La bomba sociale degli sfratti

stop sfrattiAnche nel Mantovano migliaia di famiglie sono a rischio

Già nel 2012 denunciavamo l’eccessiva disponibilità di case sfitte e di cantieri abbandonati, collegandoli ai 469 provvedimenti di sfratto per morosità a carico di disoccupati, precari e pensionati registrati l’anno precedente. Oggi, la violenza della crisi economica presenta il conto a migliaia di famiglie a rischi, non lasciando più spazio per sorrisi televisivi, passerelle elettorali o improbabili “nemici etnici”. Se il numero dei provvedimenti di sfratto per morosità nel 2015 è salito “solo” a quota 514, le richieste di esecuzione nel Mantovano sono aumentate a 3.849, con un’impennata del 129,79% dal 2014 al 2015. 1 su 325 è il problematico rapporto tra sfratti e numero di famiglie residenti.

Per qualche politico sciacallo sarà semplicemente “colpa” degli immigrati, ma è la solita boiata di propaganda, perché con la crisi arrivano mazzate per lavoratori e disoccupati, italiani e non; il fatto che Mantova abbia migliaia di alloggi sfitti sul libero mercato, frutto di una decennale politica di dissennata speculazione edilizia e di un abbandono della città, deve far riflettere sulle responsabilità della pianificazione del territorio e mette in luce la natura di una bomba sociale. Il ricorso al welfare abitativo ha provato a mettere delle toppe in caso di morosità incolpevole, ma questo non basta più, anche per la progressiva diminuzione dei fondi a disposizione. Il risultato è davanti agli occhi di tutti.

Insieme ad una moratoria sul cemento da rovesciare sulla città, gli Enti Locali (Comune, Regione e Governo Centrale) dovrebbero intervenire per invertire una tendenza ormai ventennale ragionando su un blocco degli sfratti e una maggiore disponibilità di risorse eliminate in nome della “austerità”. La svendita del patrimonio pubblico di case e appartamenti deve essere fermata e lo stesso privato sfitto da anni deve essere disincentivato o, nei casi estremi, recuperato alla collettività per trasformarlo in case popolari a canone calmierato. In quest’ottica andrebbero anche modificati e/o ampliati i parametri di accesso alle graduatorie, con costante monitoraggio dei requisiti di permanenza. Sono indicazioni di buonsenso per una politica che abbia veramente a cuore l’interesse dei cittadini e dei lavoratori e non quello di gruppi speculativi e del mercato.

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La casa è un diritto, la guerra tra poveri no

borgoN2Le cronache nazionali delle ultime settimane sono state dense di notizie sul problema casa, sulle occupazioni abitative e sugli sgomberi dando spazio alla propaganda di chi specula su situazioni di disagio per alimentare la guerra tra poveri. Prima che questo possa accadere anche a Mantova è necessario fare chiarezza: il problema delle “case solo a questo o quel gruppo etnico/nazionale” è una invenzione politica.

Solo la città capoluogo ha una ricchezza di oltre 5000 case sfitte che negli ultimi anni sono aumentate a causa della forte speculazione edilizia che ha edificato interi quartieri rimasti vuoti e, in alcuni casi, mai completati. A questa offerta abnorme di case attualmente “sul mercato”, fanno da controcanto le ottocento richieste di un alloggio popolare da parte di cittadini italiani e immigrati. Proprio le case popolari rappresentano l’altro consistente pezzo del problema: nonostante Aler provi a tamponare la situazione con qualche decina di nuovi alloggi, l’edilizia popolare è in crisi. Per fortuna l’azienda lombarda per l’edilizia residenziale sembra avere operato una inversione di marcia che auspicavamo, ovvero la ricerca di fondi regionali per il recupero dello sfitto esistente anziché la svendita del proprio patrimonio. Questo al netto di gestioni “allegre” da parte degli amministratori pubblici (l’ex assessore regionale alla casa di Forza Italia è sotto processo per favoreggiamento e legami con la criminalità organizzata) e improbabili piani di alienazione che hanno provato a svendere ai privati intere palazzine pubbliche. Ci sono invece centinaia di alloggi popolari sfitti che avrebbero bisogno di pochi interventi di migliorìa o di lavori di ordinaria amministrazione per tornare ad essere disponibili per chi ne ha bisogno. Non dimentichiamo inoltre i problemi spesso legati al basso livello costruttivo di tanti di quegli immobili, del quale non emergono mai responsabilità. Intanto, mentre tutto questo viene taciuto, continua il tormentone su assegnazione “privilegiate”: basta però guardare con uno sguardo attento ai cognomi delle graduatorie pubbliche per l’assegnazione di queste case, a Mantova si può vedere che la retorica del “si danno le case prima agli stranieri” è una balla colossale.
Intorno a questa situazione socialmente drammatica c’è il complesso problema degli sfratti, che nel nostro territorio è arrivato a superare il migliaio di richieste in un anno, con circa duecento sfratti realmente eseguiti. Nel quadro complessivo non può essere dimenticata la tassazione legata alla casa, che pesa in modo spesso insostenibile sui piccoli proprietari, che nel mattone avevano investito i risparmi di una vita.

In tempi di crisi è facile vedere sciacalli politici che incitano alla guerra tra poveri per racimolare qualche voto in più, addossando la colpa del problema abitativo a nuclei famigliari immigrati contrapposti agli italiani. A guardare la realtà e i d
ati oggettivi, si scopre invece che la responsabilità di questa bomba sociale pronta ad esplodere è da cercare altrove: gli interessi dei palazzinari che da sempre vanno a braccetto con una modo degradato di fare politica hanno prodotto case private vuote e l’esaurimento del sistema pubblico di tutela sociale.

Si smetta perciò di costruire nuove case (e nuovi super/iper mercati) e si utilizzino quelle già costruite, ma sfitte e/o mai abitate per adibirle a residenze pubbliche a canone calmierato, requisendole se necessario. In questo modo ridurremmo il consumo di suolo, daremmo la possibilità ad un tetto a centinaia di famiglie e un senso a piani di lottizzazione che, nelle condizioni di degrado e abbandono in cui versano ora, di senso non ne hanno.

Guerra tra poveri

biscottiIn giro c’è una puzza pericolosa: è l’odore della guerra tra poveri che si diffonde tra la popolazione. La alimentano un buonismo miope che nasconde difficoltà e contraddizioni e, soprattutto, le sparate di chi soffia sul fuoco dell’insicurezza sociale delle persone. Proprio in questi mesi partiti e piccoli movimenti xenofobi hanno ottenuto una straordinaria visibilità mediatica, sfruttando a proprio vantaggio queste insicurezze, con lo scopo di diffondere paura e dare risposte semplicistiche ed inquietanti ad un popolo abituato a prendersela con chi sta peggio senza disturbare il manovratore.

Da un lato il sistema economico e politico che per mettere sotto scacco i lavoratori italiani ha creato migliaia di nuovi schiavi immigrati e li ha sbattuti a vivere nelle periferìe delle città, controllando questo modello di propaganda; dall’altro una diffusa ignoranza di chi è pronto a credere a tutto, accettando proprio questo modello. Dalla Lega Nord al Pd la classe politica ha tradito i cittadini, devastato i territori e abbandonato i quartieri e lo ha fatto mentre precarizzava le condizioni di vita e di lavoro di italiani e immigrati; proprio questi ultimi, diventano il capro espiatorio per tutti i mali della società. Milioni di lavoratori immigrati che vivono e lavorano onestamente in Italia spariscono dalle cronache lasciando spazio solo alle notizie di reati. Nonostante gli stranieri in Italia siano a larga maggioranza cattolica/ortodossa si continua a parlare di invasione islamica. Si arriva anche a parlare di case popolari date solo a immigrati quando, dati alla mano, la realtà è diversa: le case popolari, quando gli assessori alla casa non vanno in galera (vedi il caso Zambetti in Lombardia), vengono vendute ai privati e quelle che restano, secondo le fasce Isee su reddito/componenti famigliari, vengono divise tra chi ne ha bisogno senza criteri di nazionalità.

L’alzarsi della tensione mediatica e politica non è dunque casuale: tra i lavoratori e i disoccupati (italiani e non) negli ultimi mesi c’è stato un risveglio, una nuova consapevolezza che indica una politica corrotta ed un sistema economico ingiusto come i colpevoli della crisi e d’incanto spuntano nuovi allarmi e burattini come Salvini ad intasare tutte le trasmissioni radio-televisive per distogliere l’attenzione e alimentare nuove contrapposizioni. Per questo, insieme alla crisi, dobbiamo combattere anche la guerra tra poveri: ogni giorno politici da strapazzo indicano i “nemici” da combattere, mentre da dietro banchieri, grossi imprenditori e speculatori ci scippano soldi, lavoro, sanità, istruzione, ambiente e la nostra stessa dignità. E allora noi dobbiamo darci da fare per togliere il sonno a chi ci vorrebbe divisi e rassegnati: non avendo più paura, unendoci a chi sta nella nostra condizione e riprendendoci tutto quello che ci stanno portando via. Davanti a questa sfida noi non ci tiriamo indietro: che si tratti di solidarietà attiva, di sostegno ai lavoratori o di strappare un quartiere a isolamento e degrado sociale, ogni nostra iniziativa rivendica già un’idea di società e di politica radicalmente diversa da quella prospettata da Renzi, Salvini, Squinzi e Marchionne unitamente a tutta la cricca di profittatori che ha devastato Mantova e l’Italia.