Una tonnellata di arance solidali

gasfbA San Benedetto Po sono arrivate oggi, venerdì 25 marzo, una tonnellata di arance divise in oltre un centinaio di casse ed alcuni prodotti tipici calabresi ordinati dal Gruppo di Acquisto Solidale “Il Filo di Paglia” organizzato dall’associazione eQual, a cui hanno partecipato anche i soci del Manto-Gas e il circolo Arci Fuzzy di #Mantova.

Dopo gli ordini di pasta, birre artigianali e caffè, questo è uno dei primi ordini che viene spedito a Mantova direttamente da Rosarno dalla neonata cooperativa “Mani e Terra” che raccoglie l’eredità dell’associazione SOS Rosarno consolidandone l’esperienza all’insegna della giustizia sociale e della sostenibilità ambientale. Attraverso l’organizzazione di un Gruppo d’Acquisto si possono avere beni di consumo di qualità, etici e ad un prezzo contenuto. La pratica dell’acquisto collettivo di beni di consumo, con un approccio critico al meccanismo di imposizione dei prezzi da parte delle catene di supermercati ai produttori, è in espansione anche in Italia ed evidenzia come sempre più spesso le persone comuni, unite, possono e vogliono fare la differenza, anche attraverso scelte quotidiane consapevoli.

L’acquisto in gruppo, inoltre, contribuisce ad abbassare considerevolmente il prezzo dei prodotti, a vantaggio di chi acquista. Il paniere scelto dagli attivisti dell’Associazione eQual comprende solo fornitori riconosciuti come promotori di una visione etica volta a tutelare la dignità dei lavoratori e la sostenibilità ambientale. Con il Gruppo d’Acquisto Solidale vogliamo contribuire ad ampliare il raggio d’azione delle buone pratiche che possono aiutarci a migliorare questo mondo, anche attraverso piccoli gesti.

Per il ritiro dei prodotti ordinati, l’appuntamento è per il tardo pomeriggio di oggi, dalle 18.00 alle 20.00, presso la sala-bar del Circolo Arci Primo Maggio di San Benedetto Po, via Trento 9.

Il prossimo ordine imminente sarà quello di saponi per il corpo e prodotti per la casa mentre per quanto riguarda birra, pasta e caffè le ordinazioni ricominceranno il 24 aprile e proseguiranno fino all’8 maggio. Per informazioni: gas.ilfilodipaglia.equal@gmail.com

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Dal lavoro degno alla spesa giusta – San Benedetto Po

sbpodegnaDAL LAVORO DEGNO ALLA SPESA GIUSTA
ieri sera a San Benedetto Po

Più di 1100 km separano Mantova dalla piana di Rosarno, ma queste distanze non significano nulla quando si combatte insieme per la giustizia sociale e ambientale contro lo sfruttamento e l’arroganza di chi vorrebbe anteporre il profitto cancellando diritti e dignità. È quello che abbiamo pensato ieri sera a San Benedetto Po durante l‘evento-cena “Dal lavoro degno alla spesa giusta” durante il quale, grazie alle parole di Peppe Pugliese, abbiamo conosciuto la realtà di SOS ROSARNO e la sua storia. Durante la serata sono stati inoltre consegnati i prodotti acquistati collettivamente tramite il Gruppo di acquisto solidale “Il Filo di Paglia”, un progetto nato per migliorare la realtà anche facendo la spesa, scegliendo insieme le realtà che rispettano l’ambiente e i diritti dei lavoratori, uscendo dalla logica che ci vorrebbe semplici consumatori in balia della grande distribuzione organizzata.

Un ringraziamento speciale a chi ha partecipato, a tutti gli attivisti/e che hanno reso possibile la serata e al Circolo Arci Primo Maggio per l’ospitalità.

Per maggiori informazioni sul Gruppo di Acquisto Solidale e per partecipare ai prossimi acquisti,, scrivere a gas.ilfilodipaglia.equal@gmail.com

Vel-ENI: la svendita di Versalis

Senza titolo-1La vicenda Versalis che porterà alla svendita di azioni pubbliche da parte di ENI e che apre una fase di incertezza per migliaia di lavoratori mantovani, non avviene all’improvviso.

Nel luglio 2014, in piena estate e nel silenzio della politica locale, eravamo intervenuti per “unire i puntini” di fatti apparentemente scollegati tra loro. È infatti in corso un lento processo di privatizzazione del colosso energetico, iniziato nel 1995. Una volta al potere, Renzi ha promosso Emma Marcegaglia (nota sostenitrice della privatizzazione) a capo della multinazionale del cane a sei zampe; la sorella di un industriale che ha patteggiato milioni di euro per un processo legato a tangenti ad Enipower ed ex-presidente della Confindustria che, sempre a luglio 2014, chiedeva la cessione di nuove quote azionarie di Eni. Già nel 2012 al battesimo di Versalis si iniziava a parlare concretamente di “liberare risorse” per “risollevare gli stabilimenti in crisi” con esplicito riferimento a quelli italiani ed europei. Ed arrivò l’annuncio per investimenti da 50 miliardi di euro per il gas del Mozambico che si accompagnava all’annuncio dello stop ai finanziamenti per la raffineria di Gela.
Ora la vendita avanza e nel mirino di Eni c’è Versalis: la multinazionale energetica sembra essere più interessata all’esplorazione ed estrazione di petrolio e gas rispetto al settore strategico della chimica di base. L’annuncio dell’amministratore delegato di Eni, De Scalzi relativo alla “ricerca di una partnership per Versalis”, tradotto in soldoni, significa la vendita della maggioranza delle azioni ad una multinazionale privata; un affare che sa di svendita. E purtroppo il cerchio della lenta privatizzazione iniziato vent’anni fa non è nemmeno chiuso. Un trasferimento di proprietà di Versalis, inoltre, crea le condizioni per una crisi senza precedenti: lo stabilimento farebbe ovviamente parte del pacchetto in svendita e non ci sono garanzie per la tenuta del processo produttivo. Questo ha messo in allarme i sindacati e destato preoccupazione tra i 960 dipendenti di Versalis e le centinaia di lavoratori dell’indotto a cui siamo vicini e che sosterremo attivamente nelle loro mobilitazioni.
Piccoli gruppi di azionisti e manager brindano ai loro guadagni, mentre la maggior parte della popolazione sta vivendo una situazione drammatica: il territorio mantovano ha già sopportato il peso di diverse crisi aziendali e, specialmente nelle aziende di grandi gruppi societari, è stata martoriata da una strategia di annientamento che colpisce i lavoratori, la produzione e l’ambiente. Un “capitalismo straccione” che da vent’anni prosegue senza sosta un pericoloso binomio di delocalizzazioni e dismissioni di capitale pubblico che sta asportando gli organi vitali dell’economia di questo Paese e della nostra città.

L’invasione delle multinazionali – Stop TTIP

[Appello delle associazioni di Mantova contro la firma del TTIP]

Mentre l’obiettivo è puntato in Brasile in attesa del prossimo gol di Balotelli, o pronto a cogliere l’ennesimo duello dialettico tra Grillo e Renzi, una nebbia silenziosa avvolge un Trattato segreto tra le due sponde dell’Atlantico (TTIP). E’ un puzzle che si sta componendo: un mercato libero, libero da tutti i vincoli che ancor oggi frenano la corsa ai profitti delle multinazionali e delle grandi banche. Giornalisti e cittadini sono tenuti all’oscuro e pare anche le autorità politiche degli stati europei, a differenza delle multinazionali che godono di piena libertà di accesso ai testi del TTIP.

Eppure proprio stati e cittadini sono direttamente coinvolti. Perché il Trattato stabilisce le regole a cui tutti devono attenersi, adattando e modificando le loro legislazioni statali su tutti i campi da cui le multinazionali possono trarre profitto. Chi non si piega verrà trascinato dinanzi a tribunali privati, chiusi al pubblico, che emetteranno giudizi inappellabili e costosissimi. Sono già in azione.
Nella copertina del settimanale Internazionale del 24 aprile scorso si legge “sempre più spesso le multinazionali portano in tribunale gli stati. Vogliono leggi che non ostacolino più i loro affari o risarcimenti miliardari. E vincono sempre”. Cioè: i cittadini pagano sempre. Questa è l’ispirazione del trattato di fronte al quale costituzioni e legislazioni dei singoli stati devono cedere il passo. Già vent’anni fa si è tentato di imporre una libertà di mercato così intesa. Fu proprio la pubblicazione e diffusione dei documenti e la reazione che ne scaturì che congelò quella manovra.
Ecco alcuni esempi di quanto la cosa interessi a tutti.
Alimentazione: liberalizzazione di prodotti USA vietati in Europa: gli scaffali dei nostri supermercati carichi di alimenti geneticamente modificati (OGM), di carne di maiale e manzo trattati con ormoni, di polli disinfettati col cloro, di prodotti tipici italiani copiati altrove, ma senza l’indicazione di provenienza. Potremo sognarci il “compra locale” e il “Km zero”: la loro protezione violerebbe le norme internazionali del libero commercio. E tempi duri per gli agricoltori europei, perché le estensioni medie delle aziende agricole USA sono circa 13 volte più grandi di quelle europee (169 ettari contro 12,6). Dei 13 milioni di coltivatori europei, contro i 2 milioni di americani, quanti perderanno il posto e quante piccole imprese agricole dovranno chiudere?
Ambiente e salute: dopo l’esperienza della “mucca pazza” la Comunità Europea ha introdotto il “principio di precauzione”, cioè che occorre valutare prima le possibili conseguenze negative per la salute di persone e territori. Ora, la libertà pretesa dalle multinazionali implica la facoltà di occupare i territori per produrre gas di scisto con la fratturazione idraulica di rocce e terreni (fracking), da cui derivano gravi conseguenze sanitarie e ambientali (fuoriuscita di gas metano con rischio di esplosioni, elementi radioattivi nei pozzi acquiferi, possibili scosse sismiche localizzate).
Servizio sanitario nazionale: TTIP obbligherebbe gli Enti Pubblici a trattare su un piano di uguaglianza le imprese locali e i gruppi multinazionali, ivi compreso l’accesso ai finanziamenti pubblici destinati ai fornitori. Le grandi imprese avrebbero un vantaggio competitivo sulle nostre di dimensioni inferiori. Così i cittadini contribuirebbero a finanziare le multinazionali per le prestazioni rese al proprio servizio sanitario nazionale.
E il lavoro? L’esperienza del trattato NAFTA, che risale a 20 anni fa, ha prodotto negli USA e nel Messico un incremento di profitti per le élite degli affari, ma un netto peggioramento delle condizioni di lavoro su entrambi i versanti della frontiera e più disoccupazione negli USA.
Sono solo alcuni esempi tra i tanti. Ma che rimane del po’ di democrazia che ancora abbiamo se dovesse passare questo dominio assoluto del mercato, libero solo per le multinazionali, non certo per i cittadini e gli stati? Noi associazioni ci uniamo per rompere il silenzio sul TTIP e chiediamo a tutti coloro che hanno responsabilità politiche, economiche, sindacali e professionali, di far uscire allo scoperto quanto sta accadendo. Subito, prima che sia troppo tardi, perché si parla della chiusura della trattativa e della firma entro l’autunno prossimo. Subito, perché abbia ancora un senso il parlare e il credere che esistono beni comuni che non possono essere consegnati alla voracità ottusa di un profitto senza limiti e privo di umanità.

Emergency; LAV Lega Anti Vivisezione; FIAB; Università Verde; Centro Bruno Cavalletto; Coordinamento soci di Banca Etica; Acqua Bene Comune; eQual; Libertà e Giustizia; ACLI; GAStiglione Alegre; Manto-GAS/Gruppo Acquisto Solidale; Libera; Cooperativa Il Mappamondo