BLOCCATO SFRATTO A MOTTEGGIANA

bastasfrattiIeri abbiamo partecipato a una azione diretta per tutelare una famiglia in difficoltà

La crisi picchia duro, lavoratori italiani e stranieri si trovano in difficoltà e aumentano le fragilità sociali: una di queste è la casa. In un territorio devastato dalla disoccupazione e da migliaia di alloggi sfitti, non possiamo permettere che qualcuno venga sbattuto in strada per le leggi brutali del libero mercato.

Ieri abbiamo sostenuto direttamente una famiglia italiana, padre (disoccupato e non ancora in pensione) e figlio (quest’ultimo invalido che si mantiene con piccoli lavoretti), all’arrivo dell’ufficiale giudiziario: uno sfratto per pignoramento perché il nucleo famigliare non riesce più a pagare il mutuo e la casa è stata rivenduta all’asta; un fenomeno che, nel “problema casa” è sempre più frequente.

La presenza e l’interesse del Sindaco di Motteggiana ha contribuito a portare a casa il risultato del rinvio dello sfratto. Da qui rilanciamo un lavoro di “controllo popolare”, di difesa del diritto alla casa, perché nessuno, specialmente verso l’inverno, rimanga senza un tetto sopra la testa.

 

[Chiunque volesse dare una mano / segnalarci una situazione in cui intervenire ci può contattare attraverso la pagina o via mail]

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SE L’È CERCATA

stuproUna testimonianza-riflessione sul tema della violenza sulle donne verso le manifestazioni di questa sera e di sabato a Mantova

“Violenza di uomini sulle donne: ho letto tanti commenti a proposito delle violenze sessuali, ho letto commenti terribili e terribilmente superficiali. E anche quei commenti sono violenza e di certo non ne è responsabile la donna che la subisce.
È violenza se un uomo ti tocca e tu non vuoi, figurarsi quando ti prende a sorpresa, ti sbatte per terra e con una mano ti stringe la gola e poi ti sale sopra e ti schiaccia contro l’erba e la terra. Una mano ti stringe la gola, con l’altra tira giù i pantaloni e ti strappa le mutande. Si slaccia i pantaloni e li abbassa, tu tenti di gridare ma lui ti stringe la gola, cerchi di divincolarti ma il suo peso è come piombo. Ti rimane una possibilità e cominci a strappargli i capelli con una forza che non pensavi di avere; cerchi di impedirgli di aprirti le gambe ma non basta. Urli ma nessuno ti sente perché in quel momento non passa nessuno. Le tue suppliche suscitano grasse risate.

Che strano, sto raccontando in terza persona, eppure sta capitando a me. Ecco, ce la faccio, riesco a buttare della terra negli occhi e non so come, ma riesco a scappare. Corro, vado a casa, racconto tutto a mia mamma. Lei mi aiuta. Vado a letto. Mi sveglio ma da quel momento non sono più la stessa. Non esco più, non riesco a sopportare la sola vista di un ragazzo o uomo, nessuno mi può toccare, nemmeno la mano di mia madre per una carezza. Poi un giorno, tanto tempo dopo, decidi di continuare a vivere ma non sarai mai più la stessa. Si è rotto qualcosa e non farai più l’amore da donna libera.

Avevo 17 anni.”

Abbiamo voluto condividere l’esperienza di un’amica e compagna per riflettere sulla violenza praticata dagli uomini sulle donne per parlarne, perché numeri e statistiche non tolgano peso e significato al dramma che vivono le vittime.

Perché ai terribili dati delle violenze sulle donne, uccise, stuprate, molestate o perseguitate, c’è anche una violenza più subdola: ci sono poi il linguaggio, quello utilizzato dai media e sui social, il giudizio sulla vittima, su come si veste o si diverte e, ancora, la strumentalizzazione che vorrebbe ricondurre questi drammi a questioni etniche o religiose. Tutto questo rappresenta l’ennesima aggressione alle donne.

Perché quando una donna subisce violenza non è mai per colpa sua. ”Aveva una gonna troppo corta”, ”Era ubriaca”. Sono tanti gli stereotipi usati come giustificazione, quando invece “la colpa” più diffusa delle violenze è di essersi prese la libertà di decidere, di essersi sottratte al controllo. Parlarne e provare a cambiare tutto questo non è una questione che riguarda solo le donne.

PROCESSO PESCI: A MANTOVA LA MAFIA C’È

21766765_1689765314399117_8500159465119029713_nLa sentenza di Brescia del processo “Pesci” ha confermato un sentore che molti cittadini avvertono da tempo:  a Mantova la Mafia c’è.

Esiste e prospera da decenni, nonostante l’ex sindaco Sodano dichiarasse “di non sentirne il profumo”: gli intrighi sempre più evidenti tra cattiva economia e cattiva politica attirano le mafie che, come un male, trovano gioco facile nell’ infettare il corpo vivo della società. Gli esempi di questo rapporto politico-economico, limitandoci solo alla città capoluogo, non mancano di certo: dalla speculazione CoopSette/Esselunga a Porta Cerese alla devastazione di Piazzale Mondadori passando per la privatizzazione di Tea Acque. Troppe volte abbiamo visto le amministrazioni di centrosinistra e di centrodestra rinunciare al loro ruolo di espressione delle comunità locali per favorire gli interessi privati di pochi; in questo cedimento della democrazia e della partecipazione davanti al profitto, le mafie trovano terreno fertile. La magistratura ha fatto il suo lavoro, dimostrando che gli anticorpi esistono ancora, ma non è abbastanza: la voce dei cittadini si è fatta sentire, benché spesso frammentata o ondivaga, e la politica spesso è rimasta in silenzio o ha balbettato in modo poco deciso.

È evidente a tutti l’enorme fattore di rischio di diversi appalti, cantieri edilizi e grandi opere di ieri e, purtroppo, di oggi. Per combattere le mafie, tutte le mafie che distruggono il territorio, non bastano le sentenze della Magistratura, ma  serve la partecipazione attenta e indignata di tutte e tutti per colmare i vuoti lasciati dalla politica, riconquistare i beni comuni e far valere gli interessi dei cittadini e dei lavoratori.

APAM: STUDENTI IN PIEDI O LASCIATI A TERRA

apam 2017Nonostante le campagne di marketing e le conferenze stampa, emergono seri problemi per il trasporto pubblico locale

San Benedetto Po, Pegognaga e Quingentole nella bassa, e poi ancora Gazzuolo, verso Rivarolo Mantovano; sono le realtà di provincia da cui arrivano lamentele per un servizio che ogni anno continua a peggiorare, nonostante il marketing.
Ad esempio sulla linea 31 Mantova – San Benedetto Po il sovraffollamento è totale: nei giorni scorsi gli studenti diretti a Bagnolo san Vito sono stati invitati a scendere già alla partenza mentre gli altri, stretti come sardine, hanno vissuto una situazione fuori dalla normalità. Visto che l’autobus deve passare in autostrada (causa ponte inagibile) e non è possibile avere passeggeri in piedi, è stato chiesto di scendere a San Biagio in prossimità del casello autostradale e farsi venire a prendere dai genitori. Alcuni ragazzi che ci hanno contattato per raccontarci questo brutto episodio, hanno protestato e fatto in modo che l’autobus facesse un giro più largo (passando per Suzzara) ma senza lasciare nessuno a terra.
Dal 2011 al 2017 gli abbonamenti mensili per la linea 31 sono passati da 54 a 78,50 € con un peggioramento del servizio scaricato su studenti e famiglie: partenze anticipate la mattina, tempi di percorrenza allungati, un principio d’incendio a maggio, autosnodati usati per ridurre gli autisti, posti “contati” e sottostimati per risparmiare corse e centellinare quello che è un servizio pubblico che dovrebbe costruire anche il futuro della mobilità in termini di emissioni e auto in circolazione.

Apam da un lato dice di non essere a conoscenza delle segnalazioni e dall’altro ammette che i soldi sono pochi e i tagli ecc. , uno scaricabarile che parte dall’azienda e va su fino al Governo centrale. E intanto Apam ogni anno spende migliaia di euro per campagne di marketing fresche e sorridenti nascondendo una realtà molto meno invitante: il trasporto pubblico locale di Mantova è stato trasformato in una Spa a controllo pubblico a parole, ma dall’indirizzo privato. L’azienda ha “creato utili” tagliando migliaia di corse, aumentando il costo degli abbonamenti e precarizzando le condizioni dei lavoratori. Un “risanamento” che è stato scaricato interamente sulle spalle dei pendolari, degli studenti medi e delle loro famiglie. Negli scorsi anni, come associazione eQual ci siamo impegnati in un lavoro di denuncia e di rivendicazioni nei confronti delle Istituzioni e di Apam per contrastare questa tendenza.

Nel silenzio della politica, ribadiamo che Apam va riconvertita in azienda speciale di diritto pubblico: il suo unico obiettivo non devono essere i guadagni degli azionisti, ma garantire un servizio di trasporto pubblico efficiente, di qualità e accessibile a tutti.

24 settembre per il NO all’allevamento intensivo: né a Schivenoglia, né altrove

schivePER UN OLTREPÒ SOLIDALE E SOSTENIBILE: BASTA ALLEVAMENTI INTENSIVI
24 settembre per il NO : né a Schivenoglia, né altrove

In piena sintonia con lo spirito, il lavoro e le osservazioni del Comitato Aria Pulita G.A.E.T.A. di Schivenoglia, rilanciamo il fatto che il progetto dell’impianto da oltre diecimila suini ha minimi aspetti positivi per la collettività, mentre presenta concreti motivi di preoccupazione.

Gli allevamenti intensivi sono industrie ad alto guadagno per pochi e ad altissimo impatto ambientale scaricato sulle persone ed il territorio nelle vicinanze. Questo impianto da oltre diecimila suini prevede la creazione 1 o 2 posti di lavoro, massimo 2.500 € annui di Tasi per il comune (2 euro ad abitante per Schivenoglia) e guadagni per pochi in campo agricolo. A questo bisogna aggiungere che si andrebbe a creare un rapporto di 1 a 20 tra persone e maiali con un forte impatto ambientale in termini di liquami, aumento del traffico pesante nel centro, inquinamento acustico, possibile aumento di nitrati nelle falde, emissioni di metano e polveri sottili. Va messo in conto il degrado ed il consumo di suolo agricolo – risorsa inestimabile e non rinnovabile-, rischi per la salute pubblica, aumento di cattivi odori e proliferazione di insetti.
L’obiettivo degli allevamenti intensivi è ottenere il massimo profitto con il minimo dispendio e i primi a pagarne il prezzo sono proprio gli animali: tenuti in ambienti sovraffollati, in condizioni del tutto innaturali, privati delle più vitali necessità, della possibilità di muoversi, girarsi. Restano pressoché immobili per tutta la loro esistenza; sottoposti a uno stress psico-fisico che li espone a infezioni e malattie, prevenute o curate con dosi massicce di farmaci.

Per la loro posizione e per l’elevato costo, gli allevamenti industriali inoltre sono difficilmente sottoponibili ad adeguati controlli da parte delle amministrazioni locali. Crediamo che i limiti ecologici del pianeta e la necessità di scrivere un futuro sostenibile per tutte le persone imponga di bandire iniziative a beneficio di singoli o di una ristretta cerchia di persone. Gli allevamenti intensivi insistono quindi su un’idea di profitto che va contro l’ambiente, la salute umana ed il buon senso. E con gli interessi dei consumatori.

Per la tutela del paesaggio rurale, per la sostenibilità ambientale, per un territorio che progetti collettivamente il proprio futuro, abbiamo chiesto (*) al Consiglio comunale di San Benedetto Po, in quanto facente parte della rete dei comuni dell’Oltrepò, di prendere una netta posizione in favore del NO all’eliminazione del vincolo del Piano di Governo del Territorio. Inoltre invitiamo iscritti, sostenitori e amici a votare ed invitare a votare NO al referendum comunale previsto per il 24 settembre a Schivenoglia.

* abbiamo protocollato formale richiesta presso il comune di San Benedetto Po, affinchè si facciano valere le scelte prese e si mantenga vivo lo spirito di condivisione nella progettazione dello sviluppo presente e futuro del territorio dell’Oltrepò. Il Piano di Governo del Territorio redatto dal comune di Schivenoglia è assimilabile al PGT comune redatto dall’amministrazione di San Benedetto Po insieme a quelle di Pieve di Coriano, Quingentole, Quistello, San Giacomo delle Segnate e all’art. Il comma 5 relativo alle destinazioni d’uso delle zone agricole recita: “Sul territorio comunale non sono ammessi nuovi complessi zootecnici per l’allevamento di suini, tranne che per sostituzione di allevamenti suinicoli già esistenti e attivi o dismessi da meno di tre anni; […]”. Chiediamo dunque al Consiglio comunale, maggioranza ed opposizioni, di esprimere la propria contrarietà all’ipotesi di autorizzare il nuovo allevamento suinicolo industriale di Schivenoglia che costituirebbe un pericoloso precedente. Non siamo ciechi: sappiamo che, nonostante le linee di indirizzo per lo sviluppo del territorio vadano in una direzione positiva, il nostro territorio è fortemente oggetto di sfruttamento.

GRAND MANTOVA HOTEL?

mantova hotelDopo anni di illusioni turistiche, abitative e commerciali, Mantova si è svegliata con l’ingombro di cemento e cantieri abbandonati

Mantova i suoi giganti li ha già, splendidi, nella grande sala di Palazzo Te; non ha bisogno di altre idee di gigantismo. La proposta del sindaco Palazzi, che vorrebbe un grande hotel da 100 stanze, appare fuori misura per il territorio in cui si vuole collocare ed anche datata.

Che la voce turistica possa rappresentare per l’economia territoriale un motore di sviluppo è assodato, il problema è stabilire come possa essere concretizzato. Le strutture ricettive del nostro Paese hanno, in media, 32,4 camere, la media Ue è 31,2, in Francia gli alberghi hanno 36,5 stanze, mentre nel Regno Unito meno di 20. Se l’obiettivo del Sindaco è quello di portare a Mantova un turismo di massa, è stata fatta una valutazione dell’impatto sulla città e soprattutto, se questo sia il modello più gradito a turisti e cittadini?

Non siamo certo solo noi ad affermare la crisi del turismo di massa, questo non solo per la contingenza economica, ma per la fine di un modello cominciato cinquant’anni fa in parallelo con l’esplosione edilizia. Il turista è cambiato, grazie alla diffusione delle nuove tecnologie, alla post globalizzazione, alle piattaforme sociali, ma soprattutto grazie all’idea che la vera esperienza passa da un rapporto esclusivo con i luoghi visitati.

E questo è anche il turismo che più si addice al territorio mantovano, con le sue grandi ricchezze artistiche, ambientali e gastronomiche, le sue fragilità e la necessità di valorizzare l’esistente proprio in questo approccio culturale nuovo, che arricchisce il visitatore ma anche chi lo ospita. L’equilibrio di sviluppo economico, sostenibilità ecologica e benessere sociale fa riferimento a un turismo “dolce”, a basso impatto ambientale, capace di valorizzare la cultura e i saperi locali e creare opportunità di reddito. La ricchezza diffusa, sia essa culturale o economica, rappresenta uno degli aspetti rilevanti di questo progetto turistico, a condizione che venga organizzato con interventi condivisi, integrati e partecipati, con interventi leggeri, a rete, soprattutto nella logica dell’ospitalità diffusa, non certo nella logica di un gigantismo turistico che favorisce altro, distante dai territori e da chi li vive.

Il turismo rappresenta un enorme affare, un flusso di persone impensabile fino a pochi anni fa: per chi, da chi e come vogliamo venga gestito questo affare? A forza di illusioni turistiche, abitative e commerciali, Mantova si è svegliata con l’ingombro di cemento e cantieri abbandonati. Pensiamo ad un piano organico e integrato che riempia le strutture rimaste abbandonate, e sappia offrire soluzioni base (camping e ostelli) di cui la città è sprovvista; è necessario un ragionamento integrato che coinvolga operatori, cittadini e l’intero territorio.

NEOFASCISTI IN PIAZZA? PREGO, FATE PURE!

doormenPer il centrosinistra e le Istituzioni repubblicane, fascisti, picchiatori ed ex terroristi sono liberi di manifestare a Mantova

Nonostante le tre parate di estremisti di destra del 2016 e a soli venti giorni da una aggressione violenta da parte di naziskin, le Istituzioni e la politica cittadina concedono nuovamente spazio pubblico ai neofascisti di Forza Nuova.

Contro “il terrorismo e lo Ius Soli” manifesteranno militanti del movimento (come sempre da fuori provincia), il segretario nazionale Fiore (ex-latitante per terrorismo nero) oltre al segretario Nord Luca Castellini e al consigliere comunale di Mantova Luca De Marchi; proprio questi ultimi in passato hanno manifestato fianco a fianco a uno degli autori dell’aggressione agostana. Fascismi “diversi”, ma uniti quando c’è da menare le mani, come ad esempio durante il tentato assalto di Forza Nuova al matrimonio simbolico organizzato da arcigay nel 2013.

Per mandato Costituzionale, per dovere politico e per dignità dopo le violenze di sabato 5 agosto, questa pagliacciata andava vietata: invece passerà il concetto che a Mantova può manifestare liberamente chi sputa sulla democrazia, inneggia all’odio e calpesta i valori della Costituzione.
I cittadini credono sempre meno nella “democrazia” e questa risposta non favorisce la fiducia nelle Istituzioni; allo stesso modo, la politica amministrativa del Partito Democratico e di Sinistra Italiana non si oppone minimamente ai fascisti che manifestano nelle strade della città e si nasconde dietro alle scelte della Questura. Da via Roma avevano promesso un regolamento per fermare questo tipo di manifestazioni di odio e fascismo, ma intanto oggi fascisti, picchiatori ed ex-terroristi saranno liberi di manifestare a Mantova.

La guerra tra poveri, le squadracce neonaziste in giro, i pestaggi polizieschi come in Piazza Indipendenza a Roma o nella movida torinese sono dei brutti segnali e il presidio di Forza Nuova è solo un pezzettino di questa continua fascistizzazione. A questa deriva drammatica servirà dare una risposta coraggiosa: non un generico “antifascismo”, ma ragionare su come rispondere a chi nelle strade o nei palazzi del potere, ogni giorno strozza le idee di libertà, di uguaglianza e di giustizia sociale.

GRAVISSIMO: AGGRESSIONE NEONAZISTA IN PIENO CENTRO A MANTOVA

ghosttNella tarda serata di sabato, un gruppo di estremisti di destra ha aggredito e malmenato un giovane lavoratore che stava bevendo una birra con i suoi amici. Si sono avvicinati ad uno dei locali del centro, lo hanno riconosciuto come un simpatizzante di movimenti di sinistra, hanno tentato inutilmente di provocarlo e strattonarlo e, infine, gli hanno sferrato un pugno in piena faccia; in seguito gli aggressori sono scappati via.

Le provocazioni di stampo neofascista a Mantova  contro attivisti sociali e sedi politiche vanno avanti con intensità da anni, ma mai si era arrivati ad una violenza così grave. Sono sempre quei teppisti di estrema destra che scimmiottano il terrorismo squadrista degli anni Venti; si spostano sul territorio per fomentare odio contro lavoratori stranieri e richiedenti asilo, organizzano “legalmente” banchetti e manifestazioni di propaganda razzista e omofoba, e “legalmente” celebrano i fascisti morti in guerra con parate nostalgiche.

Tutto questo avviene in una democrazia nata dalla fine di una dittatura tragica che, negli ultimi anni, è stata svilita al punto di lasciare libertà d’azione anche a chi si richiama esplicitamente alla violenza fascista: in una Italia dove i governi colpiscono quotidianamente i lavoratori e soffiano sul fuoco della guerra tra poveri, le prove tecniche di fascismo sono già lì, senza nemmeno il bisogno di questi picchiatori. Una idea distorta di “libertà di espressione” porta questi frutti: già in tantissime città d’Italia, quando i neonazisti si sentono “liberi” di manifestare, poi arrivano le aggressioni notturne e le botte a chi non la pensa come loro.

Diamo la nostra massima solidarietà al giovane lavoratore aggredito e chiediamo a tutte e tutti, ai cittadini, ai lavoratori e alle istituzioni di non voltarsi dall’altra parte davanti quanto sta succedendo, perché la fase di crisi sociale che stiamo vivendo è sempre più drammatica e dal passato tornano anche i fantasmi del nazismo.

“DALLA VOSTRA PARTE” CERCA COMPARSE MANTOVANE

dallavostraparte.jpg“DALLA VOSTRA PARTE” CERCA COMPARSE MANTOVANE
(meglio se appartenenti all’estrema destra)

 

La nuova puntata dello show di Rete 4 con collegamento da Mantova ne smaschera ancora una volta lo stile, l’orientamento e il casting non “casuale”. “Dalla vostra parte” è il carro armato ideologico della destra più radicale: immigrazione, emergenza, zingari, micro-criminalità straniera; spazio anche a omosessuali “contro-natura”, politici ladri (tutti di sinistra). Il tutto come in un film degli anni Trenta con i nemici esterni della “comunità” che minacciano la brava gente italiana. Uno show pseudo-giornalistico che appiattisce le complessità e i problemi tra cinismo e urla per alimentare insicurezza, odio e guerra tra poveri.

Un teatro dell’orrore che in studio si nutre di opinionisti come Alessandra Mussolini (FI) a parlare di valori della famiglia tradizionale e l’impresentabile Stefano Esposito (PD) a parlare di legalità e si collega con le piazze d’Italia con gruppi di “semplici cittadini”. È a questo punto che la farsa costruita in studio impiega figuranti sul territorio scelti non a caso.

dallavostraparte1Il 26 agosto 2015 nel quartiere Virgiliana di Mantova si tenne una manifestazione neonazista per protestare contro l’arrivo di 15 richiedenti asilo. Per fare numero arrivarono 150 estremisti di Forza Nuova e Casapound da mezzo nord Italia con al seguito troupe televisive nazionali, tra cui quelle di “Dalla Vostra Parte”: quella sera tra i “cittadini esasperati” che stavano davanti alle telecamere c’erano diversi naziskin di certo non di Mantova. Nel servizio girato al pomeriggio, inoltre, alle parole “nel quartiere monta la rabbia” seguivano le dichiarazioni rabbiose di due forzanovisti dell’Alto Mantovano e le parole pacate di due signore abitanti in zona.

Il 12 novembre dello stesso anno, una nuova puntata parlò del problema dell’area ex mantovavostraparteCeramica, legando direttamente degrado a immigrazione senza considerare i problemi speculativi, edilizi e politici del caso. Tra gli abitanti che chiedevano una riqualificazione della zona (abbattimento mostri incompiuti, salvataggio della struttura della ceramica e creazione di un parco) c’erano i “semplici cittadini” dello stato maggiore della Lega Nord cittadina (militanti, consigliera e pure il commissario federale in felpa verde).

 

Ieri sera stesso copione: a commentare la legge sulla legittima difesa c’era un ristretto vostraparte3manipolo di persone tra cui molti fedelissimi del politico di estrema destra Luca De Marchi. Già nei giorni precedenti girava in privato l’invito ad essere presenti alla diretta e, con sprezzo del ridicolo, il conduttore ha detto testualmente “siamo qui con dei cittadini che hanno subìto furti e violenze” dando la parola proprio al consigliere comunale che ha potuto fare un proclama contro “il governo di sinistra del Pd” (?).

In campo abbiamo forze fascio-leghiste che nascondendosi dietro la patina di “semplici cittadini” provano ad organizzare in politica le insicurezze sociali delle persone (abilmente alimentate dai media) per dirottare l’attenzione e il malessere lontano dal “manovratore”. La crisi economica, sociale e politica sta colpendo in egual modo lavoratori italiani e stranieri, i disoccupati, i pensionati etc. La guerra tra poveri che divide non su base sociale ma sull’etnia e sulla nazionalità è uno strumento di chi comanda per dormire sonni tranquilli: a questo servono le marionette che si mettono in posa per le telecamere dei talk-show serali.
Tocca a noi smascherare e respingere al mittente questi continui tentativi di dividere lo sterminato popolo che sta subendo la crisi. Tocca a noi indicare chiaramente che il nemico di cittadini e lavoratori non chiede l’elemosina, ma indossa giacca e cravatta, siede nei CDA delle S.p.a.  e nasconde i proventi dello sfruttamento e della speculazione nei paradisi fiscali. Dobbiamo essere uniti per avere la forza di rovesciare il tavolo.

 

MANTOVA: AMMALATA DI CEMENTO E BARACCONI COMMERCIALI

frankensteinOperazione Frankenstein per innestare un supermercato sul disastro edilizio di piazzale Mondadori

La città e il territorio mantovano sono infetti da un male oscuro che passa dalle strette di mano tra politica ed economia privata e corrode la società, il lavoro e il territorio. Un tumore fatto di migliaia di alloggi sfitti, cantieri abbandonati e un numero fuori controllo di strutture commerciali.
Abbiamo denunciato in piazza, sui media e anche con azioni dirette in Consiglio Comunale l’enorme disastro di Piazzale Mondadori che ha portato alla svendita dell’autostazione nel 2005, alla follia delle pensiline passanti e alla cancellazione di centinaia di posti auto gratuiti sostituite da un parcheggio privato. Un buco nero all’interno della città che ancora oggi “sembra” non avere responsabili politici o economici, quasi fosse piovuto dal cielo. Inoltre non è ancora chiaro che fine abbiano fatto i 27 milioni di euro in prestiti che MPS ha “buttato” in quel progetto, né i rapporti tra i vertici della banca senese con Antonio Muto.
Abbiamo contrastato in prima linea i piani del centrodestra per un nuovo insediamento commerciale a Porta Cerese sulle ceneri del fallimento del vecchio “affare” Palasport – Palabam – Coopsette del centrosinistra. È chiaro a tutti che sei ipermercati, sette strutture medie e due centri commerciali sono troppi per una piccola città, senza poi contare l’hinterland; un nuovo baraccone commerciale significherebbe un colpo durissimo al  tessuto commerciale cittadino medio-piccolo necessario alla vita dei quartieri.
La proposta “Frankenstein” di paracadutare un supermercato Esselunga su piazzale Mondadori è figlia di una idea di città in svendita, ammalata di cemento e carrelli, che va combattuta con forza. Se dal Comune di Mantova arrivano rassicurazioni “entusiastiche”, noi crediamo che la toppa sia peggiore del buco: nuovo cemento commerciale in zona centrale, ulteriore traffico (anche di tir) in un punto già congestionato e l’alta probabilità che per qualche decina di posti di lavoro precari se ne polverizzino altrettanti all’interno del tessuto commerciale cittadino.

Ancora si vendono per nuove idee vecchie. Ancora una volta ai cittadini viene negata la possibilità di esprimersi sulla sorte di un’importante pezzo di città. La soluzione ai problemi di Mantova non dipende dalle offerte dell’impresa privata, bensì dalla volontà e dalle scelte politiche. Un piazzale Mondadori ripensato come spazio e come utilizzo pubblico all’interno del tessuto urbano e non come supermercato, così come la fine del modello “cemento e carrelli” degli ultimi dieci anni, rappresentano una vera opportunità di cambiamento. L’interesse pubblico, il bene comune e la partecipazione devono tornare ad indicare la via: a meno che non si considerino i cittadini che vivono e che lavorano in un territorio come semplici consumatori da abbindolare con offerte al ribasso.