Un torto fatto ad uno è un torto fatto a tutti: note su questo primo maggio

fd1 Eravamo e siamo tutt’ora ben consapevoli che uno sciopero ed un presidio non possono di certo avere la pretesa di piegare un colosso del commercio come il Fashion District che compra spazi pubblicitari sui media e che può permettersi di arruolare la vincitrice di Sanremo 2014 come testimonial. Ma sicuramente possono essere un punto di partenza importante. Tanto più in un deserto di dibattito politico i cui ragionamenti, già maturi in altri territori, qui da noi faticano a trovare gambe per diffondersi. Un deserto che si estende anche a livello culturale. Per questo motivo abbiamo deciso di esserci, accanto a quei lavoratori e a quelle lavoratrici che hanno avuto il coraggio di raccontare le proprie ragioni, denunciando sfruttamento e prevaricazione del più forte nei confronti di chi è subalterno.Sappiamo che lo sciopero ha coinvolto solo una minoranza dei lavoratori dell’outlet. Ma la loro è stata una scelta di coraggio: sono persone che hanno rinunciato ad un giorno di paga, infischiandosene del ricatto occupazionale, per cercare di dare visibilità e voce a chi è costretto a rinunciare alla festività in nome dei profitti delle grandi catene commerciali o per soddisfare il bisogno indotto di acquisti facilmente derogabili. Dopo anni di silenzio questa presa di posizione è stata importante. È stata importante anche la partecipazione al presidio di alcuni lavoratori occupati nei centri commerciali dell’Hinterland mantovano: un gesto di solidarietà che vuol dire molto e che deve essere un esempio per tutti. Al presidio abbiamo partecipato con una delegazione di attivisti e di simpatizzanti e insieme ai sindacalisti e ai lavoratori si è anche cercato di convincere chi voleva entrare a desistere. Alcuni clienti hanno capito e solidarizzato, rinunciando ad entrare o a fare acquisti; altri hanno deciso di entrare ugualmente: è fin troppo stereotipato descrivere la signora del – “non mi interessa, devo urgentemente comprare un abito” – o il palestrato con polo nera e tricolore che guardava schifato i manifestanti. Tante piccole solitudini mascherate dietro l’idea di una falsa libertà, che è poi l’idea di poter spendere quando si vuole (o magari immaginare di poter spendere soldi che non si hanno). fd2 C’è una battaglia culturale forte da vincere perché anni di narrazioni tossiche di consumismo e di shopping spacciato come intrattenimento hanno prodotto mostri; chi lavora nella grande distribuzione organizzata dopo vent’anni di contrattazioni al ribasso e di deregolamentazioni si ritrova appeso ad una corda, ma per il collo. Chi ha deciso di scioperare, di partecipare al presidio, anche chi non ha avuto il coraggio di farlo ma guardava con attenzione dall’altra parte della recinzione, potrebbe aver sperato di vedere o sentire un po’ più di solidarietà (specie da quella parte politica sempre attenta a “parlare” di lavoratori) e si sarebbe sentito meno solo in questo momento storico in cui quasi tutto sembra obbligarci ad abbassare la testa e a farci odiare quello che sta peggio. Le nostre azioni (1) (2) di battaglia culturale, la nostra partecipazione al presidio e la costruzione di contatti con i lavoratori e le lavoratrici, sono solo alcune tappe di un percorso avviato e portato avanti da oltre due anni. C‘è tanta strada ancora da fare, una strada da percorrere insieme, forti delle ragioni dei diritti e della solidarietà.

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Verso il primo maggio: andiamo Controvento

arise3Per protesta contro le aperture selvagge che hanno annullato le festività laiche e religiose negli ultimi anni abbiamo prodotto beffe creative, striscioni, azioni e finti manifesti pubblicitari che riprendevano lo stile dei grandi marchi del commercio per “sovvertirne” il messaggio; questa volta invece abbiamo scelto di ribaltare il significato degli originali. I manifesti 6×3 del concerto di Arisa che si terrà all’Outlet il primo maggio, collocati a Mantova e a Bagnolo, sono stati il veicolo della protesta creativa per trasmettere messaggi diversi. Strisce di carta e colla ed ecco che l’orario del concerto viene coperto con un “Non è mai festa al” che si aggancia a “Mantova Outlet” e che, dopo “concerto gratuito” vede aggiungere un perentorio “lavoratori in svendita”. Una operazione di “guerriglia” culturale per scatenare un dibattito e finirla con l’ipocrisia. L’ipocrisia di vedere i cittadini (spesso a loro volta lavoratori) trasformati in consumatori ossessivi; l’ipocrisia di vedere un’Europa (specialmente quella occidentale) in cui giorno festivo significa “negozi chiusi” e un’Italia in cui il parlamento ha legiferato solo per servire al meglio i colossi della grande distribuzione organizzata a danno del piccolo commercio e di chi lavora. E poi ci sono loro, migliaia di donne e uomini che vivono quotidianamente il ricatto occupazionale: a loro vent’anni di riforme del lavoro di centrodestra-centrosinistra-tecnici hanno solo stretto un cappio intorno al collo.

Li nominiamo per ultimi nonostante essi siano il perno di tutto e, semplicemente, siamo noi. “Ultimi” perché per combattere efficacemente insieme e per organizzare la leva che può scardinare tutto il congegno, bisogna prima colpire e distruggere strati e strati di narrazioni tossiche che hanno avvelenato le menti e l’immaginario collettivo. Per questo la nostra azione non è stata né una “goliardata” né un mordi e fuggi, ma l’abbiamo vista come la nuova tappa di un percorso che ha prodotto riflessioni ,dibattito, ragionamenti e nuovi contatti; le risposte fin qui ottenute hanno portato alla luce quel conflitto latente e quella linea di confine che, anche in tempi di populismo ed interclassismo, continua a separare gli sfruttati dagli sfruttatori. Su siti e social network hanno preso parola e visibilità i precari e, talvolta, i loro famigliari: quelli che nella narrazione dominante non esistono e che non hanno più una rappresentanza. Proprio loro e non gli attivisti hanno scagliato una rabbia genuina contro chi è orgoglioso di andare nei centri commerciali per le festività, contro i padroncini che intimano di “smetterla di lamentarsi”, gli economisti da bar o i qualunquisti che invitano a “ringraziare chi ti dà lavoro”.
Sappiamo bene che migliaia di “sonnambuli” continueranno a riempire i centri commerciali durante le festività, barattando centri storici, musei e l’aria aperta con dei non-luoghi dedicati al consumo. Siamo però consapevoli che, rispetto a 3-4 anni fa l’aria sta cambiando: tra chi lavora inizia ad esserci una insofferenza sociale che esige risposte. Tra chi consuma (cioè altri lavoratori) è più forte la consapevolezza che questo sistema di sfruttamento e di consumismo è una gigantesca fregatura per tutte e tutti.

Per il primo maggio i sindacati confederali hanno proclamato uno sciopero nella grande distribuzione e un presidio al mattino davanti all’Outlet di Bagnolo San Vito. Non ci illudiamo che un solo sciopero e un presidio possano piegare un colosso del commercio che compra ampi spazi pubblicitari sui media e che ha arruolato persino la vincitrice di Sanremo 2014, ma abbiamo scelto di essere lì. Parteciperemo forti del nostro impegno, delle nostre parole d’ordine fatte di solidarietà e lotta, cercando di coinvolgere lavoratori e lavoratrici incontrati durante le vertenze di questi mesi.
L’impatto della crisi nel mantovano è devastante: sotto i colpi di delocalizzazioni, chiusure pilotate e dei ricatti occupazioni cadono i diritti e i posto di lavoro a migliaia tra Burgo, Mps, Pompea, Primafrost, Ies etc.; così in alcune coop sociali, nella grande distribuzione organizzata e nelle campagne con il loro carico di sfruttamento di manodopera straniera. Il “bollettino di guerra si è arricchito di nuove vittime: i lavoratori del macello di Bagnolo, situato proprio a 50 mt. dalla “città della moda”.

Nessuno si salva da solo da questo attacco, solo uniti possiamo costruire una narrazione e un destino comune senza più concedere nulla a profittatori e sciacalli. Per resistere all’attacco, per immaginare l’alternativa e per costruire il cambiamento: uniti siamo tutto.

Camera con vista (sfruttamento) – Flash mob al Fashion District

Una ventina di persone si sono ritrovate all’appuntamento lanciato dal gruppo eQual per inscenare una protesta creativa al Fashion District di Bagnolo San Vito. Le condizioni di lavoro sono note e per questo avevamo già “colpito” mediaticamente l’outlet ad aprile tramite la pagina fb dell’azienda e “festeggiato” lì il primo maggio negato ai/alle dipendenti del centro. Nel frattempo si sono accumulate le circolari per vietare ai dipendenti il parcheggio interno, il prolungamento dell’orario serale e l’intenzione di tenere aperto per ferragosto; proprio quest’ultima è stata la molla per una divertente forma di protesta.

Il volantino distribuito (clicca per ingrandire)

Gli attivisti e i simpatizzanti, tra i quali studenti e giovani precari, alcuni appartenenti a Rifondazione e Partito del Sud, si sono trovati, in infradito e costume da bagno per distribuire alcuni volantini promozionali di una “fantomatica” Q-viaggi che reclamizza le offerte 2012 dell’outlet: tra le righe del testo appaiono alcune delle condizioni di precarietà che

contraddistinguono il lavoro all’interno del centro. Al termine del volantinaggio il gruppo si è recato per davvero all’infopoint dell’Outlet per “prenotare” una camera con vista (sfruttamento) per ferragosto. Tra lo stupore delle operatrici del punto d’ascolto sono state effettuate richieste di prenotazione da far arrivare direttamente alla direzione dell’Outlet. Dopo qualche minuto è stata rivelata (e rivendicata) l’azione: sui diritti non si tratta e sarebbe molto più utile tenere chiuso il centro per ferragosto per permettere ai lavoratori e alle lavoratrici di passarlo con le proprie famiglie.

Con la nuova legge “truffa” sul lavoro, la situazione dei giovani e dei precari è destinata a peggiorare ulteriormente, per questo solo con la partecipazione diretta e la solidarietà attiva verso chi oggi è stritolato da questi meccanismi (e spesso impossibilitato a difendersi) si può iniziare ad invertire questa tendenza negativa.
Una operazione di protesta “diversa “ sul tema del lavoro, proprio dove la politica arriva poco e male, per denunciare i meccanismi della precarietà esistenziale tramite il mezzo del rovesciamento delle stesse campagne di marketing che le aziende solitamente fanno. Non finisce qui, annunciano gli attivisti di eQual, nei prossimi mesi, insieme ai lavoratori e alle lavoratrici con cui il gruppo è entrato in contatto negli ultimi mesi, verranno organizzati altri momenti di protesta e di solidarietà.

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Boicotta chi sfrutta: Primo maggio di lotta al Fashion District

Dopo l’incursione digitale di sabato sulla pagina facebook dell’Outlet di Bagnolo San Vito, eQual ha effettuato un’altra serie di azioni creative, questa volta sul campo, al Fashion District di Bagnolo San Vito. Il gruppo ha collocato sotto ai cartelli stradali nei pressi del centro commerciale alcuni cartelli segnaletici con le scritte “sfruttamento” e uno con l’invito a “boicottare chi sfrutta non comprando in questa giornata”.

Successivamente, insieme ad altri attivisti di alcune forze politiche di città, sono stati distribuiti ai clienti che entravano nel centro dei cartellini con la scritta “Il lavoro è un diritto, ma non ad ogni costo. Sostieni i lavoratori e boicotta chi li sfrutta: oggi non comprare nulla” con sopra impresso un singolare prezzo “0 euro” per sottolineare che la dignità del lavoro non è in vendita e invitare cosi a non fare acquisti durante la giornata.
Una forma di protesta nel solco della campagna contro la decisione di tenere aperto il primo maggio; la festa dei lavoratori dovrebbe essere un giorno festivo e di riflessione sul lavoro per tutti. Con l’estrema deregulation degli orari di apertura, questa ricorrenza viene sacrificata per un pugno di scontrini in più. Per le lavoratrici e per i lavoratori, opporre resistenza a questa situazione diventa difficile: i numerosi contratti a tempo determinato da rinnovare di volta in volta sono, specialmente per chi ha anche affitti e rate da pagare, una spada di Damocle che fa accettare condizioni di lavoro al ribasso.
La posa dei cartelli di questa mattina e la distribuzione dei “cartellini dei prezzi” sono iniziative di solidarietà diretta ai lavoratori e alle lavoratrici del fashion district. L’invito di eQual a tutti i cittadini occupati o inoccupati è quello di solidarizzare con i dipendenti dell’outlet e di tutti i centri della grande distribuzione, boicottando queste strutture quando tengono aperto in giornate festive.

“Un torto fatto a uno è un torto per tutti”
eQual

Incursione digitale nella pagina fb del Fashion District

Clicca sull'immagine per vedere l'ingrandimento Questa mattina eQual ha realizzato una “incursione digitale” sulla pagina Facebook del Mantova Outlet. Una forma di protesta virale contro la decisione di tenere aperto il primo maggio che sta girando per la rete. Gli attivisti del gruppo si sono messi come“immagine del profilo” su Facebook una lettera; una volta organizzati sono andati sulla bacheca del bersaglio (il fashion district) postando commenti e costruendo in verticale la parola “riposo”.
Il primo maggio dovrebbe essere giorno di festa e di riflessione sul lavoro per tutti mentre invece, con l’estrema deregulation degli orari di apertura, viene sacrificato per un pugno di scontrini in più. Per le lavoratrici e per i lavoratori, opporre resistenza a questa situazione diventa difficile: i numerosi contratti a tempo determinato da rinnovare di volta in volta sono, specialmente per chi ha anche affitti e rate da pagare, una spada di Damocle che fa accettare condizioni di lavoro al ribasso.
L’azione creativa di questa mattina è una iniziativa di solidarietà diretta ai lavoratori e alle lavoratrici del fashion district. L’invito ulteriore di eQual a tutti i cittadini occupati o inoccupati è quello di solidarizzare con i dipendenti dell’outlet e di tutti i centri della grande distribuzione, boicottando queste strutture quando tengono aperto in giornate festive.
Un torto fatto a uno è un torto per tutti