BASTA IPOCRISIE: IL 40% DI DISOCCUPAZIONE GIOVANILE È UN CRIMINE

BASTA IPOCRISIE: IL 40% 40percentoDI DISOCCUPAZIONE GIOVANILE È UN CRIMINE
Il suicidio del 22enne senza lavoro rappresenta il malessere di una generazione derubata

Abbiamo letto tutte e tutti la notizia del giovane ventiduenne che ha scelto di togliersi la vita dopo mesi passati a cercare inutilmente un lavoro. Questa morte parla del paese reale che vede il futuro sgretolarsi, un diktat finanziario alla volta. Basta ipocrisie: è necessario agire prima che ci ammazzino tutti.

Le cronache politiche ci parlano ogni giorno di un sistema corrotto e ingiusto dove la diseguaglianza è diventata legge. Le destre per una manciata di voti in più gonfiano odio xenofobo contro gli ultimi, mentre il centro-sinistra pensa a come ritrovare le poltrone e salvare le banche degli amici. Eccola la favola di Renzi che raccontava la “bellezza” del jobs act e il suo sogno di arrivare al 40%: ci è arrivato con la disoccupazione giovanile, altro che voti. Oltre i confini gli squali dell’Unione Europea impongono altra austerity quando ormai il treno della globalizzazione si è già schiantato arricchendo pochi e lasciando nella miseria il grosso della popolazione.

Fuori da ogni teatrino televisivo o narrazione allucinata, questa è la realtà che va avanti da anni: il suicidio del giovane disoccupato è un crimine commesso dalla vecchia politica e dall’economia. Nel mantovano la disoccupazione ha superato il 9% con un peggioramento netto nella fascia tra i 24 e i 35 anni. Diciamo basta alla retorica del lavoro sottopagato sotto forma di “stage formativi” e del “bisogna accontentarsi anche delle briciole”. Diciamo basta anche alla narrazione del “basta crederci” o aprire una moderna “startup” per far arrivare soldi e successo: questo falso sogno è un incubo per milioni di lavoratori.

Non vogliamo più piangere morti suicidi per la crisi, né doverci accontentare delle briciole di sfruttamento o di vivere a voucher. Uniamoci, organizziamoci per resistere e ribaltare un tavolo truccato dove si continua a scommettere e speculare sulle nostre vite.

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LAVORO E WELFARE A MANTOVA: NON È UNA SLIDE CHE CAMBIA LA VITA

stageFermiamo l’istituzionalizzazione della precarietà

Il Comune di Mantova ha annunciato di volere spendere 500mila euro in tirocini formativi retribuiti e in incentivi all’assunzione di giovani (16-29 anni) residenti a Mantova in aziende di tutta la provincia. Questo progetto non ha ancora un nome ma negli annunci entusiastici ricorda da vicino la fallimentare “Garanzia Giovani” che ha avuto come unico risultato la spartizione di 1,5 miliardi di euro pubblici tra agenzie interinali private ed imprese (comprese le false cooperative “sociali”).

In questi progetti ai giovani vengono lasciate le briciole, tirocini in aziende che ricevono un lauto sussidio e sulle quali non c’è controllo su orari e mansioni: ci sono testimonianze nel mantovano che raccontano dell’espediente di cambiare il “giovane da inserire” ogni tot mesi per ricevere più fondi regionali ed assicurarsi manodopera a basso costo sotto forma di stage.

Le politiche attive del lavoro degli ultimi anni stanno rendendo sempre più strutturale la precarietà, plasmando la persona per abbatterne le aspettative e i diritti e renderla merce a basso costo con lavori sottopagati e “freejob”. La disoccupazione sul territorio mantovano, al netto delle statistiche che definiscono occupato chi lavora per pochi voucher a settimana, ha ormai superato il 10% con una crescita preoccupante della fascia tra i 24 e i 34 anni.

Visto che per ora siamo solo alla fase degli annunci e alle slide sul web, chiediamo al Comune di Mantova di impegnarsi concretamente affinché il progetto annunciato non si trasformi nei soliti regali per gli imprenditori locali. Chiediamo che vengano privilegiate le imprese giovanili che possono realmente beneficiare di una scossa positiva e le realtà organizzate in modo autenticamente cooperativo. Si potrebbero pensare interventi anche per inoccupati con più di 29 anni, visto che ormai la disoccupazione riguarda tutte le età.

Infine chiediamo al Comune di impegnarsi attivamente per eliminare l’utilizzo dei voucher come forma di pagamento all’interno dei propri servizi e di eliminare l’utilizzo del volontariato laddove si presenta come lavoro camuffato. Chiediamo di prevedere fin da subito controlli su mansioni e orari e di garantire il pagamento del lavoro svolto con salari giusti.

IERI IL “PADIGLIONE” DI EXPO OGGI “L’ARCIPELAGO” DI MANTOVA CAPITALE DELLA CULTURA

galleggCambiano le amministrazioni, ma rimane l’ossessione per costose strutture galleggianti

Chi ci segue si ricorda di come stroncammo il “padiglione galleggiante” sul lago inferiore progettato per Expo dall’archistar Souto De Moura (che portò a casa 40.000 euro e la cattedra al politecnico) e che sarebbe costato 400.000 euro tra enti pubblici e privati. Denunciammo l’insensatezza del progetto e la mancanza di una adeguata copertura economica: l’intero progetto, a pochi mesi dall’inaugurazione di Expo affondò miseramente in un nulla di fatto.

Qualcosa però è “tornato a galla”con Mantova Capitale della Cultura. Si legge sulla stampa che ad agosto sul lago inferiore verrà realizzato “l’arcipelago di Ocno” un insieme di isolotti in materiali di riciclo progettato da Joseph Grima dove pare si terranno performance di musica e teatro. Costo stimato: 200.000 euro. Ci risiamo: un’altra fenomenale trovata luccicante in mezzo al lago per evocare i fasti dei padiglioni galleggianti dei Gonzaga. Insomma, tutto questo impegno e denaro per dare uno sguardo idilliaco sulla “città vetrina/palcoscenico da consumare” che lascia però ai margini della cartolina il lavoro che non c’è e le fabbriche chiuse.

Si ripete ai cittadini che non ci sono soldi per la ristrutturazione delle case popolari, per la messa in sicurezza del territorio e per la ripubblicizzazione dei beni comuni come l’acqua mentre qualche assessore ammette con naturalezza di fare cassa con i parcometri per finanziare gli asili e coprire i tagli statali. Tuttavia la politica dei “grandi eventi” è quella che piace nell’immediato a diversi cittadini e trova sempre risorse, che si tratti di un palasport in periferìa o di costruire piattaforme galleggianti. Con intorno tanti, troppi volontari che lavorano gratis e una ricchezza che finisce sempre in poche tasche. Non è questione di fare polemica, quanto di aprire un ragionamento su quale tipo di città si vuole: una città in cui lavorare, studiare e vivere o una città mordi e fuggi tutta basata su milleluci e decisioni calate dall’alto.

Expo Mantova: arresti, palloni gonfiati e il “museo del maiale”

expoburgoPurtroppo non è uno scherzo: un museo del maiale in 3D sarà realizzato nelle cantine di Palazzo Ducale per Expo 2015.

Trecentomila euro messi a disposizione dalla Camera di Commercio e dalla Regione Lombardia (l’assessorato di Fava come avevamo preannunciato nella nostra inchiesta). Una operazione culturale di dubbio gusto proprio in un momento in cui la cultura e i musei mantovani soffrono la mancanza di fondi, idee e competenze non clientelari. Così come di dubbia utilità sarà la mongolfiera del padiglione galleggiante di Expo.

Solo una settimana fa una nuova ondata di arresti nell’ambito dell’inchiesta della procura antimafia di Milano sugli appalti per Expo ha portato in carcere anche un imprenditore mantovano.
Denunciamo da tempo i rischi legati alle grandi opere come Expo e alla corruzione, mentre tutti incensano Expo 2015 come “un volano per il rilancio dell’economia italiana”: una economia che da noi significa crisi, delocalizzazioni, fabbriche chiuse e crisi aziendali che negli ultimi mesi hanno falciato centinaia di posti di lavoro.

Mentre a Milano si ipotizza l’allestimento di un padiglione Expo presso il carcere di San Vittore, noi qui a Mantova potremmo far sventolare un maiale gonfiabile sulla cartiera Burgo chiusa: a parte citare i Pink Floyd, sarebbe la provocazione adatta per un modo “bestiale” di fare politica, cultura e impresa.

Una “puzza” nauseante

 

puzza
La puzza che dalla Ies si è propagata ieri in città non è solamente inquinamento o un incidente. Fiutando l’aria proveniente dal polo chimico si riconoscono tracce di altri elementi tossici: malattie, devastazione ambientale, tangenti, licenziamenti, promesse elettorali e accordi di bottega. Il numero di tumori va di pari passo con il peggioramento di un territorio irrimediabilmente compromesso, mentre il ricatto occupazionale ha sempre tenuto in scacco i lavoratori a tal punto che nemmeno durante l’oscena vertenza per la delocalizzazione si è assistito ad un sussulto. Dalle conclamate tangenti per aprire in Croazia alle nostrane promesse elettorali “finto-ambientaliste” di questo o quel candidato (senza distinzione di schieramento), la politica amministrativa ha sempre avuto un ruolo di –complicità- nelle politiche industriali; un supporto anche alle strategie (nazionali) di deindustrializzazione e una pacca sulla spalla, talvolta una lacrima pietosa, per le centinaia di lavoratori che rimangono a casa e che “per fortuna” nemmeno si agitano mentre vengono portati al macello.
Fuori dai denti: quella “puzza” dovuta all’acido solfidrico rappresenta al meglio il sistema di aggressione del territorio a scopo di rapina che lascia sul campo inquinamento, disoccupazione e degrado. È il capitalismo feroce e straccione che la politica ha servito e riverito negli ultimi due decenni.

Gli odori del polo chimico sono già ben conosciuti nei quartieri periferici, ma questa volta le conseguenze di una fiammata troppo alta sono arrivate in tutta la città anche dove spesso ci si permette il lusso di voltarsi dall’altra parte fino a quando i problemi bussano alla porta di casa. La “puzza” di morte è entrata in tutte le case in modo democratico ed uguale per tutti: ha voluto ricordarci che siamo tutti sotto attacco e che solo allo stesso modo è possibile uscirne. Esigendo rispetto, gettando nel lago gli azzeccagarbugli e partecipando in prima persona. Solo così è possibile creare alternative pensate dai cittadini nell’interesse collettivo per coniugare lavoro e ambiente e dare un futuro a Mantova.

Il resto è puzza (e campagna elettorale)