per confermare una attitudine tutta “provinciale” sembra inoltre che “l’attrazione” mantovana per l’Expo sarà ridotta al mulino galleggiante di Revere in trasferta sui laghi cittadini; questo insieme al “museo del maiale in 3D” per la cui realizzazione è stato aperto un bando creativo.

Se da un lato siamo soddisfatti perché un’opera inutile non verrà realizzata, dall’altro assistiamo all’ennesimo fallimento della classe dirigente locale. Quanto tempo ed energie sono stati spesi per questo buco nell’acqua? Mantova è stata martoriata dalla crisi e da un ventennio di cemento e privatizzazioni mentre grazie a (im)prenditori avidi e una classe politica complice il tessuto sociale è andato in pezzi e le fabbriche e le sicurezze sociali stanno scomparendo.
Ci ripetono che non ci sono soldi per la ristrutturazione delle case pubbliche, per la messa in sicurezza del territorio o per la ripubblicizzazione dei beni comuni come l’acqua e la sanità, mentre non passa giorno senza che qualche inchiesta giudiziaria scopra come ingenti fondi pubblici siano utilizzati per speculazioni e grandi opere inutili: per questo siamo convinti che Expo 2015 puzzi di marcio, dalla testa milanese fino ad arrivare a Mantova.
Un atto dovuto, di dignità e di giustizia sociale sarebbe quello di destinare tutti i fondi stanziati per l’improbabile padiglione galleggiante alle vere emergenze sociali del territorio: casa, lavoro e tutela dei beni comuni per tutti/e.

Rapporto immigrazione 2014: meno immigrati e più sfruttamento

2011-04-01-altan-immigratiI fatti hanno la testa dura e non hanno appartenenza politica: i dati dell’ultimo rapporto sull’immigrazione realizzato dalla Provincia di Mantova delineano una situazione complessa, ma ben diversa dai proclami di “invasione” che i soliti ciarlatani della politica lanciano da mesi per raccattare due voti e diffondere la guerra tra poveri.

Il primo dato che colpisce è la diminuzione del numero complessivo dei migranti e, insieme ad esso, il numero di coloro che si trovano in condizione di clandestinità. Facendo i conti c’è chi si basa sulla irregolarità dello 0,9% della popolazione totale per portare avanti la propria campagna elettorale.
L’82% degli stranieri sul territorio mantovano ha un lavoro: come per i lavoratori italiani, la crisi economica e le pessime riforme hanno portato ad una forte precarizzazione dei rapporti di lavoro che ha squalificato anche i migliori contratti a tempo indeterminato.
Pochi giorni fa siamo tornati pubblicamente sul tema casa: riteniamo folle voler fare divisioni tra chi ha diritto o meno ad una casa proprio quando ci sono migliaia di case sfitte sul mercato e centinaia di alloggi pubblici da riqualificare per rispondere all’emergenza abitativa. Il rapporto provinciale informa inoltre che è in aumento l’acquisto di una casa di proprietà da parte di nuclei famigliari immigrati e diminuisce drasticamente il fenomeno del famoso “vivono in 10 in una casa” .
Per chi, infine, blatera continuamente di “invasione islamica” deve essere sconcertante il fatto che il grosso provenga dall’Est-Europa o dal continente asiatico e che solo 4 su 10 degli immigrati sul territorio mantovano sia di religione musulmana.

In questo panorama sociale non mancano di certo problemi oggettivi legati all’inclusione e, per chi rimane ai margini, l’avvicinamento al mondo della criminalità, causati anche da una gestione politica improvvisata e spesso ideologica del fenomeno. Quello che è chiaro è che queste problematiche non si risolveranno certo dall’oggi al domani o con facili slogan.

Per questo, insieme alla crisi, dobbiamo combattere anche chi alimenta la guerra tra poveri: ogni giorno politici da strapazzo indicano dei “nemici” da combattere, mentre da dietro banchieri, grandi imprenditori e speculatori ci scippano soldi, lavoro, sanità, istruzione, ambiente e la nostra stessa dignità senza guardare al colore della pelle. Ci sono lingue, storie e provenienze diverse, ma ci ritroviamo tutte e tutti nella stessa condizione. Oggi non ci servono proclami di odio, ma la volontà politica di unirsi per costruire una società più giusta e solidale, dove le risorse vengono utilizzate per garantire una vita dignitosa a tutti e non per speculazioni e tangenti.

[ Qui è disponibile la sintesi del rapporto immigrazione 2014 della Provincia di Mantova http://bit.ly/1wdEU2D]

Il partito del cemento: documento sul problema casa

casainfografDieci anni di speculazione edilizia a Mantova hanno visto succedersi tre giunte e decine di amministratori; aldilà delle sfumature il partito del cemento è sempre stato saldamente al potere.  In provincia sono andati “perduti” 5400 ettari di terreno, mentre in città siamo circondati da quartieri fantasma e abbiamo un numero abnorme di centri commerciali e grandi supermercati per una concentrazione nettamente superiore alla media lombarda; luoghi devoti al consumismo dove è diffusa la precarietà delle condizioni di lavoro e che hanno lentamente “strangolato” l’attività economica (e sociale) del centro storico e dei quartieri.
5.500 case sfitte a prezzi “di mercato” sul territorio cittadino, a fronte di 700 richieste annue per alloggi a canone calmierato, con l’aggravante di 400  provvedimenti di sfratto già registrati a giugno di quest’anno, non sono solo un “problema”, sono una bomba sociale.

Si smetta di costuire nuove case (e nuovi super-iper mercati)e si utilizzino quelle già costruite, ma sfitte e/o mai abitate per adibirle a residenze pubbliche a canone calmierato, requisendole se necessario. In questo modo ridurremmo il consumo di suolo, daremmo la possibilità ad un tetto a centinaia di famiglie e un senso a piani di lottizzazione che, nelle condizioni di degrado e abbandono in cui versano ora, di senso non ne hanno.
Per ragionare collettivamente su questo problema e sulle prospettive per il cambiamento, diffondiamo online un sintetico dossier-casa che si muove tra speculazione edilizia ed emergenza abitativa.

Download documento casa 2012: http://tinyurl.com/cteoh9k
– Visualizza l’infografica a grandezza naturale: http://tinyurl.com/aa3hhme

“Il partito del cemento”: Pgt che vai, cemento che trovi

Nel dibattito sul pgt abbiamo notato un paio di difetti nel suo svolgimento, il primo di coerenza politica e l’altro di prospettiva. Chi ha più anni tra noi si ricorda che i maggiori guasti in termini di cementificazione, a Mantova, sono iniziati una decina di anni fa. Oggi ci colpisce vedere consiglieri e partiti, ora all’opposizione, schierati contro le speculazioni edilizie e che, all’epoca dei guasti,
erano saldamente al potere; per contro, nel governo della città, ora, troviamo consiglieri allora all’opposizione, che in consiglio seguivano quasi pedissequamente la difesa del territorio dalla speculazione fatta da Gaddi di Rifondazione Comunista.
Nel “teatrino” dell’aula comunale, sembra dunque che, al netto di strepiti e intenti più o meno onesti, chi vince sia sempre il trasversale
“partito del cemento”. In dieci anni questo “partito” ha rovesciato colate di cemento su tutto il territorio: oggi siamo circondati da quartieri fantasma e abbiamo un numero abnorme di centri commerciali e grandi supermercati per una concentrazione nettamente superiore alla media lombarda; luoghi devoti al consumismo dove è diffusa la precarietà delle condizioni di lavoro e che hanno lentamente “strangolato” l’attività economica (e sociale) del centro storico.  È chiaro che i progetti deliranti di nuovi ipermercati e palazzine vadano fermati ma -qui si gioca una partita importante- serve allargare la prospettiva.

Adesso ci troviamo con 5.500 case sfitte a prezzi “di mercato” sul territorio cittadino, a fronte di 700 richieste annue per alloggi a canone calmierato, con l’aggravante di circa 400 provvedimenti di sfratto registrati a giugno di quest’anno. Qui sta il vero nodo: senza perdere di vista il fattore ambientale, c’è una domanda crescente di edilizia sociale per precari, disoccupati e pensionati che si scontra con risorse pubbliche artificialmente diminuite, politiche abitative miopi e gli effetti della speculazione edilizia. Lavoro precario e la mancanza di una casa sicura sono il vero degrado: chi pensa di affrontare la questione dovrà intervenire in fretta per rovesciare l’impostazione che ha portato ai disastri degli ultimi decenni; nel nostro piccolo ci mettiamo al servizio per questa causa lanciando una proposta concreta: si smetta di costuire nuove case e si utilizzino quelle già costruite, ma sfitte e mai abitate per adibirle a residenze pubbliche ad equo canone. In questo modo ridurremmo il consumo di suolo, daremmo la possibilità ad un tetto a centinaia di famiglie e un senso a piani di lottizzazione che, nelle condizioni di degrado e abbandono in cui versano ora, di senso non ne hanno.

eQual
gruppo di iniziativa sociale