NEOFASCISTI IN PIAZZA? PREGO, FATE PURE!

doormenPer il centrosinistra e le Istituzioni repubblicane, fascisti, picchiatori ed ex terroristi sono liberi di manifestare a Mantova

Nonostante le tre parate di estremisti di destra del 2016 e a soli venti giorni da una aggressione violenta da parte di naziskin, le Istituzioni e la politica cittadina concedono nuovamente spazio pubblico ai neofascisti di Forza Nuova.

Contro “il terrorismo e lo Ius Soli” manifesteranno militanti del movimento (come sempre da fuori provincia), il segretario nazionale Fiore (ex-latitante per terrorismo nero) oltre al segretario Nord Luca Castellini e al consigliere comunale di Mantova Luca De Marchi; proprio questi ultimi in passato hanno manifestato fianco a fianco a uno degli autori dell’aggressione agostana. Fascismi “diversi”, ma uniti quando c’è da menare le mani, come ad esempio durante il tentato assalto di Forza Nuova al matrimonio simbolico organizzato da arcigay nel 2013.

Per mandato Costituzionale, per dovere politico e per dignità dopo le violenze di sabato 5 agosto, questa pagliacciata andava vietata: invece passerà il concetto che a Mantova può manifestare liberamente chi sputa sulla democrazia, inneggia all’odio e calpesta i valori della Costituzione.
I cittadini credono sempre meno nella “democrazia” e questa risposta non favorisce la fiducia nelle Istituzioni; allo stesso modo, la politica amministrativa del Partito Democratico e di Sinistra Italiana non si oppone minimamente ai fascisti che manifestano nelle strade della città e si nasconde dietro alle scelte della Questura. Da via Roma avevano promesso un regolamento per fermare questo tipo di manifestazioni di odio e fascismo, ma intanto oggi fascisti, picchiatori ed ex-terroristi saranno liberi di manifestare a Mantova.

La guerra tra poveri, le squadracce neonaziste in giro, i pestaggi polizieschi come in Piazza Indipendenza a Roma o nella movida torinese sono dei brutti segnali e il presidio di Forza Nuova è solo un pezzettino di questa continua fascistizzazione. A questa deriva drammatica servirà dare una risposta coraggiosa: non un generico “antifascismo”, ma ragionare su come rispondere a chi nelle strade o nei palazzi del potere, ogni giorno strozza le idee di libertà, di uguaglianza e di giustizia sociale.

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“DALLA VOSTRA PARTE” CERCA COMPARSE MANTOVANE

dallavostraparte.jpg“DALLA VOSTRA PARTE” CERCA COMPARSE MANTOVANE
(meglio se appartenenti all’estrema destra)

 

La nuova puntata dello show di Rete 4 con collegamento da Mantova ne smaschera ancora una volta lo stile, l’orientamento e il casting non “casuale”. “Dalla vostra parte” è il carro armato ideologico della destra più radicale: immigrazione, emergenza, zingari, micro-criminalità straniera; spazio anche a omosessuali “contro-natura”, politici ladri (tutti di sinistra). Il tutto come in un film degli anni Trenta con i nemici esterni della “comunità” che minacciano la brava gente italiana. Uno show pseudo-giornalistico che appiattisce le complessità e i problemi tra cinismo e urla per alimentare insicurezza, odio e guerra tra poveri.

Un teatro dell’orrore che in studio si nutre di opinionisti come Alessandra Mussolini (FI) a parlare di valori della famiglia tradizionale e l’impresentabile Stefano Esposito (PD) a parlare di legalità e si collega con le piazze d’Italia con gruppi di “semplici cittadini”. È a questo punto che la farsa costruita in studio impiega figuranti sul territorio scelti non a caso.

dallavostraparte1Il 26 agosto 2015 nel quartiere Virgiliana di Mantova si tenne una manifestazione neonazista per protestare contro l’arrivo di 15 richiedenti asilo. Per fare numero arrivarono 150 estremisti di Forza Nuova e Casapound da mezzo nord Italia con al seguito troupe televisive nazionali, tra cui quelle di “Dalla Vostra Parte”: quella sera tra i “cittadini esasperati” che stavano davanti alle telecamere c’erano diversi naziskin di certo non di Mantova. Nel servizio girato al pomeriggio, inoltre, alle parole “nel quartiere monta la rabbia” seguivano le dichiarazioni rabbiose di due forzanovisti dell’Alto Mantovano e le parole pacate di due signore abitanti in zona.

Il 12 novembre dello stesso anno, una nuova puntata parlò del problema dell’area ex mantovavostraparteCeramica, legando direttamente degrado a immigrazione senza considerare i problemi speculativi, edilizi e politici del caso. Tra gli abitanti che chiedevano una riqualificazione della zona (abbattimento mostri incompiuti, salvataggio della struttura della ceramica e creazione di un parco) c’erano i “semplici cittadini” dello stato maggiore della Lega Nord cittadina (militanti, consigliera e pure il commissario federale in felpa verde).

 

Ieri sera stesso copione: a commentare la legge sulla legittima difesa c’era un ristretto vostraparte3manipolo di persone tra cui molti fedelissimi del politico di estrema destra Luca De Marchi. Già nei giorni precedenti girava in privato l’invito ad essere presenti alla diretta e, con sprezzo del ridicolo, il conduttore ha detto testualmente “siamo qui con dei cittadini che hanno subìto furti e violenze” dando la parola proprio al consigliere comunale che ha potuto fare un proclama contro “il governo di sinistra del Pd” (?).

In campo abbiamo forze fascio-leghiste che nascondendosi dietro la patina di “semplici cittadini” provano ad organizzare in politica le insicurezze sociali delle persone (abilmente alimentate dai media) per dirottare l’attenzione e il malessere lontano dal “manovratore”. La crisi economica, sociale e politica sta colpendo in egual modo lavoratori italiani e stranieri, i disoccupati, i pensionati etc. La guerra tra poveri che divide non su base sociale ma sull’etnia e sulla nazionalità è uno strumento di chi comanda per dormire sonni tranquilli: a questo servono le marionette che si mettono in posa per le telecamere dei talk-show serali.
Tocca a noi smascherare e respingere al mittente questi continui tentativi di dividere lo sterminato popolo che sta subendo la crisi. Tocca a noi indicare chiaramente che il nemico di cittadini e lavoratori non chiede l’elemosina, ma indossa giacca e cravatta, siede nei CDA delle S.p.a.  e nasconde i proventi dello sfruttamento e della speculazione nei paradisi fiscali. Dobbiamo essere uniti per avere la forza di rovesciare il tavolo.

 

UNA NUOVA PROVOCAZIONE DI ESTREMA DESTRA A MANTOVA

nazibustersGuerra tra poveri: il neofascista in doppiopetto chiama a raccolta squadristi e naziskin

La crisi economica colpisce in egual modo la maggioranza della società: lavoratori italiani e stranieri, disoccupati, studenti, pensionati etc. È il momento in cui chi sta in basso può prendere coscienza e scegliere di ribellarsi: proprio a quel punto spuntano sempre fuori i burattini sciocchi e violenti del sistema, vecchi e nuovi fascisti come il camerata De Marchi che fanno il loro sporco teatrino di distrazione di massa e di divisione.

Ci vuole una patologia ossessiva o una complicità con chi comanda nel voler fare baccano intorno a minoranze per raccattare voti sulle insicurezze sociali. Il campo di sosta attrezzata di via Guerra conta a malapena una trentina di famiglie di cittadini italiani di etnìa sinta, lo 0,30% della popolazione mantovana. Una piccola storia fatta di ghettizzazione e problemi sociali da cui si può uscire: la maggior parte della popolazione attiva lavora e in molti sono favorevoli alla dismissione del campo. Ma per l’estrema destra questo è un dramma, come farebbero a fare propaganda contro “gli zingheri”?

Fingere che i problemi non esistano è stupido buonismo almeno quanto ingigantirli per fomentare paura e odio: ecco perché fa doppiamente schifo la chiamata alle armi del consigliere De Marchi. Il delicato caso di Roverbella viene utilizzato per indire un presidio contro il campo nomadi di Mantova. Il consigliere rappresentante dell’estrema destra quando governava con Forza Italia ha avuto tempo di sostenere privatizzazioni, speculazioni edilizie mentre invece il tanto disprezzato campo è rimasto lì. Adesso inventa una nuova provocazione e invita dichiaratamente neonazisti, skinhead, associazioni di estrema destra camuffate da civiche a fargli da comparse per la sua commedia. Spera di ottenere visibilità, creare consenso politico sulla paura e magari cercare lo scontro verbale e/o fisico a favore di telecamera.

Per questo, insieme alla crisi, è sempre più chiaro che dobbiamo combattere anche la guerra tra poveri: ogni giorno politici da strapazzo indicano i presunti nemici da combattere, mentre da dietro banchieri, grossi imprenditori e speculatori ci scippano soldi, lavoro, sanità, istruzione, ambiente e la nostra stessa dignità.

Amministrative 2015 a Mantova: vince l’astensionismo, sconfitta la politica

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Finite le elezioni si sentono commenti e ragionamenti di ogni tipo: da quelli più entusiastici a quelli più critici passando per veri e propri “inchini” alla corte dei vincitori. Noi proviamo a fare un paio di riflessioni di analisi e prospettiva per comprendere meglio la situazione.

L’ASTENSIONE

Partiamo da un dato certo: la percentuale schiacciante dell’astensionismo. Mantova è sempre stata una città “ad alto tasso di partecipazione” in termini elettorali e questa volta lo schiaffo è stato forte con ben cinque elettori su dieci che hanno disertato le urne. La storica componente “menefreghista” ha lasciato spazio ad un esercito di delusi dalla politica locale e nazionale che non si sentono più rappresentati. Molti di coloro che oggi si lanciano in mirabolanti analisi sulle ragioni dell’astensione sono gli stessi che sostengono (o hanno sostenuto) quei partiti che hanno ignorato sistematicamente le istanze provenienti dai cittadini (dal referendum sull’acqua pubblica alle mobilitazioni contro il jobs act, etc.) aumentando di fatto un senso diffuso di impotenza e di scarsa fiducia nell’azione collettiva.

Come se ciò non bastasse, a livello locale l’emersione di dodici candidati sindaco e un esercito di aspiranti consiglieri per una città di piccole dimensioni ai più è sembrata una boiata senza senso. I picchi del –19% e -16% di affluenza registrati a Borgo Angeli e nella zona di Colle Aperto/Gambarara rispetto alle comunali del 2010 lasciano ben intendere che al di là dei soliti slogan in questi anni si è fatto ben poco per rompere l’isolamento delle periferie cittadine. E le solite promesse questa volta non sono bastate.

IL NUOVO QUADRO POLITICO

Indubbiamente si è imposto il candidato Palazzi e il Partito Democratico, suo riferimento politico. Nelle elezioni locali (e maggiormente con una affluenza bassa) partono sicuramente favoriti coloro i quali possono contare su una macchina elettorale ben oliata; in questo senso il Partito Democratico e la sua propaggine civica della “lista gialla” non avevano concorrenti. Allo stesso modo si potrebbe anche affermare che a parte Palazzi non c’erano altri candidati in grado di essere validi competitor sul piano elettorale. E nel momento in cui bastano due elettori su dieci per avere la maggioranza, si fa presto a stravincere una tornata elettorale.

Bassa politicizzazione, un intenso lavoro comunicativo e una pioggia di euro per costruire la campagna elettorale hanno determinato la creazione di un profilo “giovane” per uno dei candidati politicamente più vecchi di questa tornata amministrativa: chi ha un po’ di esperienza e di memoria conosce il curriculum politico (anche quello che talvolta viene omesso) del futuro sindaco e non è caduto nella trappola dei mantra tipo: “sì ma quando ha sbagliato era giovane” o i “vabbè adesso è diverso e farà grandi cose” con la quale è stata “cementata” la sua nuova storia politica. Un tentativo di far dimenticare in pochi mesi 5 anni di incapacità politica all’opposizione e i disastri delle amministrazioni che hanno preceduto quella di Sodano.

La sinistra politica esce a brandelli da questa tornata elettorale come accade ormai da anni: non ci interessa fare anche noi i grilli parlanti locali, ma viste le interlocuzioni sul tema politico-elettorale portate avanti dall’autunno con i compagni di Sel e Rifondazione, possiamo evidenziare alcuni nodi critici. È evidente che senza un progetto di lunga durata di ricostruzione seria, radicale, radicata e non velleitaria non si va da nessuna parte. I risultati confermano che non basta più dire “siamo la sinistra, votateci”, così come non basta nemmeno accodarsi al carro del vincitore: esemplare è la schizofrenia di SeL che per tatticismo nazionale osteggia Renzi come male assoluto e poi qui a Mantova è pienamente nella coalizione del partito di Renzi, una nuova unità di centrosinistra benedetta dal giovane yuppie durante la sua visita di aprile.

La destra paga lo scotto di cinque anni di degrado politico-istituzionale. La candidata Bulbarelli ha improvvisato una campagna elettorale per chiudere l’era Sodano e al contempo provare ad aprire una nuova partita politica. Un tentativo inutile realizzato portandosi dietro i resti di Forza Italia, una Lega Nord dilaniata e i proto-para-neo fascisti che si chiamano come un film di Neri Parenti del 1989. E visto che Photoshop costa meno di un chirurgo plastico, la risposta alle locandine inverosimili di Giorgia Meloni l’ha data De Marchi. Il camerata (ex)leghista si è fatto un bel fotoritocco per i suoi manifesti e per la sua lista: dopo anni passati a sostenere tutto il peggio della giunta di centrodestra è passato all’opposizione ed è stato buttato fuori dal suo partito. Ha quindi riunito dissidenti della Lega Nord, i suoi lacché neofascisti e qualche cittadino per mettere in piedi un progetto politico di destra radicale, blandamente “civico”, con l’obiettivo dichiarato di provocare una emorragia di voti al partito padano.

Il Movimento Cinque Stelle stacca un deludente 7%. Senza un candidato forte e largamente condiviso e con un lavoro politico sul territorio che deve ancora decollare, incamera voti solo grazie al brand nazionale efficace.

E poi ci sono i civici, la grande sorpresa: un’asfaltata generale e traumatica che ha cancellato i piccoli potentati di questo e quel faccendiere della politica. Praticamente tutte le liste cosiddette civiche ruotavano intorno ad un ex-qualcosa o ad un politico in cerca di rivalsa: dall’ex ciellino e assessore Pdl riconvertito in civico, fino al “renziano fuori dal pd, ma più renziano di quelli del Pd”; senza dimenticare chi ha fatto delle giravolte e della ricerca di poltrone un affare personale, arrivando a perdere l’equilibrio e la ragione.

CHE FARE?

Per noi, che di questa elezione eravamo osservatori attenti e interessati, il segnale è chiaro: il cambiamento per il quale siamo nati e per il quale abbiamo dato vita ad eQual non può più aspettare. E questo cambiamento non ammette scorciatoie e/o illusioni elettoralistiche: se vuole essere incisivo deve prima radicarsi nella realtà e nella società con una lavoro costante, quotidiano e serio.
Mantova ha bisogno di un modo nuovo di intendere la politica, di una pratica attiva della solidarietà a vantaggio dei più deboli accompagnata da una capacità di illuminare i fatti della vita della nostra comunità con parole chiare e capaci di motivare all’azione per incidere e cambiare radicalmente la realtà che ci circonda. Siamo pronti.

Al lavoro!

Smontare il razzismo in 140 battute

Descrivere la realtà, storpiandola e reinterpretandola a proprio uso e consumo, è una delle abilità messe in campo da De Marchi della Lega Nord. L’oggetto delle sue provocazioni, che si concretizzano in “vuoti di memoria” e minacce, è ora rappresentato dai profughi provenienti dalla Libia ospitati a Mantova. Per smontare le falsità e superficialità del consigliere leghista, il gruppo eQual sceglie di non spendere “più di 140 battute”, praticamente un tweet.

Le argomentazioni minacciose del consigliere si possono smontare facilmente. Il gruppo di iniziativa sociale sta infatti diffondendo viralmente un breve testo, adatto per twitter ma anche per ogni tipo di social network, che recita: / Prima #Maroni pasticcia con i #profughi, poi #DeMarchi fomenta i #razzisti mentre la #Lega crolla per gli scandali. Non ci fregate+ #eQual / Un gesto semplice e diretto per far riflettere sulla condizione dei profughi e sulla miseria di chi aizza l’odio per recuperare consenso elettorale: i profughi sono arrivati in Italia mentre il ministero dell’interno era presieduto dal leghista Maroni e sono stati obbligati a fare richiesta di asilo politico; frettolosamente il governo ha messo a disposizione della Protezione Civile centinaia di milioni di euro per la loro accoglienza che hanno iniziato ad alimentare un circuito in cui alcuni hanno iniziato a fare profitto (diversi Descrivere la realtà, storpiandola e reinterpretandola a proprio uso e consumo, è una delle abilità messe in campo da De Marchi della Lega Nord.

L’oggetto delle sue provocazioni, che si concretizzano in “vuoti di memoria” e minacce, è ora rappresentato dai profughi provenienti dalla Libia ospitati a Mantova. Per smontare le falsità e superficialità del consigliere leghista, il gruppo eQual sceglie di non spendere “più di 140 battute”, praticamente un tweet. Le argomentazioni minacciose del consigliere si possono smontare facilmente. Il gruppo di iniziativa sociale sta infatti diffondendo viralmente un breve testo, adatto per twitter ma anche per ogni tipo di social network, che recita:

/ Prima #Maroni pasticcia con i #profughi, poi #DeMarchi fomenta i #razzisti mentre la #Lega crolla per gli scandali. Non ci fregate+ #eQual /

Un gesto semplice e diretto per far riflettere sulla condizione dei profughi e sulla miseria di chi aizza l’odio per recuperare consenso elettorale: i profughi sono arrivati in Italia mentre il ministero dell’interno era presieduto dal leghista Maroni e sono stati obbligati a fare richiesta di asilo politico; frettolosamente il governo ha messo a disposizione della Protezione Civile centinaia di milioni di euro per la loro accoglienza che hanno iniziato ad alimentare un circuito in cui alcuni hanno iniziato a fare profitto (diversi sono gli scandali registrati in Italia). In tanti hanno tratto vantaggio da questo, tranne i profughi: le procedure burocratiche li hanno gettati in un “limbo” in cui non possono spostarsi né lavorare e da quasi un anno vivono giornate sempre uguali, in attesa di sapere qualcosa sul loro futuro; tra l’altro fino al 31 dicembre i richiedenti asilo hanno una copertura giuridica ministeriale alla faccia di chi definisce “clandestini” per il solo gusto di fomentare l’odio. Il consigliere De Marchi tutto questo lo sa ma scherza col fuoco prendendo in giro i cittadini e soprattutto i suoi elettori per ridare lustro ad un partito avviato verso il declino. Dalle lauree comprate in Albania ai giri di soldi, passando per l’assalto alle poltrone nei vari cda locali, la Lega Nord si è rivelata come una delle più grandi truffe politiche di sempre.

Lo stesso Maroni ha dichiarato di recente che il partito ha, negli anni, investito tutto sulla paura e sul razzismo per garantirsi un forte consenso elettorale. Oggi De Marchi propone di risolvere con le botte i pasticci creati dall’ex ministro (e futuro capo della Lega Nord) quando erano al governo. Per questa serie di motivi, la proposta di manifestare contro i profughi “clandestini” da mandare via a “calci nel culo” è solo l’ennesima carnevalata di chi non ha più nulla da dire e si lascia andare a derive fascistoidi per recuperare consenso.sono gli scandali registrati in Italia). In tanti hanno tratto vantaggio da questo, tranne i profughi: le procedure burocratiche li hanno gettati in un “limbo” in cui non possono spostarsi né lavorare e da quasi un anno vivono giornate sempre uguali, in attesa di sapere qualcosa sul loro futuro; tra l’altro fino al 31 dicembre i richiedenti asilo hanno una copertura giuridica ministeriale alla faccia di chi definisce “clandestini” per il solo gusto di fomentare l’odio.

Il consigliere De Marchi tutto questo lo sa ma scherza col fuoco prendendo in giro i cittadini e soprattutto i suoi elettori per ridare lustro ad un partito avviato verso il declino. Dalle lauree comprate in Albania ai giri di soldi, passando per l’assalto alle poltrone nei vari cda locali, la Lega Nord si è rivelata come una delle più grandi truffe politiche di sempre. Lo stesso Maroni ha dichiarato di recente che il partito ha, negli anni, investito tutto sulla paura e sul razzismo per garantirsi un forte consenso elettorale. Oggi De Marchi propone di risolvere con le botte i pasticci creati dall’ex ministro (e futuro capo della Lega Nord) quando erano al governo. Per questa serie di motivi, la proposta di manifestare contro i profughi “clandestini” da mandare via a “calci nel culo” è solo l’ennesima carnevalata di chi non ha più nulla da dire e si lascia andare a derive fascistoidi per recuperare consenso.