MANTOVA: AMMALATA DI CEMENTO E BARACCONI COMMERCIALI

frankensteinOperazione Frankenstein per innestare un supermercato sul disastro edilizio di piazzale Mondadori

La città e il territorio mantovano sono infetti da un male oscuro che passa dalle strette di mano tra politica ed economia privata e corrode la società, il lavoro e il territorio. Un tumore fatto di migliaia di alloggi sfitti, cantieri abbandonati e un numero fuori controllo di strutture commerciali.
Abbiamo denunciato in piazza, sui media e anche con azioni dirette in Consiglio Comunale l’enorme disastro di Piazzale Mondadori che ha portato alla svendita dell’autostazione nel 2005, alla follia delle pensiline passanti e alla cancellazione di centinaia di posti auto gratuiti sostituite da un parcheggio privato. Un buco nero all’interno della città che ancora oggi “sembra” non avere responsabili politici o economici, quasi fosse piovuto dal cielo. Inoltre non è ancora chiaro che fine abbiano fatto i 27 milioni di euro in prestiti che MPS ha “buttato” in quel progetto, né i rapporti tra i vertici della banca senese con Antonio Muto.
Abbiamo contrastato in prima linea i piani del centrodestra per un nuovo insediamento commerciale a Porta Cerese sulle ceneri del fallimento del vecchio “affare” Palasport – Palabam – Coopsette del centrosinistra. È chiaro a tutti che sei ipermercati, sette strutture medie e due centri commerciali sono troppi per una piccola città, senza poi contare l’hinterland; un nuovo baraccone commerciale significherebbe un colpo durissimo al  tessuto commerciale cittadino medio-piccolo necessario alla vita dei quartieri.
La proposta “Frankenstein” di paracadutare un supermercato Esselunga su piazzale Mondadori è figlia di una idea di città in svendita, ammalata di cemento e carrelli, che va combattuta con forza. Se dal Comune di Mantova arrivano rassicurazioni “entusiastiche”, noi crediamo che la toppa sia peggiore del buco: nuovo cemento commerciale in zona centrale, ulteriore traffico (anche di tir) in un punto già congestionato e l’alta probabilità che per qualche decina di posti di lavoro precari se ne polverizzino altrettanti all’interno del tessuto commerciale cittadino.

Ancora si vendono per nuove idee vecchie. Ancora una volta ai cittadini viene negata la possibilità di esprimersi sulla sorte di un’importante pezzo di città. La soluzione ai problemi di Mantova non dipende dalle offerte dell’impresa privata, bensì dalla volontà e dalle scelte politiche. Un piazzale Mondadori ripensato come spazio e come utilizzo pubblico all’interno del tessuto urbano e non come supermercato, così come la fine del modello “cemento e carrelli” degli ultimi dieci anni, rappresentano una vera opportunità di cambiamento. L’interesse pubblico, il bene comune e la partecipazione devono tornare ad indicare la via: a meno che non si considerino i cittadini che vivono e che lavorano in un territorio come semplici consumatori da abbindolare con offerte al ribasso.

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Moglia: Ambiente e Mafie – responsabilità collettiva e difesa del nostro territorio

12794524_1054762077899447_5380870763903641018_nGiovedì sera siamo intervenuti all’incontro “Ambiente e Mafie – responsabilità collettiva e difesa del nostro territorio” organizzato dal Comitato Civico per l’Ambiente e la Salute di Moglia – MN. Oltre ad Emanuele Bellintani in rappresentanza di eQual, hanno partecipato come relatori anche Luigi Caracciolo, scrittore e docente di scienze criminali, il giornalista Donato Ungaro e Mons. Paolo Gibelli.

Nel nostro intervento abbiamo sottolineato come la mafia trovi terreno fertile laddove esiste un pericoloso sodalizio tra “cattiva politica” e “cattiva economia” che privatizza e devasta i territori. Gli esempi, limitandoci solo alla città capoluogo, non mancano di certo: dalla speculazione CoopSette/Esselunga a Porta Cerese alla devastazione di Piazzale Mondadori passando per la privatizzazione di Tea Acque. Troppe volte abbiamo visto le amministrazioni rinunciare al loro ruolo di espressione delle comunità locali per favorire gli interessi privati di pochi.
Per fermare questa spirale non ci sono scorciatoie: serve la partecipazione attenta e indignata di tutte e tutti per colmare i vuoti lasciati dalla politica, riconquistare i beni comuni e far valere gli interessi dei cittadini e dei lavoratori.

Un ringraziamento particolare a Marco Capelli del Comitato di Moglia e a Sara Donatelli del movimento Agende Rosse per l’ottima conduzione della serata.

Esselunga: per Mantova un film già visto

carrellonebbiaViviamo tutti in una città che ha già pagato il prezzo di un gigantismo commerciale fuori controllo: catene commerciali, costruttori e amministratori pubblici si sono trovati d’accordo per anni, ma adesso la realtà è una barzelletta che non fa più ridere.

Nel territorio del Comune di Mantova ci sono già sei ipermercati, sette strutture commerciali “medie” e due centri commerciali; nonostante le chiacchiere da bar sulla egemonia “coop”, vince la Conad con un ipermercato a Lunetta e due strutture medie. Allargandosi all’hinterland della “Grande Mantova” un calcolo riduttivo conta qualcosa come altri sei ipermercati e due centri commerciali. Troppo per una città di 47.000 abitanti e un hinterland di poco sopra le 100.00 unità. E prosegue il contestato piano “Ghisiolo Est” che dovrebbe portare ad un nuovo centro commerciale a ridosso del già esistente “La Favorita”. Aggiungendo a questi dati la drammatica fase di crisi economica, la sola proposta di un nuovo grande ipermercato a Porta Cerese risulta una follìa insensata.

Tre anni fa ci furono forti proteste di comitati e associazioni per contestare questo progetto voluto dal centrodestra di Sodano: ci impegnammo concretamente in azioni e contro-inchieste per smontare la narrazione “da fiaba” sul nuovo ipermercato Esselunga perché l’interesse del privato non può ledere il bene comune dei cittadini. Contro questo progetto nel 2013 venne anche presentato un ricorso al Tar voluto dal Partito Democratico e presentato pubblicamente dal capogruppo Buvoli, oggi Assessore nella giunta Palazzi. Proprio l’attuale Sindaco e l’Assessore al Bilancio erano consiglieri del partito al potere nel 2004 quando questa storia ebbe inizio con la svendita dell’ex palazzetto a Coopsette per costruirci una coop: oggi che Sodano non c’è più cambiano ancora idea e tornano ad essere possibilisti sull’ipermercato Esselunga.

Un palasport a Borgochiesanuova, nuovi baracconi commerciali, aumento dei parcheggi a pagamento, promesse di nuovi “boulevard” (ieri via Visi, oggi corso Vittorio Emanuele) e le meravigliosi luci delle Pescherie. Tra un intervento che piace, un altro un po’  meno e il silenzio colpevole di troppi sembra il remake di un brutto film di dieci anni fa che i mantovani hanno già vissuto. Davanti a tutto questo, l’interesse pubblico, il bene comune e la partecipazione devono tornare ad indicare la via alla politica, anche per il contestato progetto Esselunga: a meno che la categorìa pubblica dei cittadini, che vivono e che lavorano in un territorio, non sia stata definitivamente sostituita da quella dei consumatori da abbindolare con offerte al ribasso.

Borgochiesanuova: riqualificazione e partecipazione

PANO_20150713_201422-2-01Collaborando con le/gli attiviste/i del comitato “Riqualificare non vuol dire edificare” torniamo sull’argomento del Palasport a Borgochiesanuova per aggiungere nuove riflessioni sulla base di quanto sta avvenendo in un momento di estrema confusione, parole magiche e cose (purtroppo) già viste.

Intorno al futuribile Palasport di Borgochiesanuova vengono ripetute continuamente le parole “riqualificazione” e “partecipazione”, ma il rischio concreto è che queste siano semplici formule magiche per incantare i cittadini. Il bisogno di riqualificare i quartieri di Mantova è tangibile: troppo l’abbandono sociale e ancora di più le colate di cemento ed il consumo di suolo che hanno sfigurato il tessuto cittadino. Per questo un quartiere come Borgochiesanuova che mostra ferite aperte come spazi commerciali chiusi, le ex-serre abbandonate e un intero agglomerato abitativo fantasma (epoca Burchiellaro), non si può facilmente considerare “riqualificato” con un nuovo cubo di cemento. Allo stesso modo bisogna capire cosa intende la nuova amministrazione quando parla di “partecipazione”: è evidente che in questa fase la “progettazione dal basso” invocata anche da via Roma, senza più nemmeno gli organismi di base collegati alle istituzioni, è solo un sogno; quando il neo-sindaco afferma convintamente di voler coinvolgere i cittadini non spiega realmente le sue intenzioni. Se il progetto c’è ed è già deciso, ai cittadini resterebbero solo la ratifica o la scelta sul colore da dargli e con quali fiori abbellirlo.

I fondi regionali sono stati stanziati per il contratto di quartiere e la sua riqualificazione, per questo i dubbi aumentano: se la palestra voluta dal centrodestra sollevava già dei dubbi e quindi un grande palasport non fa che accrescerli. Alcune società sportive chiedono a gran voce uno spazio per le proprie esigenze, ma questo – a meno che non siano tutte radicate a Borgochiesanuova- significa che questo progetto non è collegato al quartiere e ai bisogni diretti dei suoi cittadini. Non ne hanno bisogno è il Vinci, né il Bonomi Mazzolari (una inaugurata pochi anni fa) né l’Itis Fermi che di palestre ne ha tre. Tutto questo mentre Mantova ha già altri piccoli palasport, il palazzetto abbandonato a Porta Cerese e un Palabam che venne realizzato per “dare una opportunità alle società sportive”, ma che oggi è una struttura utilizzata per festival musicali o fiere di settore. Si è inoltre parlato anche di un tunnel per collegare l’Itis Fermi alla futuribile struttura sportiva, ma oltre ad avere un problema di costi, i cittadini del quartiere non hanno nulla da guadagnarci. Il progetto co-finanziato da Regione Lombardia impone la spesa di una cifra importante anche da parte del Comune di Mantova, per questo un investimento del genere (che a opera finita potrebbe raggiungere i due milioni di euro) si dimostra sempre meno utile per la comunità. Risorse pubbliche di cui la città necessita, forse per qualche obiettivo meno ambizioso di un palasport, ma forse più urgente. Come non vedere inoltre altre situazioni problematiche che andrebbero a gravare sul quartiere anziché attivare azioni positive quali la sottrazione di area verde pubblica in area residenziale e il problema viabilistico non affrontato.

Davanti a questa situazione e al problema della rigenerazione urbana serve molta chiarezza, non parole magiche o sogni, ma guardare le cose e chiamarle per come sono realmente. In più sarebbe un atto politico dovuto che l’attuale amministrazione dicesse pubblicamente una verità ormai consolidata a livello popolare anche se scomoda: che la stagione del cemento e tutta l’operazione Palabam si sono rivelate un disastro per Mantova.

La mafia è un cancro, ma è l’interesse privato che sta distruggendo la città

10943669_10152555786196135_3814901679192509548_nA ‪‎Mantova‬ da anni comandano gli interessi privati mentre la città è diventata terra di conquista, di spartizione e di clientelismo grazie al contributo di politicanti di ogni risma. Cosa sarebbe successo se il partito trasversale del cemento (saldamente al potere da anni nonostante l’avvicendamento degli schieramenti) non avesse avviato l’operazione Lagocastello o la svendita di piazzale Mondadori? Quello che è certo è che ci sarebbero state molte meno occasioni per il sodalizio tra ‘ndrangheta e politica che si delinea dai dettagli sempre più inquietanti dell’inchiesta Aemilia, che vede coinvolto anche il “Sindaco” Sodano‬.

Qui sta il punto fondamentale: la mafia è un cancro, la degenerazione massima di un sistema basato sul profitto, ma è l’interesse privato che sta distruggendo la città. Lagocastello e piazzale Mondadori erano, sono e resteranno scelte distruttive anche se non ci fosse dietro l’ndrangheta. Per questo sono e restano sullo stesso piano dell’operazione Esselunga‬o della lottizzazione Lago Paiolo. Questa amministrazione andava dunque cacciata quando privatizzava l’acqua dei mantovani o imponeva un nuovo pgt cementificatore: le mozioni di sfiducia a tempo scaduto così come le richieste di dimissioni sono legittime, ma arrivano tardi e hanno solo un obiettivo politico-elettorale che poco cambia la situazione. In una città dove viene messo al primo posto l’interesse pubblico, la partecipazione dei cittadini, la difesa dei beni comuni e una sana e corretta informazione non ci sarebbe semplicemente lo spazio per questo genere di situazioni. Una città del genere non è un sogno, è una realtà realizzabile: non ci sono illusioni o scorciatoie elettorali, ma la si può conquistare solo se tutte/i ci impegneremo a spazzare via la mentalità che sta portando Mantova al declino.

L’amore ai tempi della betoniera

piazzaleA Mantova in questa estate si è ricominciato a parlare di speculazioni edilizie e di cemento: situazioni una più degradante dell’altra tra cantieri abbandonati o mai cominciati, vere e proprie ferite in mezzo alla città. Nonostante il periodo vacanziero e un mondo politico “distratto” siamo intervenuti per documentare e analizzare queste problematiche, proponendo anche delle soluzioni guardando al rispetto del “diritto alla città”. Domani inizierà il Festivaletteratura e migliaia di visitatori, appena fuori dalla zona centrale, si troveranno di fronte a veri e propri mostri di cemento, monumenti all’ultimo decennio di speculazione edilizia e ad una cattiva politica amministrativa; suggeriamo alcuni link per riepilogare quanto sta succedendo.

➥ Il cantiere di piazzale Mondadori è lì fermo da otto anni. Al posto dell’utile autostazione Mantova si ritrova un vero e proprio “buco” nel proprio tessuto urbano che, anche se completato, risulterebbe essere l’ennesimo magone di cemento predestinato all’abbandono. ( http://bit.ly/1d7MiQb )

➥ Il caso Esselunga: il contestato ipermercato del centrodestra nato sull’idea dell’Ipercoop del centrosinistra ( http://bit.ly/1t3XSFW ). A metà estate arriva la proposta-Frankenstein di “risolvere” i problemi innestando l’iper sull’area del cantiere infinito di piazzale Mondadori ( http://bit.ly/1B9AdHo ).

➥ Poi c’è l’area ex-ceramica abbandonata e il cantiere del palagiustizia (centrosinistra) poi cittadella dei servizi (centrodestra) di Fiera Catena: anche qui degrado, cemento. Uno spazio per topi e rane; ne abbiamo parlato insieme alle ipotesi di apertura del cantiere del progetto ex lago-Paiolo: nonostante manifestazioni e la raccolta di migliaia di firme dopo anni riemerge la voglia di cementificare 110mila ettari di verde, ma con parti politiche inverse ( http://bit.ly/Z5rTdU ).
Senza contare la “valle dei templi” abbandonati di Valdaro e le grandi fabbriche chiuse che completano la vista del turista festivaliero.

➥ In tutto questo ci sono anche esempi positivi: a Lunetta cittadini e associazioni collaborano da tempo al miglioramento dal basso del quartiere e, senza tante parole, insieme, abbiamo avviato la riqualificazione e la messa in sicurezza di un altro mostro edilizio: il cantiere #exCemi ( http://bit.ly/1tWcl7D ).

Per noi la priorità è ripartire da questi problemi: la città, i quartieri e tutti i loro abitanti non possono aspettare oltre.

Frankenstein Jr. in via Roma?

frankenstein junior mantovaForse è il caldo agostano, ma qualcuno ha davvero proposto di innestare il contestato ipermercato Esselunga sul cantiere infinito di piazzale Mondadori, la vergogna a cielo aperto di Mantova. Una città che dispone di un numero ab-norme di centri commerciali (e un numero crescente di spazi commerciali medi e grandi chiusi o inutilizzati nei quartieri) non necessita di un nuovo grande supermercato; intorno al progetto Esselunga si è mossa (fin dal progetto del 2004) una operazione ideologica che abbiamo contrastato e analizzato in un dossier.
Piazzale Mondadori è ancora lì con il suo cantiere marcescente a dimostrare il fallimento di una idea di città basata su cemento e grandi affari. Otto anni senza più una autostazione e con un buco nella città che, anche se completato, porterebbe solo nuovo cemento e vetrine presumibilmente vuote ( qui un nostro approfondimento). Tra un progetto e l’altro sono passati tre Sindaci e due Presidenti di Provincia: nessuno ha chiesto scusa alla città per questo scempio.
Il centrosinistra che propose una coop al posto del palazzetto dello sport e che lo svendette ai privati non può e non vuole fare vera opposizione alla destra che sostiene il progetto Esselunga (ma che, dieci anni fa, vantava posizioni meno favorevoli a nuovi insediamenti commerciali). Allo stesso modo nessun attuale consigliere comunale si è opposto al piano di piazzale Mondadori e, così, questo continua a sprofondare nell’acquitrino della vergogna.
Oggi si sente parlare di una operazione Frankestein a dir poco demenziale che vorrebbe risolvere un problema innestandogli un altro problema. La città è devastata: pensiamo sia necessaria una politica seria di rilancio della vita commerciale dei quartieri e del centro basata sul piccolo commercio e sulle necessità dei cittadini e non su quelle di speculatori e grandi catene commerciali. Lo stesso pantano di piazzale Mondadori, con il cantiere costruito a metà, andrebbe ripensato come spazio e come utilizzo all’interno del tessuto urbano. Non proponiamo sogni o utopie, ma percorsi che partono dal buonsenso e dall’interesse del bene comune dei cittadini.

(Dossier) L’ipermercato Esselunga di Mantova: tra carrelli e speculazione

eSSelunga [ Scarica il dossier in .Pdf ]

Sul tema della speculazione e degli interessi privati a scapito della città come bene comune di tutti, il gruppo eQual è intervenuto più volte e in modi diversi.  Dalla protesta al gioco, dalla proposta all’inchiesta, il nostro impegno per vedere rispettato quel “diritto alla città” calpestato per anni, non è mai venuto meno. Dopo la fine del periodo di “spese collettive” con i buoni da trenta euro malamente offerti da Esselunga per “comprarsi” il favore della città, pubblichiamo un dossier per mettere insieme tutti i pezzi del caso Esselunga.

Una raccolta di dati, osservazioni e riflessioni per comprendere meglio ciò che si cela dietro questa “occasione imperdibile per la nostra città” e agire di conseguenza. Un documento che si rivela ancora più importante nei giorni in cui da parte di Esselunga (che un anno fa minacciava la città di vendere ai cinesi in caso di forti contrarietà) arrivano le anticipazioni di bizzarri progetti con “più verde” e l’offerta di ulteriori fondi per la conservazione di opere architettoniche: una ennesima captatio benevolentiae da cui si sono fatti prontamente attrarre elementi del centrodestra e del centrosinistra locale.

C’è un problema edilizio ed etico: ci sono troppi maxi-supermercati intorno alla città, baracconi di cemento dove, va sottolineato, la precarietà dei lavoratori è parte integrante delle offerte al ribasso. C’è un problema commerciale: si spengono le luci del piccolo commercio cittadino e i quartieri si riempiono sempre più di vetrine vuote. La nostra ferma opposizione si muove dunque contro l’idea stessa di un nuovo grande insediamento commerciale a Mantova e non è questione di bandiera: in tempi di contrazione dei consumi questo è buonsenso prima di essere una riflessione politica.

Siamo convinti che le opere pubbliche non debbano essere utilizzate come merce di scambio per svendere pezzi di città ai privati. L’edificazione di opere pubbliche non è un “favore” gentilmente concesso da qualche ricco benefattore, ma un preciso dovere delle amministrazioni locali e statali, che devono agire nel rispetto della trasparenza e dell’utilità pubblica. L’utilità pubblica deve tornare ad essere il metro con il quale programmare i nuovi interventi urbanistici. Preferiremmo discutere insieme il modo per favorire la rinascita di Valletta Valsecchi o di altri quartieri come Lunetta invece di dover contrastare l’ennesima speculazione commerciale.

È ora di ripensare le strategie di sviluppo della nostra città ripartendo dai quartieri e dal coinvolgimento diretto dei cittadini e delle collettività. Fermare questo scempio e far rinascere Mantova è possibile. Costruiamo l’alternativa.

 

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No Esselunga: quattro mesi di solidarietà attiva contro la speculazione


Il gruppo Esselunga a dicembre 2013 ha inviato ai mantovani card prepagate da trenta euro che, nelle intenzioni della campagna marketing del gruppo milanese , avrebbero dovuto alimentare l’individualismo e “comprarsi” il favore dei cittadini. Una fallimentare richiesta di sostegno per il contestato ipermercato a Porta Cerese che abbiamo cercato di rovesciare culturalmente e attivamente.

Mantova tra decine di ipermercati, migliaia di case sfitte e “magoni” di cemento abbandonati non ha bisogno di una nuova speculazione, né di nuovi ipermercati: Il progetto “Esselunga” è parte di questo scenario ed è solo l’ultima fregatura che viene confezionata per una città martoriata dalla crisi e da un ventennio di cemento e privatizzazioni; grazie a (im)prenditori avidi e una classe politica complice, il tessuto sociale è andato in pezzi, le fabbriche e le sicurezze sono andate scomparendo. Mentre sfumano le promesse di cambiamento e dei “tunnel sotterranei” dell’Amministrazione di centrodestra in carica, ecco che già si prepara il ritorno di film già visti, con improbabili “mercati sotterranei” e i sempiterni “laghi balneabili” come sparate elettorali per continuare ad abbindolare i cittadini. Forti del nostro impegno continuativo contro il trasversale partito del cemento e degli interessi privati, abbiamo lanciato una raccolta tessere per opporci a tutto questo con la solidarietà dal basso.

L’obbiettivo dichiarato è stato quello di realizzare una “carovana” di recupero di prodotti alimentari; una azione solidale slegata da carità o beneficenza, da realizzare con la “ricchezza virtuale” dei trenta denari offerti da uno dei tanti grandi imprenditori che vedono Mantova e i suoi cittadini solo come un grande business. La raccolta delle card prepagate da trenta euro in poco meno di un mese ha visto la partecipazione attiva di molte decine di cittadini che, nel consegnare agli attivisti la tessera, hanno espresso la loro contrarietà all’ennesima operazione di speculazione nell’area urbana; una opposizione che passa anche per l’adesione all’idea che quella piccola somma individuale andasse utilizzata in modo diverso.

Presso i Superstore Esselunga di Brescia, Verona e Bologna, in pochi mesi sono state effettuate spese collettive per decine di carrelli. Già durante la fase di raccolta, insieme alle persone che hanno partecipato all’iniziativa, erano state individuate una serie di realtà a cui fare riferimento per la consegna dei beni. L’idea di base è stata quella di sostenere lavoratori e disoccupati, italiani e immigrati: la crisi ci colpisce sempre più duramente e non fa distinzione di sesso, nazionalità o gruppi sociali. I beni sono stati così consegnati ai chi ne aveva bisogno, grazie ai contatti nei presìdi operai delle aziende in crisi e nell’associazionismo che assiste le nuove povertà emergenti nei quartieri. Con la nostra azione abbiamo potuto portare generi alimentari al presidio della Cartiera Burgo, ad alcuni lavoratori lasciati a casa dalla Ies, a famiglie senza più un reddito. Spese e beni di prima necessità sono stati recuperati per gli ex-protagonisti della cosiddetta emergenza profughi, i richiedenti asilo stranieri aiutati dall’associazione Mantova Solidale. È stato possibile anche aiutare il centro alluvionati di Bastiglia (Mo), la Caritas di San Benedetto Po e, nonostante non sia mai abbastanza, il canile ed il gattile di Mantova.

Bruce Springsteen nella sua “We take care of our own” annunciava: «dobbiamo prenderci cura noi della nostra gente, perché non dobbiamo contare che sulle nostre forze»: siamo convinti che tutte queste iniziative, dall’opposizione alla privatizzazione degli spazi pubblici, fino ad arrivare ai percorsi di solidarietà attiva, possono rappresentare una prima risposta concreta alla crisi esono solo parte di un lavoro plurale per costruire la Mantova futura; per questo, con testardaggine, continuiamo a seminare e coltivare l’idea di una città diversa, in cui impegnarsi concretamente per ricostruire vere forme di solidarietà mutualistiche, spontanee e volontarie,  è uno dei motori del cambiamento.

eQual 

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No Tav: ne va della libertà di tutti

Oggi pomeriggio abbiamo volantinato in stazione ferroviaria a Mantova in solidarietà al movimento No Tav vittima di un pesante attacco repressivo. In Val di Susa da vent’anni c’è una popolazione che si oppone alla devastazione del territorio per un’opera, il Tav, che ogni giorno di più dimostra di essere inutile ed un regalo per i costruttori: una “grande opera” di spreco che toglie risorse a chi ha bisogno del treno per spostarsi. Con la stessa modalità a Mantova e in tutta Italia sono stati lasciati andare alla deriva beni comuni come il trasporto pubblico locale e il servizio idrico per poter favorire le privatizzazioni. Anche il territorio è stato vittima di continue speculazioni che hanno rovesciato sulla città valanghe di cemento: lo stesso Tav promette di aggredire anche le colline moreniche.
Solo in Lombardia tra il 2011 e il 2012 sono state aumentate le tariffe ferroviarie del 23,4%. Nel 2012 la regione ha stanziato solo lo 0,51% del proprio bilancio per il sistema ferroviario e zero euro per nuovi treni.  Negli ultimi anni il numero dei treni che collegavano Mantova al resto del Paese è stato inoltre progressivamente ridotto. Il Paese che glorifica le “frecce rosse” e il “Tav”, si permette di colpire gli interessi di pendolari e studenti facendo tornare Mantova ai tempi della “strada ferrata”.
Studenti, lavoratori pendolari e ferrovieri che da anni sperimentano il regime di tagli, rincari e disservizi che è stato imposto per sostenere nuovi operatori privati e, soprattutto, la costruzione del treno ad alta velocità: a partire da loro sono migliaia i “potenziali” No Tav che hanno toccato con mano la devastazione del territorio e dei servizi pubblici; insieme a loro tutti i cittadini onesti che sanno riconoscere sprechi e mafia.trenotav

Il movimento No Tav è dunque sotto attacco: non più solo con la criminalizzazione mediatica, ma con accuse pesanti che arrivano ad imputare di terrorismo chi si oppone al progetto. Ai numeri da accanimento repressivo -migliaia di indagati, 600 imputati e processi in aule bunker -si è aggiunto un nuovo capitolo: dopo mesi di criminalizzazione mediatica, il 9 dicembre, Chiara, Mattia, Claudio e Niccolò, vengono arrestati su mandato della Procura di Torino, con l’accusa di “attentato con finalità di terrorismo” per aver partecipato ad una manifestazione contro il cantiere avvenuta nella notte fra il 13 e il 14 maggio. Vengono utilizzati per la prima volta in Italia articoli di legge che definiscono “terrorista” qualsiasi forma di resistenza a quanto deciso dai poteri economici e politici. Ogni imposizione dello Stato concede tutt’al più la lamentela, ma non l’opposizione attiva. Si sperimentano nuovi modelli repressivi che potranno essere applicati in futuro ad ogni forma di dissenso.
Il 22 febbraio dalla valle è stata proclamata una giornata di mobilitazione e solidarietà con i quattro accusati di terrorismo e con tutto il movimento No Tav.

Ne va della libertà di tutti.
Un torto fatto a uno è un torto fatto a tutti.