Confindustria: niente di nuovo sotto il sole

Marenghi e Squinzi (Foto @ Gazzetta di Mantova)La recente elezione del nuovo Presidente della Confindustria mantovana è stata il momento per poter vedere declinata sul territorio la linea dura degli industriali. Alberto Marenghi, fresco di elezione, ha potuto dettare l’agenda dell’organizzazione datoriale forte del supporto di Emma Marcegaglia e di Giorgio Squinzi. Emma, ex presidente di Confindustria, dovrà portare a termine per conto di Renzi la privatizzazione e la svendita dell’Eni; è solo un caso che la Marcegaglia spingesse per la privatizzazione dell’ente già nel 2011, proprio dopo il patteggiamento del fratello per milioni di euro relativi ad una presunta tangente al gruppo Enipower.
Squinzi, attuale leader nazionale di Confindustria, batte da mesi su due argomentazioni: ridurre le tasse per le grandi imprese e ottenere forme contrattuali più flessibili (quest’ultima richiesta già accolta dal governo Renzi). In questo clima non stupisce l’uscita del neo-presidente Marenghi: “…Chiediamo a tutti i sindaci mantovani di abolire gli oneri di urbanizzazione per le nuove costruzioni industriali e le imposte comunali per cinque anni onde favorire i nuovi insediamenti produttivi e la riqualificazione di quelli esistenti”. Tra privatizzazioni pilotate e le richieste di più precarietà per i lavoratori c’è spazio per chiedere altro consumo di suolo e nuovi regali a chi fa profitti milionari sulle spalle dei cittadini. Di nuovo c’è ben poco e, anzi, questa è invece l’ennesima dimostrazione di come, anche a Mantova, politici e imprenditori stiano cercando di favorire i grandi interessi privati: da una parte scaricando le tasse unicamente sui lavoratori, dall’altra privatizzando e tagliando i servizi essenziali.

Emma Marcegaglia, in veste di Presidente degli Industriali, stringe la mano ad un partner commerciale straniero

Emma Marcegaglia, in veste di Presidente degli Industriali, stringe la mano ad un partner commerciale straniero

Negli ultimi mesi sulla stampa locale hanno parlato chiaro diversi imprenditori locali: Rodella (Pompea) diceva di stare dalla parte degli operai, ma anche che era “obbligato” a delocalizzare in Serbia. Girondi (Ufi) sosteneva che il lavoratore in Italia gli costava troppo e quindi doveva andare a produrre in India (pagando le tasse a Montecarlo); Marchi (Burgo) invece non si è mai fatto vedere durante le trattative sulla chiusura della Cartiera. Romano Freddi raccontava dei suoi tesori d’arte e affermava che è giusto non pagare le tasse. Poi ci sono i manager della Mol (Ies) scoperti a pagare tangenti in Croazia che hanno messo fine alla produzione della raffineria. Non serve altro per capire che coloro che hanno chiesto sacrifici ai lavoratori e al territorio in cambio del mantenimento degli stabilimenti non hanno mantenuto le loro promesse: alla prima occasione non ci hanno pensato due volte prima di delocalizzare da Mantova per mantenere inalterati i propri conti in banca. Tutto questo però non sarebbe potuto avvenire senza la complicità dei governi di turno, che con le loro leggi hanno aumentato la precarietà, la disoccupazione e le disuguaglianze sociali.
A mettere insieme tutti questi pezzi appare un grande mosaico in cui si chiede sempre più libertà di fare i propri affari, ma dove a pagare sono sempre gli stessi: è il capitalismo straccione, qui in versione tricolore, l’avversario da combattere ogni giorno; niente di nuovo sotto al sole.

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Per non dimenticare

In tempi di facili “revisionismi” e di “amnesie”, ricordiamo che nel settembre del 1943, a Mantova, gli occupanti nazisti con al seguito i fascisti, attuarono una strategia del terrore contro la popolazione per stroncarne la ribellione sul nascere: l’11 settembre venne uccisa la giovane marmirolese Giuseppina Rippa mentre dava pane ai prigionieri italiani stipati sui camion. Il giorno dopo, nei pr

essi di Belfiore, venne ritrovato il cadavere di Don Leoni dopo la sua brutale esecuzione. Con una scusa fittizia il comando tedesco ordinò inoltre la fucilazione di dieci militari prelevati a forza dal campo di concentramento del Gradaro, il 19 dello stesso mese. Questi atti furono l’inizio della occupazione nazi-fascista di Mantova. Poco tempo dopo sarebbero diventate celebri la sede delle Brigate Nere in Via Giulio Romano e Villa Gobio a Pietole per le SS come luoghi di detenzione e tortura per gli/le antifascisti/e.
★ Per non dimenticare ★