IL PASTICCIO DEL PALASPORT DI BORGOCHIESANUOVA

borgoc2018Una brusca accelerazione amministrativa cancella definitivamente le belle parole di “partecipazione” e “progettazione condivisa”, e non elimina i dubbi sull’utilità del progetto

Poco più di un anno fa l’amministrazione comunale di Mantova sosteneva le ragioni del nuovo Palasport che doveva prendere il posto della “palestra” voluta dal centrodestra, parlava di tempi rapidi di realizzazione e di un percorso di progettazione condivisa con i cittadini.
Le bugie hanno le gambe corte e, tra errori burocratici, adesso si va verso una corsa contro il tempo per mettere nero su bianco con i costruttori e realizzare (non prima però del 2018) un palasport nell’estrema periferia della città, dove le speculazioni edilizie hanno già sottratto suolo per realizzare il “quartiere fantasma” di Borgonuovo.

Il raggruppamento di professionisti mantovani costituito da Soprint, si è aggiudicato il bando di gara per la progettazione per 88mila euro (112.542,37 euro totali) per un Palasport da 500 posti che toglierà altro verde alla città e costerà in totale 2.300.000 euro a carico del Comune di Mantova; il tutto in una zona già identificata (diversamente da quanto spiegato ai cittadini dall’Amministrazione).Nel frattempo una immensa struttura come il Palabam, costruito a suo tempo dal centrosinistra per essere la “casa dello sport mantovano” è una struttura a conduzione privata che ospita concerti, serate di festival e fiere di settore.

Centrodestra e centrosinistra considerano da anni Mantova la città del cemento, e la triste vicenda del Palasport di Borgochiesanuova è solo l’ultimo esempio. Tra isole galleggianti, passeggiate flop di propaganda e annunci vari, gli interessi dei costruttori e dei privati continuano a venire prima di quelli dei cittadini: è necessario cambiare rotta.

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Borgochiesanuova: riqualificazione e partecipazione

PANO_20150713_201422-2-01Collaborando con le/gli attiviste/i del comitato “Riqualificare non vuol dire edificare” torniamo sull’argomento del Palasport a Borgochiesanuova per aggiungere nuove riflessioni sulla base di quanto sta avvenendo in un momento di estrema confusione, parole magiche e cose (purtroppo) già viste.

Intorno al futuribile Palasport di Borgochiesanuova vengono ripetute continuamente le parole “riqualificazione” e “partecipazione”, ma il rischio concreto è che queste siano semplici formule magiche per incantare i cittadini. Il bisogno di riqualificare i quartieri di Mantova è tangibile: troppo l’abbandono sociale e ancora di più le colate di cemento ed il consumo di suolo che hanno sfigurato il tessuto cittadino. Per questo un quartiere come Borgochiesanuova che mostra ferite aperte come spazi commerciali chiusi, le ex-serre abbandonate e un intero agglomerato abitativo fantasma (epoca Burchiellaro), non si può facilmente considerare “riqualificato” con un nuovo cubo di cemento. Allo stesso modo bisogna capire cosa intende la nuova amministrazione quando parla di “partecipazione”: è evidente che in questa fase la “progettazione dal basso” invocata anche da via Roma, senza più nemmeno gli organismi di base collegati alle istituzioni, è solo un sogno; quando il neo-sindaco afferma convintamente di voler coinvolgere i cittadini non spiega realmente le sue intenzioni. Se il progetto c’è ed è già deciso, ai cittadini resterebbero solo la ratifica o la scelta sul colore da dargli e con quali fiori abbellirlo.

I fondi regionali sono stati stanziati per il contratto di quartiere e la sua riqualificazione, per questo i dubbi aumentano: se la palestra voluta dal centrodestra sollevava già dei dubbi e quindi un grande palasport non fa che accrescerli. Alcune società sportive chiedono a gran voce uno spazio per le proprie esigenze, ma questo – a meno che non siano tutte radicate a Borgochiesanuova- significa che questo progetto non è collegato al quartiere e ai bisogni diretti dei suoi cittadini. Non ne hanno bisogno è il Vinci, né il Bonomi Mazzolari (una inaugurata pochi anni fa) né l’Itis Fermi che di palestre ne ha tre. Tutto questo mentre Mantova ha già altri piccoli palasport, il palazzetto abbandonato a Porta Cerese e un Palabam che venne realizzato per “dare una opportunità alle società sportive”, ma che oggi è una struttura utilizzata per festival musicali o fiere di settore. Si è inoltre parlato anche di un tunnel per collegare l’Itis Fermi alla futuribile struttura sportiva, ma oltre ad avere un problema di costi, i cittadini del quartiere non hanno nulla da guadagnarci. Il progetto co-finanziato da Regione Lombardia impone la spesa di una cifra importante anche da parte del Comune di Mantova, per questo un investimento del genere (che a opera finita potrebbe raggiungere i due milioni di euro) si dimostra sempre meno utile per la comunità. Risorse pubbliche di cui la città necessita, forse per qualche obiettivo meno ambizioso di un palasport, ma forse più urgente. Come non vedere inoltre altre situazioni problematiche che andrebbero a gravare sul quartiere anziché attivare azioni positive quali la sottrazione di area verde pubblica in area residenziale e il problema viabilistico non affrontato.

Davanti a questa situazione e al problema della rigenerazione urbana serve molta chiarezza, non parole magiche o sogni, ma guardare le cose e chiamarle per come sono realmente. In più sarebbe un atto politico dovuto che l’attuale amministrazione dicesse pubblicamente una verità ormai consolidata a livello popolare anche se scomoda: che la stagione del cemento e tutta l’operazione Palabam si sono rivelate un disastro per Mantova.

La POSTA in gioco – riprendiamoci la cassa!

Durante la mattinata di giovedì 14 novembre, attivisti del gruppo eQual hanno volantinato davanti alle poste centrali di Mantova sul tema della “rapina” in corso a danno dei risparmiatori. In Italia sono circa 12 milioni le famiglie che affidano i loro risparmi alle Poste. Questi soldi vengono gestiti da Cassa Depositi e Prestiti (CDP) che nel 2003 è stata privatizzata diventando una società per azioni. Questo significa che mentre per oltre 150 anni quei soldi sono serviti facilitare gli investimenti dei Comuni in opere pubbliche e servizi, dal 2003 vengono utilizzati per aumentare i profitti di grandi speculatori e Fondazioni Bancarie. Con i nostri soldi vengono favoriti i mercati finanziari, si finanziano le privatizzazioni e lo smantellamento dei servizi pubblici essenziali e infine si finanziano grandi opere, inutili e devastanti per i territori.
I risparmi dei cittadini ammontano a oltre 230 miliardi di euro.  Con quei soldi si potrebbero fare molte cose per uscire dalla crisi come tornare a finanziare a tasso agevolato gli investimenti degli enti locali per le opere pubbliche e servizi sociali; finanziare la riappropriazione sociale dei beni comuni, a partire dal servizio idrico, come stabilito dal vittorioso referendum del 2011. Finanziare la messa in sicurezza delle scuole e il riassetto idrogeologico del territorio; finanziare la sanità, il trasporto pendolare, l’istruzione, la formazione, la ricerca e le aziende in crisi, a partire da quelle occupate dai lavoratori e abbandonate da chi preferisce investire sui mercati finanziari. Vogliamo una Cassa Depositi e Prestiti al servizio di un altro modello di economia sociale territoriale.
Dicono che i soldi non ci sono. Non è vero: ci sono, sono tanti e sono nostri.
Tutti dobbiamo fare qualcosa per invertire la rotta! Per questo anche a Mantova aderiamo alla campagna nazionale per far tornare completamente pubblica la CDP cacciando le Fondazioni Bancarie. Vogliamo che siano coinvolti i risparmiatori, i cittadini, i lavoratori e le comunità locali nelle scelte sul come e dove destinare i soldi.
Ne parleremo anche all’incontro con Luca Martinelli il 30 novembre, a partire dalle 18 alla Cartiera Burgo. Riprendiamoci quello che ci appartiene: i beni comuni, la ricchezza sociale, il futuro.

30.11: Alternative – con Luca Martinelli

martsmSabato 30 novembre
dalle 18 @ Cartiera Burgo – Mantova

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ALTERNATIVE
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Incontro pubblico per condividere percorsi di cambiamento:  per una nuova finanza pubblica e sociale, per una nuova economia  solidale e per la salvaguardia del territorio e del paesaggio

Con LUCA MARTINELLI (scrittore e giornalista di Altreconomia)

[Al termine dell’incontro, si terrà  una risottata di autofinanziamento organizzata  dai lavoratori in lotta  del presidio Burgo]

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La finanza è uno strumento potente che può servire per estarre ricchezza dalla collettività per destinarla ai mercati o, al contrario, estrarre ricchezza dai mercati per realizzare l’interesse della maggioranza. In quest’ottica semplificata si comprende quale sia stato il meccanismo che ha creato la crisi economica e le politiche di austerity che offrono cure ancora più invasive della malattia. Il mercato che passa sopra le vite degli uomini li riduce a merce, il lavoro non ha più valore e le città diventano terreni di conquista per speculatori, dove privatizzare servizi o edificare quartieri fantasma.

La globalizzazione ci consegna questo scenario diffuso, ma nel territorio italiano abbiamo raggiunto livelli di allarme che appaiono spesso senza ritorno. Anche nel Mantovano interi pezzi di territorio sono stati cementificati senza senso, il lavoro viene continuamente precarizzato o delocalizzato; si privatizzano i beni comuni come i servizi pubblici e l’acqua a dispetto delle scelte dei cittadini: la DEMOCRAZIA stessa ne esce mortificata, schiacciata dalle solite “esigenze” di tipo economico. Per questi motivi, la finanza pubblica diventa uno strumento fondamentale. Ed è per questo che noi dobbiamo lavorare per ri-appropriarcene, con un approccio trasformativo.

Al centro della “nuova geografia” di Mantova al tempo della crisi c’è la CARTIERA BURGO, dove da quasi un anno i lavoratori hanno occupato la mensa aziendale trasformandola in un laboratorio resistente per l’alternativa. Qui ci incontreremo sabato 30 novembre per condividere conoscenze, idee e riflessioni per iniziare a costruire il cambiamento. Parteciperà LUCA MARTINELLI, scrittore e giornalista di Altreconomia, che ha appena pubblicato una nuova edizione del testo “Salviamo il paesaggio” su cui, tra gli esempi di gruppi locali, compare anche il contributo di eQual con il dossier cemento/casa e il materiale grafico realizzato nell’autunno del 2012; il 30 novembre sarà un momento importante anche per riflettere sul debito e sulla Cassa Depositi e Prestiti, tema sul quale Luca Martinelli ha appena mandato in stampa l’altro libro,La posta in gioco“, scritto a 4 mani con AntonioTricarico: ragionamenti “altri” per smontare la trappola del debito e delle politiche di austerità e per costruire una campagna di riappropriazione della ricchezza sociale.

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Aderiscono/sostengono l’evento:

– Network Studentesco
– Coop Il Mappamondo (MN)
– Comitato acqua Mantova
– Coordinamento locale dei soci di Banca Etica della provincia di Mantova
– Centro Bruno Cavalletto

* (Per informazioni e prenotazioni riguardanti la cena manda una mail o chiama al 339-1885681)

Una splendida serata – 23 marzo

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Come gruppo eQual ci teniamo a ringraziare tutti i partecipanti e le partecipanti per la loro presenza all’incontro di sabato 23 marzo. Un grazie  a Luca Martinelli per il suo lavoro di indagine, analisi e comunicazione che ci ha permesso di approfondire quei temi di cui ci occupiamo sul territorio a Mantova, ma che sono al centro del dibattito e degli interessi speculativi in tutta Italia. Un grazie a Marco Remondini per l’emozione che riesce a trasmettere con la musica, per la disponibilità e soprattutto per la pazienza. Ultimo, ma non per importanza, un ringraziamento alla Coop. Bioanch’io che ci ha messo a disposizione i suoi locali.

Una splendida serata: A PRESTO!

23.3 #Altro: unaltrolavorounaltracittàunaltrofuturo

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Sabato 23 marzo
dalle 18.30 @ Bio Anch’io
(via Amendola, 19 – Mantova)

#ALTRO
unaltrolavorounaltracittàunaltrofuturo

Dopo quasi un anno di attività, il gruppo eQual invita ad #Altro, una serata di approfondimento, socialità e musica. Al tempo della crisi si diffondono rassegnazione e incapacità di reagire: adesso come non mai è invece necessario iniziare a esigere #altro; semplificando, si potrebbe dire che c’è bisogno di un altro lavoro (inteso come dignità e diritti), di un’altra visione della città…di un altro futuro.
In un anno di attività eQual ha operato su diversi temi, intervenendo sui nervi scoperti della società: la solidarietà tra lavoratori, i beni comuni e il diritto alla mobilità, le politiche di gestione del territorio connesse soprattutto alla speculazione edilizia e al diritto all’abitare.
Da queste premesse nasce l’idea di collegare questi punti e discuterne in un evento pubblico di approfondimento: ospite della serata sarà Luca Martinelli, redattore della rivista Altreconomia.
La serata continuerà con l’esibizione di Marco Remondini che seguirà un percorso musicale tra lotte e rivendicazioni interagendo col pubblico.
Durante la serata verrà allestita una aperi-cena a sottoscrizione per sostenere le spese di organizzazione dell’evento.

L’evento è ad ingresso libero.

eQual
gruppo di iniziativa sociale

Mantova: tra betoniere e carrelli

Nel quadro sconsolante di speculazione edilizia e declino della vita sociale ed economica della città, la querelle tra il Comune di Mantova e quello di San Giorgio su un nuovo insediamento commerciale alle porte di Mantova rasenta la schizofrenia.

Mantova, tra città e hinterland, è circondata da almeno dodici insediamenti alimentari della grande distribuzione e cinque centri commerciali. Un “gigantismo” che mette d’accordo amministratori pubblici, profittatori e gruppi edilizi, spesso per le entrate che questo rappresenta inizialmente per le casse pubbliche, ma che nel medio e lungo periodo si trasforma in un gravissimo danno per il territorio, spegnendo i negozi di vicinato e oscurando le vetrine del centro storico, senza contare che in queste strutture precarietà e sfruttamento del lavoro sono la regola. Non è certo un’ottica di “servizio” a guidare i nostri amministratori: abbiamo una media di grandi strutture commerciali quasi doppia rispetto a quella di altre città lombarde, il tutto inserito in almeno un decennio di speculazioni edilizie che, tra città e provincia, hanno fatto sparire sotto il cemento 5500 ettari di terreno. Oneri edificatori o indennizzi non possono giustificare e farci accettare tutto questo. L’ultimo Pgt di Mantova completa questo lungo “decennio” con l’outlet di viale Fiume e il contestato Esselunga tra lo stadio e Palazzo Te. San Giorgio rilancia con il progetto di un Martinelli da 4500mq a ridosso della città. Sui media sono volate “scintille” tra gli amministratori dei due comuni, ma sono emersi due dati inquietanti: nessuno intende recedere dai propri progetti dimostrando di non pensare minimamente al consumo del territorio o alle esigenze dei propri cittadini, introducendo il principio, attraverso un “indennizzo economico”, che il danno arrecato alle botteghe, proprie e del comuni limitrofi, sia solo una questione di prezzo. Delle due l’una: davanti a questi dati oggettivi bisogna essere “folli” o avere un “interesse particolare” per continuare a portare avanti questo tipo di progetti. Oppure l’incapacità di avere una visione d’insieme, che vada oltre i propri confini amministrativi e i limiti temporali di un mandato elettorale. C’è poi l’aggravante che, come in una catena, gli altri comuni dell’hinterland (vedi Porto Mantovano e Marmirolo) si preparano a farsi la guerra a colpi di ipermercati e cemento, nell’errata convinzione che questo rappresenti una ricchezza.

Chi vive e lavora a Mantova, inteso come territorio intero e non solo come città, deve gridare un forte “basta” a questo scempio. È chiara la necessità di mettere un freno a nuove costruzioni, recuperare l’esistente, fornire incentivi per chi cerca casa e chi vuole aprire un negozio, ridare attrattività al centro storico e sostenere chi non arriva a fine mese; tutte queste non sono solo parole di buonsenso sociale, ma una indicazione politica che va in senso nettamente opposto a quanto abbiamo subìto, silenziosamente, negli ultimi dieci anni. Arrivati a questo punto si può e si deve fare, prima che del tessuto economico e sociale di questo territorio rimangano solo le macerie.

eQual
gruppo di iniziativa sociale