APAM: STUDENTI IN PIEDI O LASCIATI A TERRA

apam 2017Nonostante le campagne di marketing e le conferenze stampa, emergono seri problemi per il trasporto pubblico locale

San Benedetto Po, Pegognaga e Quingentole nella bassa, e poi ancora Gazzuolo, verso Rivarolo Mantovano; sono le realtà di provincia da cui arrivano lamentele per un servizio che ogni anno continua a peggiorare, nonostante il marketing.
Ad esempio sulla linea 31 Mantova – San Benedetto Po il sovraffollamento è totale: nei giorni scorsi gli studenti diretti a Bagnolo san Vito sono stati invitati a scendere già alla partenza mentre gli altri, stretti come sardine, hanno vissuto una situazione fuori dalla normalità. Visto che l’autobus deve passare in autostrada (causa ponte inagibile) e non è possibile avere passeggeri in piedi, è stato chiesto di scendere a San Biagio in prossimità del casello autostradale e farsi venire a prendere dai genitori. Alcuni ragazzi che ci hanno contattato per raccontarci questo brutto episodio, hanno protestato e fatto in modo che l’autobus facesse un giro più largo (passando per Suzzara) ma senza lasciare nessuno a terra.
Dal 2011 al 2017 gli abbonamenti mensili per la linea 31 sono passati da 54 a 78,50 € con un peggioramento del servizio scaricato su studenti e famiglie: partenze anticipate la mattina, tempi di percorrenza allungati, un principio d’incendio a maggio, autosnodati usati per ridurre gli autisti, posti “contati” e sottostimati per risparmiare corse e centellinare quello che è un servizio pubblico che dovrebbe costruire anche il futuro della mobilità in termini di emissioni e auto in circolazione.

Apam da un lato dice di non essere a conoscenza delle segnalazioni e dall’altro ammette che i soldi sono pochi e i tagli ecc. , uno scaricabarile che parte dall’azienda e va su fino al Governo centrale. E intanto Apam ogni anno spende migliaia di euro per campagne di marketing fresche e sorridenti nascondendo una realtà molto meno invitante: il trasporto pubblico locale di Mantova è stato trasformato in una Spa a controllo pubblico a parole, ma dall’indirizzo privato. L’azienda ha “creato utili” tagliando migliaia di corse, aumentando il costo degli abbonamenti e precarizzando le condizioni dei lavoratori. Un “risanamento” che è stato scaricato interamente sulle spalle dei pendolari, degli studenti medi e delle loro famiglie. Negli scorsi anni, come associazione eQual ci siamo impegnati in un lavoro di denuncia e di rivendicazioni nei confronti delle Istituzioni e di Apam per contrastare questa tendenza.

Nel silenzio della politica, ribadiamo che Apam va riconvertita in azienda speciale di diritto pubblico: il suo unico obiettivo non devono essere i guadagni degli azionisti, ma garantire un servizio di trasporto pubblico efficiente, di qualità e accessibile a tutti.

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Profitti per pochi, rincari per tutti. Occupazione dell’infopoint Apam

Questa mattina un gruppo di studenti e precari ha protestato contro il caro-biglietti di Apam occupando simbolicamente il punto informativo situato in Piazza don Leoni. Il gruppo di attivisti, tra i quali alcuni appartenenti al gruppo eQual che ha pubblicato e distribuito un dossier sul trasporto pubblico locale, sono entrati all’interno dell’infopoint e hanno improvvisato un sit-in per denunciare una situazione non più tollerabile. All’esterno dell’ufficio di Apam è stato esposto lo striscione “Apam: profitti per pochi, rincari per tutti!”

Il riferimento più diretto è al caro-biglietti che negli ultimi cinque anni ha visto un continuo aumento delle tariffe e che a fine agosto ha subìto un nuovo ritocco verso l’alto. Il risultato è che, per una fascia extraurbana media (San Benedetto Po-Mantova), l’abbonamento mensile è passato dai 59,50 euro del 2008-2009 ai 74 euro del periodo 2012-2013 con un aumento di 14 euro in cinque anni. Inoltre, quello che risulta particolarmente fastidioso, è che Apam vanti una “eccellenza” certificata dalla regione: dal punto di vista degli utenti è difficile capire dove sia questa eccellenza se aumenta il costo dei biglietti e solo nel 2011 sono state tagliate circa 19.000 corse. Con una politica di aumenti e di tagli è chiaro che l’azienda sia stata “risanata”: ma le centinaia di migliaia di euro di utile non sono andate a vantaggio degli utenti, specialmente studenti e lavoratori pendolari, ma agli azionisti. Il Cda lottizzato dalla politica comprende tutto l’arco politico istituzionale dal Pd alla Lega e non stupisce che su questi temi ci sia un silenzio profondo.
In tempi di crisi e di spending review, le “scuse” per rincari e disagi, i fondi ci sono eccome, ma vengono dirottati su dubbie operazioni di innovazione. Chiunque può immaginare cosa e quanto si sarebbe potuto fare con i soldi utilizzati per gli “information desk” fotovoltaici spenti da tempo o ancora i recentissimi schermi informativi montati sugli autobus della città; allo stesso modo la “rivoluzione” delle stazioni passanti è stata una gigantesca operazione di speculazione edilizia: il cantiere di Piazzale Mondadori che ha sostituito l’autostazione non è ancora finito e le stazioni passanti sono state un enorme flop in termini di utilità e di viabilità. Il cantiere per la nuova stazione passante dell’Itis/Vinci è partito solo quest’estate, ma del progetto alla fine non rimarrà che una pensilina di cemento.
Va da sé quindi la necessità di una azione forte per aprire un dibattito sul trasporto pubblico locale, per un servizio di qualità, con tariffe giuste e in cui sia rispettata la dignità dei lavoratori. Occorre riaffermare, anche attraverso la mobilitazione e l’azione diretta, un principio fondamentale: il trasporto pubblico è un servizio sociale e non una merce qualsiasi, motivo per cui Apam non può essere considerata alla stregua di un’ impresa volta alla mera produzione di profitto.
Come prima rivendicazione, i manifestanti chiedono ad Apam e alle amministrazioni che detengono la maggioranza delle azioni di Apam, di darsi da fare per operare una “calmierazione” dei prezzi per evitare che i costi della crisi diventino un affare per gli azionisti e un problema per gli utenti.