MANTOVA: AMMALATA DI CEMENTO E BARACCONI COMMERCIALI

frankensteinOperazione Frankenstein per innestare un supermercato sul disastro edilizio di piazzale Mondadori

La città e il territorio mantovano sono infetti da un male oscuro che passa dalle strette di mano tra politica ed economia privata e corrode la società, il lavoro e il territorio. Un tumore fatto di migliaia di alloggi sfitti, cantieri abbandonati e un numero fuori controllo di strutture commerciali.
Abbiamo denunciato in piazza, sui media e anche con azioni dirette in Consiglio Comunale l’enorme disastro di Piazzale Mondadori che ha portato alla svendita dell’autostazione nel 2005, alla follia delle pensiline passanti e alla cancellazione di centinaia di posti auto gratuiti sostituite da un parcheggio privato. Un buco nero all’interno della città che ancora oggi “sembra” non avere responsabili politici o economici, quasi fosse piovuto dal cielo. Inoltre non è ancora chiaro che fine abbiano fatto i 27 milioni di euro in prestiti che MPS ha “buttato” in quel progetto, né i rapporti tra i vertici della banca senese con Antonio Muto.
Abbiamo contrastato in prima linea i piani del centrodestra per un nuovo insediamento commerciale a Porta Cerese sulle ceneri del fallimento del vecchio “affare” Palasport – Palabam – Coopsette del centrosinistra. È chiaro a tutti che sei ipermercati, sette strutture medie e due centri commerciali sono troppi per una piccola città, senza poi contare l’hinterland; un nuovo baraccone commerciale significherebbe un colpo durissimo al  tessuto commerciale cittadino medio-piccolo necessario alla vita dei quartieri.
La proposta “Frankenstein” di paracadutare un supermercato Esselunga su piazzale Mondadori è figlia di una idea di città in svendita, ammalata di cemento e carrelli, che va combattuta con forza. Se dal Comune di Mantova arrivano rassicurazioni “entusiastiche”, noi crediamo che la toppa sia peggiore del buco: nuovo cemento commerciale in zona centrale, ulteriore traffico (anche di tir) in un punto già congestionato e l’alta probabilità che per qualche decina di posti di lavoro precari se ne polverizzino altrettanti all’interno del tessuto commerciale cittadino.

Ancora si vendono per nuove idee vecchie. Ancora una volta ai cittadini viene negata la possibilità di esprimersi sulla sorte di un’importante pezzo di città. La soluzione ai problemi di Mantova non dipende dalle offerte dell’impresa privata, bensì dalla volontà e dalle scelte politiche. Un piazzale Mondadori ripensato come spazio e come utilizzo pubblico all’interno del tessuto urbano e non come supermercato, così come la fine del modello “cemento e carrelli” degli ultimi dieci anni, rappresentano una vera opportunità di cambiamento. L’interesse pubblico, il bene comune e la partecipazione devono tornare ad indicare la via: a meno che non si considerino i cittadini che vivono e che lavorano in un territorio come semplici consumatori da abbindolare con offerte al ribasso.

PALACRACK: LO SPORT DELLE GESTIONI PRIVATE E DEL CEMENTO

palacrackA Mantova si continua a finanziare il Palabam a gestione privata che guadagna con eventi e concerti, mentre si cementifica in periferia per costruire un palasport con soldi pubblici: meglio gestire Palabam con una azienda speciale pubblica a vocazione sportiva e fermare la cementificazione.

Il Comune di Mantova non interrompe il circolo vizioso del mostro Palabam, non ne rimette la gestione in mano realmente pubblica, né recede dall’idea di piazzare un cubo di cemento nel quartiere fantasma di Borgonovo; anzi, aumenta il sostegno pubblico all’impresa privata e rilancia l’idea di una “capitale dello sport” per il 2019.

Come per il quartiere abbandonato di Borgochiesanuova, i garage di Due Pini, l’affare Palasport/coop di Porta Cerese e tanto altro, riaffiorano continuamente i guasti di un passato amministrativo di cui è erede diretta la coppia Palazzi-Buvoli. Dal faraonico project financing di nove milioni di euro di dodici anni fa per costruire il Palabam e “dare una opportunità a tutte le società sportive” siamo arrivati oggi a una struttura a gestione privata in perdita che per sostenersi organizza in larga parte festival musicali e fiere di settore. L’anno scorso, in occasione dell’ennesima iniezione di soldi pubblici per salvare il Palabam, lanciammo la proposta di rescindere il contratto dai gestori privati per affidarlo ad una azienda speciale realmente pubblica e trasparente che si occupi della parte sportiva affinché la struttura ritorni ad essere realmente al servizio dei cittadini. Era una proposta di buonsenso utile anche a smontare la paventata “necessità” di una ulteriore struttura sportiva, una nuova cementificazione a Borgochiesanuova che il Comune, con formule magiche svuotate di significato come “riqualificazione del quartiere” e “partecipazione dei cittadini”, intende costruire in periferia. Nel quartiere fantasma di Borgonovo, 2000 metri quadrati di giardini e terreno incolto verranno cementificati per “dare una casa allo sport mantovano”, lo stesso slogan usato nel 2004 per il Palabam.

Il centrosinistra in via Roma conferma e prolunga il contratto con la gestione privata, aiutandolo con un imponente sostegno pubblico e sostenendo il progetto di aumentare gli eventi fieristici, il tutto mentre prosegue l’operazione palasport a Borgochiesanuova con in più la beffa di candidare Mantova a “Capitale dello sport 2019”. Lo sport delle gestioni private e delle colate di cemento è storia vecchia: è l’idea di una città e di un territorio in svendita che i mantovani hanno già vissuto e che va combattuta con forza.

Oltre 600 manifestanti No Inceneritore a Mantova

17342955_1452068908168760_8900611523957149364_nQuesta mattina abbiamo partecipato alla grande manifestazione cittadina contro al nuovo inceneritore della cartiera Burgo. Insieme a oltre 600 partecipanti abbiamo gridato “No ai ricatti su Lavoro e Ambiente”: vogliamo una politica con le idee chiare che sappia dire no ai ricatti e che persegua con tutti i mezzi necessari la giustizia ambientale che è strettamente legata alla giustizia sociale: non esiste nessun conflitto lavoro-ambiente laddove la politica si dimostra capace di indirizzare l’attività economica affinché essa non si svolga “in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”, così come affermato dall’articolo 41 della Costituzione.

MANTOVA: LAVORO SOTTOPAGATO TRAVESTITO DA “STAGE”

MANTOVA: LAistitutVORO SOTTOPAGATO TRAVESTITO DA “STAGE”
in via Roma si riesuma una formula regionale che “istituzionalizza” la precarietà

Quando il Comune di Mantova ha annunciato progetti di politiche attive del lavoro abbiamo subito avanzato proposte precise per evitare che si ripetessero i fallimenti del passato, frutto di scelte che hanno puntano all’aumento della precarietà e del lavoro sottopagato. Purtroppo siamo rimasti inascoltati.

Le politiche attive del lavoro degli ultimi anni stanno rendendo sempre più strutturale la precarietà, plasmando la persona per abbatterne le aspettative e i diritti, e renderla merce a basso costo con lavori sottopagati e “freejob”. La disoccupazione sul territorio mantovano, al netto delle statistiche che definiscono occupato chi lavora per pochi voucher a settimana, ha ormai superato il 10% con una crescita preoccupante della fascia tra i 24 e i 34 anni. Oggi molte, troppe realtà imprenditoriali offrono “stage” per poche centinaia di euro e senza tutele. Invece di una proposta radicalmente alternativa, il Comune di Mantova importa il format già visto con “Garanzia Giovani” che, dietro alla formula del “tirocinio formativo”, nasconde altre storie di lavoro sottopagato.

Della “paghetta” mensile di 500 euro prevista per i tirocinanti, 200 euro li metterà la Regione e 300 l’ente Comunale: con questo sistema il privato potrà contare su lavoro a costo zero per 4/6 mesi pagato esclusivamente con i soldi dei contribuenti. Tutto questo per creare “occupabilità” e non occupazione reale: l’amministrazione ha già messo le mani avanti abbassando le stime sui risultati previsti per i 130 tirocinanti. Dopo i contratti precari, i voucher, gli studenti in alternanza scuola-lavoro, gli stage con (o senza) il rimborso spese e Garanzia Giovani, ora si aggiungo i “tirocini” del Comune: perché mai un imprenditore dovrebbe assumere qualcuno/a con un contratto equo quando può contare su tutte queste possibilità di assumere manodopera a basso (o bassissimo) costo? Chi ha più di 29 anni o non rientra in questi “programmi” si ritrova a dover competere in un mercato del lavoro stagnante e che obbliga a dover barattare i diritti per paghe al ribasso.

Oggi la precarietà dilaga e diventa sfruttamento dove c’è un bisogno disperato di lavoro; per questo da una amministrazione di centrosinistra sarebbe stato lecito aspettarsi qualcosa di diverso rispetto all’esistente: una paga più consistente per il giovane lavoratore (anche oltre i 29 anni), senza offrire manodopera a costo zero alle aziende, unitamente ad un progetto di ampio respiro per garantire l’occupazione. Con questi “tirocini formativi”, purtroppo, assistiamo invece ad una pericolosa istituzionalizzazione della precarietà.

BASTA IPOCRISIE: IL 40% DI DISOCCUPAZIONE GIOVANILE È UN CRIMINE

BASTA IPOCRISIE: IL 40% 40percentoDI DISOCCUPAZIONE GIOVANILE È UN CRIMINE
Il suicidio del 22enne senza lavoro rappresenta il malessere di una generazione derubata

Abbiamo letto tutte e tutti la notizia del giovane ventiduenne che ha scelto di togliersi la vita dopo mesi passati a cercare inutilmente un lavoro. Questa morte parla del paese reale che vede il futuro sgretolarsi, un diktat finanziario alla volta. Basta ipocrisie: è necessario agire prima che ci ammazzino tutti.

Le cronache politiche ci parlano ogni giorno di un sistema corrotto e ingiusto dove la diseguaglianza è diventata legge. Le destre per una manciata di voti in più gonfiano odio xenofobo contro gli ultimi, mentre il centro-sinistra pensa a come ritrovare le poltrone e salvare le banche degli amici. Eccola la favola di Renzi che raccontava la “bellezza” del jobs act e il suo sogno di arrivare al 40%: ci è arrivato con la disoccupazione giovanile, altro che voti. Oltre i confini gli squali dell’Unione Europea impongono altra austerity quando ormai il treno della globalizzazione si è già schiantato arricchendo pochi e lasciando nella miseria il grosso della popolazione.

Fuori da ogni teatrino televisivo o narrazione allucinata, questa è la realtà che va avanti da anni: il suicidio del giovane disoccupato è un crimine commesso dalla vecchia politica e dall’economia. Nel mantovano la disoccupazione ha superato il 9% con un peggioramento netto nella fascia tra i 24 e i 35 anni. Diciamo basta alla retorica del lavoro sottopagato sotto forma di “stage formativi” e del “bisogna accontentarsi anche delle briciole”. Diciamo basta anche alla narrazione del “basta crederci” o aprire una moderna “startup” per far arrivare soldi e successo: questo falso sogno è un incubo per milioni di lavoratori.

Non vogliamo più piangere morti suicidi per la crisi, né doverci accontentare delle briciole di sfruttamento o di vivere a voucher. Uniamoci, organizziamoci per resistere e ribaltare un tavolo truccato dove si continua a scommettere e speculare sulle nostre vite.

Poletti vattene!

 polettiIl Paese non soffrirà a non averti più tra i piedi

Questo pomeriggio abbiamo voluto rispondere alle parole di Poletti. Non lo chiamiamo Ministro perché non lo riconosciamo più come tale. Questo “signore” è tra i responsabili del Jobs Act e della liberalizzazione dei voucher. Da quando è al Governo ne sono stati venduti oltre 265 milioni.

Lui e il governo Renzi, in linea con i governi dell’ultimo ventennnio, hanno sistematicamente tolto diritti ai lavoratori e spostato oltre 20 miliardi di euro dai salari ai profitti; hanno tagliato i fondi a scuola e università, approvato la buona scuola e firmato accordi con Mc Donald’s per mandare gli studenti a friggere patatine, chiamando “tirocinio formativo” il lavoro non pagato.
Nonostante la sonora bocciatura al referendum del 4 dicembre, nonostante i fallimenti evidenti delle politiche del lavoro (sfruttato e precario) introdotte in questi anni, con la battuta sui giovani espatriati per cercare lavoro, Poletti abusa ancora della nostra pazienza.

Ora basta: Poletti si deve dimettere ed il Paese non soffrirà a non averlo più tra i piedi.

Un Palasport di cemento “democratico”

palapalazziUN PALASPORT DI CEMENTO “DEMOCRATICO”
A Borgochiesanuova altro consumo di suolo e promesse non mantenute

Come in un brutto film Mantova si ritrova a fare i conti con nuovo cemento in arrivo: il palazzetto dello sport annunciato ad inizio mandato dall’amministrazione Palazzi. Dopo mesi di illusioni e promesse ai cittadini, la realtà è l’ennesima costosa “riqualificazione” calata dall’alto e rovesciata con le betoniere sul suolo cittadino.

Il progetto della palestra a Borgochiesanuova voluto dal centrodestra era evidentemente sbagliato: la nuova giunta ha quindi pensato bene non solo di confermarlo, ma di rilanciare con un palasport da 500 posti sopra l’area verde dell’incompleto quartiere Borgonuovo. Per mesi la Giunta ha servito illusioni e promesse: si prevedevano lavori in tempi rapidi (entro il 2016) per soddisfare i bisogni di diverse squadre sportive (non direttamente collegate al quartiere), di scuole della zona (che hanno già da 1 a 3 palestre) e per non perdere i fondi regionali. Da via Roma si preventivava un costo di 1.800.000 euro coperti in parte da fondi regionali ed in parte da fondi comunali. Più volte è stato ripetuto che il progetto avrebbe visto la “partecipazione” degli abitanti del quartiere.  Come spesso accade, la realtà è ben diversa. Il voto in aula sul progetto è arrivato a dicembre 2016: il costo preventivato è salito a 2.300.000 euro interamente a carico delle casse comunali e i cittadini non sono mai stati coinvolti nella progettazione del palasport.

Da via Roma l’hanno definita “un’importante riqualificazione del quartiere” e già il Sindaco la chiama “casa dello sport”: due affermazioni che farebbero ridere se non fossero già vecchie. Proprio quel quartiere, cementificato e semivuoto, fa parte di una lottizzazione molto controversa e vecchia di dieci anni nata per riqualificare…un terreno agricolo (sic); allo stesso modo il Palabam, che ancora oggi ha bisogno di fondi pubblici per colmare le perdite della gestione privata, a suo tempo era stato venduto ai cittadini come “la casa dello sport mantovano” ed invece campa di eventi e spettacoli. È curioso il caso che il sindaco Palazzi e l’assessore Buvoli a quell’epoca fossero fedelissimi del sindaco Burchiellaro.

Le Giunte passano, ma le scelte sbagliate restano: la rigenerazione urbana non si fa a colpi di progetti calati dall’alto. Serve rompere con le ricette del passato, specie quelle paradossali di chi ha mal governato negli ultimi 5/15 anni. Si inizi quindi affidando la gestione del Palabam ad una azienda speciale realmente pubblica e trasparente che si occupi della parte sportiva affinché la struttura ritorni ad essere realmente al servizio dei cittadini e dello sport mantovano. Chiediamo inoltre che i 2 milioni e 300 mila euro previsti per il nuovo Palasport siano destinati secondo le priorità decise in modo partecipato dalla cittadinanza. È ora che la “partecipazione” non sia solo uno slogan da utilizzare durante la campagna elettorale, ma una pratica concreta per dare maggiore potere ai cittadini nelle scelte che li riguardano.

LAVORO E WELFARE A MANTOVA: NON È UNA SLIDE CHE CAMBIA LA VITA

stageFermiamo l’istituzionalizzazione della precarietà

Il Comune di Mantova ha annunciato di volere spendere 500mila euro in tirocini formativi retribuiti e in incentivi all’assunzione di giovani (16-29 anni) residenti a Mantova in aziende di tutta la provincia. Questo progetto non ha ancora un nome ma negli annunci entusiastici ricorda da vicino la fallimentare “Garanzia Giovani” che ha avuto come unico risultato la spartizione di 1,5 miliardi di euro pubblici tra agenzie interinali private ed imprese (comprese le false cooperative “sociali”).

In questi progetti ai giovani vengono lasciate le briciole, tirocini in aziende che ricevono un lauto sussidio e sulle quali non c’è controllo su orari e mansioni: ci sono testimonianze nel mantovano che raccontano dell’espediente di cambiare il “giovane da inserire” ogni tot mesi per ricevere più fondi regionali ed assicurarsi manodopera a basso costo sotto forma di stage.

Le politiche attive del lavoro degli ultimi anni stanno rendendo sempre più strutturale la precarietà, plasmando la persona per abbatterne le aspettative e i diritti e renderla merce a basso costo con lavori sottopagati e “freejob”. La disoccupazione sul territorio mantovano, al netto delle statistiche che definiscono occupato chi lavora per pochi voucher a settimana, ha ormai superato il 10% con una crescita preoccupante della fascia tra i 24 e i 34 anni.

Visto che per ora siamo solo alla fase degli annunci e alle slide sul web, chiediamo al Comune di Mantova di impegnarsi concretamente affinché il progetto annunciato non si trasformi nei soliti regali per gli imprenditori locali. Chiediamo che vengano privilegiate le imprese giovanili che possono realmente beneficiare di una scossa positiva e le realtà organizzate in modo autenticamente cooperativo. Si potrebbero pensare interventi anche per inoccupati con più di 29 anni, visto che ormai la disoccupazione riguarda tutte le età.

Infine chiediamo al Comune di impegnarsi attivamente per eliminare l’utilizzo dei voucher come forma di pagamento all’interno dei propri servizi e di eliminare l’utilizzo del volontariato laddove si presenta come lavoro camuffato. Chiediamo di prevedere fin da subito controlli su mansioni e orari e di garantire il pagamento del lavoro svolto con salari giusti.

Il ritorno del Ciocapiàt: Renzi nuovamente contestato a Mantova

renziciocapiat2Oggi pomeriggio abbiamo portato un “saluto di benvenuto” al Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Lavoratori, studenti, cassintegrati e disoccupati: abbiamo portato con noi lo striscione “Ciocapiàt” srotolato mesi fa davanti al Teatro Bibiena. Come sempre lui chiuso nei palazzi e noi nelle strade.

In tutta Italia Renzi viene contestato duramente e in questi anni abbiamo fatto in modo che anche Mantova non facesse eccezione: prima ad aprile 2015 durante il suo tour elettorale, poi ad inizio anno con lo striscione “Ciocapiat” e oggi nuovamente in piazza Mantegna, nonostante il brevissimo preavviso e l’orario lavorativo.

Oggi abbiamo voluto portargli un avviso di sfratto. Il 4 dicembre, al #Referendum Costituzionale un’ondata popolare di NO dovrà cacciare via l’inquilino di Palazzo Chigi, l’ennesimo governo burattino che fa gli interessi di multinazionali e industriali, mentre con leggi come la Buona Scuola e il Jobs Act manda gli studenti a friggere le patatine a gratis e con i voucher legalizza sfruttamento e precarietà.

Il nostro #NO alle politiche antipopolari del Governo Renzi e alla riscrittura della Costituzione sarà forte e chiaro. È ora che al centro dell’agenda politica di questo paese vengano messi gli interessi dei lavoratori e dei cittadini!

#IODICONO
#NOpopolare

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*CIOCAPIAT: colui che dice e non fa, millantatore, ciarlatano, ma anche riferito a chi non riesce ad agire senza portarsi dietro una ineluttabile scia di disastrose conseguenze. Termine diffuso in nord Italia, in particolare tra Lombardia ed Emilia-Romagna

FOLLIE AUTUNNALI: NEGOZI E UFFICI AL POSTO DELL’EX CERAMICA

dora-catenaLa febbre edilizia dei maxi-progetti continua a colpire Mantova

Non bastava “Mantova Hub”, il maxi-progetto al centro di un curioso caso di “favori” e “fretta” tra il Sindaco #Palazzi e lo studio dell’Archistar Boeri: una “grande opera dell’archistar” che pare assomigliare curiosamente ad una nota tesi di laurea scritta pochi anni fa da una studentessa del politecnico. In questa idea progettuale #Boeri rilancia inoltre l’idea di creare un istituto comprensivo da 9 milioni di euro all’interno della Ex-Ceramica, conservandone le architetture industriali.

Ora ci si mette anche la proprietà dell’area, la ditta Arioli e Bianchi che propone di costruire nuovi uffici, negozi e case a ridosso dell’ex complesso industriale. Sarebbe un’idea discutibile pensando che Mantova ha già migliaia di alloggi sfitti e centinaia di negozi vuoti ma, guardando a 200metri dall’area interessata, ovvero al complesso di via Gombrich e via Nerli, pieno di case e negozi invenduti, si può parlare di “follìa”:
queste non sono idee di riqualificazione, né tantomeno di rigenerazione dalla parte dei cittadini: sono pura speculazione che punta ad arricchire soggetti privati.

Speriamo ci sia una presa d’atto della situazione nel livello amministrativo locale e nazionale per fermare nuove avventure edilizie. Per fare un servizio ai cittadini, un’opera strategicamente utile per il territorio e sicuramente meno costosa noi proponiamo di prendere ad esempio l’enorme ex-area industriale del Parco Dora di Torino, che è stata recuperata come spazio aggregativo mantenendo la struttura originaria.

Quello che è certo è che un’area così vasta a ridosso del centro va ripensata collettivamente e non a colpi di bandi calati dall’alto e progetti “miracolosi” dell’archistar di turno. Esiste la possibilità di trasformare quell’area in un gioiello per il quartiere e per la città tutta. Cerchiamo di evitare che si ripetano gli errori del passato semplicemente perché qualcuno li agghinda come novità.