“DALLA VOSTRA PARTE” CERCA COMPARSE MANTOVANE

dallavostraparte.jpg“DALLA VOSTRA PARTE” CERCA COMPARSE MANTOVANE
(meglio se appartenenti all’estrema destra)

 

La nuova puntata dello show di Rete 4 con collegamento da Mantova ne smaschera ancora una volta lo stile, l’orientamento e il casting non “casuale”. “Dalla vostra parte” è il carro armato ideologico della destra più radicale: immigrazione, emergenza, zingari, micro-criminalità straniera; spazio anche a omosessuali “contro-natura”, politici ladri (tutti di sinistra). Il tutto come in un film degli anni Trenta con i nemici esterni della “comunità” che minacciano la brava gente italiana. Uno show pseudo-giornalistico che appiattisce le complessità e i problemi tra cinismo e urla per alimentare insicurezza, odio e guerra tra poveri.

Un teatro dell’orrore che in studio si nutre di opinionisti come Alessandra Mussolini (FI) a parlare di valori della famiglia tradizionale e l’impresentabile Stefano Esposito (PD) a parlare di legalità e si collega con le piazze d’Italia con gruppi di “semplici cittadini”. È a questo punto che la farsa costruita in studio impiega figuranti sul territorio scelti non a caso.

dallavostraparte1Il 26 agosto 2015 nel quartiere Virgiliana di Mantova si tenne una manifestazione neonazista per protestare contro l’arrivo di 15 richiedenti asilo. Per fare numero arrivarono 150 estremisti di Forza Nuova e Casapound da mezzo nord Italia con al seguito troupe televisive nazionali, tra cui quelle di “Dalla Vostra Parte”: quella sera tra i “cittadini esasperati” che stavano davanti alle telecamere c’erano diversi naziskin di certo non di Mantova. Nel servizio girato al pomeriggio, inoltre, alle parole “nel quartiere monta la rabbia” seguivano le dichiarazioni rabbiose di due forzanovisti dell’Alto Mantovano e le parole pacate di due signore abitanti in zona.

Il 12 novembre dello stesso anno, una nuova puntata parlò del problema dell’area ex mantovavostraparteCeramica, legando direttamente degrado a immigrazione senza considerare i problemi speculativi, edilizi e politici del caso. Tra gli abitanti che chiedevano una riqualificazione della zona (abbattimento mostri incompiuti, salvataggio della struttura della ceramica e creazione di un parco) c’erano i “semplici cittadini” dello stato maggiore della Lega Nord cittadina (militanti, consigliera e pure il commissario federale in felpa verde).

 

Ieri sera stesso copione: a commentare la legge sulla legittima difesa c’era un ristretto vostraparte3manipolo di persone tra cui molti fedelissimi del politico di estrema destra Luca De Marchi. Già nei giorni precedenti girava in privato l’invito ad essere presenti alla diretta e, con sprezzo del ridicolo, il conduttore ha detto testualmente “siamo qui con dei cittadini che hanno subìto furti e violenze” dando la parola proprio al consigliere comunale che ha potuto fare un proclama contro “il governo di sinistra del Pd” (?).

In campo abbiamo forze fascio-leghiste che nascondendosi dietro la patina di “semplici cittadini” provano ad organizzare in politica le insicurezze sociali delle persone (abilmente alimentate dai media) per dirottare l’attenzione e il malessere lontano dal “manovratore”. La crisi economica, sociale e politica sta colpendo in egual modo lavoratori italiani e stranieri, i disoccupati, i pensionati etc. La guerra tra poveri che divide non su base sociale ma sull’etnia e sulla nazionalità è uno strumento di chi comanda per dormire sonni tranquilli: a questo servono le marionette che si mettono in posa per le telecamere dei talk-show serali.
Tocca a noi smascherare e respingere al mittente questi continui tentativi di dividere lo sterminato popolo che sta subendo la crisi. Tocca a noi indicare chiaramente che il nemico di cittadini e lavoratori non chiede l’elemosina, ma indossa giacca e cravatta, siede nei CDA delle S.p.a.  e nasconde i proventi dello sfruttamento e della speculazione nei paradisi fiscali. Dobbiamo essere uniti per avere la forza di rovesciare il tavolo.

 

ANCORA BUCHI NELL’ACQUA PER I MANTOVANI


buchinellacquaNuove nomine nel cda di Tea, l’annuncio di una onlus “ambientalista” e fusioni, ma la truffa del 2013 è ancora lì.

La nomina del nuovo Cda di Tea Spa vede il sindaco Palazzi, il maggior azionista, stringere alleanze trasversali con Fava della Lega Nord. Chiude il proprio mandato l’amministratore pro-privatizzazione Gualerzi, si riconferma nell’Ufficio d’Ambito il “privatizzatore dem” Roveda e, mentre avanza l’ipotesi di fusione tra Tea e Aimag, spunta dal nulla una fondazione per favorire percorsi ambientalisti. Idea: e se ripubblicizzassimo l’acqua dei mantovani?

Finisce l’epoca Gualerzi, il commercialista della Lega Nord tutto intento a far quadrare i conti e ancora di più i dividendi per gli azionisti: amministratore di un’azienda pubblica, la lascia un po’ più privata di come l’ha trovata; è lo stesso che si dichiarò contrario al referendum del 2011 vinto dai cittadini e tradito dalla politica di centrodestra e centrosinistra. Come in ogni Spa, il nuovo Cda risente del peso squilibrato del 75% delle quote azionarie detenute dal Comune di Mantova: il Sindaco Palazzi ha stretto un patto d’acciaio con Fava della Legafavapalazzi Nord in modo da emarginare i partiti e la fronda dei comuni “ribelli”. Il nuovo Presidente di Tea è il commercialista Massimiliano Ghizzi, tesoriere del Partito Democratico nonché uomo di fiducia di Ezio Zani, l’avvocato dem omnipresente al fianco dell’attuale sindaco nelle foto della sua campagna elettorale ma impresentabile a causa di una inchiesta della magistratura sull’affare delle “casette dell’acqua”. In tema di poltrone, va verso la riconferma all’Autorità d’ambito territoriale ottimato Candido Roveda, ex sindaco di Roncoferraro e al momento unico autore dell’ammissione che l’acqua dei mantovani è stata privatizzata per una precisa scelta politica (qui il video).
onlusDal nulla, nel senso che non è stata discussa dalla maggioranza in via Roma, né dai soci di Tea, è stata annunciata la creazione di “Fondazione Tea”: una onlus che gestirà 400mila euro circa all’anno per sostenere progetti innovativi in campo ambientale. Noi un progetto ce l’abbiamo già e lo ripetiamo da oltre cinque anni: ripubblicizzare l’acqua dei mantovani.
Nel disegno strategico renziano (ma non solo) c’è l’accorpamento delle aziende ex-municipalizzate, portandole verso pochi gestori privati nazionali divisi per aree geografiche: la probabile fusione tra Tea e Aimag, nonostante le rassicurazioni, farebbe il gioco di Hera, che entrerebbe nel nuovo assetto societario come un cavallo di Troia, e la politica locale strizzerebbe l’occhio alle richieste del governo e della finanza. Di certo le parole favorevoli del Sindaco di Mantova, Mattia Palazzi, non vanno nella direzione del controllo pubblico né tantomeno (vista anche la natura privata di Tea Acque) in quella dei migliaia di cittadini che hanno vinto un referendum e sostengono le ragioni di un’acqua pubblica tolta dalle mani private.

A fronte di tanti annunci, belle parole, sorrisi e strette di mano, gli interessi dei cittadini continuano ad andare alla deriva in un mare politicamente inquinato.

UNA NUOVA PROVOCAZIONE DI ESTREMA DESTRA A MANTOVA

nazibustersGuerra tra poveri: il neofascista in doppiopetto chiama a raccolta squadristi e naziskin

La crisi economica colpisce in egual modo la maggioranza della società: lavoratori italiani e stranieri, disoccupati, studenti, pensionati etc. È il momento in cui chi sta in basso può prendere coscienza e scegliere di ribellarsi: proprio a quel punto spuntano sempre fuori i burattini sciocchi e violenti del sistema, vecchi e nuovi fascisti come il camerata De Marchi che fanno il loro sporco teatrino di distrazione di massa e di divisione.

Ci vuole una patologia ossessiva o una complicità con chi comanda nel voler fare baccano intorno a minoranze per raccattare voti sulle insicurezze sociali. Il campo di sosta attrezzata di via Guerra conta a malapena una trentina di famiglie di cittadini italiani di etnìa sinta, lo 0,30% della popolazione mantovana. Una piccola storia fatta di ghettizzazione e problemi sociali da cui si può uscire: la maggior parte della popolazione attiva lavora e in molti sono favorevoli alla dismissione del campo. Ma per l’estrema destra questo è un dramma, come farebbero a fare propaganda contro “gli zingheri”?

Fingere che i problemi non esistano è stupido buonismo almeno quanto ingigantirli per fomentare paura e odio: ecco perché fa doppiamente schifo la chiamata alle armi del consigliere De Marchi. Il delicato caso di Roverbella viene utilizzato per indire un presidio contro il campo nomadi di Mantova. Il consigliere rappresentante dell’estrema destra quando governava con Forza Italia ha avuto tempo di sostenere privatizzazioni, speculazioni edilizie mentre invece il tanto disprezzato campo è rimasto lì. Adesso inventa una nuova provocazione e invita dichiaratamente neonazisti, skinhead, associazioni di estrema destra camuffate da civiche a fargli da comparse per la sua commedia. Spera di ottenere visibilità, creare consenso politico sulla paura e magari cercare lo scontro verbale e/o fisico a favore di telecamera.

Per questo, insieme alla crisi, è sempre più chiaro che dobbiamo combattere anche la guerra tra poveri: ogni giorno politici da strapazzo indicano i presunti nemici da combattere, mentre da dietro banchieri, grossi imprenditori e speculatori ci scippano soldi, lavoro, sanità, istruzione, ambiente e la nostra stessa dignità.

COSA SI NASCONDE DIETRO LA BUFALA “GENDER”?

01bVale la pena di spendere due parole sul termine “Gender” con cui certa politica cerca di diffondere paure irrealistiche. Sembra strano che l’estremismo cattolico, gruppi neonazisti, la Lega Nord e personaggi “buffi” come Mario Adinolfi si ritrovino uniti in una “santa” crociata basata sul nulla.

Pare infatti che le parti più oscure della società vogliano giocare al medioevo, ricreando paure e miti per mandare su nuovi roghi i diritti e le libertà che sono state conquistate negli ultimi quarant’anni: la questione omosessuale è solo la punta dell’iceberg. C’è una parte della società che non ha mai mandato giù il fatto che anche le donne avessero ottenuto il diritto al voto (in Italia solo dopo la fine del fascismo) e con la lotta si fossero conquistate una parità (formale) di trattamento sul lavoro. Allo stesso modo il diritto di scelta e di tutelare la propria salute insito nella possibilità di interrompere legalmente la gravidanza è sotto attacco da anni.

L’omosessualità nei Paesi più civili (come nelle democrazie del Nord Europa) è una normalità che la legge regola in diritti e doveri: in Italia siamo andati poco più in là del “froci al rogo”. Da vent’anni in questo stato laico sulla carta e confessionale nella pratica, si discute di una legge per regolamentare i matrimoni omosessuali, ma tra cambi di governo, pressioni pseudo-religiose e le solite promesse elettorali siamo ancora fermi ai registri delle unioni civili (tra l’altro introdotti per la prima volta dalla Corte di Cassazione e non certo dal Parlamento).

Le aggressioni e le vessazioni nei confronti di gay e lesbiche sono in aumento e crescono i casi di violenza contro le donne, specialmente tra le mura domestiche (quelle della ”famiglia tradizionale”). Proprio quando si inizia a parlare, solo parlare, di punire l’omofobia, tutelare le donne e insegnare fin da piccoli al rispetto e all’uguaglianza per tutte e tutti arriva il “Gender”. Ecco che si muovono personaggi come Adinolfi, con gli integralisti delle croci religiose uniti agli adoratori della croce uncinata. Le loro teorie medievali non hanno facile presa politica su una società che, sul tema, non va oltre gli insulti sgradevoli. Per questo serviva una parola ad effetto capace di condensare paura, sdegno e un disegno politico inquietante: Gender, il mostro del “genere”. E su una parola è stata costruita una ideologìa artificiale, basata su un improbabile “complotto gay-marxista per laicizzare la società, distruggere la famiglia e annullare i generi”. Estremismo politico e radicalismo pseudo-religioso all’attacco in nome del “libero pensiero” e per provare a riportare le lancette della civiltà indietro di secoli.

C’è invece un mondo che è cambiato e in cui il medioevo è finito da un pezzo. La società è diversa e anche la Chiesa se n’è accorta, la politica no. La crisi, con la violenta espropriazione delle certezze e delle tutele colpisce il lavoro, la salute e l’istruzione di donne, uomini, etero, gay, immigrati e italiani: per questo a chi guarda ancora la società con gli occhiali del “Dio, Patria, Famiglia” consigliamo un bravo ottico.

Mantova: dimissioni per il primario Mario Luppi

pomaMANTOVA: DIMISSIONI PER IL PRIMARIO MARIO LUPPI
inqualificabili le sue dichiarazioni che fomentano la guerra tra poveri.

Firma e fai firmare la petizione per le dimissioni: bit.ly/firme-dimissioni-Luppi

Le dichiarazioni del primario leghista Luppi sulle difficoltà del Pronto Soccorso di Mantova sono inqualificabili. Troviamo assurdo che con giri di parole si mostri un fatto che non corrisponde alla realtà: una vigliacca provocazione elettorale che indica “extracomunitari e clandestini” come responsabili dei problemi del reparto del Carlo Poma. È la guerra tra poveri portata in corsia d’ospedale per dividere gli uomini anche nella sofferenza.

Indegno inoltre che parli proprio un membro di quella casta politico-affaristica che ha svilito e svenduto la sanità pubblica favorendo quella privata. Siamo al termine di un ventennio in cui la sanità pubblica, ancora di più quella lombarda gestita dalla banda Formigoni di CL, ha subito colpi molto pesanti. Nelle difficoltà del sistema pubblico si è inserita la sanità privata che, con la scusa di “fornire un servizio” trasforma la salute in un business multimilionario in cui l’importante è, ovviamente, il profitto: la sanità privata è già al 30% a livello regionale con il sistema del “privato accreditato”. I tagli alla sanità pubblica imposti dai Governi sono stati “amministrati”, tramite “riorganizzazioni” (cioè tagli), proprio dai manager provenienti dagli stessi partiti al governo della Regione o dello Stato centrale. La piaga della lottizzazione politica delle poltrone non si è mai fermata e, proprio la Regione Lombardia, è arrivata a consegnare migliaia di euro di bonus anche a chi è sotto inchiesta per corruzione e turbativa d’asta (Stucchi del Poma, quota Pdl/CL) e al “fedelissimo” manager dell’Asl Borelli (quota Lega Nord). Sul fronte del lavoro il personale del Carlo Poma ha affrontato una serie di tagli occupazionali, lavora da tempo sotto organico e con turni sempre più pesanti. In questo modo il servizio e l’assistenza ai malati si scontrano con i tagli che arrivano anche a diminuire ulteriormente il numero di posti letto disponibili che, dagli anni Ottanta, è stato letteralmente dimezzato.

Luppi ha responsabilità di alto livello all’interno del Carlo Poma e per questo chiediamo con forza le sue dimissioni per la pessima uscita che offende i lavoratori della sanità e i cittadini tutti.

San Bendetto Po: elezioni e guerra tra poveri

Guiornali guerra tra poveriL’amministrazione comunale e la Lega Nord scrivono una brutta pagina della storia di San Benedetto: a pochi mesi dalle elezioni, passa una mozione tutta politica dove i danni, i fallimenti dei governi e l’inettitudine degli enti locali degli ultimi vent’anni viene scaricata sulle spalle dei richiedenti asilo. Nell’immagine la lettera scritta dagli attivisti di San Benedetto e del Basso Mantovano e apparsa sui quotidiani locali, qui sotto il testo inviato con il titolo: “San Benedetto Po: #elezioni e ‎guerra‬ tra poveri”.

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Gentile direttore, nel corso del consiglio comunale del 30 luglio 2015 la giunta Giavazzi/Gozzi del comune di San Benedetto Po ha approvato a maggioranza un ordine del giorno dalla Lega Nord, sfruttando di fatto la situazione di difficoltà di due richiedenti asilo minorenni per fare bassa campagna elettorale. A meno di un anno dalle prossime elezioni, sembra già chiaro sulla pelle di chi si vuole provare a vincere: di fronte al collasso dei servizi locali per i tagli dello Stato è molto più pratico e utile scaricare i fallimenti di venticinque anni di governi di centro-destra e centro-sinistra sulla pelle degli ultimi arrivati.

I servizi assistenziali sono allo stremo non certo per colpa dei richiedenti asilo e denunciarlo pubblicamente richiede il coraggio delle amministrazioni comunali in una battaglia seria contro i provvedimenti dei governi –incluso l’attuale- che hanno provocato il dissesto degli enti locali. Una sacrosanta battaglia che la giunta di San Benedetto Po – e le sue opposizioni – non hanno la volontà né la capacità di affrontare. Anche la modalità d’accoglienza deve essere modificata radicalmente per fare luce sulle troppe opacità del sistema (vedasi il caso “Mafia Capitale” e i suoi legami con la destra romana, compresa quella di Alfano).

C’è bisogno inoltre di amministratori – e opposizioni- capaci di lavorare per il bene dei cittadini in difficoltà anche in assenza di scadenze elettorali. Non abbiamo di certo dimenticato il fatto che nessun membro dell’attuale giunta si sia fatto avanti per una semplice firma di solidarietà per le lavoratrici della Lavanderia Facchini o per risolvere il problema dell’arsenico nelle falde. Se il sostegno ai bisognosi è una priorità di questa amministrazione c’è da chiedersi perché abbiano atteso fino ad oggi per dichiarare che i soldi per assistere le persone in difficoltà non bastano. Pur non condividendo diverse delle scelte e degli sprechi economici di questa amministrazione, pensiamo che agire per tutelare dei minori strappati alle loro famiglie sia un modo nobile per utilizzare i fondi comunali, fondi che in ogni casi verrebbero rimborsati dallo Stato.

Non lasciamoci fregare da chi vuole sfruttare l’infezione della guerra tra poveri per il proprio tornaconto elettorale. Mentre queste persone ci spingono a litigare per le briciole, altrove pochi altri si mangiano tutta la torta ed è là che bisogna guardare.

Salvini e Lega: non ci facciamo fregare

salveeneeIn questa campagna elettorale mantovana sono già stati paracadutati diversi big della politica nazionale per accaparrarsi ogni voto disponibile e a giorni arriverà anche Matteo Salvini della Lega Nord. Per uscire dalla crisi del suo partito Salvini ha scelto una strategia aggressiva che abbraccia le peggiori pulsioni di estrema destra; il tutto viene fatto passare come una specie di “buonsenso degli italiani” in contrasto con immigrati, profughi, omosessuali, zingari, terroni e “comunisti”. Non male per il leader di un partito di disonesti che è stato al governo del paese per 11 anni varando leggi che hanno reso più precari i lavoratori (italiani e non), devastato beni comuni, stato sociale e territorio. Molto esponenti leghisti sono imputati (o già condannati) per aver rubato i soldi dei cittadini facendosi gli affari propri. Nonostante le risse interne e le scissioni, Salvini guida la stessa Lega Nord che a Mantova‬ ha appoggiato la giunta Sodano mentre privatizzava l’acqua dei mantovani e dava il via libera per nuove cementificazioni (con ambigue amicizie con soggetti sospettati di essere legati all’ndrangheta…) e in mezz’ora di comizio spera di far dimenticare tutte queste vergogne. La questione immigrazione con le sue problematiche oggettive, sotto il peso della crisi e di forti campagne mediatiche – di cui diverse costruite su falsi clamorosi -, diventa perfetta per infettare una società senza anticorpi: la guerra tra poveri è un ottimo serbatoio di voti e la Lega Nord arriva a fomentare divisione anche tra nuovi e vecchi immigrati. Salvini‬, come ‪#‎Renzi‬, è un Matteo “figlio di papà” che non ha mai fatto qualcosa di diverso dalla politica e che non ha un orizzonte alternativo a questo sistema in fallimento. Come un bravo burattino agita sul web e in tv campagne d’odio per distogliere l’attenzione dalle reali ragioni della crisi e da chi si sta arricchendo alle spalle della stragrande maggioranza della popolazione (italiana e non), ma col suo 13% sta già tornando tra le braccia di Forza Italia e di quel Berlusconi che da sempre è il padrone della Lega Nord. E ad un burattino chiassoso e squallido si risponde con la serietà: tra una politica che diventa una scatola di promesse elettorali o, peggio, propaganda odio, noi non ci facciamo distrarre. Fermare l’infezione della guerra tra poveri è un dovere, ma il cambiamento non arriva con una ricetta già pronta: inizia coinvolgendo le persone sulle problematiche concrete e proponendo alternative percorribili. Lì dove c’è stato abbandono sociale lavoriamo per ricostruire legami tra le persone e i lavoratori in senso mutualistico e solidale. Dove la città e l’ambiente sono stati violati e sfruttati per il profitto di pochi, ripensiamo lo sviluppo del nostro territorio dalla parte del bene comune dei cittadini. Così seminiamo la cultura del cambiamento e togliamo spazio a quelli come Salvini e ai loro spot elettorali: lavorando con umiltà e serietà, giorno dopo giorno.

Elezioni amministrative 2015


Mantova è arrivata ad un punto cruciale in cui non è più possibile credere alle favole o alle cure miracolose di questo o quel candidato: la città sta soffrendo i colpi della crisi e pagando le strategie politiche degli ultimi quindici anni che l’hanno condannata al declino. Un centro svuotato, quartieri desertificati socialmente e commercialmente, case sfitte e cemento incompleto, trasporti pubblici e viabilità in condizioni critiche, insieme ad una pesante insicurezza sociale, sono solo alcune istantanee di una città che qualcuno ha deliberatamente portato al collasso in una quindicina di anni.

Siamo una associazione impegnata sul fronte politico e sociale di base, nata poco meno di tre anni fa; dopo una lunga discussione sui nostri obiettivi e compiti, abbiamo fatto la scelta di non partecipare in alcun modo alle già troppo affollate elezioni amministrative di Mantova e cerchiamo di spiegarne i motivi in una attenta riflessione.

Il fallito “cambiamento” del centrodestra

15751Nonostante sia rimasto a galla fino all’ultimo, il Sindaco Sodano esce sconfitto da un quinquennio iniziato con la promessa di un’epoca di “cambiamento”. La sua amministrazione (Forza Italia, Lega Nord, Civici Benediniani, Udc) si è contraddistinta per una certa continuità con quelle precedenti: in settori strategici per lo sviluppo della città, il ritornello è sempre stato lo stesso dell’ultimo decennio con cemento, supermercati, telecamere, parcheggi a pagamento e “favori” agli amici; solo un po’ meno di quanto già fatto in precedenza dal centrosinistra, complice la crisi, e con quel piglio destroide necessario per caratterizzare la propria azione politica. Un percorso iniziato con la “guerra agli accattoni” che, per contrappasso, è finito ad elemosinare voti e salvagenti per non affondare. Il centrodestra in via Roma è stato infatti dilaniato da guerre interne in cui partiti e liste civiche si sono spartiti assessorati, commissioni e posti nei consigli di amministrazione, salvo poi abbandonare lentamente la nave come topi quando questa ha iniziato ad imbarcare acqua. Solo in fase terminale si è aggiunta la tempesta dell’inchiesta antimafia che ha scosso ulteriormente l’istituzione comunale vedendo coinvolto direttamente il sindaco Sodano.

Il centrosinistra: un gruppo dirigente “temporaneamente” all’opposizione

Dai banchi della minoranza nessuno ricorda un assedio politico rilevante per fermare, ad esempio, il PGT con le sue nuove cementificazioni o la privatizzazione dell’acqua dei mantovani sostenuta dall’Amministrazione Sodano. Quasi cinque anni di opposizione al Pd non sono bastati per riflettere sui propri errori e presentarsi per tempo con idee, personalità nuove e competenze forti: I Democratici di Sinistra prima e il Partito Democratico poi hanno incarnato in tutto e per tutto la governance di un preciso “Sistema Mantova”. Speculazioni edilizie, privatizzazione delle municipalizzate, centri commerciali, Turbogas, svuotamento (e blindatura videosorvegliata) del centro storico ridotto ad una bomboniera, magoni di cemento abbandonati nelle periferie, parcheggi privati, Mantovaparking, eliminazione delle circoscrizioni (in ottemperanza alle scelte dell’allora Governo Prodi bis) e tanto altro ancora non sono un lascito della destra, ma una precisa strategìa politica che, tra il 2001 e il 2010, il centrosinistra tutto (Ds, Margherita, Idv e Verdi – con i naufraghi di questa esperienza pronti a riproporsi nel Pd o in SeL) ha attuato in Comune ed in Provincia con solo pochi distinguo. Qualcuno col passare del tempo dimentica o chiede di “non guardare al passato”: noi non ci adeguiamo a questo ritornello, anche perché vivere la città concretamente significa sbattere ogni giorno il muso contro tutti questi scempi. Oggi il Partito Democratico di Mantova difficilmente può essere alternativo allo stesso sistema di cui è stato fautore per anni e a poco servono trucchi elettorali o l’inserimento di nuove leve come garanzia di rinnovamento, se la vecchia guardia è sempre presente.

palaburchiIntorno al Pd, inoltre, si agitano ben due ex sindaci diessini che rivendicano uno spazio elettorale che indubbiamente serve ad indebolire il proprio partito di riferimento e il candidato ufficiale, Palazzi, e a confermare la teoria secondo cui la politica mantovana non ha più nulla da offrire e gli stessi nomi degli ultimi quindici anni continuano le loro guerre personali. Nel caso del ventilato ritorno di Gianfranco Burchiellaro, poi, ritornano alla mente le cementificazioni, il turbogas le multiutility e tutta quell’epoca buia dei primi anni Duemila. Insieme a lui il pensiero va ai suoi fedeli esecutori, gli assessori e i consiglieri che lo accompagnarono e che, con lui o contro di lui, sono tutti nuovamente in gara: basta riprendere l’elenco dei componenti della maggioranza 2000-2005 per rendersi conto che tutta quella compagine si ripresenta, sotto insegne diverse, a partire da chi non ha mai lasciato l’aula di via Roma o a chi per anni è stato paracadutato nei cda delle ex-municipalizzate.

Politica elettorale e partecipazione

Sempre gli stessi nomi, sempre le stesse facce? Quando si oppone questa obiezione ci si sente spesso rispondere che si tratta di una condizione obbligatoria che deriva dall’assenza dei mantovani dalla partecipazione politica attiva. È certo che poco e nulla sia mai stato fatto dalla politica ufficiale per incentivare la partecipazione, come purtroppo avviene in tanta parte del territorio nazionale, sostituendo il coinvolgimento e l’ascolto con un percorso puramente competitivo e limitato al periodo (pre)elettorale.
Quante volte abbiamo sentito: “lasciateci lavorare, poi tra cinque anni deciderete con il voto se abbiamo fatto bene o male”. Quante volte la politica elettorale riduce il confronto politico alla scelta del meno peggio. Quante volte viene riproposta la personalizzazione della politica in base alla quale il problema dipende esclusivamente dalla credibilità e capacità di questo o quel candidato.
L’allontanamento dei cittadini dalla partecipazione attiva è stato scientemente voluto facendoci credere che fosse fatto nel nostro interesse, per liberarci da incombenze noiose, per semplificare e per rendere più veloce il percorso amministrativo. Di fatto ha determinato solo l’allontanamento del livello decisionale dai cittadini e l’annullamento da percorsi democratici di richiesta e ascolto, lasciandoci solo istituzioni lontane, incapaci di un confronto diretto e di dare concretezza ad un progetto di territorio che non sia invece frutto di singoli interessi particolari.

Il tempo dell’alternativa

3110Siamo convinti che i tempi dell’alternativa non siano dettati dalle scadenze elettorali e che serva una forte sincronìa per riuscire ad intrecciare nuovi percorsi politici virtuosi con il momento delle elezioni; per questo riteniamo che, al momento, una alternativa credibile alla gabbia dell’alternanza centrodestra/centrosinistra a Mantova non sia praticabile per via elettorale. In questi anni ci sono stati significativi momenti di iniziativa politica e sociale che hanno avvicinato persone e sensibilità diverse in modo inclusivo e costruttivo: in particolare pensiamo al grande movimento contro le ordinanze securitarie della Giunta Sodano tra il 2010 e il 2011, alla mobilitazione per salvare l’area di Lago Paiolo dall’ennesima speculazione, alla generosità di chi si è speso per il grande risultato referendario del giugno 2011 (risultato sull’acqua bene comune poi tradito politicamente in modo bipartisan) o ancora il percorso di contrasto all’ennesimo tentativo di insediamento del movimento neonazista di Forza Nuova, sempre nel 2011. In quelle occasioni le maggiori forze politiche sono state pressoché assenti o comunque marginali e, sempre lì, erano state praticate nuove alleanze sociali tra singoli e sigle non rappresentate nelle istituzioni mantovane; esperienze di cui quasi nessuno ha fatto tesoro.

Diversi attivisti/e che oggi sono in eQual sono stati attivi/e e protagonisti di quella stagione. il gruppo eQual è nato poco meno di tre anni fa al termine di un ciclo generoso di rinascita di impegno sociale. Abbiamo puntato da subito a portare idee e pratiche nuove sul territorio: ripensandolo, riattualizzando linguaggi e pratiche di solidarietà attiva tra lavoratori e cittadini e rinunciando ad identitarismi e stereotipi che contraddistinguono (e limitano) il campo visivo di sinistra. Davanti e dentro alle fabbriche, nei quartieri periferici, nelle piazze del centro, protestando in Consiglio Comunale e sul web in un tempo tutto sommato ridotto, siamo stati capaci di ricostruire un profilo concreto e credibile di impegno socio-politico di base; se da un lato siamo soddisfatti del lavoro svolto e di quanto abbiamo costruito tra le persone, con le associazioni e nel tessuto vivo del territorio, sul versante politico abbiamo toccato con mano la quasi totale impermeabilità delle strutture politiche pre-esistenti.
La scorsa estate abbiamo ricevuto sollecitazioni da iscritti all’associazione e da diversi simpatizzanti per sapere se eQual sarebbe stata all’interno della competizione elettorale. Non siamo nati con un approccio elettoralista, ma abbiamo voluto sondare lo stesso il terreno per valutare lo stato di cose presenti, guardando per tempo, costruttivamente ed in prospettiva al momento elettorale: facendolo abbiamo preso atto che una volontà di rinnovamento anche nel momento più basso e logoro della crisi politica ed economica non è all’ordine del giorno.
Rispettiamo le scelte di altre soggettività, ma crediamo che non si possa promettere una nuova stagione per Mantova scegliendo la subalternità al Pd, oppure di “rifondarla” a partire dagli ultimi ingranaggi di un meccanismo rotto da tempo o, ancora, presentarsi come l’alternativa forti di un brand nazionale di successo, ma dalla ricaduta territoriale pressoché nulla.

Concludendo, è ormai palese che non saremo presenti alle elezioni amministrative per il Comune di Mantova: né con il nostro simbolo associativo, né in coalizione con altre realtà politiche. Un reale e radicale cambiamento prima di essere portato all’interno delle istituzioni, dovrebbe prima essere prodotto nella società. Ed è a questo che noi puntiamo. Non siamo interessati ad avere una piccola percentuale da usare per mercanteggiare posti di potere con i partiti più grandi, né ad infilare in aula dei rappresentanti con dietro il nulla e nemmeno ad avere posti chiave se la porta da aprire rimane blindata dagli alleati e dai loro interessi più o meno confessabili. Il cambiamento e l’alternativa necessari non ammettono scorciatoie o illusioni: si costruiscono innanzitutto nei quartieri, nelle mille contraddizioni di questa città, sui posti di lavoro, nella partecipazione delle persone e nel lavoro politico quotidiano. Solo cosi potremo avere la forza necessaria per incidere e cambiare veramente la realtà dei fatti.

A volte ritornano #2

Steffi-Reichert_CC-BY-NC-ND-2.0-630x420Con l’ennesima provocazione di Forza Nuova, stavolta contro una iniziativa culturale tenutasi al Cinema del Carbone, continua la strategia, tutta mediatica, del partitino di estrema destra. Si chiama “Forza Nuova”, ma c’è ben poco di nuovo nel movimento politico di stampo neonazista esistente ormai dal 1997. Nonostante i tentativi degli ultimi anni di reinventarsi come “semplici nazionalisti legati alle tradizioni” per rosicchiare voti alla destra della Lega Nord, i riferimenti politici e culturali della formazione di estrema destra sono già noti.

Forza Nuova nasce dall’intuizione di alcuni reduci della strategia della tensione, rientrati in Italia dopo anni di latitanza all’estero, con l’obiettivo di costruire una destra neofascista dopo la scomparsa della storica sigla dell’MSI. In quasi vent’anni di attività il partitino non ha mai avuto una reale crescita politica rimanendo sempre marginale anche quando è riuscito a guadagnarsi ampia visibilità mediatica; anche adesso, nonostante i proclami, non riesce a uscire dal proprio minoritarismo. Sono invece tristemente note le posizioni e le “eredità” politiche che lo contraddistinguono: gli anni Trenta europei, l’età dei fascismi rivendicata in toto così come le posizioni vicine all’integralismo cattolico. Dietro alla “difesa delle tradizioni e della patria” propagandata dal partitino con delle moderne campagne politiche, c’è il vecchio nazionalismo e l’attacco diretto a categorie sociali che per religione, scelta sessuale, etnìa e appartenenza politica sembrano rievocare quel “nemico interno” che le loro dittature di riferimento etichettavano con triangoli colorati per poi provare a cancellarle in nome della “purezza della nazione”.
Negli ultimi dieci anni Forza Nuova e più in generale l’estrema destra mantovana, non sono mai state capaci di un reale radicamento politico: tentativi fallimentari (e ripetuti più volte) di organizzare sigle nazionali si sono accompagnati alla nascita di diverse forme associative dai connotati neofascisti sempre più sfumati. Questa marginalità politica è stata però contraddistinta da episodi che non hanno nulla a che fare con la democrazia: solo due anni fa una quarantina di militanti di Forza Nuova (con evidenti rinforzi extra-mantovani) attaccarono la manifestazione di arcigay con petardi e fumogeni.

Nella crisi economica e politica, gruppi di destra e di estrema destra cercano facili consensi: in un momento in cui la maggioranza delle persone, senza distinzione di etnìa, religione o di orientamento sessuale, sta pagando il prezzo della crisi, ai lavoratori italiani viene suggerito di prendersela con quelli immigrati, ai cittadini e alle famiglie viene indicata l’omosessualità come una forma di malattia e di deviazione. Il vero potere economico e politico, quello che sta colpendo indistintamente tutta la popolazione togliendo risorse, case, lavoro e che sta cancellando diritti di tutti, non viene mai veramente eletto ad avversario primario. Davanti a questa a prospettiva accentuata dalla crisi, non resta che informarsi ed organizzarsi per respingere l’infezione della guerra tra poveri.
Inoltre, la richiesta dell’Anpi di negare spazi di agibilità politica a Forza Nuova non è riducibile ad una questione di “libertà di espressione”: a pochi giorni dall’anniversario del 25 aprile è evidente che la libertà democratica garantita dalla Costituzione, nata dopo la Liberazione dal fascismo, non è compatibile con movimenti neofascisti che si rifanno direttamente alle dittature che, l’ idea di libertà, la bastonavano nelle campagne o la spedivano nei campi di concentramento.

La crisi del Carlo Poma dopo tagli, disservizi e super-bonus ai manager

pomaLa strategia base per la privatizzazione purtroppo la conosciamo da tempo: tagliare i fondi, fare in modo che le cose non funzionino e sull’onda del malcontento generale consegnare il tutto ai privati. Il recente appello dell’Azienda Ospedaliera Carlo Poma a enti privati per avere materiali (dai libri per bambini alle automobili) è a dir poco inquietante.

Siamo al termine di un ventennio in cui la sanità pubblica, ancora di più quella lombarda gestita dalla banda Formigoni di CL, ha subìto colpi molto pesanti. Nelle difficoltà del sistema pubblico si è inserita la sanità privata che, con la scusa di “fornire un servizio” trasforma la salute in un business multimilionario in cui l’importante è, ovviamente, il profitto: la sanità privata è già al 30% a livello regionale con il sistema del “privato accreditato”.

I tagli alla sanità pubblica imposti dai Governi sono stati “amministrati”, tramite riorganizzazioni (tagli ai servizi) proprio dai manager provenienti dagli stessi partiti al governo della Regione o dello Stato centrale. La piaga della lottizzazione politica delle poltrone non si è mai fermata e, proprio la Regione Lombardia, arriva a consegnare ventimila euro di bonus anche a chi è sotto inchiesta per corruzione e turbativa d’asta (Stucchi del Poma, quota Pdl/Cl) e al “fedelissimo” manager dell’Asl, Borelli (quota Lega Nord).

Sul fronte del lavoro il personale del Carlo Poma ha affrontato una serie di tagli occupazionali, lavora da tempo sotto organico e con turni sempre più pesanti. In questo modo il servizio e l’assistenza ai malati si scontra con i tagli che arrivano anche a minare il numero di posti letto disponibili che, dagli anni Ottanta, è stato letteralmente dimezzato. Senza contare i presìdi ospedalieri come quello di Bozzolo che, nell’ottica della “razionalizzazione” di stampo aziendalistico, rischiano di essere chiusi.

Questa è la fotografia impietosa: se la guardiamo bene capiamo anche che non servirà a molto donare dei computer, dei libri o delle auto; per fermare questa deriva serve “donare” impegno e attenzione sociale ai problemi. Il diritto alla salute, primario e fondamentale per ciascun cittadino non può essere lasciato in mano a chi fa solo valutazioni di convenienza. Decine di profittatori della politica, dell’economia e nella sanità pubblica vanno “delocalizzati” molto lontano, dove non possano fare danni. È necessario inoltre ridisegnare un nuovo modello di sanità nel quale le Amministrazioni tornino ad investire in un sistema realmente pubblico il cui primo fine sia la salute e non l’interesse privato di chi, sulla pelle e i bisogni dei cittadini, vuole costruire il proprio potere economico e politico.