FOLLIE AUTUNNALI: NEGOZI E UFFICI AL POSTO DELL’EX CERAMICA

dora-catenaLa febbre edilizia dei maxi-progetti continua a colpire Mantova

Non bastava “Mantova Hub”, il maxi-progetto al centro di un curioso caso di “favori” e “fretta” tra il Sindaco #Palazzi e lo studio dell’Archistar Boeri: una “grande opera dell’archistar” che pare assomigliare curiosamente ad una nota tesi di laurea scritta pochi anni fa da una studentessa del politecnico. In questa idea progettuale #Boeri rilancia inoltre l’idea di creare un istituto comprensivo da 9 milioni di euro all’interno della Ex-Ceramica, conservandone le architetture industriali.

Ora ci si mette anche la proprietà dell’area, la ditta Arioli e Bianchi che propone di costruire nuovi uffici, negozi e case a ridosso dell’ex complesso industriale. Sarebbe un’idea discutibile pensando che Mantova ha già migliaia di alloggi sfitti e centinaia di negozi vuoti ma, guardando a 200metri dall’area interessata, ovvero al complesso di via Gombrich e via Nerli, pieno di case e negozi invenduti, si può parlare di “follìa”:
queste non sono idee di riqualificazione, né tantomeno di rigenerazione dalla parte dei cittadini: sono pura speculazione che punta ad arricchire soggetti privati.

Speriamo ci sia una presa d’atto della situazione nel livello amministrativo locale e nazionale per fermare nuove avventure edilizie. Per fare un servizio ai cittadini, un’opera strategicamente utile per il territorio e sicuramente meno costosa noi proponiamo di prendere ad esempio l’enorme ex-area industriale del Parco Dora di Torino, che è stata recuperata come spazio aggregativo mantenendo la struttura originaria.

Quello che è certo è che un’area così vasta a ridosso del centro va ripensata collettivamente e non a colpi di bandi calati dall’alto e progetti “miracolosi” dell’archistar di turno. Esiste la possibilità di trasformare quell’area in un gioiello per il quartiere e per la città tutta. Cerchiamo di evitare che si ripetano gli errori del passato semplicemente perché qualcuno li agghinda come novità.

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FIERA CATENA: DOPO LO SCEMPIO EDILIZIO CI SIA VERA RIGENERAZIONE URBANA

Si parla sedora catenampre più spesso di nuovi interventi edilizi per rinnovare Mantova, quasi sempre senza pensare che per poterlo fare sia necessario partire dal coinvolgimento dei suoi stessi cittadini.

Per ridisegnare pezzi importanti della nostra città serve la massima condivisione, trasparenza e massima disponibilità al dialogo. Troppe volte invece ci siamo dovuti opporre a progetti che lasciavano tutto in mano ai privati (e ai loro interessi) o ad amministratori che con la scusa del “decidere in fretta” hanno escluso chi aveva idee nuove e chi nei luoghi interessati vive e/o lavora.  Per questo motivo vorremmo, ad esempio, che si aprisse un dibattito pubblico sulle aree abbandonate di Fiera Catena.


Negli ultimi decenni gli interventi nell’area sono stati poco legati alle necessità abitative e operative del territorio, un po’ di più a spinte speculative impermeabili alla costruzione di una città per i cittadini. Tra gli esempi negativi va certamente ricordata la vicenda del mancato palagiustizia, uno dei simboli della mala-politica, della febbre edilizia e di una “bizzarra” idea della modernità che ha caratterizzato Mantova per decine di anni.

Accanto a innumerevoli appartamenti di nuova costruzione, ancora vuoti, troviamo interventi mai terminati e mancati interventi, ovvero il “magone” di cemento a ridosso di piazza Polveriera e lo scheletro della Ceramica. Questi non sono semplicemente “simboli di sfiducia da eliminare” (cit. il Sindaco) ma opportunità di riflessione e ripensamento della vita della città.

Nel primo caso, una lunga e intricata vicenda, simile alla vergogna a cielo aperto di Piazzale Mondadori, ha lasciato ai cittadini quattro piani di cemento, un acquitrino e la copertura dello scorcio del vecchio borgo con le tipiche casette basse mantovane. L’abbattimento è dovuto, ma insieme ad esso va operato un ragionamento diverso e complessivo: una semplice “eliminazione” suonerebbe come un colpo di spugna e lascerebbe la possibilità di nuovi progetti simili.

Per quanto riguarda l’ex-Ceramica riteniamo invece che non vada abbattuta, bensì recuperata: avevamo già proposto e lo ribadiamo che questa struttura da simbolo di degrado può essere trasformata in un’area utile per la città e i suoi abitanti. Le arcate e la fornace sono pura archeologia industriale e rappresentano la memoria tangibile del passato operaio del nucleo cittadino. Cancellarle sarebbe un delitto alla memoria storica della città. Si fa presto a parlare di “Rigenerazione Urbana”, ma è proprio questo il punto: quella struttura oggi fatiscente va salvata e armonizzata con il territorio. Pensiamo concretamente all’enorme ex-area industriale del Parco Dora di Torino che è stata recuperata come spazio aggregativo mantenendo la struttura originaria. Ecco, ripulita, curata e debitamente attrezzata, l’area della ex-ceramica potrebbe diventare luogo sociale e culturale, con campetto da pallacanestro, pista da skateboard, etc. Un gioiello per il quartiere e per la città tutta.

Non lo diciamo certo da oggi, ma ripensare la città e cambiare prospettiva dopo decenni di cemento e abbandono sono punti fermi per una vera rigenerazione di Mantova. Semplici interventi spot, pur incisivi e importanti, sarebbero invece delle occasioni perse.

L’amore ai tempi della betoniera

piazzaleA Mantova in questa estate si è ricominciato a parlare di speculazioni edilizie e di cemento: situazioni una più degradante dell’altra tra cantieri abbandonati o mai cominciati, vere e proprie ferite in mezzo alla città. Nonostante il periodo vacanziero e un mondo politico “distratto” siamo intervenuti per documentare e analizzare queste problematiche, proponendo anche delle soluzioni guardando al rispetto del “diritto alla città”. Domani inizierà il Festivaletteratura e migliaia di visitatori, appena fuori dalla zona centrale, si troveranno di fronte a veri e propri mostri di cemento, monumenti all’ultimo decennio di speculazione edilizia e ad una cattiva politica amministrativa; suggeriamo alcuni link per riepilogare quanto sta succedendo.

➥ Il cantiere di piazzale Mondadori è lì fermo da otto anni. Al posto dell’utile autostazione Mantova si ritrova un vero e proprio “buco” nel proprio tessuto urbano che, anche se completato, risulterebbe essere l’ennesimo magone di cemento predestinato all’abbandono. ( http://bit.ly/1d7MiQb )

➥ Il caso Esselunga: il contestato ipermercato del centrodestra nato sull’idea dell’Ipercoop del centrosinistra ( http://bit.ly/1t3XSFW ). A metà estate arriva la proposta-Frankenstein di “risolvere” i problemi innestando l’iper sull’area del cantiere infinito di piazzale Mondadori ( http://bit.ly/1B9AdHo ).

➥ Poi c’è l’area ex-ceramica abbandonata e il cantiere del palagiustizia (centrosinistra) poi cittadella dei servizi (centrodestra) di Fiera Catena: anche qui degrado, cemento. Uno spazio per topi e rane; ne abbiamo parlato insieme alle ipotesi di apertura del cantiere del progetto ex lago-Paiolo: nonostante manifestazioni e la raccolta di migliaia di firme dopo anni riemerge la voglia di cementificare 110mila ettari di verde, ma con parti politiche inverse ( http://bit.ly/Z5rTdU ).
Senza contare la “valle dei templi” abbandonati di Valdaro e le grandi fabbriche chiuse che completano la vista del turista festivaliero.

➥ In tutto questo ci sono anche esempi positivi: a Lunetta cittadini e associazioni collaborano da tempo al miglioramento dal basso del quartiere e, senza tante parole, insieme, abbiamo avviato la riqualificazione e la messa in sicurezza di un altro mostro edilizio: il cantiere #exCemi ( http://bit.ly/1tWcl7D ).

Per noi la priorità è ripartire da questi problemi: la città, i quartieri e tutti i loro abitanti non possono aspettare oltre.

L’estate del partito del cemento

In questa fine estate sfiera cteatenai è ricominciato a parlare di due speculazioni edilizie, una più degradante dell’altra. Nel quartiere di Fiera Catena c’è uno dei migliori manifesti elettorali a cielo aperto di Mantova: un cantiere abbandonato, uno scheletro di cemento con le fondamenta allagate in cui prosperano rane e topi. Il centrosinistra vi ipotizzava un palagiustizia, il centrodestra voleva ridimensionarlo in una cittadella dei servizi; il simbolo del trasversale partito del cemento dalle idee piccole e dalle grandi betoniere che è saldamente al potere da anni. Nessuna riflessione è stata fatta sul valore storico-culturale del borgo della “fiera”, delle sue case e della sua gente. Niente nemmeno sulla ex-ceramica che, sull’esempio del Parco Dora di Torino, potrebbe diventare un piccolo spazio aggregativo che ibrida le vecchie strutture industriali con campetti sportivi e luoghi culturali.
La stampa locale ci informa inoltre del fatto che il centrosinistra di Comune e Provincia è contrario all’attuazione del piano edilizio Te-Brunetti/Nuovo Ospedale (area ex-lago Paiolo) che, invece, l’attuale maggioranza di centrodestra potrebbe avviare limitandosi, per ora, alla sola parte commerciale/direzionale.
Qualcosa non torna: nel 2009 il progetto fu approvato dall’amministrazione Brioni con una parziale opposizione del centrodestra, della sinistra e di diverse associazioni e comitati protagonisti di raccolte di migliaia di firme e manifestazioni. Una immensa opera di speculazione edilizia di 100mila metri quadrati: quattro edifici di otto piani con destinazione commerciale, direzionale e residenziale e di altri edifici a tre piani che ospiteranno negozi al piano terra e, sopra, alloggi e uffici. Oltre trecento gli appartamenti da realizzare: altra edilizia abitativa nella città che vanta oltre cinquemila alloggi sfitti e centinaia di vetrine abbandonate. Cinque anni dopo i cantieri non sono mai partiti, ma il centrodestra ha cambiato idea e il centrosinistra, nel gioco delle parti pre-elettorale, si dichiara formalmente contrario all’operazione.

Questi sono i temi concreti con cui avvicinarsi alle elezioni,  le prospettive future su cui creare confronto politico. Ma come è possibile farlo se diversi “nomi” che girano sono stati interni al problema? Come può emergere una idea diversa di città quando il dibattito politico è basato esclusivamente sulla ricerca del “cavallo vincente”?
Nel frattempo noi tutti stiamo pagando anni di partito del cemento dove un regime monopartitico ha disegnato una nuova Mantova: più grigia e sfigurata dalla cementificazione.