Lunetta: si riparte da qui

lunetta quiPoche parole per commentare il riuscito incontro che si è svolto giovedì scorso a Lunetta.
Siamo veramente felici del percorso intrapreso insieme al Comitato Cittadino “Peter Pan” LunettaFrassinoVirgiliana, Associazione LIBRA e a RE-MEND_Progetti di Rigenerazione Urbana e Architettonica all’interno del quartiere e dei risultati fino a qui raggiunti. Il prossimo passo sarà l’intervento all’interno del cantiere SAE di Via Cadore: un’area abbandonata di oltre 20 mila metri quadrati che vogliamo restituire alla collettività dopo il disastroso risultato di una speculazione edilizia vecchia oltre venti anni.

Siamo convinti che solo attraverso la partecipazione e il protagonismo degli abitanti sia possibile continuare a costruire un quartiere diverso. Un quartiere dove non ci sia spazio per paura e degrado, dove a decidere siano i cittadini, un quartiere dove si combatta insieme per i propri diritti, per la difesa dei servizi pubblici e per il miglioramento delle condizioni di vita.

Organizzandoci insieme in modo libero ed autonomo ed operando un continuo controllo dal basso, sono già stati raggiunti diversi risultati: dalla pulizia del cantiere CEMI nel 2014 (su iniziativa di Libra e comitato Peter Pan) alla rimozione delle gru pericolose, fino alla realizzazione del nuovo campo da calcio libero.

Sono solo esempi, ma proviamo a pensare a cosa si potrebbe raggiungere se un tale movimento crescesse e contagiasse tanti e tante… Noi ci crediamo! Avanti!

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L’assessore con la valigia pronta

baroncelliL’ASSESSORE CON LA VALIGIA PRONTA
Ovvero la politica della carriera personale

Abbiamo atteso qualche giorno prima di esprimerci sulla “disponibilità” dell’Assessore Baroncelli ad accettare la chiamata del Pd di Roma er un incarico nella possibile giunta Giachetti . La difesa del Sindaco dagli attacchi strillati dell’opposizione e la “dichiarazione di voto” dell’assessore con la valigia danno una brutta immagine della politica nostrana.

Lorenza Baroncelli è un’esterna della Giunta Mantovana: dopo i giri in vespa elettorali dell’anno scorso, l’archistar Stefano Boeri ha posizionato in città una sua collaboratrice. Nominata dal Sindaco “assesssore alla rigenerazione urbana”, si era presa l’impegno di rigenerare Mantova nei cinque anni di mandato. Una sfida ambiziosa, un grande onore e ancora di più un grande onere. Non è questo il luogo, ma resta da capire come faccia un assessore alla rigenerazione urbana a non dire nulla ed essere favorevole ad un nuovo palasport di cemento da piazzare sull’erba di un quartiere periferico e semi-abbandonato.
Passa poco meno di un anno e si apre per la Baroncelli la possibilità di un incarico a Roma in caso di vittoria del PD. Per serietà e fedeltà all’impegno preso con la città di Mantova ci si aspetterebbe che l’assessore ringraziasse dell’opportunità e declinasse l’invito. Invece no, la Baroncelli accetta, prepara le dimissioni e fa le valigie. A questo punto il Sindaco invece di mettere un freno a questa follìa, difende la scelta del suo assessore dicendole che è una ottima occasione di crescita lavorativa e che è stata scelta anche grazie alla buona nomèa di Mantova. Senza contare che il suo nome è già sul sito ufficiale della squadra di “Giachetti Sindaco”.

Chi inizia un percorso e si prende un impegno politico con la città ha il dovere di portarlo a termine: lasciare frettolosamente un incarico appena iniziato per un lavoro più prestigioso lascia intendere di pensare più al proprio curriculum che al bene di Mantova. Non sappiamo se il PD romano riuscirà a vincere a Roma nonostante i suoi disastri e Mafia-Capitale, ma se abbiamo un amministratore pubblico che freme dalla voglia di un impiego prestigioso nella Capitale vada pure. In caso di sconfitta, tuttavia, Mantova non potrà di certo avere un assessore che se ne sta lì con le valigie pronte in cerca di offerte migliori, atteggiamento che sembra essere avvallato dallo stesso Sindaco.

La bomba sociale degli sfratti

stop sfrattiAnche nel Mantovano migliaia di famiglie sono a rischio

Già nel 2012 denunciavamo l’eccessiva disponibilità di case sfitte e di cantieri abbandonati, collegandoli ai 469 provvedimenti di sfratto per morosità a carico di disoccupati, precari e pensionati registrati l’anno precedente. Oggi, la violenza della crisi economica presenta il conto a migliaia di famiglie a rischi, non lasciando più spazio per sorrisi televisivi, passerelle elettorali o improbabili “nemici etnici”. Se il numero dei provvedimenti di sfratto per morosità nel 2015 è salito “solo” a quota 514, le richieste di esecuzione nel Mantovano sono aumentate a 3.849, con un’impennata del 129,79% dal 2014 al 2015. 1 su 325 è il problematico rapporto tra sfratti e numero di famiglie residenti.

Per qualche politico sciacallo sarà semplicemente “colpa” degli immigrati, ma è la solita boiata di propaganda, perché con la crisi arrivano mazzate per lavoratori e disoccupati, italiani e non; il fatto che Mantova abbia migliaia di alloggi sfitti sul libero mercato, frutto di una decennale politica di dissennata speculazione edilizia e di un abbandono della città, deve far riflettere sulle responsabilità della pianificazione del territorio e mette in luce la natura di una bomba sociale. Il ricorso al welfare abitativo ha provato a mettere delle toppe in caso di morosità incolpevole, ma questo non basta più, anche per la progressiva diminuzione dei fondi a disposizione. Il risultato è davanti agli occhi di tutti.

Insieme ad una moratoria sul cemento da rovesciare sulla città, gli Enti Locali (Comune, Regione e Governo Centrale) dovrebbero intervenire per invertire una tendenza ormai ventennale ragionando su un blocco degli sfratti e una maggiore disponibilità di risorse eliminate in nome della “austerità”. La svendita del patrimonio pubblico di case e appartamenti deve essere fermata e lo stesso privato sfitto da anni deve essere disincentivato o, nei casi estremi, recuperato alla collettività per trasformarlo in case popolari a canone calmierato. In quest’ottica andrebbero anche modificati e/o ampliati i parametri di accesso alle graduatorie, con costante monitoraggio dei requisiti di permanenza. Sono indicazioni di buonsenso per una politica che abbia veramente a cuore l’interesse dei cittadini e dei lavoratori e non quello di gruppi speculativi e del mercato.

Elezioni amministrative 2015


Mantova è arrivata ad un punto cruciale in cui non è più possibile credere alle favole o alle cure miracolose di questo o quel candidato: la città sta soffrendo i colpi della crisi e pagando le strategie politiche degli ultimi quindici anni che l’hanno condannata al declino. Un centro svuotato, quartieri desertificati socialmente e commercialmente, case sfitte e cemento incompleto, trasporti pubblici e viabilità in condizioni critiche, insieme ad una pesante insicurezza sociale, sono solo alcune istantanee di una città che qualcuno ha deliberatamente portato al collasso in una quindicina di anni.

Siamo una associazione impegnata sul fronte politico e sociale di base, nata poco meno di tre anni fa; dopo una lunga discussione sui nostri obiettivi e compiti, abbiamo fatto la scelta di non partecipare in alcun modo alle già troppo affollate elezioni amministrative di Mantova e cerchiamo di spiegarne i motivi in una attenta riflessione.

Il fallito “cambiamento” del centrodestra

15751Nonostante sia rimasto a galla fino all’ultimo, il Sindaco Sodano esce sconfitto da un quinquennio iniziato con la promessa di un’epoca di “cambiamento”. La sua amministrazione (Forza Italia, Lega Nord, Civici Benediniani, Udc) si è contraddistinta per una certa continuità con quelle precedenti: in settori strategici per lo sviluppo della città, il ritornello è sempre stato lo stesso dell’ultimo decennio con cemento, supermercati, telecamere, parcheggi a pagamento e “favori” agli amici; solo un po’ meno di quanto già fatto in precedenza dal centrosinistra, complice la crisi, e con quel piglio destroide necessario per caratterizzare la propria azione politica. Un percorso iniziato con la “guerra agli accattoni” che, per contrappasso, è finito ad elemosinare voti e salvagenti per non affondare. Il centrodestra in via Roma è stato infatti dilaniato da guerre interne in cui partiti e liste civiche si sono spartiti assessorati, commissioni e posti nei consigli di amministrazione, salvo poi abbandonare lentamente la nave come topi quando questa ha iniziato ad imbarcare acqua. Solo in fase terminale si è aggiunta la tempesta dell’inchiesta antimafia che ha scosso ulteriormente l’istituzione comunale vedendo coinvolto direttamente il sindaco Sodano.

Il centrosinistra: un gruppo dirigente “temporaneamente” all’opposizione

Dai banchi della minoranza nessuno ricorda un assedio politico rilevante per fermare, ad esempio, il PGT con le sue nuove cementificazioni o la privatizzazione dell’acqua dei mantovani sostenuta dall’Amministrazione Sodano. Quasi cinque anni di opposizione al Pd non sono bastati per riflettere sui propri errori e presentarsi per tempo con idee, personalità nuove e competenze forti: I Democratici di Sinistra prima e il Partito Democratico poi hanno incarnato in tutto e per tutto la governance di un preciso “Sistema Mantova”. Speculazioni edilizie, privatizzazione delle municipalizzate, centri commerciali, Turbogas, svuotamento (e blindatura videosorvegliata) del centro storico ridotto ad una bomboniera, magoni di cemento abbandonati nelle periferie, parcheggi privati, Mantovaparking, eliminazione delle circoscrizioni (in ottemperanza alle scelte dell’allora Governo Prodi bis) e tanto altro ancora non sono un lascito della destra, ma una precisa strategìa politica che, tra il 2001 e il 2010, il centrosinistra tutto (Ds, Margherita, Idv e Verdi – con i naufraghi di questa esperienza pronti a riproporsi nel Pd o in SeL) ha attuato in Comune ed in Provincia con solo pochi distinguo. Qualcuno col passare del tempo dimentica o chiede di “non guardare al passato”: noi non ci adeguiamo a questo ritornello, anche perché vivere la città concretamente significa sbattere ogni giorno il muso contro tutti questi scempi. Oggi il Partito Democratico di Mantova difficilmente può essere alternativo allo stesso sistema di cui è stato fautore per anni e a poco servono trucchi elettorali o l’inserimento di nuove leve come garanzia di rinnovamento, se la vecchia guardia è sempre presente.

palaburchiIntorno al Pd, inoltre, si agitano ben due ex sindaci diessini che rivendicano uno spazio elettorale che indubbiamente serve ad indebolire il proprio partito di riferimento e il candidato ufficiale, Palazzi, e a confermare la teoria secondo cui la politica mantovana non ha più nulla da offrire e gli stessi nomi degli ultimi quindici anni continuano le loro guerre personali. Nel caso del ventilato ritorno di Gianfranco Burchiellaro, poi, ritornano alla mente le cementificazioni, il turbogas le multiutility e tutta quell’epoca buia dei primi anni Duemila. Insieme a lui il pensiero va ai suoi fedeli esecutori, gli assessori e i consiglieri che lo accompagnarono e che, con lui o contro di lui, sono tutti nuovamente in gara: basta riprendere l’elenco dei componenti della maggioranza 2000-2005 per rendersi conto che tutta quella compagine si ripresenta, sotto insegne diverse, a partire da chi non ha mai lasciato l’aula di via Roma o a chi per anni è stato paracadutato nei cda delle ex-municipalizzate.

Politica elettorale e partecipazione

Sempre gli stessi nomi, sempre le stesse facce? Quando si oppone questa obiezione ci si sente spesso rispondere che si tratta di una condizione obbligatoria che deriva dall’assenza dei mantovani dalla partecipazione politica attiva. È certo che poco e nulla sia mai stato fatto dalla politica ufficiale per incentivare la partecipazione, come purtroppo avviene in tanta parte del territorio nazionale, sostituendo il coinvolgimento e l’ascolto con un percorso puramente competitivo e limitato al periodo (pre)elettorale.
Quante volte abbiamo sentito: “lasciateci lavorare, poi tra cinque anni deciderete con il voto se abbiamo fatto bene o male”. Quante volte la politica elettorale riduce il confronto politico alla scelta del meno peggio. Quante volte viene riproposta la personalizzazione della politica in base alla quale il problema dipende esclusivamente dalla credibilità e capacità di questo o quel candidato.
L’allontanamento dei cittadini dalla partecipazione attiva è stato scientemente voluto facendoci credere che fosse fatto nel nostro interesse, per liberarci da incombenze noiose, per semplificare e per rendere più veloce il percorso amministrativo. Di fatto ha determinato solo l’allontanamento del livello decisionale dai cittadini e l’annullamento da percorsi democratici di richiesta e ascolto, lasciandoci solo istituzioni lontane, incapaci di un confronto diretto e di dare concretezza ad un progetto di territorio che non sia invece frutto di singoli interessi particolari.

Il tempo dell’alternativa

3110Siamo convinti che i tempi dell’alternativa non siano dettati dalle scadenze elettorali e che serva una forte sincronìa per riuscire ad intrecciare nuovi percorsi politici virtuosi con il momento delle elezioni; per questo riteniamo che, al momento, una alternativa credibile alla gabbia dell’alternanza centrodestra/centrosinistra a Mantova non sia praticabile per via elettorale. In questi anni ci sono stati significativi momenti di iniziativa politica e sociale che hanno avvicinato persone e sensibilità diverse in modo inclusivo e costruttivo: in particolare pensiamo al grande movimento contro le ordinanze securitarie della Giunta Sodano tra il 2010 e il 2011, alla mobilitazione per salvare l’area di Lago Paiolo dall’ennesima speculazione, alla generosità di chi si è speso per il grande risultato referendario del giugno 2011 (risultato sull’acqua bene comune poi tradito politicamente in modo bipartisan) o ancora il percorso di contrasto all’ennesimo tentativo di insediamento del movimento neonazista di Forza Nuova, sempre nel 2011. In quelle occasioni le maggiori forze politiche sono state pressoché assenti o comunque marginali e, sempre lì, erano state praticate nuove alleanze sociali tra singoli e sigle non rappresentate nelle istituzioni mantovane; esperienze di cui quasi nessuno ha fatto tesoro.

Diversi attivisti/e che oggi sono in eQual sono stati attivi/e e protagonisti di quella stagione. il gruppo eQual è nato poco meno di tre anni fa al termine di un ciclo generoso di rinascita di impegno sociale. Abbiamo puntato da subito a portare idee e pratiche nuove sul territorio: ripensandolo, riattualizzando linguaggi e pratiche di solidarietà attiva tra lavoratori e cittadini e rinunciando ad identitarismi e stereotipi che contraddistinguono (e limitano) il campo visivo di sinistra. Davanti e dentro alle fabbriche, nei quartieri periferici, nelle piazze del centro, protestando in Consiglio Comunale e sul web in un tempo tutto sommato ridotto, siamo stati capaci di ricostruire un profilo concreto e credibile di impegno socio-politico di base; se da un lato siamo soddisfatti del lavoro svolto e di quanto abbiamo costruito tra le persone, con le associazioni e nel tessuto vivo del territorio, sul versante politico abbiamo toccato con mano la quasi totale impermeabilità delle strutture politiche pre-esistenti.
La scorsa estate abbiamo ricevuto sollecitazioni da iscritti all’associazione e da diversi simpatizzanti per sapere se eQual sarebbe stata all’interno della competizione elettorale. Non siamo nati con un approccio elettoralista, ma abbiamo voluto sondare lo stesso il terreno per valutare lo stato di cose presenti, guardando per tempo, costruttivamente ed in prospettiva al momento elettorale: facendolo abbiamo preso atto che una volontà di rinnovamento anche nel momento più basso e logoro della crisi politica ed economica non è all’ordine del giorno.
Rispettiamo le scelte di altre soggettività, ma crediamo che non si possa promettere una nuova stagione per Mantova scegliendo la subalternità al Pd, oppure di “rifondarla” a partire dagli ultimi ingranaggi di un meccanismo rotto da tempo o, ancora, presentarsi come l’alternativa forti di un brand nazionale di successo, ma dalla ricaduta territoriale pressoché nulla.

Concludendo, è ormai palese che non saremo presenti alle elezioni amministrative per il Comune di Mantova: né con il nostro simbolo associativo, né in coalizione con altre realtà politiche. Un reale e radicale cambiamento prima di essere portato all’interno delle istituzioni, dovrebbe prima essere prodotto nella società. Ed è a questo che noi puntiamo. Non siamo interessati ad avere una piccola percentuale da usare per mercanteggiare posti di potere con i partiti più grandi, né ad infilare in aula dei rappresentanti con dietro il nulla e nemmeno ad avere posti chiave se la porta da aprire rimane blindata dagli alleati e dai loro interessi più o meno confessabili. Il cambiamento e l’alternativa necessari non ammettono scorciatoie o illusioni: si costruiscono innanzitutto nei quartieri, nelle mille contraddizioni di questa città, sui posti di lavoro, nella partecipazione delle persone e nel lavoro politico quotidiano. Solo cosi potremo avere la forza necessaria per incidere e cambiare veramente la realtà dei fatti.

Saluti da Mantova: il partito del cemento è stato qui

cartolina

Striscioni di eQual per esortare l’architetto Stefano Boeri a guardare ai problemi della città e non limitarsi ad una comparsata elettorale: “Mantova ha subìto i colpi di quindici anni di partito del cemento, non può più permettersi il lusso di illusioni e promesse elettorali”.

La nota Archistar Stefano Boeri arriva a ‪‎Mantova‬ per un tour elettorale: dato che il suo percorso motorizzato toccherà solo poche e “selezionate” tappe e i loro problemi non necessariamente architettonici (centro storico, i negozi sfitti di un quartiere, l’ex ceramica abbandonata di Fiera Catena e il quartiere di Lunetta che a fatica si sta riprendendo dopo anni di “contratti di quartiere” rispettati solo parzialmente), presentiamo una serie di “cartoline” di una Mantova, forse considerata di “serie B”, ma che aspetta risposte dopo quindici anni di disastri realizzati dal partito del cemento saldamente al potere nonostante il passaggio di tre diverse giunte.

Mantova è una piccola cittadina e i fenomeni urbanistici avvengono in miniatura, ma non senza conseguenze: diversamente da altri capoluoghi, la nostra città non ha subìto una “gentrificazione”, avendo perso in vent’anni circa 7.000 abitanti e con un costo degli immobili in leggero calo. È stata invece caratterizzata da una tendenza alla “città diffusa” (sprawl o “dispersione urbana”) in cui una idea bizzarra della modernità è coincisa con una crescita disordinata che ha significato cementificazioni, espansione delle aree residenziali periferiche, centri commerciali e, ovviamente, un forte consumo di suolo.
Per questo invitiamo l’architetto a ragionare sulle emergenze date da anni di speculazioni edilizie come il cantiere-buco di Piazzale Mondadori, l’affare Coop-Esselunga a Porta Cerese, il Palagiustizia di Fiera Catena e il quartiere-fantasma di Borgonuovo. In queste aree che abbiamo preso come simboli si gioca una partita importante: il recente passato di Mantova, gli ultimi quindici anni, sono destinati a pesare sul suo futuro a livello abitativo, commerciale, di viabilità e, di rimando, occupazionale.
Se l’illustre architetto non vuole limitarsi ad essere una “archistar” legata ad una immagine effimera, affronti con coraggio questi problemi e chi li ha calati sulla testa dei cittadini, perché Mantova non può più permettersi il lusso di illusioni e promesse elettorali.

La casa è un diritto, la guerra tra poveri no

borgoN2Le cronache nazionali delle ultime settimane sono state dense di notizie sul problema casa, sulle occupazioni abitative e sugli sgomberi dando spazio alla propaganda di chi specula su situazioni di disagio per alimentare la guerra tra poveri. Prima che questo possa accadere anche a Mantova è necessario fare chiarezza: il problema delle “case solo a questo o quel gruppo etnico/nazionale” è una invenzione politica.

Solo la città capoluogo ha una ricchezza di oltre 5000 case sfitte che negli ultimi anni sono aumentate a causa della forte speculazione edilizia che ha edificato interi quartieri rimasti vuoti e, in alcuni casi, mai completati. A questa offerta abnorme di case attualmente “sul mercato”, fanno da controcanto le ottocento richieste di un alloggio popolare da parte di cittadini italiani e immigrati. Proprio le case popolari rappresentano l’altro consistente pezzo del problema: nonostante Aler provi a tamponare la situazione con qualche decina di nuovi alloggi, l’edilizia popolare è in crisi. Per fortuna l’azienda lombarda per l’edilizia residenziale sembra avere operato una inversione di marcia che auspicavamo, ovvero la ricerca di fondi regionali per il recupero dello sfitto esistente anziché la svendita del proprio patrimonio. Questo al netto di gestioni “allegre” da parte degli amministratori pubblici (l’ex assessore regionale alla casa di Forza Italia è sotto processo per favoreggiamento e legami con la criminalità organizzata) e improbabili piani di alienazione che hanno provato a svendere ai privati intere palazzine pubbliche. Ci sono invece centinaia di alloggi popolari sfitti che avrebbero bisogno di pochi interventi di migliorìa o di lavori di ordinaria amministrazione per tornare ad essere disponibili per chi ne ha bisogno. Non dimentichiamo inoltre i problemi spesso legati al basso livello costruttivo di tanti di quegli immobili, del quale non emergono mai responsabilità. Intanto, mentre tutto questo viene taciuto, continua il tormentone su assegnazione “privilegiate”: basta però guardare con uno sguardo attento ai cognomi delle graduatorie pubbliche per l’assegnazione di queste case, a Mantova si può vedere che la retorica del “si danno le case prima agli stranieri” è una balla colossale.
Intorno a questa situazione socialmente drammatica c’è il complesso problema degli sfratti, che nel nostro territorio è arrivato a superare il migliaio di richieste in un anno, con circa duecento sfratti realmente eseguiti. Nel quadro complessivo non può essere dimenticata la tassazione legata alla casa, che pesa in modo spesso insostenibile sui piccoli proprietari, che nel mattone avevano investito i risparmi di una vita.

In tempi di crisi è facile vedere sciacalli politici che incitano alla guerra tra poveri per racimolare qualche voto in più, addossando la colpa del problema abitativo a nuclei famigliari immigrati contrapposti agli italiani. A guardare la realtà e i d
ati oggettivi, si scopre invece che la responsabilità di questa bomba sociale pronta ad esplodere è da cercare altrove: gli interessi dei palazzinari che da sempre vanno a braccetto con una modo degradato di fare politica hanno prodotto case private vuote e l’esaurimento del sistema pubblico di tutela sociale.

Si smetta perciò di costruire nuove case (e nuovi super/iper mercati) e si utilizzino quelle già costruite, ma sfitte e/o mai abitate per adibirle a residenze pubbliche a canone calmierato, requisendole se necessario. In questo modo ridurremmo il consumo di suolo, daremmo la possibilità ad un tetto a centinaia di famiglie e un senso a piani di lottizzazione che, nelle condizioni di degrado e abbandono in cui versano ora, di senso non ne hanno.

Non ci basta una stazione “open space”

openspaceLa recente scelta del Comune di Mantova di “risolvere” il “problema degrado” dell’autostazione passante di viale Risorgimento facendo sparire quest’ultima, è la classica toppa peggiore del buco. 25mila euro è la somma che via Roma e Apam metteranno a disposizione per il nuovo progetto di eliminazione del corpo centrale della stazione passante e le pareti in modo da creare uno spazio aperto simile a quelli già presenti in viale Piave e viale Pitentino. Un progetto di riqualificazione improvvisato e stimolato da due esigenze: l’ennesima raccolta di firme “contro il degrado” da parte dei cittadini della zona e le imminenti elezioni amministrative. Mantova rimane saldamente il secondo capoluogo di Provincia in Italia senza una autostazione centrale e forse l’unico in cui le necessità dei pendolari sono continuamente ignorate.

Quello delle stazioni passanti, è stato un progetto nato sbagliato durante la grande operazione speculativa di “Piazzale Mondadori”, quando l’autostazione principale venne smembrata per fare posto ad un cantiere infinito che, dopo quasi dieci anni, è ancora lì a dimostrare il degrado della politica mantovana. Il progetto della mini-stazione passante di viale Risorgimento con biglietteria, sala d’aspetto e bagni, fu avversato fin da subito dai residenti. Dalla sua inaugurazione nel novembre 2007, passarono pochi anni prima che questa venisse chiusa in seguito a diversi episodi di vandalismo. Periodicamente i casi di micro-criminalità hanno spostato il centro del problema dalla viabilità/trasporto pubblico locale a quello del “degrado urbano”, facendo dimenticare il fatto che una stazione funzionante e servizi efficienti sono il miglior antidoto a situazioni critiche. Spaccio e bullismo hanno rimosso l’idea che la stazione di viale Risorgimento è stata abbandonata in mezzo ai continui tagli di risorse per il trasporto pubblico e ai rincari dei costi per i pendolari e per le famiglie degli studenti. Il tutto all’interno di un discutibile progetto che ha buttato pensiline di cemento in giro per la città senza un vero piano strategico che guardasse alla sua sostenibilità urbanistica, ambientale, estetica ed alle esigenze degli utenti: come ad esempio la stazione passante dell’Itis/Vinci che dal progetto sulla carta è stata invece ridotta ad una striscia di cemento.

Una scelta coraggiosa sarebbe quella di fare della stazione di viale Risorgimento un presidio sociale che offre servizi, non solo per i pendolari, in modo da incontrare le esigenze di una importante fetta di popolazione, ma per farlo serve una volontà politica che in questa città manca. Inoltre, chi sbaglia deve pagare e non è possibile sopportare l’accanimento contro gli episodi di micro-criminalità mentre c’è una classe politica che in dieci anni ha distrutto la città e continua ad autoassolversi.

La città in ostaggio

sodanoLa farsa della sfiducia a Sodano andata in scena in Consiglio Comunale non ha vincitori ma una sola grande sconfitta: Mantova con tutti i suoi cittadini. Con la nuova coda polemica relativa alle frasi sul “sequestro” del leghista Simeoni pronunciate in Aula dal Presidente Longfils si può parlare apertamente di una città da quattro anni ostaggio di una amministrazione incapace, che appena eletta aveva iniziato la guerra ideologica agli “accattoni” e che si è ritrovata ad elemosinare quella manciata di voti necessari per sopravvivere.

Nonostante sia rimasto a galla, ha perso il Sindaco Sodano che nel 2010 aveva promesso un’epoca di “cambiamento”, ma la sua amministrazione si è contraddistinta per una certa continuità con quelle precedenti. In settori strategici per lo sviluppo della città, il ritornello è sempre stato lo stesso dell’ultimo decennio: cemento, supermercati, telecamere, parcheggi a pagamento; solo un po’ meno di quanto fatto dal centrosinistra, complice la crisi, e con quel piglio un po’ destroide necessario per caratterizzare la propria azione politica.
Il centrodestra in via Roma è stato dunque dilaniato da guerre interne in cui partiti e liste civiche prima si sono spartiti assessorati, commissioni e posti nei consigli di amministrazione, salvo poi abbandonare lentamente la nave come topi quando questa ha iniziato ad imbarcare acqua.

Hanno sicuramente perso anche le opposizioni: nessuno ricorda un assedio politico rilevante per fermare, ad esempio, il PGT con le sue nuove cementificazioni o la privatizzazione dell’acqua dei mantovani; adesso, a pochi mesi dalle elezioni, la strategia di puntare tutto sulla mozione di sfiducia, ovvero sull’affondamento del barcone del centrodestra si è rivelata un fallimento politico e strategico. Quasi cinque anni di opposizione per il Pd, sono una eternità: dovrebbero bastare per riflettere sugli errori e presentarsi per tempo con idee, personalità e competenze forti. La vicenda Sodano ha invece messo in luce l’assenza di una strategia, di un vero rinnovamento e di un progetto alternativo, quasi come se questi anni fossero passati inutilmente.

Il disastro di quattro anni di centrodestra è dunque palese, ma con esso va a fondo tutta una classe politica che negli ultimi quindici anni ha amministrato Mantova in nome di interessi privati anziché per il bene comune dei cittadini. Oggi l’alternativa politica, sociale e culturale per la città non c’è, ma proprio questa alternativa è ormai una necessità impellente; bisogna ricostruire Mantova dalle rovine e farlo in fretta e con serietà.

eQual @ Riviviamo la Piazza!

copevalle
1-5 ottobre – eQual @ Riviviamo la Piazza!
(Valletta Valsecchi – Mantova)

Dal 1 al 5 di ottobre si terrà una settimana di eventi e attività che coinvolgeranno attivamente sia gli abitanti del quartiere di Valletta Valsecchi sia i creativi locali, su quella che una volta fu la piazza del quartiere, ed ora versa in stato di quasi totale abbandono. Il tutto avverrà attraverso l’uso delle vetrine vuote come spazi espositivi, concesse in comodato d’uso temporaneo, e la rivitalizzazione della piazza tramite workshop, laboratori e attività.

L’Associazione eQual avrà uno spazio temporaneo, una parte dell’ex supermercato da riempire con i nostri contenuti. Porteremo le attività svolte, quelle in corso e progetti futuri, materiali informativi e le inchieste sulla città; ci sarà una apertura speciale dello Sportello PreQario ed una sessione di gioco del Mantovopoly che subirà un “upgrade” in chiave (No)Expo.

In passato avevamo collaborato con “Reazione a Catena” per un censimento dello sfitto commerciale e Mantovopoly era stato ospitato proprio nel quartiere da Arci Fuzzy: anche per questo, scegliamo di partecipare a questa importante iniziativa. Il futuro da solo non cambierà: per strappare alla speculazione, all’isolamento sociale e al degrado i quartieri e per vedere rispettato il “diritto alla città”, crediamo nella presenza costante, attiva e partecipata di chi Mantova la vive.

Vieni a trovarci per conoscerci, curiosare e informarti!
Saremo presenti ogni giorno dalle 15 alle 19: il Mantovopoly sarà a disposizione per “giocare” e sarà allestita la mostra sulle attività dell’Orto Autogestito ZAPpATA di Lunetta .

In particolare segnaliamo questi appuntamenti:

➥ Mercoledì dalle 10 alle 12: allestimento vetrina
➥ Giovedì dalle 18 alle 19:30: Sportello PreQario (info: sportellopreqario@gmail.com)
➥ Venerdì: dalle 18.30 parteciperemo ad un workshop tematico sugli orti urbani
➥ Sabato dalle 16:30: laboratorio di upgrade su Mantovopoly: nuove caselle e imprevisti sul tema Expo (e non solo)
➥ Domenica: saremo aperti tutta la giornata e, in concomitanza con la passeggiata popolare No Tav di San Martino della Battaglia, ci ritroveremo al “negozio” per una merenda volante alle 12 e per organizzare il car-sharing per la trasferta ( info @ 3405759764 ).

L’amore ai tempi della betoniera

piazzaleA Mantova in questa estate si è ricominciato a parlare di speculazioni edilizie e di cemento: situazioni una più degradante dell’altra tra cantieri abbandonati o mai cominciati, vere e proprie ferite in mezzo alla città. Nonostante il periodo vacanziero e un mondo politico “distratto” siamo intervenuti per documentare e analizzare queste problematiche, proponendo anche delle soluzioni guardando al rispetto del “diritto alla città”. Domani inizierà il Festivaletteratura e migliaia di visitatori, appena fuori dalla zona centrale, si troveranno di fronte a veri e propri mostri di cemento, monumenti all’ultimo decennio di speculazione edilizia e ad una cattiva politica amministrativa; suggeriamo alcuni link per riepilogare quanto sta succedendo.

➥ Il cantiere di piazzale Mondadori è lì fermo da otto anni. Al posto dell’utile autostazione Mantova si ritrova un vero e proprio “buco” nel proprio tessuto urbano che, anche se completato, risulterebbe essere l’ennesimo magone di cemento predestinato all’abbandono. ( http://bit.ly/1d7MiQb )

➥ Il caso Esselunga: il contestato ipermercato del centrodestra nato sull’idea dell’Ipercoop del centrosinistra ( http://bit.ly/1t3XSFW ). A metà estate arriva la proposta-Frankenstein di “risolvere” i problemi innestando l’iper sull’area del cantiere infinito di piazzale Mondadori ( http://bit.ly/1B9AdHo ).

➥ Poi c’è l’area ex-ceramica abbandonata e il cantiere del palagiustizia (centrosinistra) poi cittadella dei servizi (centrodestra) di Fiera Catena: anche qui degrado, cemento. Uno spazio per topi e rane; ne abbiamo parlato insieme alle ipotesi di apertura del cantiere del progetto ex lago-Paiolo: nonostante manifestazioni e la raccolta di migliaia di firme dopo anni riemerge la voglia di cementificare 110mila ettari di verde, ma con parti politiche inverse ( http://bit.ly/Z5rTdU ).
Senza contare la “valle dei templi” abbandonati di Valdaro e le grandi fabbriche chiuse che completano la vista del turista festivaliero.

➥ In tutto questo ci sono anche esempi positivi: a Lunetta cittadini e associazioni collaborano da tempo al miglioramento dal basso del quartiere e, senza tante parole, insieme, abbiamo avviato la riqualificazione e la messa in sicurezza di un altro mostro edilizio: il cantiere #exCemi ( http://bit.ly/1tWcl7D ).

Per noi la priorità è ripartire da questi problemi: la città, i quartieri e tutti i loro abitanti non possono aspettare oltre.