31.3 – Diritti al lavoro

fana★ D I R I TT I AL L A V O R O
Basta precarietà: combattiamo chi distrugge il lavoro!

★ VENERDì 31 MARZO a Mantova, P.zza S. Leonardo 1 (Sala delle Cappuccine)

con MARTA FANA
Dottore di ricerca in economia all’Istituto di studi politici di Parigi
e ALESSANDRO PAGANO
segretario regionale FIOM Lombardia
– modera l’incontro Igor Cipollina, giornalista Gazzetta di Mantova.

★ Non ci sono narrazioni che tengano: il Jobs Act ha fallito. A pagare sono stati i cittadini, lavoratori e disoccupati: prima con la perdita di diritti e garanzie, poi con i soldi pubblici (circa 20 miliardi di euro) regalati alle imprese che delocalizzano e sfruttano, fondi “rubati” a sanità, servizi e pensioni. I responsabili sono gli stessi politicanti che ogni giorno provano a metterci gli uni contro gli altri, a convincerci ad essere flessibili e a lavorare “a gratis”. Tagliano diritti e tutele e poi cercano di imporci il ricatto del lavoro contro salute e tutela ambientale. La nostra pazienza è finita ormai da un pezzo.

C’è chi dice no: in tutta Italia ci sono centinaia di vertenze, scioperi e mobilitazioni. E’ necessario far crescere questa resistenza collettiva. Non è un caso che al Governo stiano tentando di “disinnescare” il referendum su voucher e appalti: vogliono evitare che diventino un altro simbolo di questo sistema ingiusto da abbattere. Il passo indietro del Governo è un inizio, ma non basta.

Vogliamo l’abolizione del Jobs Act e il ripristino dell’articolo 18 per tutti/e, vogliamo un grande piano di investimenti pubblici che crei lavoro e migliori i servizi essenziali come sanità, istruzione e mobilità. Contro il ricatto di precarietà e disoccupazione, vogliamo che il lavoro sia ripartito tra tutti e con salari adeguati. Vogliamo uno Stato che stia dalla parte dei cittadini e dei lavoratori e non a braccetto con affaristi, speculatori e sfruttatori. Vogliamo democrazia e vogliamo giustizia sociale! Vogliamo mobilitarci e lottare per attuare un processo di decisione popolare sulle politiche lavorative del governo. Basta con le riforme calate dall’alto!

Associazione eQual

L’8 marzo e le maledette discriminazioni sul lavoro

Nel 1908 una conferenza tenuta dal Partito socialista di Chicago prese il nome di “Woman’s day” e al suo interno si discusse dello sfruttamento compiuto dagli industriali ai danni delle operaie costrette a salari da fame e orari di lavoro massacranti, vittime di discriminazioni sessuali ed escluse dal diritto di vot. Nel 1910 l’Internazionale socialista riunita a Copenaghen decise di istituire una giornata alla fine di febbraio dedicata alla rivendicazione dei diritti delle donne. Nel 1917, durante la prima guerra mondiale e in risposta a due milioni di soldati russi morti in guerra, le donne russe scioperarono richiedendo “pane e pace”. Nonostante l’opposizione dei leader politici le donne non si fermarono. Il resto è storia: quattro giorni dopo lo Zar fu costretto ad abdicare ed il governo provvisorio concesse alle donne il diritto di voto. Quella storica domenica cadeva il 23 febbraio del calendario giuliano allora in uso in Russia, corrispondente all’8 marzo del calendario gregoriano. La connotazione fortemente politica e antimilitarista della Giornata della donna, contribuì alla perdita della memoria storica delle reali origini della manifestazione.

Oggi, nonostante il tempo trascorso e l’evoluzione del ruolo delle donne nell’ambito della partecipazione sociale, lavorativa e politica, resta ancora molta strada da fare. Nel mondo del lavoro, nonostante la crisi abbia paradossalmente ridotto il divario di genere (nel periodo 2007/2014 il tasso di occupazione maschile è passato dal 70% al 64% mentre quello femminile si è mantenuto più o meno stabile dal 46,6% pre-crisi al 46,2%), le condizioni delle lavoratrici restano peggiori di quelle dei lavoratori per salario, sottoccupazione e sovra-istruzione. Nessun miglioramento del lavoro delle donne, semplicemente la condizione di lavoro maschile peggiora più di quella femminile. Il Global gender gap report del World Economic Forum che misura il divario di genere nel mondo piazza l’Italia al 41esimo posto su 145 paesi. E se guardiamo alle opportunità economiche delle donne, solo Turchia e Malta fanno peggio di noi in Europa.

Una italiana in media guadagna 0,47 centesimi per ogni euro guadagnato da un uomo. Una donna su quattro lascia il lavoro quando aspetta un figlio, In Italia dopo la maternità continuano a lavorare solo 43 donne su 100. Le donne più degli uomini sono relegate nello svolgimento di lavori con contratti precari e con part-time spesso involontari. Combattono con la discontinuità lavorativa, a causa della difficile conciliazione tra lavoro e famiglia, che si traduce spesso in una scelta dolorosa fra lavoro e famiglia, e che si riflette negativamente anche nell’età pensionabile, con pensioni più basse del 40% rispetto a quelle degli uomini.

Si regalano ancora le mimose ma si dimentica che queste erano considerate “sovversive” in quanto simbolo di lotta operaia femminile; nell’immediato dopoguerra le donne venivano arrestate e incarcerate per un gesto che oggi appare “banale” agli occhi di certa intellighenzia progressista e un modo furbo di cercare consenso per forze politiche che con l’emancipazione della donna non hanno nulla a che spartire. Possiamo continuare a “dirlo con un fiore”, certo, senza dimenticare che una società iniqua che ancora discrimina le donne dal punto di vista sociale e lavorativo, è una società che va rovesciata a partire dalle fondamenta.

MANTOVA: LAVORO SOTTOPAGATO TRAVESTITO DA “STAGE”

MANTOVA: LAistitutVORO SOTTOPAGATO TRAVESTITO DA “STAGE”
in via Roma si riesuma una formula regionale che “istituzionalizza” la precarietà

Quando il Comune di Mantova ha annunciato progetti di politiche attive del lavoro abbiamo subito avanzato proposte precise per evitare che si ripetessero i fallimenti del passato, frutto di scelte che hanno puntano all’aumento della precarietà e del lavoro sottopagato. Purtroppo siamo rimasti inascoltati.

Le politiche attive del lavoro degli ultimi anni stanno rendendo sempre più strutturale la precarietà, plasmando la persona per abbatterne le aspettative e i diritti, e renderla merce a basso costo con lavori sottopagati e “freejob”. La disoccupazione sul territorio mantovano, al netto delle statistiche che definiscono occupato chi lavora per pochi voucher a settimana, ha ormai superato il 10% con una crescita preoccupante della fascia tra i 24 e i 34 anni. Oggi molte, troppe realtà imprenditoriali offrono “stage” per poche centinaia di euro e senza tutele. Invece di una proposta radicalmente alternativa, il Comune di Mantova importa il format già visto con “Garanzia Giovani” che, dietro alla formula del “tirocinio formativo”, nasconde altre storie di lavoro sottopagato.

Della “paghetta” mensile di 500 euro prevista per i tirocinanti, 200 euro li metterà la Regione e 300 l’ente Comunale: con questo sistema il privato potrà contare su lavoro a costo zero per 4/6 mesi pagato esclusivamente con i soldi dei contribuenti. Tutto questo per creare “occupabilità” e non occupazione reale: l’amministrazione ha già messo le mani avanti abbassando le stime sui risultati previsti per i 130 tirocinanti. Dopo i contratti precari, i voucher, gli studenti in alternanza scuola-lavoro, gli stage con (o senza) il rimborso spese e Garanzia Giovani, ora si aggiungo i “tirocini” del Comune: perché mai un imprenditore dovrebbe assumere qualcuno/a con un contratto equo quando può contare su tutte queste possibilità di assumere manodopera a basso (o bassissimo) costo? Chi ha più di 29 anni o non rientra in questi “programmi” si ritrova a dover competere in un mercato del lavoro stagnante e che obbliga a dover barattare i diritti per paghe al ribasso.

Oggi la precarietà dilaga e diventa sfruttamento dove c’è un bisogno disperato di lavoro; per questo da una amministrazione di centrosinistra sarebbe stato lecito aspettarsi qualcosa di diverso rispetto all’esistente: una paga più consistente per il giovane lavoratore (anche oltre i 29 anni), senza offrire manodopera a costo zero alle aziende, unitamente ad un progetto di ampio respiro per garantire l’occupazione. Con questi “tirocini formativi”, purtroppo, assistiamo invece ad una pericolosa istituzionalizzazione della precarietà.

BASTA IPOCRISIE: IL 40% DI DISOCCUPAZIONE GIOVANILE È UN CRIMINE

BASTA IPOCRISIE: IL 40% 40percentoDI DISOCCUPAZIONE GIOVANILE È UN CRIMINE
Il suicidio del 22enne senza lavoro rappresenta il malessere di una generazione derubata

Abbiamo letto tutte e tutti la notizia del giovane ventiduenne che ha scelto di togliersi la vita dopo mesi passati a cercare inutilmente un lavoro. Questa morte parla del paese reale che vede il futuro sgretolarsi, un diktat finanziario alla volta. Basta ipocrisie: è necessario agire prima che ci ammazzino tutti.

Le cronache politiche ci parlano ogni giorno di un sistema corrotto e ingiusto dove la diseguaglianza è diventata legge. Le destre per una manciata di voti in più gonfiano odio xenofobo contro gli ultimi, mentre il centro-sinistra pensa a come ritrovare le poltrone e salvare le banche degli amici. Eccola la favola di Renzi che raccontava la “bellezza” del jobs act e il suo sogno di arrivare al 40%: ci è arrivato con la disoccupazione giovanile, altro che voti. Oltre i confini gli squali dell’Unione Europea impongono altra austerity quando ormai il treno della globalizzazione si è già schiantato arricchendo pochi e lasciando nella miseria il grosso della popolazione.

Fuori da ogni teatrino televisivo o narrazione allucinata, questa è la realtà che va avanti da anni: il suicidio del giovane disoccupato è un crimine commesso dalla vecchia politica e dall’economia. Nel mantovano la disoccupazione ha superato il 9% con un peggioramento netto nella fascia tra i 24 e i 35 anni. Diciamo basta alla retorica del lavoro sottopagato sotto forma di “stage formativi” e del “bisogna accontentarsi anche delle briciole”. Diciamo basta anche alla narrazione del “basta crederci” o aprire una moderna “startup” per far arrivare soldi e successo: questo falso sogno è un incubo per milioni di lavoratori.

Non vogliamo più piangere morti suicidi per la crisi, né doverci accontentare delle briciole di sfruttamento o di vivere a voucher. Uniamoci, organizziamoci per resistere e ribaltare un tavolo truccato dove si continua a scommettere e speculare sulle nostre vite.

Poletti vattene!

 polettiIl Paese non soffrirà a non averti più tra i piedi

Questo pomeriggio abbiamo voluto rispondere alle parole di Poletti. Non lo chiamiamo Ministro perché non lo riconosciamo più come tale. Questo “signore” è tra i responsabili del Jobs Act e della liberalizzazione dei voucher. Da quando è al Governo ne sono stati venduti oltre 265 milioni.

Lui e il governo Renzi, in linea con i governi dell’ultimo ventennnio, hanno sistematicamente tolto diritti ai lavoratori e spostato oltre 20 miliardi di euro dai salari ai profitti; hanno tagliato i fondi a scuola e università, approvato la buona scuola e firmato accordi con Mc Donald’s per mandare gli studenti a friggere patatine, chiamando “tirocinio formativo” il lavoro non pagato.
Nonostante la sonora bocciatura al referendum del 4 dicembre, nonostante i fallimenti evidenti delle politiche del lavoro (sfruttato e precario) introdotte in questi anni, con la battuta sui giovani espatriati per cercare lavoro, Poletti abusa ancora della nostra pazienza.

Ora basta: Poletti si deve dimettere ed il Paese non soffrirà a non averlo più tra i piedi.

REFERENDUM: VINTA UNA BATTAGLIA GIUSTA

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La Costituzione è salva ancora una volta, ora applichiamola.

Questi mesi in prima linea sono stati faticosi, ma il risultato storico di domenica ripaga di tutte le fatiche. Come dieci anni fa il tentativo di manomettere pesantemente la Costituzione è affondato sotto i colpi di milioni di elettori: adesso mettiamoci al lavoro per vederla applicata.

Il popolo ha vinto e ha travolto uno dei governi più arroganti degli ultimi anni: oggi concretizzare questo risultato significa lottare per i diritti contenuti nella Costituzione e che ieri abbiamo dimostrato di saper difendere. Abolire il Jobs Act e l’utilizzo dei voucher, difendere il diritto alla salute dai tagli e dalle privatizzazioni, riprenderci il diritto ad un ambiente salubre ed eliminare le cause dell’aumento delle disuguaglianze devono diventare le priorità; è ora che gli investimenti pubblici mirino a fare il bene delle collettività e non a riempire le tasche di pochi noti.

Come facciamo da sempre, noi i diritti non li difendiamo solo sulla carta ma nella pratica quotidiana. Anche per questo domenica ha vinto chi dal basso ha costruito e organizzato i comitati e ci ha creduto fino in fondo. Anpi, Arci, Fiom, Cgil, Libertà e Giustizia, sindacati di base, realtà sociali e politiche etc. da nord a sud hanno animato il fronte del no, nonostante l’oscuramento mediatico e politico.

Ha perso il PD con le sue vecchie politiche anti-popolari fatte su misura per Confindustria mentre ridacchiano le destre che hanno provato a cavalcare opportunisticamente questa battaglia, ma sono solo un’altra faccia dell’autoritarismo e della corruzione di questo Paese. Festeggiamo perché dopo due anni di slide e di manganellate, di leggi infami e di sorrisi arroganti, ci prendiamo un momento di gioia collettiva. La situazione è ora in bilico: arrendersi al presente o costruire il futuro; scegliamo quest’ultima opzione sapendo che c’è bisogno dell’aiuto, dell’intelligenza e delle competenze di tutte e tutti. Bisognerà avere coraggio e organizzazione, noi ci siamo.

LAVORO E WELFARE A MANTOVA: NON È UNA SLIDE CHE CAMBIA LA VITA

stageFermiamo l’istituzionalizzazione della precarietà

Il Comune di Mantova ha annunciato di volere spendere 500mila euro in tirocini formativi retribuiti e in incentivi all’assunzione di giovani (16-29 anni) residenti a Mantova in aziende di tutta la provincia. Questo progetto non ha ancora un nome ma negli annunci entusiastici ricorda da vicino la fallimentare “Garanzia Giovani” che ha avuto come unico risultato la spartizione di 1,5 miliardi di euro pubblici tra agenzie interinali private ed imprese (comprese le false cooperative “sociali”).

In questi progetti ai giovani vengono lasciate le briciole, tirocini in aziende che ricevono un lauto sussidio e sulle quali non c’è controllo su orari e mansioni: ci sono testimonianze nel mantovano che raccontano dell’espediente di cambiare il “giovane da inserire” ogni tot mesi per ricevere più fondi regionali ed assicurarsi manodopera a basso costo sotto forma di stage.

Le politiche attive del lavoro degli ultimi anni stanno rendendo sempre più strutturale la precarietà, plasmando la persona per abbatterne le aspettative e i diritti e renderla merce a basso costo con lavori sottopagati e “freejob”. La disoccupazione sul territorio mantovano, al netto delle statistiche che definiscono occupato chi lavora per pochi voucher a settimana, ha ormai superato il 10% con una crescita preoccupante della fascia tra i 24 e i 34 anni.

Visto che per ora siamo solo alla fase degli annunci e alle slide sul web, chiediamo al Comune di Mantova di impegnarsi concretamente affinché il progetto annunciato non si trasformi nei soliti regali per gli imprenditori locali. Chiediamo che vengano privilegiate le imprese giovanili che possono realmente beneficiare di una scossa positiva e le realtà organizzate in modo autenticamente cooperativo. Si potrebbero pensare interventi anche per inoccupati con più di 29 anni, visto che ormai la disoccupazione riguarda tutte le età.

Infine chiediamo al Comune di impegnarsi attivamente per eliminare l’utilizzo dei voucher come forma di pagamento all’interno dei propri servizi e di eliminare l’utilizzo del volontariato laddove si presenta come lavoro camuffato. Chiediamo di prevedere fin da subito controlli su mansioni e orari e di garantire il pagamento del lavoro svolto con salari giusti.

INCENERITORE: LA PUNTA DELL’ICEBERG INQUINATO DI MANTOVA

burgoINCENERITORE: LA PUNTA DELL’ICEBERG INQUINATO DI MANTOVA
Si al lavoro, si alla salute. No ai profitti sulla pelle della città.

Il dibattito su salute, ambiente e lavoro a Mantova ha radici storiche e ancora oggi tutti noi abbiamo sotto gli occhi una realtà compromessa e inquinata. Si sono prodotti diversi studi scientifici e negli anni abbiamo ascoltato molti tecnici e storici studiosi del problema. È evidente che il problema non riguarda solo il nuovo inceneritore della “nuova cartiera” ex-Burgo, ma si allarga a tutto il SIN del polo chimico e ad un “sistema Mantova” in cui l’ambiente, la salute dei cittadini e dei lavoratori sono stati messi in secondo piano rispetto al profitto privato intrecciato con gli interessi politici.

Non abbiamo di certo dimenticato come nel 2005 l’arroganza di un centrosinistra autoritario impose il turbogas alla città. La sconfitta del movimento ambientalista ha poi pesato per diversi anni nel sentire comune, alimentato da un senso di sfiducia e impotenza. Sono passati gli anni ma ancora oggi per le amministrazioni la partecipazione, è bene dirlo, è ridotta ai pochi minuti dedicati a cittadini e associazioni nelle audizioni all’interno dei procedimenti amministrativi di Comuni, Asl, Provincia etc. In poche parole: il minimo.

Pro-Gest ha riadattato per Mantova uno schema già bocciato in altre città: la bella promessa di una manciata di posti di lavoro sul territorio e altrettanti nell’indotto, un modesto turbogas ed un nuovo scintillante inceneritore per bruciare non solo gli scarti della produzione mantovana del cartoncino “eco-friendly” , ma anche i rifiuti degli altri stabilimenti del gruppo vicentino. Grandi e piccini pensano che Zago (il proprietario) sia una specie di Babbo Natale che porta ricchezza e regala posti di lavoro gratis. Ci dispiace essere bruschi, ma Babbo Natale non esiste: Pro-Gest fa semplicemente il suo interesse di impresa cercando di massimizzare i profitti riducendo i costi come e dove può.

Per questo per noi lottare contro bassi salari, licenziamenti e sfruttamento dei lavoratori è sullo stesso identico piano della lotta contro chi scarica i costi di produzione sulla collettività sottoforma di inquinamento. Non ci risulta infatti che un tumore o una leucemia infantile siano rendicontate nelle relazioni semestrali delle SPA.

Vogliamo sfatare un altro mito: non viviamo di “economia immateriale” o in un mondo che può fare a meno della produzione manifatturiera e per questo il problema da porsi è necessariamente “come” produrre (oltre al “quanto” e “dove”). Visto che la produzione crea vantaggi e svantaggi sarebbe bene concentrarsi su come distribuirli equamente per evitare (come oggi avviene) che in pochi si prendano i primi e in molti siano costretti a sopportare i secondi. Se nel 2016 dobbiamo ancora pensare a come smaltire la produzione di rifiuti è perché quell’incenerimento diventa per l’industriale una forma di guadagno nel business dei rifiuti. Per risolvere il problema bisogna andare alla fonte favorendo e implementando produzioni che non generano rifiuti anche attraverso la legislazione nazionale (mentre attualmente il Governo sta favorendo gli inceneritori attraverso lo Sblocca Italia) e bloccando nel frattempo con ogni mezzo necessario a livello locale i nuovi inceneritori.

Se la giunta di Mantova sui temi ambientali si muove in modo insicuro ancora peggio fa l’opposizione di centrodestra che sembra aver dimenticato di aver votato nel 2014 l’autorizzazione al vecchio inceneritore. Non serve farsi prendere dall’isterìa, né nascondersi dietro al dito di dati tecnici che tra l’altro si sono rivelati molto controversi (si veda la posizione molto netta dell’ing. Rabitti): Pro-Gest ha fatto una offerta. Una politica che ha tutela gli interessi della città ha il compito di mantenere la mente fredda ed avere la capacità di fare scelte al rialzo per il bene dei lavoratori e dei cittadini.

Bene la riapertura della ex cartiera, ma serve la forza di dire “no” all’inceneritore facendo una scelta di campo molto chiara e di parte: rovesciare la logica di chi vorrebbe scaricare sulla collettività il costo dello smaltimento dei rifiuti accettando solo ciò che può essere utile per la città.

Cosa sta succedendo in Francia?

Riceviamo e pubblichiamo volentieri questo contributo scritto da Calimaco, compagno mantovano che ha avuto modo di indagare sul campo alcuni aspetti della mobilitazione contro la “Loi du Travail”, la nuova legge sul lavoro francese. 

“Trovandomi in Francia per motivi personali condivido con i compagni di eQual queste poche impressioni raccolte sul campo con l’intento di riportare alcuni particolari che normalmente non si trovano sui media e che possono aiutare a capire meglio cosa sta accadendo in Francia.

13442124_1139416992766203_450629723982607853_nDiscutendo con amici lavoratori dipendenti e con diverse persone che per vivere esercitano un’attività in proprio, emerge chiaramente una profonda delusione per l’attuale governo in carica. Governo che si autodefinisce di sinistra, ma che ormai analogamente come in altri paesi, ha una tabella di marcia dettata da poteri che stanno più in alto, i quali han deciso di intaccare i pilastri dello stato sociale e le garanzie dei cittadini e dei lavoratori. Mi ha sorpreso la preoccupazione di tanti piccoli imprenditori ben consapevoli che la riforma del Lavoro “Loi du Travail” favorirà principalmente i grandi gruppi ed avrà quindi ripercussioni anche sull’economia dei piccoli commercianti oltre che sui salari dei lavoratori ed è per questo che spesso sono solidali con chi protesta e sciopera. Sanno che la riforma serve principalmente per contenere le richieste salariali: con meno denaro disponibile da spendere i lavoratori si rivolgeranno verso la grande distribuzione per risparmiare. Molti di loro sono immigrati in Francia e hanno la sensazione di rivivere un film già visto quando si son spostati dall’Italia alla Francia per trovare un’opportunità, anche mettendosi in proprio. In Francia dove la piccola distribuzione riesce ancora a resistere nei centri urbani ci sono ancora molte attività commerciali aperte, che rendono viva la città.

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La seconda impressione che emerge chiaramente raccogliendo le testimonianze di molti
lavoratori è la consapevolezza che se non verrà contrastato il disegno di legge “El Khomri” il governo non si fermerà. Sono convinti che chi gli detta la linea (grandi imprese, banche e speculatori) ha appetiti che difficilmente possono essere soddisfatti. Dopo la riforma del lavoro sanno che uno dei pilastri successivi è la sanità: la finanza è interessata dalla massa di denaro che si potrebbe riversare nei mercati dalla ingerenza del privato nella sanità pubblica.

Allora a questo punto trovandomi a Nizza, in uno dei centri urbani più importanti per popolazione ed economia, vorrei vedere materialmente cosa gira intorno a chi è riuscito ad organizzare la protesta che prima è partita dagli studenti e poi dai lavoratori.

Mi informo sulla sede locale della CGT, una delle sigle sindacali più grandi in Francia, ma curiosamente i miei amici non sanno dove sia e neppure ne hanno memoria. IMG-20160622-WA0001

Cerco su internet “Union locale Nice C.G.T.” all’inizio del Boulevard Jean Jaurés al numero 34, partendo da Place Masséna ai lati della Promenade du Paillon, bellissimo e centralissimo giardino pubblico. Mi avvio e abituato alle camere del lavoro metropolitane di Bologna, Milano, o Brescia, comparabili per importanza ad una città come Nizza, cerco di individuare un palazzo che possa occupare la Union Locale. Con grande sorpresa trovo al numero 34 una singola vetrina con annessa porta d’ingresso.

Penso ad un’errore.

Invece sono tutto li come struttura che si fonda sulla militanza e penso a cosa sono stati in grado di fare ed organizzare con pochissime risorse a disposizione. Chiedo informazioni e mi viene spiegato che la CGT ha circa 600.00 iscritti a livello nazionale. Inoltre non si occupa di servizi ai cittadini direttamente, in quanto il cittadino è già seguito a livello nazionale e locale per i servizi, l’attività principale del sindacato è la parte sindacale.

Grandi.”

Primo Maggio: Festa dei Lavoratori a San Giacomo Po (Mn)

A San Giaprimomaggiowebcomo Po (MN) il 30 aprile e il PRIMO MAGGIO  si terrà la storica festa popolare animata da bancarelle, musica, forze sociali e buon cibo. Un grande momento di socialità in occasione della Festa dei Lavoratori. Uniti siamo tutto | United we stand | في الاتحاد قوة | Gemeint sind wir Alle | متحدہ، ہم کھڑے رہیں گے |

 ★SABATO 30 APRILE ★

18.30 dibattito “Scuola, lavoro, beni comuni e Costituzione: per una stagione di referendum”

19.00 APERTURA STAND GASTRONOMICO
con piatti tipici (anche veg)

21.00 Musica live con:
ALE MASK (musica d’autore)

★ DOMENICA 1 MAGGIO★

11.30 APERTURA STAND GASTRONOMICO
con piatti tipici (anche veg)

Dalle 14.30 musica live con:

• MUSICANTI D’LA BÀSA (Musica popolare / Tradizionale da ballo)
• THE MORIARTY’S (Blues / Rock ‘n’ Roll)
• MONSIEUR GUSTAVO BISCOTTI (Post-Punk/Hc)
• LOBBY BOYS (Lo-Fi / Shoegaze)
• DARK SIDE OF BRESCIA DJ SET: DANDY NOIR e le farfalle nere LUCRETIA BORSCI + MARIKA STEEL (Synth-pop / New Wave / Goth Rock)

| All’interno della festa saranno attivi ristorante e bar | Banchetti di associazioni e artigianato| Area bimbi |

✈ L’area festa si trova a San Giacomo Po, frazione di Bagnolo San Vito (Mn) – Uscita autostradale A22: Mantova Sud

★ La festa è organizzata da: Rifondazione Comunista Mantova e Bagnolo San Vito e dall’Associazione eQual