Primo Maggio eQualitario

mai2017Quest’anno il nostro primo maggio torna alle origini di condivisione e festa. A Quingentole in riva al Po, per la Festa dei Lavoratori 2017 all’insegna della tradizione e del futuro: la tradizione di un evento celebrato “come una volta”, unita al futuro di libertà, solidarietà e giustizia sociale da conquistare.

Dalle 11 ci sarà spazio per tutte le possibilità: per chi vorrà prenotarsi (*) prepareremo grigliata di carne o vegetariana (con un piccolo contributo per la spesa), per chi invece volesse aggregarsi all’ultimo e/o preferisse non delegare la “nobile arte della griglia”, sarà a disposizione la “griglia libera” con le braci mantenute ardenti per tutto il pomeriggio!

Per brindare acqua e vino (ovviamente rosso)!

In clima di condivisione, oltre alla possibilità della griglia aperta, invitiamo tutti/e a partecipare attivamente portando cibi (torte salate, dolci, etc) o bevande da condividere insieme! Ci sarà la possibilità di sedersi a tavola ma anche tanto spazio per stendere teli.

Nel pomeriggio possibilità di escursione sul fiume con la #StaffettadelPo

* – PER PRENOTARTI PER LA GRIGLIATA CONTATTACI TRAMITE LA PAGINA FB, CON UNA MAIL A GRUPPOEQUAL@GMAIL.COM OPPURE CON SMS/MESSAGGIO WA AL 3405759764.

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REFERENDUM: APPELLO DEI GIOVANI PER UN NO SENZA ETÀ

appelloCon questa lettera vogliamo parlare alle generazioni che ci hanno preceduto, quelle che dopo la dittatura e la guerra hanno lottato duramente per costruire una democrazia basata sulla libertà e sulla giustizia sociale; ci rivolgiamo alle donne e agli uomini che hanno visto tradite quelle speranze di cambiamento. Siamo studentesse, studenti e giovani lavoratori/trici, la generazione cresciuta con gli ultimi brandelli di stato sociale e che oggi vive una precarietà sociale ed esistenziale. Un’istruzione pubblica di qualità ed un lavoro che ci permetta di vivere dignitosamente, oggi, sembrano miraggi.

Nonostante questa difficile situazione noi non ci lasciamo andare alla rassegnazione e al disimpegno e, per questo, il 4 dicembre al referendum costituzionale voteremo No: lo faremo per salvaguardare la nostra bella Costituzione, che andrebbe pienamente applicata invece di essere “riformata”, e per esprimere una critica a come è ridotta la democrazia nel nostro paese; negli ultimi anni la politica ha infatti generato sfiducia nell’elettorato, emanato leggi in modo sempre più sordo alle richieste dei cittadini e ridotto gli spazi reali di partecipazione. Lo diciamo chiaramente: non ci interessano le polemiche dei vari attori della politica che fanno la loro triste opposizione per convenienza elettorale, la nostra è una scelta basata sulle nostre vite e di quelle di chi ci ha preceduto.

Voi avete vissuto gli anni difficili della ricostruzione, quando si lavorava a giornata per una miseria, c’erano pochi diritti e solo doveri, e il padrone faceva il bello e il cattivo tempo. Erano gli anni in cui le forze della destra reazionaria insultavano la Costituzione nei comizi, la consideravano una “trappola” e pensavano a come sabotarla per togliere potere ai cittadini. Siete stati voi a protestare giustamente contro la “Legge Truffa” del 1953, che mirava a consolidare con l’inganno il potere del partito di governo. Questo, purtroppo, è tornato ad essere anche il nostro tempo: si lavora “a gratis” o coi voucher perché i diritti dei lavoratori li hanno cancellati, oltre alla riforma Costituzionale che rafforza il potere dell’esecutivo togliendo spazi reali ai cittadini, c’è anche l’Italicum, una legge elettorale che come effetti va ben oltre la truffa degli anni Cinquanta; oggi ci sentiamo indignati esattamente come lo eravate voi e non abbiamo più forze politiche credibili di riferimento.

Abbiamo però una data, il 4 dicembre. Quel giorno, tutti insieme, giovani e meno giovani, con il “No” sulla scheda del referendum, potremo scrivere una nuova storia che racconta di come milioni di persone hanno detto basta ad un sistema ingiusto e corrotto, per iniziare un nuovo percorso di libertà.

firmatari:

Emanuele Bellintani – giornalista
Luana Grossi – lavoratrice
Omar Savoia – operaio
Andrèe Bartoli – studentessa universitaria
Pietro Devincenzi – Tecnico industriale
Marco Rossi – studente universitario
Nicola Bonardi – impiegato
Oscar Porcelli – studente universitario
Genny Battesini – operaia
Andrea Beltrami – studente scuola superiore
Chiara Bellintani – studentessa scuola superiore
Tamara Marchi – studentessa universitaria
Riccardo Allari – operaio
Alice Balasini – studentessa universitaria
Antonio Lui – impiegato
Luna Furghieri – studentessa universitaria
Nicola Malavasi – studente universitario
Beatrice Quaini – commessa
Giovanni Varelli – docente universitario
Kinzy Grizzi – studentessa scuola superiore
Salvatore Massimino – Volontario Servizio Civile

 

25 Aprile: Resistenze

resistenzewebQuest’anno è il settantesimo anniversario del diritto di voto alle donne: oltre alla Liberazione dal nazi-fascismo ricordiamo quindi la resistenza di milioni di uomini e soprattutto di donne in marcia ad ogni angolo del pianeta.  Sono le partigiane italiane del 1945 come le combattenti curde di Kobane, o ancora le guerrigliere sandiniste nel Nicaragua del 1979, come le militanti spagnole nella guerra del 1936; sono le donne in fuga dalla guerra e quelle che ogni giorno resistono sul posto di lavoro. Decenni di lotte, resistenze e liberazioni, una comunità che supera i confini e congiunge le epoche, la comunità di chi combatte fascismi, nazionalismi e integralismi religiosi per l’uguaglianza, la giustizia sociale e la libertà dei popoli.

Siamo tutte e tutti chiamati ad essere i testimoni di una storia e di un’idea di riscatto che le nostre madri e le nostre nonne, insieme a tutti i caduti per la libertà, ci hanno lasciato in eredità. Per questo l’antifascismo oggi non è però una posizione morale o un ricordo astratto, ma uno strumento per una critica dello stato attuale della democrazia: davanti ai nostri occhi c’è la Costituzione fatta a pezzi da un potere politico sordo e sempre più autoritario. Spaventano le politiche di un’Europa che colpisce i profughi in fuga da catastrofi e miseria e stringe accordi economici con Paesi che finanziano il terrorismo. Vengono scritte leggi contro i lavoratori che annientano i diritti acquisiti dal dopoguerra in avanti e continua l’avanzare della peste della guerra tra poveri che vuole dividere cittadini egualmente sfruttati in base al colore della pelle e alla provenienza; con intorno il riemergere di neonazismi e nazionalismi come inquietanti fantasmi del passato.

In un’epoca di barbarie globale come la nostra, proprio adesso il lascito ideale della Resistenza e di tutte le resistenze si fa più importante, perché ci consegna, intatte e inattaccabili, idee di giustizia sociale, di impegno e di libertà che rappresentano una luce nel buio dei nostri tempi.

 

Lavoro: un nuovo attacco ai diritti di tutti

renzithatcherDopo sette anni di crisi economica l’argomento principale per il rilancio dell’economia e dello sviluppo del Paese passa ancora una volta per la “riforma” dello statuto dei lavoratori e l’abolizione dell’articolo 18, accompagnato a braccetto dall’ennesimo attacco all’idea stessa di sindacato dei lavoratori. Siamo alle battute finali di una guerra iniziata trent’anni fa con l’abolizione della scala mobile, senza la quale, avevano detto, si sarebbero risolti tutti i problemi economici del paese. Fu invece l’inizio di una vera e propria controrivoluzione, che lentamente doveva cancellare tutti i diritti acquisiti dal dopoguerra fino alla fine degli anni ’70.
Da più di vent’anni tutto lo statuto dei lavoratori, frutto di una intensa stagione di lotte operaie, viene ideologicamente e sistematicamente preso a picconate mediatiche da un insieme di forze sociali, economiche e politiche che invocano più “libertà”: di fatto la solita libertà di sfruttare e di fare profitto sulla pelle di milioni di lavoratori, italiani ed immigrati.
Nell’ultimo decennio, il tema dell’articolo 18 e della sua cancellazione, è stato cavalcato da politici, industriali ed economisti liberisti, e questo ennesimo attacco, stavolta, parte direttamente nel campo del “centrosinistra” renziano, tra le mani di un non-eletto che sembra voler regolare i conti una volta per tutte con il mondo del lavoro. C’è da chiedersi che fine ha fatto quella sinistra politica e sindacale, capace di ribadire la cosa più semplice possibile: invece di togliere i diritti a chi li ha, bisogna aumentarli per tutti i lavoratori, creando una vera uguaglianza al rialzo e non al ribasso come vorrebbe il solito capitalismo straccione. Ciò che sta accadendo è ben lontano dall’idea di equità e giustizia sociale.
Invece di pensare ad investimenti seri, a bloccare le delocalizzazioni, a valorizzare e rilanciare ciò che è rimasto di pubblico nell’industria e nei servizi (trasporti, telecomunicazione, energia, ecc…) senza smembrarla e darla in pasto al libero mercato,  e altre manovre sicuramente non rivoluzionarie ma di certo votate a far ripartire l’economia ed il lavoro, vengono scritti i Jobs Act, pseudo-riforme che mirano a precarizzare all’estremo le condizioni contrattuali e a spingere all’esasperazione l’idea della competizione.
I lavoratori, la macro-categoria che più di tutte sta pagando la crisi, vengono spinti a stare l’uno contro l’altro; operai contro “fannulloni” pubblici, “garantiti” contro precari, giovani contro vecchi,sindacalizzati contro non sindacalizzati e, ovviamente, italiani contro stranieri. Oltre venti milioni di persone puntualmente e sistematicamente educate alla guerra tra poveri. Individuati i veri avversari, le loro parole d’ordine e le loro strategie, possiamo invece unirci, resistere e pensare alla ‘controffensiva’ prima che sia troppo tardi.

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2 giugno e la Repubblica che vogliamo: solidarietà, partecipazione e giustizia

Il 2 giugno 1946 nasceva la nostra Repubblica, fondata sui valori della Resistenza, concretizzati e resi espliciti poi nella Costituzione repubblicana. Quegli stessi valori sono più che mai attuali, eppure, a settant’anni di distanza, stiamo assistendo ad una rimozione dei … Continua a leggere