Dal lavoro degno alla spesa giusta – San Benedetto Po

sbpodegnaDAL LAVORO DEGNO ALLA SPESA GIUSTA
ieri sera a San Benedetto Po

Più di 1100 km separano Mantova dalla piana di Rosarno, ma queste distanze non significano nulla quando si combatte insieme per la giustizia sociale e ambientale contro lo sfruttamento e l’arroganza di chi vorrebbe anteporre il profitto cancellando diritti e dignità. È quello che abbiamo pensato ieri sera a San Benedetto Po durante l‘evento-cena “Dal lavoro degno alla spesa giusta” durante il quale, grazie alle parole di Peppe Pugliese, abbiamo conosciuto la realtà di SOS ROSARNO e la sua storia. Durante la serata sono stati inoltre consegnati i prodotti acquistati collettivamente tramite il Gruppo di acquisto solidale “Il Filo di Paglia”, un progetto nato per migliorare la realtà anche facendo la spesa, scegliendo insieme le realtà che rispettano l’ambiente e i diritti dei lavoratori, uscendo dalla logica che ci vorrebbe semplici consumatori in balia della grande distribuzione organizzata.

Un ringraziamento speciale a chi ha partecipato, a tutti gli attivisti/e che hanno reso possibile la serata e al Circolo Arci Primo Maggio per l’ospitalità.

Per maggiori informazioni sul Gruppo di Acquisto Solidale e per partecipare ai prossimi acquisti,, scrivere a gas.ilfilodipaglia.equal@gmail.com

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Al Lavoro!

locandina work3AL LAVORO!

Giovedì 30 ottobre inizia “Al Lavoro!” un ciclo di incontri organizzato dall’associazione eQual per raccontare, conoscere e approfondire il lavoro al tempo della crisi: tra ottobre e gennaio tre appuntamenti tra inchieste, dibattiti e performance nei quali il filo conduttore sarà la precarietà lavorativa ed esistenziale, narrata e comunicata attraverso linguaggi diversi: l’immagine, le parole e la rappresentazione scenica.

Dal supporto alle vertenze sviluppatesi sul territorio fino alla creazione di uno sportello preQario di mutuo aiuto e passando anche per azioni di denuncia di situazioni di sfruttamento, come eQual in due anni e mezzo ci siamo impegnati sul tema del lavoro basandoci su impegno concreto e solidarietà; lo abbiamo fatto collaborando direttamente con i lavoratori e con i sindacalisti più attivi nella difesa degli interessi di chi lavora contro le molteplici forme di precarietà e sfruttamento.

In piena crisi economica l’attacco ai lavoratori e alla loro dignità è sempre più forte e provvedimenti come il Jobs Act non fanno che certificare un salto all’indietro epocale sul tema dei diritti; anche per questo abbiamo deciso di creare tre appuntamenti per offrire una narrazione alternativa del lavoro e delle sue problematiche.

(tutti gli eventi si terranno presso il Teatro delle Capuccine (piazza S. Leonardo 1 – Mantova)

Giovedì 30 ottobre dalle ore 21

I CAMION DEGLI ALTRI
Proiezione della video-inchiesta vincitrice del Premio Roberto Morrione per il giornalismo d’inchiesta 2014 sul mondo dell’autotrasporto e le sue ombre; a seguire dibattito con l’autore, LORENZO PIROVANO, ed il sindacalista EMMANUELE MONTI.

27 novembre: dalle ore 21

VITE AL CENTRO

Proiezione del documentario autoprodotto sul mondo della condizione lavorativa nella grande distribuzione organizzata. A seguire dibattito con gli autori e interventi di lavoratrici della GDO.

30 gennaio: dalle ore 21

LA REPUBBLICA FONDATA SUL LAVORO… PRECARIO

Intervento di teatro-forum sul tema del lavoro e della precarietà a cura dell”Associazione “Giolli”- teatro dell’oppresso- di Reggio Emilia

[Memoria storica] Lo sciopero dei quaranta giorni del 1949

SCARIOLANTI1Lo sciopero bracciantile dei quaranta giorni della primavera del 1949 e quello dell’anno successivo, segnarono l’ultima grande ondata del movimento dei braccianti in Italia. Un “biennio rosso” che incendiò la pianura padana e aree del mezzogiorno. Il patto agricolo era stato disatteso e dopo il 1948 gli agrari e la Democrazia Cristiana colpirono duramente i lavoratori e le lavoratrici.
Anche in ogni paese e in ogni corte agricola del mantovano decine di migliaia di braccianti e mondine si organizzarono con l’obbiettivo di dare “la terra a chi la lavora” e combattere la miseria e lo sfruttamento.
Vogliamo ricordare la voglia di partecipare e di “prendere parte”, le infuocate assemblee sindacali di cascina, i pentoloni comuni nelle piazze, il lavoro fermo ovunque. La violenza subìta e quella praticata: la Resistenza era ancora dietro l’angolo e non ci si risparmiava davanti alle difficoltà; gli scontri coi crumiri, che a centinaia venivano portati dal Veneto con la promessa di un po’ di terra. E ancora le provocazioni, le botte e gli arresti della celere di Scelba.
Un mondo che sembrava sul punto di esplodere.
Giorni nei quali la solidarietà era un’arma capace di diffondersi e moltiplicarsi: da Genova i lavoratori dell’Ansaldo (gli stessi che nel 1973 avrebbero sabotato i treni in partenza per il Cile golpista di Pinochet) fecero arrivare in stazione a Mantova convogli carichi di alimenti per gli scioperanti. A sostenere le lotte erano i partiti DEI lavoratori e DI lavoratori (li rappresentavano i Di Vittorio, non i D’Alema o i Napolitano di oggi).
Tremava il governo, tremava Scelba e tremavano gli agrari che rimpiangevano lo squadrismo: e più sparavano addosso agli scioperanti e più quelle migliaia di proletari diventavano un corpo unico, indistruttibile.
Riccardo Bertoni di Cizzolo lasciato morire in prigione, la mondina Maria Margotti di Bologna colpita a morte da una raffica di mitra il 17 maggio del 1949; con loro Vittorio Veronesi assassinato dall’agrario Grazioli lo stesso giorno dell’anno seguente a Porto Mantovano: tutti loro erano i martiri della nuova resistenza, di una generazione che tentò ancora una volta di cambiare davvero le cose.

Persino a Mantova in molti non hanno mai sentito parlare o non ricordano più queste storie , tutte ostinatamente vere. Non si tratta né delle “trame” dei Gonzaga né di lontani moti risorgimentali, ma dell’identità conflittuale del territorio mantovano, di una sua ricchezza sociale e politica che è stata sepolta “viva”.
Perché? Perché ricordare che gli sfruttati, se organizzati e con un’idea di cambiamento, possono davvero ribaltare la situazione è il peggiore incubo di chi vuole mantenere tutto com’è.

E a chi inganna, sfrutta o privatizza è giusto turbare il sonno.

 

Un torto fatto ad uno è un torto fatto a tutti: note su questo primo maggio

fd1 Eravamo e siamo tutt’ora ben consapevoli che uno sciopero ed un presidio non possono di certo avere la pretesa di piegare un colosso del commercio come il Fashion District che compra spazi pubblicitari sui media e che può permettersi di arruolare la vincitrice di Sanremo 2014 come testimonial. Ma sicuramente possono essere un punto di partenza importante. Tanto più in un deserto di dibattito politico i cui ragionamenti, già maturi in altri territori, qui da noi faticano a trovare gambe per diffondersi. Un deserto che si estende anche a livello culturale. Per questo motivo abbiamo deciso di esserci, accanto a quei lavoratori e a quelle lavoratrici che hanno avuto il coraggio di raccontare le proprie ragioni, denunciando sfruttamento e prevaricazione del più forte nei confronti di chi è subalterno.Sappiamo che lo sciopero ha coinvolto solo una minoranza dei lavoratori dell’outlet. Ma la loro è stata una scelta di coraggio: sono persone che hanno rinunciato ad un giorno di paga, infischiandosene del ricatto occupazionale, per cercare di dare visibilità e voce a chi è costretto a rinunciare alla festività in nome dei profitti delle grandi catene commerciali o per soddisfare il bisogno indotto di acquisti facilmente derogabili. Dopo anni di silenzio questa presa di posizione è stata importante. È stata importante anche la partecipazione al presidio di alcuni lavoratori occupati nei centri commerciali dell’Hinterland mantovano: un gesto di solidarietà che vuol dire molto e che deve essere un esempio per tutti. Al presidio abbiamo partecipato con una delegazione di attivisti e di simpatizzanti e insieme ai sindacalisti e ai lavoratori si è anche cercato di convincere chi voleva entrare a desistere. Alcuni clienti hanno capito e solidarizzato, rinunciando ad entrare o a fare acquisti; altri hanno deciso di entrare ugualmente: è fin troppo stereotipato descrivere la signora del – “non mi interessa, devo urgentemente comprare un abito” – o il palestrato con polo nera e tricolore che guardava schifato i manifestanti. Tante piccole solitudini mascherate dietro l’idea di una falsa libertà, che è poi l’idea di poter spendere quando si vuole (o magari immaginare di poter spendere soldi che non si hanno). fd2 C’è una battaglia culturale forte da vincere perché anni di narrazioni tossiche di consumismo e di shopping spacciato come intrattenimento hanno prodotto mostri; chi lavora nella grande distribuzione organizzata dopo vent’anni di contrattazioni al ribasso e di deregolamentazioni si ritrova appeso ad una corda, ma per il collo. Chi ha deciso di scioperare, di partecipare al presidio, anche chi non ha avuto il coraggio di farlo ma guardava con attenzione dall’altra parte della recinzione, potrebbe aver sperato di vedere o sentire un po’ più di solidarietà (specie da quella parte politica sempre attenta a “parlare” di lavoratori) e si sarebbe sentito meno solo in questo momento storico in cui quasi tutto sembra obbligarci ad abbassare la testa e a farci odiare quello che sta peggio. Le nostre azioni (1) (2) di battaglia culturale, la nostra partecipazione al presidio e la costruzione di contatti con i lavoratori e le lavoratrici, sono solo alcune tappe di un percorso avviato e portato avanti da oltre due anni. C‘è tanta strada ancora da fare, una strada da percorrere insieme, forti delle ragioni dei diritti e della solidarietà.

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11 aprile: Sportello Preqario e presentazione di “Dove sono i nostri”

11aprileVenerdì 11 aprile dalle 18.45
presso il Centro Bruno Cavalletto (Via Tezze 6/a – Mantova)

➟ Inaugurazione dello “Sportello PreQario” di eQual.

➟ Presentazione del libro: “Dove sono i nostri” – lavoro, classe e movimenti nell’Italia della crisi.
(con la partecipazione degli attivisti di Clash City Workers )

[a seguire cena a buffet di autofinanziamento ad offerta libera]

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➟ Lo Sportello PreQario è un progetto dedicato a tutte le lavoratrici ed i lavoratori precari (inclusi tirocinanti, stagisti) e ai disoccupati/e che vivono o hanno vissuto situazioni nelle quali non sono stati rispettati i loro diritti. Uno spazio di confronto e informazione sul mondo del lavoro.
Ci siamo resi conto che tanti lavoratori non sono nemmeno a conoscenza dei loro diritti e, spesso,delle caratteristiche e delle differenze delle diverse tipologie contrattuali esistenti: un lavoratore bene informato è invece più forte e consapevole.
Per questo lo Sportello PreQario vuole essere una sorta di “bussola” che sappia informare e indicare a chi e dove rivolgersi per un determinato problema di contratto (o lavoro senza contratto), per aprire una vertenza, per dire basta allo sfruttamento.
Tutti i servizi sono gratuiti: agli attivisti si affiancheranno anche consulenze legali e giuridiche con avvocati specializzati in diritto del lavoro. La condizione di precarietà ci unisce, e deve unirci anche la solidarietà a il mutuo aiuto reciproco.

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➟ Il libro “Dove sono i nostri” (La casa Usher edizioni) parla di com’è fatta la “classe” nell’Italia di oggi.
Chi sono i nostri? E dove sono? Lavoratori dipendenti, parasubordinati, produttivi e improduttivi, “finte” partite iva, Neet, immigrati: manifestazioni differenti dello stesso fenomeno, etichette e catalogazioni – molte delle quali imprecise e da sfatare – che spesso servono a frammentare ciò che in realtà è unito da interessi comuni e simili ritmi di vita. Con lo sguardo rivolto a questo campo di battaglia, questo libro vuole raccontare, con rigore e accuratezza scientifica, com’è composta la “classe lavoratrice” nell’Italia di oggi. A partire da un’analisi della struttura produttiva del nostro Paese, capiremo non solo come si produce la ricchezza, ma chi la produce, quali sono state le trasformazioni più significative del mondo del lavoro negli ultimi decenni e quali le linee di tendenza per il prossimo futuro.
Parla di lavoratori, ma, soprattutto, è un libro che serve per l’azione: è uno strumento per conoscere e intervenire sulla realtà.

Clash City Workers è un collettivo fatto di lavoratrici e lavoratori, disoccupate e disoccupati, e di quelle e quelli che vengono comunemente chiamati “giovani precari”. La traduzione del loro nome suona un po’ come “lavoratori della metropoli in lotta”. Nati alla metà del 2009, sono attivi in particolare a Napoli, Roma Firenze e Padova, cercando comunque di seguire e sostenere tutte le lotte che sono in corso in Italia.