TEA: “PUBBLICI PER NATURA, PRIVATI PER PROFESSIONE”

teaprivatiIl Governo e la finanza chiedono, TEA risponde. Da alcuni mesi si discute di una possibile partnership tra TEA ed AIMAG (la società multiutility dei servizi modenese): attenzione, non si tratta di una operazione territoriale ma di uno dei tasselli che compongono il quadro attuale di svendita dei servizi pubblici locali a favore delle lobbies finanziarie private. Il primo sì del Comune di Mantova non fa ben sperare.

È una operazione che ha un valore di 15 miliardi di euro stimato da R&S Mediobanca e che riguarda quella che viene definita “razionalizzazione”, con assorbimento delle piccole e medie società che forniscono servizi pubblici (le cosi dette “utility”, proprio come TEA e AIMAG) da parte dei big del settore; un piano che il Governo intende operare in breve tempo, come anticipato da Renzi a Cernobbio, a partire da una serie di norme da inserire nella prossima legge di Stabilità.
L’operazione di allontanamento delle utility dai Comuni era stata incentivata un anno fa dal Governo, con l’esclusione dal patto di stabilità degli importi incassati dagli enti locali per la cessione delle quote di partecipazione. Un nuovo intervento normativo aiuterebbe ad accelerare il passo che porterebbe alla creazione di quattro o cinque “campioni” nazionali, suggerita tra gli altri da Mediobanca.

Queste le idee attualmente al vaglio:
– individuazione di un tetto al numero delle partecipate degli Enti Locali;
– definizione di un limite alla quota pubblica nel capitale delle società;
– intervento di Cassa Depositi e Prestiti e Fondo Strategico Italiano per favorire le aggregazioni, sul modello utilizzato per la fusione Hera-Acegas Aps.
A quanto pare, alle lobbies economico-finanziarie non sono bastate le norme inserite nello Sblocca Italia, nella scorsa legge di stabilità e nel DDL Madia volte a rilanciare i processi di fusione e privatizzazione.
Alcuni processi di aggregazione sono già in corso, come nel caso di A2A in Lombardia e di IREN in Liguria e Piemonte.

Se nel frattempo anche TEA e AIMAG valutassero questa possibilità, diventando appetibili agli occhi di Hera, avrebbero di certo fatto un piccolo passo verso le richieste del governo e della finanza. Di certo le parole favorevoli del Sindaco di Mantova, Mattia Palazzi, non vanno nella direzione del controllo pubblico né tantomeno (vista anche la natura privata di Tea Acque) in quella dei migliaia di cittadini che hanno vinto un referendum e sostengono le ragioni di un’acqua pubblica tolta dalle mani private.

Appare dunque evidente l’intenzione di mettere pesantemente sotto attacco i servizi pubblici locali, allontanandoli dai cittadini e diviene esplicita la volontà di privatizzazione che TEA cerca di allontanare dall’immaginario collettivo, presentandosi con una pesante campagna di comunicazione che la vede come “pubblica per natura”. Pubblicità ingannevole: “Pubblici per natura…privati per professione”.

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Il flop della BreBeMi – Risposta al legale della società

“Chi è in difetto è in sospetto”, scriveva Manzoni. Ci stupiamo quindi della lettera del 12 marzo scorso firmata dal responsabile affari legali della società BreBeMi a seguito di una nostra lettera dove criticavamo Expo2015. Ci ha colpito innanzitutto la volontà dell’avv. Comes di prendere le distanze dall’esposizione universale di Milano: evidentemente non siamo gli unici ad avere un giudizio negativo dell’evento. Consigliamo dunque all’avvocato Comes di scrivere ai vari attori politici che non perdono occasione di accostare tra loro la BreBeMi ed Expo.

Ci fa anche molto piacere che la stessa società abbia dichiarato quando è nata l’idea della “nuova” autostrada 1d1393ea-3a77-11e4-8035-a6258e36319btra Brescia e Milano: 1997, un progetto quindi inaugurato già vecchio, mentre il mondo intorno ad esso è cambiato radicalmente. E da qui vogliamo partire per affermare che l’inutilità del progetto non è un nostro giudizio, ma la constatazione di una realtà di fatto fotografata dai numeri: le stime iniziali prevedevano un flusso di 60 mila veicoli, mentre attualmente ne transitano appena 11 mila (fonte: La Repubblica).
Meno di cinque mesi sono stati sufficienti per abbandonare i toni trionfalistici con cui era stata salutata l’inaugurazione della nuova autostrada. Il 23 luglio all’inaugurazione, era “uno straordinario esempio di successo”, almeno secondo il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni. Il 15 dicembre, invece, sarebbe arrivato -secondo lo stesso Maroni- il tempo di decidere “se questa opera resta o chiude”, e la discriminante sarebbe la volontà o meno da parte dello Stato di garantire un finanziamento pubblico pari a 270 milioni di euro per rendere sostenibile il piano economico e finanziario dell’opera. Se l’avvocato Comes ha intenzione di tutelare nelle sedi opportune l’azienda che rappresenta, gli consigliamo di iniziare citando in giudizio Maroni.

Ma arriviamo dunque al ritornello della “grande opera realizzata interamente con capitale privato“: è bene chiarire che le “banche” che hanno garantito il project financing si chiamano Cassa depositi e prestiti (controllato all’80% dal ministero del Tesoro) e Banca europea degli investimenti (di proprietà dei Paesi dell’UE, compresa l’Italia). Gli 800 milioni preventivati per realizzare l’opera nel corso degli anni sono lievitati a 2,439 miliardi di euro (38 milioni di euro a chilometro). Non solo. Con la Legge di Stabilità 2015 la società concessionaria, Brebemi spa, riceverà dal 2017 al 2031 ben 20 milioni di euro l’anno dallo Stato; il triennio 2015-2017, invece, sarà coperto dalla Regione Lombardia: altri 60 milioni di euro in tre rate. La BreBeMi è così poco frequentata che anche la gara d’appalto per gli autogrill e le stazioni di rifornimento, di cui non è ancora provvista, è andata a vuoto; il costo del pedaggio, alto più del doppio rispetto alla A4, 20140910_78151_brebemiCsarà scontato del 15% fino al 31 maggio per gli abbonati Telepass e quindi poniamo alla società rappresentata dall’avvocato Comes la stessa domanda che ha posto il giornalista Luca Martinelli dalle pagine di Altreconomia: chi paga (davvero) lo sconto di BREBEMI?

Ma sulla BreBeMi ci sono ombre ben più inquietanti, come emerge dalle dichiarazioni senza mezzi termini fatte da Roberto Pennisi, procuratore presso la Direzione Nazionale Antimafia, il 4 novembre scorso davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite legate al ciclo dei rifiuti:“l’unico scopo al quale fino a questo momento è servita la BreBeMi è stato per interrare rifiuti. (…) La ferrovia corre parallelamente alla BreBeMi e io la vedo sempre vuota. Purtuttavia, a noi la BreBeMi è nota nella misura in cui ha formato oggetto di una validissima indagine della Dda di Brescia anche per traffico illecito di rifiuti.”

Non siamo tecnici o avvocati, siamo cittadini interessati a capire le ragioni e le ricadute economiche, ambientali e sociali, di queste “grandi opere”. E nel farlo non nascondiamo la nostra preoccupazione per il livello di approssimazione con cui sono state prese e vengono prese decisioni strategiche importanti, come quelle relative alla costruzione di una nuova autostrada, costata oltre 2,5 miliardi di euro (che qualcuno, prima o poi, dovrà restituire ai soggetti che li hanno prestati).

Alternative

Alla mensa autogestita della cartiera Burgo sabato pomeriggio si è tenuto un affollato incontro pubblico. Circa ottanta persone hanno partecipato all’evento “Alternative” che ha visto come relatore principale Luca Martinelli della rivista Altreconomia.

Proprio con il giornalista milanese si è ragionato di economia alternativa all’esistente: tema caldo dell’incontro è stata la privatizzazione (e la conseguente campagna per la ripubblicizzazione) di Cassa depositi e prestiti, un istituto di credito che raccoglie i risparmi degli italiani e che, con quei soldi, ha sostenuto per decenni gli investimenti dei Comuni in opere pubbliche e servizi. Dal 2003 questi fondi vengono però utilizzati per aumentare i profitti di grandi speculatori e Fondazioni Bancarie. In questo modo con i soldi dei risparmiatori vengono di fatto favoriti i mercati finanziari, si finanziano le privatizzazioni e lo smantellamento dei servizi pubblici essenziali e infine si finanziano grandi opere inutili e devastanti per i territori come il Tav o la TEM a Milano .Circa 230 miliardi di euro che finiscono nelle mani di costruttori e speculatori.

In tempi in cui la politica è uno show di finzione, spesso malamente urlato, tornare a parlare di economia per stimolare ragionamenti alternativi è la sfida raccolta da tempo anche dal gruppo eQual. Martinelli nel suo lungo intervento ha ricordato anche la campagna sulla speculazione edilizia del nostro gruppo: iniziata con un dossier e una infografica (entrambi citati sul suo libro “Salviamo il Paesaggio”), continuata poi con azioni, proteste e volantinaggi, culminata infine nella creazione del “Mantovopoly”, il gioco sulla città di Mantova.

Per eQual sensibilizzare le persone sulle problematiche reali, costruire alternative (dai gruppi di acquisto solidale fino a forme “pulite” di cooperative), ricostruire legami mutualistici e solidali sono i “semi” per coltivare una nuova cultura del cambiamento. La serata si è poi conclusa con una gustosa cena di autofinanziamento realizzata dai cuochi del presidio Burgo con prodotti a chilometro zero.

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La POSTA in gioco – riprendiamoci la cassa!

Durante la mattinata di giovedì 14 novembre, attivisti del gruppo eQual hanno volantinato davanti alle poste centrali di Mantova sul tema della “rapina” in corso a danno dei risparmiatori. In Italia sono circa 12 milioni le famiglie che affidano i loro risparmi alle Poste. Questi soldi vengono gestiti da Cassa Depositi e Prestiti (CDP) che nel 2003 è stata privatizzata diventando una società per azioni. Questo significa che mentre per oltre 150 anni quei soldi sono serviti facilitare gli investimenti dei Comuni in opere pubbliche e servizi, dal 2003 vengono utilizzati per aumentare i profitti di grandi speculatori e Fondazioni Bancarie. Con i nostri soldi vengono favoriti i mercati finanziari, si finanziano le privatizzazioni e lo smantellamento dei servizi pubblici essenziali e infine si finanziano grandi opere, inutili e devastanti per i territori.
I risparmi dei cittadini ammontano a oltre 230 miliardi di euro.  Con quei soldi si potrebbero fare molte cose per uscire dalla crisi come tornare a finanziare a tasso agevolato gli investimenti degli enti locali per le opere pubbliche e servizi sociali; finanziare la riappropriazione sociale dei beni comuni, a partire dal servizio idrico, come stabilito dal vittorioso referendum del 2011. Finanziare la messa in sicurezza delle scuole e il riassetto idrogeologico del territorio; finanziare la sanità, il trasporto pendolare, l’istruzione, la formazione, la ricerca e le aziende in crisi, a partire da quelle occupate dai lavoratori e abbandonate da chi preferisce investire sui mercati finanziari. Vogliamo una Cassa Depositi e Prestiti al servizio di un altro modello di economia sociale territoriale.
Dicono che i soldi non ci sono. Non è vero: ci sono, sono tanti e sono nostri.
Tutti dobbiamo fare qualcosa per invertire la rotta! Per questo anche a Mantova aderiamo alla campagna nazionale per far tornare completamente pubblica la CDP cacciando le Fondazioni Bancarie. Vogliamo che siano coinvolti i risparmiatori, i cittadini, i lavoratori e le comunità locali nelle scelte sul come e dove destinare i soldi.
Ne parleremo anche all’incontro con Luca Martinelli il 30 novembre, a partire dalle 18 alla Cartiera Burgo. Riprendiamoci quello che ci appartiene: i beni comuni, la ricchezza sociale, il futuro.

30.11: Alternative – con Luca Martinelli

martsmSabato 30 novembre
dalle 18 @ Cartiera Burgo – Mantova

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ALTERNATIVE
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Incontro pubblico per condividere percorsi di cambiamento:  per una nuova finanza pubblica e sociale, per una nuova economia  solidale e per la salvaguardia del territorio e del paesaggio

Con LUCA MARTINELLI (scrittore e giornalista di Altreconomia)

[Al termine dell’incontro, si terrà  una risottata di autofinanziamento organizzata  dai lavoratori in lotta  del presidio Burgo]

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La finanza è uno strumento potente che può servire per estarre ricchezza dalla collettività per destinarla ai mercati o, al contrario, estrarre ricchezza dai mercati per realizzare l’interesse della maggioranza. In quest’ottica semplificata si comprende quale sia stato il meccanismo che ha creato la crisi economica e le politiche di austerity che offrono cure ancora più invasive della malattia. Il mercato che passa sopra le vite degli uomini li riduce a merce, il lavoro non ha più valore e le città diventano terreni di conquista per speculatori, dove privatizzare servizi o edificare quartieri fantasma.

La globalizzazione ci consegna questo scenario diffuso, ma nel territorio italiano abbiamo raggiunto livelli di allarme che appaiono spesso senza ritorno. Anche nel Mantovano interi pezzi di territorio sono stati cementificati senza senso, il lavoro viene continuamente precarizzato o delocalizzato; si privatizzano i beni comuni come i servizi pubblici e l’acqua a dispetto delle scelte dei cittadini: la DEMOCRAZIA stessa ne esce mortificata, schiacciata dalle solite “esigenze” di tipo economico. Per questi motivi, la finanza pubblica diventa uno strumento fondamentale. Ed è per questo che noi dobbiamo lavorare per ri-appropriarcene, con un approccio trasformativo.

Al centro della “nuova geografia” di Mantova al tempo della crisi c’è la CARTIERA BURGO, dove da quasi un anno i lavoratori hanno occupato la mensa aziendale trasformandola in un laboratorio resistente per l’alternativa. Qui ci incontreremo sabato 30 novembre per condividere conoscenze, idee e riflessioni per iniziare a costruire il cambiamento. Parteciperà LUCA MARTINELLI, scrittore e giornalista di Altreconomia, che ha appena pubblicato una nuova edizione del testo “Salviamo il paesaggio” su cui, tra gli esempi di gruppi locali, compare anche il contributo di eQual con il dossier cemento/casa e il materiale grafico realizzato nell’autunno del 2012; il 30 novembre sarà un momento importante anche per riflettere sul debito e sulla Cassa Depositi e Prestiti, tema sul quale Luca Martinelli ha appena mandato in stampa l’altro libro,La posta in gioco“, scritto a 4 mani con AntonioTricarico: ragionamenti “altri” per smontare la trappola del debito e delle politiche di austerità e per costruire una campagna di riappropriazione della ricchezza sociale.

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Aderiscono/sostengono l’evento:

– Network Studentesco
– Coop Il Mappamondo (MN)
– Comitato acqua Mantova
– Coordinamento locale dei soci di Banca Etica della provincia di Mantova
– Centro Bruno Cavalletto

* (Per informazioni e prenotazioni riguardanti la cena manda una mail o chiama al 339-1885681)