MANTOVA: AMMALATA DI CEMENTO E BARACCONI COMMERCIALI

frankensteinOperazione Frankenstein per innestare un supermercato sul disastro edilizio di piazzale Mondadori

La città e il territorio mantovano sono infetti da un male oscuro che passa dalle strette di mano tra politica ed economia privata e corrode la società, il lavoro e il territorio. Un tumore fatto di migliaia di alloggi sfitti, cantieri abbandonati e un numero fuori controllo di strutture commerciali.
Abbiamo denunciato in piazza, sui media e anche con azioni dirette in Consiglio Comunale l’enorme disastro di Piazzale Mondadori che ha portato alla svendita dell’autostazione nel 2005, alla follia delle pensiline passanti e alla cancellazione di centinaia di posti auto gratuiti sostituite da un parcheggio privato. Un buco nero all’interno della città che ancora oggi “sembra” non avere responsabili politici o economici, quasi fosse piovuto dal cielo. Inoltre non è ancora chiaro che fine abbiano fatto i 27 milioni di euro in prestiti che MPS ha “buttato” in quel progetto, né i rapporti tra i vertici della banca senese con Antonio Muto.
Abbiamo contrastato in prima linea i piani del centrodestra per un nuovo insediamento commerciale a Porta Cerese sulle ceneri del fallimento del vecchio “affare” Palasport – Palabam – Coopsette del centrosinistra. È chiaro a tutti che sei ipermercati, sette strutture medie e due centri commerciali sono troppi per una piccola città, senza poi contare l’hinterland; un nuovo baraccone commerciale significherebbe un colpo durissimo al  tessuto commerciale cittadino medio-piccolo necessario alla vita dei quartieri.
La proposta “Frankenstein” di paracadutare un supermercato Esselunga su piazzale Mondadori è figlia di una idea di città in svendita, ammalata di cemento e carrelli, che va combattuta con forza. Se dal Comune di Mantova arrivano rassicurazioni “entusiastiche”, noi crediamo che la toppa sia peggiore del buco: nuovo cemento commerciale in zona centrale, ulteriore traffico (anche di tir) in un punto già congestionato e l’alta probabilità che per qualche decina di posti di lavoro precari se ne polverizzino altrettanti all’interno del tessuto commerciale cittadino.

Ancora si vendono per nuove idee vecchie. Ancora una volta ai cittadini viene negata la possibilità di esprimersi sulla sorte di un’importante pezzo di città. La soluzione ai problemi di Mantova non dipende dalle offerte dell’impresa privata, bensì dalla volontà e dalle scelte politiche. Un piazzale Mondadori ripensato come spazio e come utilizzo pubblico all’interno del tessuto urbano e non come supermercato, così come la fine del modello “cemento e carrelli” degli ultimi dieci anni, rappresentano una vera opportunità di cambiamento. L’interesse pubblico, il bene comune e la partecipazione devono tornare ad indicare la via: a meno che non si considerino i cittadini che vivono e che lavorano in un territorio come semplici consumatori da abbindolare con offerte al ribasso.

PALACRACK: LO SPORT DELLE GESTIONI PRIVATE E DEL CEMENTO

palacrackA Mantova si continua a finanziare il Palabam a gestione privata che guadagna con eventi e concerti, mentre si cementifica in periferia per costruire un palasport con soldi pubblici: meglio gestire Palabam con una azienda speciale pubblica a vocazione sportiva e fermare la cementificazione.

Il Comune di Mantova non interrompe il circolo vizioso del mostro Palabam, non ne rimette la gestione in mano realmente pubblica, né recede dall’idea di piazzare un cubo di cemento nel quartiere fantasma di Borgonovo; anzi, aumenta il sostegno pubblico all’impresa privata e rilancia l’idea di una “capitale dello sport” per il 2019.

Come per il quartiere abbandonato di Borgochiesanuova, i garage di Due Pini, l’affare Palasport/coop di Porta Cerese e tanto altro, riaffiorano continuamente i guasti di un passato amministrativo di cui è erede diretta la coppia Palazzi-Buvoli. Dal faraonico project financing di nove milioni di euro di dodici anni fa per costruire il Palabam e “dare una opportunità a tutte le società sportive” siamo arrivati oggi a una struttura a gestione privata in perdita che per sostenersi organizza in larga parte festival musicali e fiere di settore. L’anno scorso, in occasione dell’ennesima iniezione di soldi pubblici per salvare il Palabam, lanciammo la proposta di rescindere il contratto dai gestori privati per affidarlo ad una azienda speciale realmente pubblica e trasparente che si occupi della parte sportiva affinché la struttura ritorni ad essere realmente al servizio dei cittadini. Era una proposta di buonsenso utile anche a smontare la paventata “necessità” di una ulteriore struttura sportiva, una nuova cementificazione a Borgochiesanuova che il Comune, con formule magiche svuotate di significato come “riqualificazione del quartiere” e “partecipazione dei cittadini”, intende costruire in periferia. Nel quartiere fantasma di Borgonovo, 2000 metri quadrati di giardini e terreno incolto verranno cementificati per “dare una casa allo sport mantovano”, lo stesso slogan usato nel 2004 per il Palabam.

Il centrosinistra in via Roma conferma e prolunga il contratto con la gestione privata, aiutandolo con un imponente sostegno pubblico e sostenendo il progetto di aumentare gli eventi fieristici, il tutto mentre prosegue l’operazione palasport a Borgochiesanuova con in più la beffa di candidare Mantova a “Capitale dello sport 2019”. Lo sport delle gestioni private e delle colate di cemento è storia vecchia: è l’idea di una città e di un territorio in svendita che i mantovani hanno già vissuto e che va combattuta con forza.

Lunetta: i cittadini si riprendono un pezzo di città

rigeneralunetta[Associazioni e abitanti uniti per riscattare dal degrado un’area abbandonata da una speculazione edilizia vecchia di 15 anni]

C’è chi ci ha messo una giornata di lavoro. C’è chi ha prestato le attrezzature, altri ancora hanno donato qualche soldo per comprare guanti e benzina per i decespugliatori. Gli abitanti dei palazzi confinanti ci hanno offerto il pranzo, altri ci hanno allungato una bottiglia di vino e il caffè a metà mattina mentre la titolare della pasticceria di Lunetta è arrivata con paste offerte per tutti. Ieri abbiamo avuto la dimostrazione concreta che se si condividono gli obbiettivi e ci si organizza nulla è impossibile.

Insieme ai compagni e compagne di lavoro del Comitato Cittadino “Peter Pan” LunettaFrassinoVirgiliana, Associazione LIBRA e RE-MEND_Progetti di Rigenerazione Urbana e Architettonica abbiamo iniziato a strappare al degrado un altro pezzo importante del quartiere che era stato prima trasformato in un cantiere da una speculazione edilizia e poi abbandonato per molti anni. Abbiamo toccato ancora una volta con mano il risultato di scelte politiche che hanno favorito interessi privati contrari al benessere dei cittadini e dei lavoratori.

La realtà però si può cambiare con l’impegno di tutti/e: sia con iniziative condivise dal basso come il recupero del cantiere SAE di via Cadore sia controllando e agendo per affermare il diritto alla città e il benessere della collettività.

IL PASTICCIO DEL PALASPORT DI BORGOCHIESANUOVA

borgoc2018Una brusca accelerazione amministrativa cancella definitivamente le belle parole di “partecipazione” e “progettazione condivisa”, e non elimina i dubbi sull’utilità del progetto

Poco più di un anno fa l’amministrazione comunale di Mantova sosteneva le ragioni del nuovo Palasport che doveva prendere il posto della “palestra” voluta dal centrodestra, parlava di tempi rapidi di realizzazione e di un percorso di progettazione condivisa con i cittadini.
Le bugie hanno le gambe corte e, tra errori burocratici, adesso si va verso una corsa contro il tempo per mettere nero su bianco con i costruttori e realizzare (non prima però del 2018) un palasport nell’estrema periferia della città, dove le speculazioni edilizie hanno già sottratto suolo per realizzare il “quartiere fantasma” di Borgonuovo.

Il raggruppamento di professionisti mantovani costituito da Soprint, si è aggiudicato il bando di gara per la progettazione per 88mila euro (112.542,37 euro totali) per un Palasport da 500 posti che toglierà altro verde alla città e costerà in totale 2.300.000 euro a carico del Comune di Mantova; il tutto in una zona già identificata (diversamente da quanto spiegato ai cittadini dall’Amministrazione).Nel frattempo una immensa struttura come il Palabam, costruito a suo tempo dal centrosinistra per essere la “casa dello sport mantovano” è una struttura a conduzione privata che ospita concerti, serate di festival e fiere di settore.

Centrodestra e centrosinistra considerano da anni Mantova la città del cemento, e la triste vicenda del Palasport di Borgochiesanuova è solo l’ultimo esempio. Tra isole galleggianti, passeggiate flop di propaganda e annunci vari, gli interessi dei costruttori e dei privati continuano a venire prima di quelli dei cittadini: è necessario cambiare rotta.

SI FERMA LA LOTTIZZAZIONE DELL’EX LAGO PAIOLO: UNA BUONA NOTIZIA PER LA CITTÀ

14424225_10209391948869464_1940816369_oIl Partito del Cemento incassa una pesante sconfitta da 110 mila metri quadrati

Una buona notizia per Mantova: l’area verde dell’ex Lago Paiolo è quasi definitivamente salva. Avevano pienamente ragione i cittadini che già dal lontano 2009 (il momento dell’approvazione definitiva del piano attuativo) sostenevano l’inutilità e l’insensatezza del progetto edificatorio che avrebbe dovuto riversare cemento, palazzine, supermercato, uffici e parcheggi sotterranei sull’area verde di fronte al nuovo ospedale.

Una assurdità da 110mila metri quadrati nata all’epoca della giunta Burchiellaro che è passata indenne attraverso 3 amministrazioni, a dimostrazione della trasversalità del partito del cemento. A settembre 2016 questo progetto pare essere quasi definitivamente tramontato: le autorizzazioni urbanistiche scadranno ad aprile del prossimo anno, la ditta costruttrice è stata dichiarata fallita e il patrimonio immobiliare cittadino non ha di certo bisogno di altra edilizia residenziale e direzionale privata. Gli 11mila mantovani che avevano sostenuto la petizione del comitato “Salviamo il Lago Paiolo” per salvare uno dei polmoni verdi della città avevano visto giusto: il tempo è galantuomo.

Ora sarà però necessario mettere in campo tutti gli strumenti utili per far sì che l’area non torni ad essere in futuro terreno fertile per nuovi tentativi di speculazioni edilizie. Nei prossimi giorni ci metteremo al lavoro per approfondire la questione ed elaborare proposte operative.

+++ Qui un’intervista del 2010 che ripercorre le tappe del progetto e della raccolta firme: https://www.youtube.com/watch?v=p7ZnM8c88qI

TU CHIAMALE SE VUOI…ELEZIONI

elezioniprovinciaFinisce l’era Pastacci. Il pasticcio legislativo mantiene l’ente Provinciale facendo sparire il voto dei cittadini (ma favorendo gli accordi sottobanco)

Volge al termine una delle peggiori amministrazioni provinciali di cui si conservi memoria. Il presidente Pastacci e la sua giunta in questi anni si sono distinti per la loro capacità di scaricare su altri le responsabilità del peggioramento dei servizi (dai trasporti alla scuola, dai servizi idrici a quelli amministrativi), svolgendo di fatto il ruolo di semplici esecutori dei tagli a livello statale e regionale.
Pastacci ha pure ricoperto l’incarico di presidente dell’Unione delle Province d’Italia tra il 2014 e il 2015, eppure non lo abbiamo mai visto combattere veramente il sistema del Patto di Stabilità e i tagli del Governo. Il suo gradimento è stato certificato dalla “Waterloo” della sua candidatura a sindaco alle elezioni di San Benedetto Po, dove è stato doppiato nei voti dal suo diretto rivale.

Ora è il momento di rinnovare le cariche dell’ente provinciale, ma qualcosa nel frattempo è cambiato. Con la legge Delrio del 2014 infatti, i cittadini non hanno più voce in capitolo: a votare saranno solo i sindaci e i consiglieri comunali. Trattasi in gergo amministrativo di “elezione di secondo livello”, il meccanismo che si vorrebbe introdurre anche per il Senato (un motivo in più per votare NO). “La sovranità apparteneva al popolo”, insomma.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: il 30 agosto si vota eppure non si è ancora parlato di programmi, di futuro del territorio e di un reale miglioramento della vita dei cittadini. Non è così strano se si tiene conto che né centro-destra, né centro-sinistra, né tanto meno i sedicenti “civici” hanno realmente intenzione di mettere in discussione lo stato di cose presente, nessuno ha intenzione di mettere in discussione le scelte del Governo in merito ai servizi pubblici, alle privatizzazioni e al lavoro, nessuno ha intenzione di combattere realmente il Patto di stabilità, i tagli e lo svuotamento dei principi democratici.

Ecco allora che va in scena uno scontro tra bande che si combatte a suon di accordi nelle segrete stanze di partiti e comitati di influenza. Eppure le province hanno ancora molte funzioni fondamentali per il territorio: i trasporti, l’edilizia scolastica, la pianificazione territoriale, la rete stradale, la gestione dei servizi pubblici integrati, etc. L’obbiettivo dei Governi è ormai chiaro: togliere gradualmente ai cittadini qualsiasi controllo democratico affidando le funzioni pubbliche ad agenzie esterne e/o privatizzandole per far fare profitti ai privati. Difficilmente sentirete qualche candidato a queste “elezioni” parlare di questi temi.

Tocca a noi, con tutti i mezzi a nostra disposizione, rimettere al centro del dibattito politico i reali interessi della maggioranza della popolazione smascherando i giochi di potere di politicanti in cerca di scalate.

PALASPORT A BORGOCHIESANUOVA: ANCORA CEMENTO E NIENTE PARTECIPAZIONE

rigeurbaIl progetto della palestra di quartiere voluta dal centrodestra era evidentemente sbagliato: la nuova giunta ha quindi pensato bene non solo di confermarlo, ma di rilanciare con il progetto di un palasport da 500 posti sopra l’area verde di Borgonuovo in mezzo all’omonimo quartiere.

Da via Roma è stato detto che si tratta di un“importante riqualificazione del quartiere” e che questa nuova colata di cemento sarebbe stata necessaria in tempi rapidi per soddisfare i bisogni di diverse squadre sportive (non direttamente collegate al quartiere), di scuole della zona (che hanno già da 1 a 3 palestre) e per non perdere i fondi regionali.
Da via Roma è stato detto che sarebbe stato edificato entro il 2016 con un costo di 1.800.000 euro coperti in parte da fondi regionali ed in parte da fondi comunali.
Da via Roma è stato detto e ripetuto che il progetto avrebbe visto un qualche coinvolgimenti degli abitanti del quartiere.

Dopo qualche mese le parole si scontrano con la realtà.

Ora la Giunta dichiara che il costo è lievitato a 2.300.000 euro – tutti a carico del Comune – e che i lavori slittano al 2017. È stato inoltre stipulato un accordo con Regione Lombardia per destinare i fondi già stanziati in altre opere come ciclabili e aree verdi. Dei cittadini e della loro partecipazione attiva non viene fatta ancora alcuna menzione: verranno forse interpellati solo per il nome o per la scelta del colore da dare ai nuovi muri? Intanto rimane sul piatto un progetto che non convince, in un quartiere che ha bisogno di interventi significativi. Si parla di un nuovo palasport in una città che ha inaugurato da pochi anni il palazzetto di Lunetta, e ha un’ immensa struttura – Il Palabam- gestita da privati in perdita (frutto di un project financing) nata per ospitare “tutto” lo sport mantovano e oggi utilizzata prevalentemente per più redditizie fiere di settore o concerti; a memoria di scelte urbanistiche dissennate resta inoltre lo scheletro di un palazzetto cittadino a Porta Cerese.

Quel progetto è realmente una “priorità” per il quartiere e per la città? Abbiamo collaborato con il Comitato “Riqualificare non vuol dire Edificare” e quel nome riassume una visione necessaria per Mantova: la rigenerazione urbana non si fa a colpi di progetti calati dall’alto, serve rompere con le ricette del passato, specie quelle paradossali di chi ha mal governato negli ultimi 5/15 anni. Si inizi quindi affidando la gestione del Palabam ad una azienda speciale realmente pubblica e trasparente che si occupi della parte sportiva affinché la struttura ritorni ad essere realmente al servizio dei cittadini e dello sport mantovano.

Chiediamo inoltre che i 2 milioni e 300 mila euro previsti per il nuovo Palasport siano destinati secondo le priorità decise in modo partecipato dalla cittadinanza. È ora che la “partecipazione” non sia solo uno slogan da utilizzare durante la campagna elettorale, ma una pratica concreta per dare maggiore potere ai cittadini nelle scelte che li riguardano.

Esselunga: per Mantova un film già visto

carrellonebbiaViviamo tutti in una città che ha già pagato il prezzo di un gigantismo commerciale fuori controllo: catene commerciali, costruttori e amministratori pubblici si sono trovati d’accordo per anni, ma adesso la realtà è una barzelletta che non fa più ridere.

Nel territorio del Comune di Mantova ci sono già sei ipermercati, sette strutture commerciali “medie” e due centri commerciali; nonostante le chiacchiere da bar sulla egemonia “coop”, vince la Conad con un ipermercato a Lunetta e due strutture medie. Allargandosi all’hinterland della “Grande Mantova” un calcolo riduttivo conta qualcosa come altri sei ipermercati e due centri commerciali. Troppo per una città di 47.000 abitanti e un hinterland di poco sopra le 100.00 unità. E prosegue il contestato piano “Ghisiolo Est” che dovrebbe portare ad un nuovo centro commerciale a ridosso del già esistente “La Favorita”. Aggiungendo a questi dati la drammatica fase di crisi economica, la sola proposta di un nuovo grande ipermercato a Porta Cerese risulta una follìa insensata.

Tre anni fa ci furono forti proteste di comitati e associazioni per contestare questo progetto voluto dal centrodestra di Sodano: ci impegnammo concretamente in azioni e contro-inchieste per smontare la narrazione “da fiaba” sul nuovo ipermercato Esselunga perché l’interesse del privato non può ledere il bene comune dei cittadini. Contro questo progetto nel 2013 venne anche presentato un ricorso al Tar voluto dal Partito Democratico e presentato pubblicamente dal capogruppo Buvoli, oggi Assessore nella giunta Palazzi. Proprio l’attuale Sindaco e l’Assessore al Bilancio erano consiglieri del partito al potere nel 2004 quando questa storia ebbe inizio con la svendita dell’ex palazzetto a Coopsette per costruirci una coop: oggi che Sodano non c’è più cambiano ancora idea e tornano ad essere possibilisti sull’ipermercato Esselunga.

Un palasport a Borgochiesanuova, nuovi baracconi commerciali, aumento dei parcheggi a pagamento, promesse di nuovi “boulevard” (ieri via Visi, oggi corso Vittorio Emanuele) e le meravigliosi luci delle Pescherie. Tra un intervento che piace, un altro un po’  meno e il silenzio colpevole di troppi sembra il remake di un brutto film di dieci anni fa che i mantovani hanno già vissuto. Davanti a tutto questo, l’interesse pubblico, il bene comune e la partecipazione devono tornare ad indicare la via alla politica, anche per il contestato progetto Esselunga: a meno che la categorìa pubblica dei cittadini, che vivono e che lavorano in un territorio, non sia stata definitivamente sostituita da quella dei consumatori da abbindolare con offerte al ribasso.

Expo 2015: affonda il padiglione galleggiante

expomongolfieraLa voce girava già da qualche settimana, ma ora è una conferma: il padiglione galleggiante di Expo 2015 non si farà. A soli quattro mesi dall’inaugurazione della controversa esposizione internazionale non ci sono i soldi per realizzarlo, né la gara d’appalto per costruirlo. Quando nella nostra inchiesta di settembre (bit.ly/inchiestaEXPO) denunciavamo l’insensatezza del progetto e la mancanza di una adeguata copertura economica avevamo visto bene cosa stava succedendo.

Il progetto del padiglione galleggiante non ha mai entusiasmato i mantovani a partire dal fatto che il tema Expo è distante dal nostro territorio e, man mano che ci si avvicina all’evento, questo sia sempre più sinonimo di corruzione, speculazione e precarietà lavorativa. Inoltre l’opera sul lago inferiore non è mai stata ben definita: prima una torre, poi una “più economica” piazza con mongolfiera; una costosissima e inutile opera in mezzo al lago che anziché evocare i padiglioni galleggianti dei Gonzaga sarebbe finita a fare da “ponte” ideale tra il castello di San Giorgio e le fabbriche Burgo e Ies, cancellate dalla geografia operaia della città.

Economicamente si trattava di uno “scherzetto” da 350mila/450mila euro (nelle ultime dichiarazioni ridotti a 320.000 euro) cosi ripartiti: la Camera di Commercio 50mila euro, la Provincia 20mila, il Comune 20mila, la Fondazione Cariplo 75mila e il Parco del Mincio 10mila euro assieme a Confindustria. Ad oggi 40.000 euro sono già stati versati dal Politecnico direttamente all’archistar portoghese Souto De Moura che ha ottenuto anche la cattedra all’Università di Mantova. Per confermare una attitudine tutta “provinciale” sembra inoltre che “l’attrazione” mantovana per l’Expo sarà ridotta al mulino galleggiante di Revere in trasferta sui laghi cittadini; questo insieme al “museo del maiale in 3D” per la cui realizzazione è stato aperto un bando creativo.

Se da un lato siamo soddisfatti perché un’opera inutile non verrà realizzata, dall’altro assistiamo all’ennesimo fallimento della classe dirigente locale. Quanto tempo ed energie sono stati spesi per questo buco nell’acqua? Mantova è stata martoriata dalla crisi e da un ventennio di cemento e privatizzazioni mentre grazie a (im)prenditori avidi e una classe politica complice il tessuto sociale è andato in pezzi e le fabbriche e le sicurezze sociali stanno scomparendo.
Ci ripetono che non ci sono soldi per la ristrutturazione delle case pubbliche, per la messa in sicurezza del territorio o per la ripubblicizzazione dei beni comuni come l’acqua e la sanità, mentre non passa giorno senza che qualche inchiesta giudiziaria scopra come ingenti fondi pubblici siano utilizzati per speculazioni e grandi opere inutili: per questo siamo convinti che Expo 2015 puzzi di marcio, dalla testa milanese fino ad arrivare a Mantova.
Un atto dovuto, di dignità e di giustizia sociale sarebbe quello di destinare tutti i fondi stanziati per l’improbabile padiglione galleggiante alle vere emergenze sociali del territorio: casa, lavoro e tutela dei beni comuni per tutti/e.

La città in ostaggio

sodanoLa farsa della sfiducia a Sodano andata in scena in Consiglio Comunale non ha vincitori ma una sola grande sconfitta: Mantova con tutti i suoi cittadini. Con la nuova coda polemica relativa alle frasi sul “sequestro” del leghista Simeoni pronunciate in Aula dal Presidente Longfils si può parlare apertamente di una città da quattro anni ostaggio di una amministrazione incapace, che appena eletta aveva iniziato la guerra ideologica agli “accattoni” e che si è ritrovata ad elemosinare quella manciata di voti necessari per sopravvivere.

Nonostante sia rimasto a galla, ha perso il Sindaco Sodano che nel 2010 aveva promesso un’epoca di “cambiamento”, ma la sua amministrazione si è contraddistinta per una certa continuità con quelle precedenti. In settori strategici per lo sviluppo della città, il ritornello è sempre stato lo stesso dell’ultimo decennio: cemento, supermercati, telecamere, parcheggi a pagamento; solo un po’ meno di quanto fatto dal centrosinistra, complice la crisi, e con quel piglio un po’ destroide necessario per caratterizzare la propria azione politica.
Il centrodestra in via Roma è stato dunque dilaniato da guerre interne in cui partiti e liste civiche prima si sono spartiti assessorati, commissioni e posti nei consigli di amministrazione, salvo poi abbandonare lentamente la nave come topi quando questa ha iniziato ad imbarcare acqua.

Hanno sicuramente perso anche le opposizioni: nessuno ricorda un assedio politico rilevante per fermare, ad esempio, il PGT con le sue nuove cementificazioni o la privatizzazione dell’acqua dei mantovani; adesso, a pochi mesi dalle elezioni, la strategia di puntare tutto sulla mozione di sfiducia, ovvero sull’affondamento del barcone del centrodestra si è rivelata un fallimento politico e strategico. Quasi cinque anni di opposizione per il Pd, sono una eternità: dovrebbero bastare per riflettere sugli errori e presentarsi per tempo con idee, personalità e competenze forti. La vicenda Sodano ha invece messo in luce l’assenza di una strategia, di un vero rinnovamento e di un progetto alternativo, quasi come se questi anni fossero passati inutilmente.

Il disastro di quattro anni di centrodestra è dunque palese, ma con esso va a fondo tutta una classe politica che negli ultimi quindici anni ha amministrato Mantova in nome di interessi privati anziché per il bene comune dei cittadini. Oggi l’alternativa politica, sociale e culturale per la città non c’è, ma proprio questa alternativa è ormai una necessità impellente; bisogna ricostruire Mantova dalle rovine e farlo in fretta e con serietà.