Camera con vista (sfruttamento) – Flash mob al Fashion District

Una ventina di persone si sono ritrovate all’appuntamento lanciato dal gruppo eQual per inscenare una protesta creativa al Fashion District di Bagnolo San Vito. Le condizioni di lavoro sono note e per questo avevamo già “colpito” mediaticamente l’outlet ad aprile tramite la pagina fb dell’azienda e “festeggiato” lì il primo maggio negato ai/alle dipendenti del centro. Nel frattempo si sono accumulate le circolari per vietare ai dipendenti il parcheggio interno, il prolungamento dell’orario serale e l’intenzione di tenere aperto per ferragosto; proprio quest’ultima è stata la molla per una divertente forma di protesta.

Il volantino distribuito (clicca per ingrandire)

Gli attivisti e i simpatizzanti, tra i quali studenti e giovani precari, alcuni appartenenti a Rifondazione e Partito del Sud, si sono trovati, in infradito e costume da bagno per distribuire alcuni volantini promozionali di una “fantomatica” Q-viaggi che reclamizza le offerte 2012 dell’outlet: tra le righe del testo appaiono alcune delle condizioni di precarietà che

contraddistinguono il lavoro all’interno del centro. Al termine del volantinaggio il gruppo si è recato per davvero all’infopoint dell’Outlet per “prenotare” una camera con vista (sfruttamento) per ferragosto. Tra lo stupore delle operatrici del punto d’ascolto sono state effettuate richieste di prenotazione da far arrivare direttamente alla direzione dell’Outlet. Dopo qualche minuto è stata rivelata (e rivendicata) l’azione: sui diritti non si tratta e sarebbe molto più utile tenere chiuso il centro per ferragosto per permettere ai lavoratori e alle lavoratrici di passarlo con le proprie famiglie.

Con la nuova legge “truffa” sul lavoro, la situazione dei giovani e dei precari è destinata a peggiorare ulteriormente, per questo solo con la partecipazione diretta e la solidarietà attiva verso chi oggi è stritolato da questi meccanismi (e spesso impossibilitato a difendersi) si può iniziare ad invertire questa tendenza negativa.
Una operazione di protesta “diversa “ sul tema del lavoro, proprio dove la politica arriva poco e male, per denunciare i meccanismi della precarietà esistenziale tramite il mezzo del rovesciamento delle stesse campagne di marketing che le aziende solitamente fanno. Non finisce qui, annunciano gli attivisti di eQual, nei prossimi mesi, insieme ai lavoratori e alle lavoratrici con cui il gruppo è entrato in contatto negli ultimi mesi, verranno organizzati altri momenti di protesta e di solidarietà.

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Precario Park

Che la “città della moda” al pari di altri outlet fosse un luogo per rivendere a prezzi scontati gli scarti delle collezioni si sapeva già, così come che oltre a generare consumismo e a depredare territori, la flessibilità del lavoro è un elemento imprescindibile: straordinari, festivi obbligatori, orari che mutano ogni giorno; il personale, spesso giovane e senza qualifiche, viene assunto con contratti atipici e a tempo determinato.

A questo si aggiunge tutta una serie di meccanismi disciplinari e di abusi, come il mobbing, che scoraggiano qualsiasi forma di tutela del lavoratore,come ad esempio l’adesione ad un sindacato. In quest’ottica va letta la recente circolare della direzione del Fashion District che vieta ai/alle dipendenti di parcheggiare la propria auto nei parcheggi riservati obbligandoli, specie durante i saldi estivi, a girare sotto il sole per trovare parcheggio e, ancora più ridicolo, ostentare affluenza.

Il paradigma della precarietà lavorativa e di vita passa per luoghi come l’Outlet di Bagnolo: per questo abbiamo “festeggiato” lì il primo maggio, colpito la pagina fb dell’azienda e iniziato un lavoro di inchiesta. Riportiamo il comunicato delle operatrici e degli operatori del Fashion District per sostenerli e continuare a solidarizzare con il loro percorso.

Operatori del centro

Purtroppo la direzione del Fashion District di Mantova nella persona del direttore Cattrini continua con un comportamento che ha l’unico scopo di danneggiare noi lavoratori del centro.

La circolare in riferimento all’accesso al parcheggio è l’ultima goccia che farà però questa volta sicuramente traboccare il vaso essendo la nostra pazienza esaurita. Cacciare dai parcheggi le nostre auto ha l’unico risultato, durante i saldi di luglio con i parcheggi già pieni, di costringerci a giri interminabili per poter trovare un posto auto obbligandoci a ritardi dovendo percorrere lunghi tratti a piedi in piazzali con temperature superiori ai 35 gradi!

La domanda è molto semplice: a chi giova un parcheggio vuoto? Si vuoto in quanto il parcheggio nel retro dei negozi è composto da due settori: il primo situato di fronte alla porta del retro dei negozi è stato numerato mentre lo stesso spazio opposto al primo non è stato numerato e pertanto rimarrà vuoto!

Forse le nostre auto parcheggiate all’esterno servono per giustificare alla direzione un aumento d’ affluenza e ingressi visto che noi operatori saremo costretti ad entrare dai cancelli principali ed essere conteggiati come clienti?

Basta con queste circolari giustificate da regolamenti e contratti stipulati sempre ed esclusivamente a vantaggio del centro senza tener conto del ben che minimo rispetto di noi lavoratori. Dope le giornate festive soppresse e l’orario prolungato alle 21 adesso ci tocca anche questo!

L’unica risposta a questo ulteriore sopruso è la disobbedienza !!

Abbiamo il diritto di entrare e lavorare senza che nessun direttore ci obblighi a maratone estive nei parcheggi e pertanto se non ci faranno entrare allora parcheggeremo davanti agli ingressi bloccando una volta per tutte questo centro che ogni giorno assomiglia sempre di più ad un campo di concentramento!

Manifesta il tuo disappunto inviando all’indirizzo e-mail:  HYPERLINK “mailto:info@fashiondistric.it” info@fashiondistric.it una e-mail con il seguente oggetto: vogliamo un parcheggio libero!

Cari colleghi se nulla sarà fatto come protesta da parte nostra allora prepariamoci al peggio in quanto la direzione del centro ha l’unico scopo di umiliare e mortificare il nostro sacrosanto diritto ad un lavoro dove gli operatori sono l’anima ed il cuore di questo centro. Senza di noi il centro muore!

Digressione

La totale deregulation a cui sono sottoposti le lavoratrici e i lavoratori della grande distribuzione non è segno di modernità e di progresso, ma il sintomo di un arretramento nel campo dei diritti. Mentre in Italia alcune feste religiose e laiche, tra cui quella dei lavoratori, vengono sacrificate per un pugno di scontrini in più, nella maggior parte dei paesi europei vige il principio dell’apertura domenicale e festiva per deroghe; una regolamentazione ragionevole per tutelare lavoratori, piccolo commercio e consumatori.

L’attacco ai diritti dei lavoratori della grande distribuzione dura da tempo e ora, nel nome della crisi, viene consentita, potenzialmente, l’apertura 365 giorni all’anno e 24 ore su 24. Ciò non agevola certo i negozi del piccolo commercio per i quali la scelta di rimanere aperti si traduce in grandi sacrifici economici e spesso all’impegno diretto dei titolari.

Ma la proprietà del Fashion District, come altri centri commerciali, ha deciso di sfruttare i benefici legislativi di liberalizzazione proponendo nuove aperture che cancellano le varie festività laiche e prospettando, per l’estate, un’apertura fino alle ore 21.00.
Per le lavoratrici e per i lavoratori, opporre resistenza a questa situazione diventa difficile: i numerosi contratti a tempo determinato da rinnovare di volta in volta sono, specialmente per chi ha anche affitti e rate da pagare, una spada di Damocle che fa accettare condizioni di lavoro al ribasso.
Il lavoro non può trasformarsi in ricatto e le ragioni del consumo non possono essere più importanti dei diritti delle persone.
Come cittadini, occupati e non occupati, diamo piena solidarietà a tutte e tutti i dipendenti del Fashion District, così come a quelli di quei centri commerciali che vengono aperti il primo maggio, giorno di festa e di riflessione sul lavoro. Come consumatori consapevoli vogliamo aggiungere una forma di sostegno in più: non faremo acquisti in quel giorno. Per affrontare la crisi è necessario ridefinire un nuovo modello di consumo che non prescinda dal rispetto dei lavoratori.
Vogliamo invitare tutti quanti a unirsi a noi, specialmente chi lavora e sta pagando una crisi di cui non ha colpa, ad essere solidali con i dipendenti della grande distribuzione: boicottiamo le strutture che aprono in date considerate “festive” perché la proprietà capisca che non ha nulla da guadagnarci a tenere aperto in queste giornate caratterizzate solo da iper…sfruttamento.

“Un torto fatto a uno è un torto per tutti“

eQual

Il lavoro è un diritto, ma non ad ogni costo

Incursione digitale nella pagina fb del Fashion District

Clicca sull'immagine per vedere l'ingrandimento Questa mattina eQual ha realizzato una “incursione digitale” sulla pagina Facebook del Mantova Outlet. Una forma di protesta virale contro la decisione di tenere aperto il primo maggio che sta girando per la rete. Gli attivisti del gruppo si sono messi come“immagine del profilo” su Facebook una lettera; una volta organizzati sono andati sulla bacheca del bersaglio (il fashion district) postando commenti e costruendo in verticale la parola “riposo”.
Il primo maggio dovrebbe essere giorno di festa e di riflessione sul lavoro per tutti mentre invece, con l’estrema deregulation degli orari di apertura, viene sacrificato per un pugno di scontrini in più. Per le lavoratrici e per i lavoratori, opporre resistenza a questa situazione diventa difficile: i numerosi contratti a tempo determinato da rinnovare di volta in volta sono, specialmente per chi ha anche affitti e rate da pagare, una spada di Damocle che fa accettare condizioni di lavoro al ribasso.
L’azione creativa di questa mattina è una iniziativa di solidarietà diretta ai lavoratori e alle lavoratrici del fashion district. L’invito ulteriore di eQual a tutti i cittadini occupati o inoccupati è quello di solidarizzare con i dipendenti dell’outlet e di tutti i centri della grande distribuzione, boicottando queste strutture quando tengono aperto in giornate festive.
Un torto fatto a uno è un torto per tutti