CAMBIARE IL NOME DI UNA VIA DEDICATA AD UN CRIMINALE DI GUERRA

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Sosteniamo la proposta dell’Anpi per riflettere sulle atrocità colonialiste del fascismo

L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia della Provincia di Mantova ha inoltrato una richiesta al Sindaco del capoluogo perché venga tolta l’intitolazione di una via al generale Pietro Maletti, morto in combattimento sul fronte libico nel corso della seconda guerra mondiale; come eQual appoggiamo questa proposta, in quanto occasione per non dimenticare la ferocia del fascismo colonizzatore.

Maletti fu stretto collaboratore del generale assassino Graziani ed ebbe un ruolo attivo nella direzione della strage di Debra Libanos in cui le truppe fasciste sterminarono i sacerdoti della chiesa cristiana copta. La condotta delle truppe dell’Italia fascista fu caratterizzata da atroci crimini di guerra; successe nelle guerre coloniali in Africa, in cui per creare un impero di cartapesta si pianificarono ed attuarono stermini di massa contro i civili e contro i ribelli che non volevano sottomettersi. Fu ancora peggio nei balcani: la colonizzazione di Istria e Dalmazia, con migliaia di slavi cacciati dalle loro case e dalle loro terre negli anni Venti, vide il fascismo imporsi con l’annientamento della cultura, della lingua e della storia delle popolazioni autoctone. E poi da lì l’invasione della Jugoslavia durante la guerra, al fianco delle truppe naziste e delle bestie Ustascia: incendi, bombardamenti, campi di concentramento, rappresaglie anti-partigiane, stupri e teste mozzate, proprio come come oggi fa l’Isis.

Diversamente da altri paesi europei, all’elaborazione critica del passato fascista, in Italia è stato sostituito un generale processo di rimozione e autoassoluzione, coniugato sul falso mito del “buon italiano”. Oggi, addirittura, con un forte lavoro di propaganda si tenta di far passare i carnefici in camicia nera e i loro collaborazionisti come improbabili “vittime”. Le amnesìe sui crimini di guerra e la tolleranza sui gruppi neofascisti fin dalla nascita della Repubblica sono stati un ostacolo sullo sviluppo democratico della società italiana e, ancora oggi, lasciano spazio al revisionismo storico e alla presenza di movimenti che si rifanno direttamente al ventennio fascista.

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Profughi: un grande inganno

profughiQuando si parla dei “profughi” si sentono risuonare le solite campane: quella del buonismo solidarista, giusta ma incompleta e quella più scorretta e volgare che alza muri e mira fomentare odio. Non serve “parteggiare” o meno per questi ragazzi, ma avere l’obiettività di leggere i dati e aprire riflessioni serie.
Ogni volta viene ricordato che “ci sono soldi per i profughi e non per i pensionati e i precari”: a conti fatti però qualcosa non torna. L’Italia di Berlusconi e Maroni aveva stipulato patti internazionali con la Libia che trasferirono qualcosa come 250 milioni di euro l’anno nelle casse del dittatore Gheddafi per aprire “spazi” commerciali alle grandi imprese italiane. Un sostegno indiretto ad una dittatura terminale che costringeva centinaia di migliaia di disperati a vivere in lager ai confini della nazione con il sogno di una vita diversa.Venne la guerra e l’Italia, come spesso accade, voltò le spalle al suo “alleato”. Si riversarono in Italia migliaia di profughi: molti di loro lavoravano stabilmente in Libia, ma provenivano da altre regioni africane; fuggivano perché per la loro pelle scura potevano essere riconducibili alle truppe mercenarie di Gheddafi.
Il ministro Maroni, quello con “la Lombardia in testa”, organizzò la gestione dell’emergenza: dall’obbligo di richiesta di asilo, che gettò migliaia di profughi in un limbo amministrativo e psicologico, agli oltre 520 milioni di euro alla protezione civile, perché gestisse lo smistamento e il sostentamento dei disperati in arrivo tramite la scelta di “soggetti attuatori” e l’individuazione di “soggetti gestori” tramite una rete privata e senza controlli. Ad oltre un anno e mezzo dall’inizio della “emergenza”, le cronache e le inchieste giornalistiche in tutta Italia sono piene di scandali e di casi in cui più di un “benefattore” è stato beccato a sfruttare l’emergenza per arricchirsi. Le cronache locali sono state altresì riempite da grandi articoli quando i profughi hanno dato in escandescenza per un menù troppo rigido (arrivando in alcuni casi a montature giornalistiche) mentre i tentativi di integrazione e le ore di formazione per riuscire a diventare attori  protagonisti del proprio futuro e soggetti attivi qui o altrove hanno meritato solo piccoli trafiletti. Quasi mai abbiamo sentito la loro voce per sapere chi sono, da dove vengono, la loro storia e i loro sogni: delle ombre senza voce. Una operazione in cui i vari fascio-leghisti hanno avuto gioco facile nel continuare la propria propaganda di oGheddafi-Berlusconi-638x425dio.
Dai trattati italo-libici alla mala-gestione dell’emergenza profughi hanno preso il volo miliardi di euro, finiti non di certo nelle tasche di quei ragazzi: a loro solo qualche scampolo di solidarietà e qualche euro al giorno. A tutti noi, vittime insieme a loro di questo raggiro, continuano ad essere propinate falsità e invettive di odio da parte di chi si è mangiato soldi di stato, magari investendo in diamanti in Tanzania o comprando lauree in Albania. Le solite strategie di chi vuole far dirottare attenzione e capacità critica: nessuno alza la voce per denunciare la  frode del Fiscal Compact, delle “nazionalizzazioni” dei soli debiti  delle banche e della svendita del patrimonio pubblico, che rappresentano il sostegno ad un sistema economico fallito che, al pari degli aiuti ad un dittatore, continuiamo a pagare pesantemente noi cittadini, giovani,  lavoratori,  studenti,  pensionati. Sono vagonate di soldi che se redistribuite in modo diverso garantirebbero la stabilità per la maggioranza delle persone. In questa situazione, come italiani, non serve essere meramente solidali con i profughi: servirebbe il buongusto di incontarli e chiedere loro scusa. Scusa per non aver capito o per aver taciuto, provando a sentirci un po’ tutti responsabili per quello che il nostro Paese non ha fatto e capire finalmente che, solo uniti, si possono cambiare i rapporti di  forza economici, sociali e politici che ci hanno condotto in questo vicolo cieco.

eQual

Smontare il razzismo in 140 battute

Descrivere la realtà, storpiandola e reinterpretandola a proprio uso e consumo, è una delle abilità messe in campo da De Marchi della Lega Nord. L’oggetto delle sue provocazioni, che si concretizzano in “vuoti di memoria” e minacce, è ora rappresentato dai profughi provenienti dalla Libia ospitati a Mantova. Per smontare le falsità e superficialità del consigliere leghista, il gruppo eQual sceglie di non spendere “più di 140 battute”, praticamente un tweet.

Le argomentazioni minacciose del consigliere si possono smontare facilmente. Il gruppo di iniziativa sociale sta infatti diffondendo viralmente un breve testo, adatto per twitter ma anche per ogni tipo di social network, che recita: / Prima #Maroni pasticcia con i #profughi, poi #DeMarchi fomenta i #razzisti mentre la #Lega crolla per gli scandali. Non ci fregate+ #eQual / Un gesto semplice e diretto per far riflettere sulla condizione dei profughi e sulla miseria di chi aizza l’odio per recuperare consenso elettorale: i profughi sono arrivati in Italia mentre il ministero dell’interno era presieduto dal leghista Maroni e sono stati obbligati a fare richiesta di asilo politico; frettolosamente il governo ha messo a disposizione della Protezione Civile centinaia di milioni di euro per la loro accoglienza che hanno iniziato ad alimentare un circuito in cui alcuni hanno iniziato a fare profitto (diversi Descrivere la realtà, storpiandola e reinterpretandola a proprio uso e consumo, è una delle abilità messe in campo da De Marchi della Lega Nord.

L’oggetto delle sue provocazioni, che si concretizzano in “vuoti di memoria” e minacce, è ora rappresentato dai profughi provenienti dalla Libia ospitati a Mantova. Per smontare le falsità e superficialità del consigliere leghista, il gruppo eQual sceglie di non spendere “più di 140 battute”, praticamente un tweet. Le argomentazioni minacciose del consigliere si possono smontare facilmente. Il gruppo di iniziativa sociale sta infatti diffondendo viralmente un breve testo, adatto per twitter ma anche per ogni tipo di social network, che recita:

/ Prima #Maroni pasticcia con i #profughi, poi #DeMarchi fomenta i #razzisti mentre la #Lega crolla per gli scandali. Non ci fregate+ #eQual /

Un gesto semplice e diretto per far riflettere sulla condizione dei profughi e sulla miseria di chi aizza l’odio per recuperare consenso elettorale: i profughi sono arrivati in Italia mentre il ministero dell’interno era presieduto dal leghista Maroni e sono stati obbligati a fare richiesta di asilo politico; frettolosamente il governo ha messo a disposizione della Protezione Civile centinaia di milioni di euro per la loro accoglienza che hanno iniziato ad alimentare un circuito in cui alcuni hanno iniziato a fare profitto (diversi sono gli scandali registrati in Italia). In tanti hanno tratto vantaggio da questo, tranne i profughi: le procedure burocratiche li hanno gettati in un “limbo” in cui non possono spostarsi né lavorare e da quasi un anno vivono giornate sempre uguali, in attesa di sapere qualcosa sul loro futuro; tra l’altro fino al 31 dicembre i richiedenti asilo hanno una copertura giuridica ministeriale alla faccia di chi definisce “clandestini” per il solo gusto di fomentare l’odio. Il consigliere De Marchi tutto questo lo sa ma scherza col fuoco prendendo in giro i cittadini e soprattutto i suoi elettori per ridare lustro ad un partito avviato verso il declino. Dalle lauree comprate in Albania ai giri di soldi, passando per l’assalto alle poltrone nei vari cda locali, la Lega Nord si è rivelata come una delle più grandi truffe politiche di sempre.

Lo stesso Maroni ha dichiarato di recente che il partito ha, negli anni, investito tutto sulla paura e sul razzismo per garantirsi un forte consenso elettorale. Oggi De Marchi propone di risolvere con le botte i pasticci creati dall’ex ministro (e futuro capo della Lega Nord) quando erano al governo. Per questa serie di motivi, la proposta di manifestare contro i profughi “clandestini” da mandare via a “calci nel culo” è solo l’ennesima carnevalata di chi non ha più nulla da dire e si lascia andare a derive fascistoidi per recuperare consenso.sono gli scandali registrati in Italia). In tanti hanno tratto vantaggio da questo, tranne i profughi: le procedure burocratiche li hanno gettati in un “limbo” in cui non possono spostarsi né lavorare e da quasi un anno vivono giornate sempre uguali, in attesa di sapere qualcosa sul loro futuro; tra l’altro fino al 31 dicembre i richiedenti asilo hanno una copertura giuridica ministeriale alla faccia di chi definisce “clandestini” per il solo gusto di fomentare l’odio.

Il consigliere De Marchi tutto questo lo sa ma scherza col fuoco prendendo in giro i cittadini e soprattutto i suoi elettori per ridare lustro ad un partito avviato verso il declino. Dalle lauree comprate in Albania ai giri di soldi, passando per l’assalto alle poltrone nei vari cda locali, la Lega Nord si è rivelata come una delle più grandi truffe politiche di sempre. Lo stesso Maroni ha dichiarato di recente che il partito ha, negli anni, investito tutto sulla paura e sul razzismo per garantirsi un forte consenso elettorale. Oggi De Marchi propone di risolvere con le botte i pasticci creati dall’ex ministro (e futuro capo della Lega Nord) quando erano al governo. Per questa serie di motivi, la proposta di manifestare contro i profughi “clandestini” da mandare via a “calci nel culo” è solo l’ennesima carnevalata di chi non ha più nulla da dire e si lascia andare a derive fascistoidi per recuperare consenso.