MANTOVA: AMMALATA DI CEMENTO E BARACCONI COMMERCIALI

frankensteinOperazione Frankenstein per innestare un supermercato sul disastro edilizio di piazzale Mondadori

La città e il territorio mantovano sono infetti da un male oscuro che passa dalle strette di mano tra politica ed economia privata e corrode la società, il lavoro e il territorio. Un tumore fatto di migliaia di alloggi sfitti, cantieri abbandonati e un numero fuori controllo di strutture commerciali.
Abbiamo denunciato in piazza, sui media e anche con azioni dirette in Consiglio Comunale l’enorme disastro di Piazzale Mondadori che ha portato alla svendita dell’autostazione nel 2005, alla follia delle pensiline passanti e alla cancellazione di centinaia di posti auto gratuiti sostituite da un parcheggio privato. Un buco nero all’interno della città che ancora oggi “sembra” non avere responsabili politici o economici, quasi fosse piovuto dal cielo. Inoltre non è ancora chiaro che fine abbiano fatto i 27 milioni di euro in prestiti che MPS ha “buttato” in quel progetto, né i rapporti tra i vertici della banca senese con Antonio Muto.
Abbiamo contrastato in prima linea i piani del centrodestra per un nuovo insediamento commerciale a Porta Cerese sulle ceneri del fallimento del vecchio “affare” Palasport – Palabam – Coopsette del centrosinistra. È chiaro a tutti che sei ipermercati, sette strutture medie e due centri commerciali sono troppi per una piccola città, senza poi contare l’hinterland; un nuovo baraccone commerciale significherebbe un colpo durissimo al  tessuto commerciale cittadino medio-piccolo necessario alla vita dei quartieri.
La proposta “Frankenstein” di paracadutare un supermercato Esselunga su piazzale Mondadori è figlia di una idea di città in svendita, ammalata di cemento e carrelli, che va combattuta con forza. Se dal Comune di Mantova arrivano rassicurazioni “entusiastiche”, noi crediamo che la toppa sia peggiore del buco: nuovo cemento commerciale in zona centrale, ulteriore traffico (anche di tir) in un punto già congestionato e l’alta probabilità che per qualche decina di posti di lavoro precari se ne polverizzino altrettanti all’interno del tessuto commerciale cittadino.

Ancora si vendono per nuove idee vecchie. Ancora una volta ai cittadini viene negata la possibilità di esprimersi sulla sorte di un’importante pezzo di città. La soluzione ai problemi di Mantova non dipende dalle offerte dell’impresa privata, bensì dalla volontà e dalle scelte politiche. Un piazzale Mondadori ripensato come spazio e come utilizzo pubblico all’interno del tessuto urbano e non come supermercato, così come la fine del modello “cemento e carrelli” degli ultimi dieci anni, rappresentano una vera opportunità di cambiamento. L’interesse pubblico, il bene comune e la partecipazione devono tornare ad indicare la via: a meno che non si considerino i cittadini che vivono e che lavorano in un territorio come semplici consumatori da abbindolare con offerte al ribasso.

L’assessore con la valigia pronta

baroncelliL’ASSESSORE CON LA VALIGIA PRONTA
Ovvero la politica della carriera personale

Abbiamo atteso qualche giorno prima di esprimerci sulla “disponibilità” dell’Assessore Baroncelli ad accettare la chiamata del Pd di Roma er un incarico nella possibile giunta Giachetti . La difesa del Sindaco dagli attacchi strillati dell’opposizione e la “dichiarazione di voto” dell’assessore con la valigia danno una brutta immagine della politica nostrana.

Lorenza Baroncelli è un’esterna della Giunta Mantovana: dopo i giri in vespa elettorali dell’anno scorso, l’archistar Stefano Boeri ha posizionato in città una sua collaboratrice. Nominata dal Sindaco “assesssore alla rigenerazione urbana”, si era presa l’impegno di rigenerare Mantova nei cinque anni di mandato. Una sfida ambiziosa, un grande onore e ancora di più un grande onere. Non è questo il luogo, ma resta da capire come faccia un assessore alla rigenerazione urbana a non dire nulla ed essere favorevole ad un nuovo palasport di cemento da piazzare sull’erba di un quartiere periferico e semi-abbandonato.
Passa poco meno di un anno e si apre per la Baroncelli la possibilità di un incarico a Roma in caso di vittoria del PD. Per serietà e fedeltà all’impegno preso con la città di Mantova ci si aspetterebbe che l’assessore ringraziasse dell’opportunità e declinasse l’invito. Invece no, la Baroncelli accetta, prepara le dimissioni e fa le valigie. A questo punto il Sindaco invece di mettere un freno a questa follìa, difende la scelta del suo assessore dicendole che è una ottima occasione di crescita lavorativa e che è stata scelta anche grazie alla buona nomèa di Mantova. Senza contare che il suo nome è già sul sito ufficiale della squadra di “Giachetti Sindaco”.

Chi inizia un percorso e si prende un impegno politico con la città ha il dovere di portarlo a termine: lasciare frettolosamente un incarico appena iniziato per un lavoro più prestigioso lascia intendere di pensare più al proprio curriculum che al bene di Mantova. Non sappiamo se il PD romano riuscirà a vincere a Roma nonostante i suoi disastri e Mafia-Capitale, ma se abbiamo un amministratore pubblico che freme dalla voglia di un impiego prestigioso nella Capitale vada pure. In caso di sconfitta, tuttavia, Mantova non potrà di certo avere un assessore che se ne sta lì con le valigie pronte in cerca di offerte migliori, atteggiamento che sembra essere avvallato dallo stesso Sindaco.

Moglia: Ambiente e Mafie – responsabilità collettiva e difesa del nostro territorio

12794524_1054762077899447_5380870763903641018_nGiovedì sera siamo intervenuti all’incontro “Ambiente e Mafie – responsabilità collettiva e difesa del nostro territorio” organizzato dal Comitato Civico per l’Ambiente e la Salute di Moglia – MN. Oltre ad Emanuele Bellintani in rappresentanza di eQual, hanno partecipato come relatori anche Luigi Caracciolo, scrittore e docente di scienze criminali, il giornalista Donato Ungaro e Mons. Paolo Gibelli.

Nel nostro intervento abbiamo sottolineato come la mafia trovi terreno fertile laddove esiste un pericoloso sodalizio tra “cattiva politica” e “cattiva economia” che privatizza e devasta i territori. Gli esempi, limitandoci solo alla città capoluogo, non mancano di certo: dalla speculazione CoopSette/Esselunga a Porta Cerese alla devastazione di Piazzale Mondadori passando per la privatizzazione di Tea Acque. Troppe volte abbiamo visto le amministrazioni rinunciare al loro ruolo di espressione delle comunità locali per favorire gli interessi privati di pochi.
Per fermare questa spirale non ci sono scorciatoie: serve la partecipazione attenta e indignata di tutte e tutti per colmare i vuoti lasciati dalla politica, riconquistare i beni comuni e far valere gli interessi dei cittadini e dei lavoratori.

Un ringraziamento particolare a Marco Capelli del Comitato di Moglia e a Sara Donatelli del movimento Agende Rosse per l’ottima conduzione della serata.

Esselunga: per Mantova un film già visto

carrellonebbiaViviamo tutti in una città che ha già pagato il prezzo di un gigantismo commerciale fuori controllo: catene commerciali, costruttori e amministratori pubblici si sono trovati d’accordo per anni, ma adesso la realtà è una barzelletta che non fa più ridere.

Nel territorio del Comune di Mantova ci sono già sei ipermercati, sette strutture commerciali “medie” e due centri commerciali; nonostante le chiacchiere da bar sulla egemonia “coop”, vince la Conad con un ipermercato a Lunetta e due strutture medie. Allargandosi all’hinterland della “Grande Mantova” un calcolo riduttivo conta qualcosa come altri sei ipermercati e due centri commerciali. Troppo per una città di 47.000 abitanti e un hinterland di poco sopra le 100.00 unità. E prosegue il contestato piano “Ghisiolo Est” che dovrebbe portare ad un nuovo centro commerciale a ridosso del già esistente “La Favorita”. Aggiungendo a questi dati la drammatica fase di crisi economica, la sola proposta di un nuovo grande ipermercato a Porta Cerese risulta una follìa insensata.

Tre anni fa ci furono forti proteste di comitati e associazioni per contestare questo progetto voluto dal centrodestra di Sodano: ci impegnammo concretamente in azioni e contro-inchieste per smontare la narrazione “da fiaba” sul nuovo ipermercato Esselunga perché l’interesse del privato non può ledere il bene comune dei cittadini. Contro questo progetto nel 2013 venne anche presentato un ricorso al Tar voluto dal Partito Democratico e presentato pubblicamente dal capogruppo Buvoli, oggi Assessore nella giunta Palazzi. Proprio l’attuale Sindaco e l’Assessore al Bilancio erano consiglieri del partito al potere nel 2004 quando questa storia ebbe inizio con la svendita dell’ex palazzetto a Coopsette per costruirci una coop: oggi che Sodano non c’è più cambiano ancora idea e tornano ad essere possibilisti sull’ipermercato Esselunga.

Un palasport a Borgochiesanuova, nuovi baracconi commerciali, aumento dei parcheggi a pagamento, promesse di nuovi “boulevard” (ieri via Visi, oggi corso Vittorio Emanuele) e le meravigliosi luci delle Pescherie. Tra un intervento che piace, un altro un po’  meno e il silenzio colpevole di troppi sembra il remake di un brutto film di dieci anni fa che i mantovani hanno già vissuto. Davanti a tutto questo, l’interesse pubblico, il bene comune e la partecipazione devono tornare ad indicare la via alla politica, anche per il contestato progetto Esselunga: a meno che la categorìa pubblica dei cittadini, che vivono e che lavorano in un territorio, non sia stata definitivamente sostituita da quella dei consumatori da abbindolare con offerte al ribasso.

Borgochiesanuova: riqualificazione e partecipazione

PANO_20150713_201422-2-01Collaborando con le/gli attiviste/i del comitato “Riqualificare non vuol dire edificare” torniamo sull’argomento del Palasport a Borgochiesanuova per aggiungere nuove riflessioni sulla base di quanto sta avvenendo in un momento di estrema confusione, parole magiche e cose (purtroppo) già viste.

Intorno al futuribile Palasport di Borgochiesanuova vengono ripetute continuamente le parole “riqualificazione” e “partecipazione”, ma il rischio concreto è che queste siano semplici formule magiche per incantare i cittadini. Il bisogno di riqualificare i quartieri di Mantova è tangibile: troppo l’abbandono sociale e ancora di più le colate di cemento ed il consumo di suolo che hanno sfigurato il tessuto cittadino. Per questo un quartiere come Borgochiesanuova che mostra ferite aperte come spazi commerciali chiusi, le ex-serre abbandonate e un intero agglomerato abitativo fantasma (epoca Burchiellaro), non si può facilmente considerare “riqualificato” con un nuovo cubo di cemento. Allo stesso modo bisogna capire cosa intende la nuova amministrazione quando parla di “partecipazione”: è evidente che in questa fase la “progettazione dal basso” invocata anche da via Roma, senza più nemmeno gli organismi di base collegati alle istituzioni, è solo un sogno; quando il neo-sindaco afferma convintamente di voler coinvolgere i cittadini non spiega realmente le sue intenzioni. Se il progetto c’è ed è già deciso, ai cittadini resterebbero solo la ratifica o la scelta sul colore da dargli e con quali fiori abbellirlo.

I fondi regionali sono stati stanziati per il contratto di quartiere e la sua riqualificazione, per questo i dubbi aumentano: se la palestra voluta dal centrodestra sollevava già dei dubbi e quindi un grande palasport non fa che accrescerli. Alcune società sportive chiedono a gran voce uno spazio per le proprie esigenze, ma questo – a meno che non siano tutte radicate a Borgochiesanuova- significa che questo progetto non è collegato al quartiere e ai bisogni diretti dei suoi cittadini. Non ne hanno bisogno è il Vinci, né il Bonomi Mazzolari (una inaugurata pochi anni fa) né l’Itis Fermi che di palestre ne ha tre. Tutto questo mentre Mantova ha già altri piccoli palasport, il palazzetto abbandonato a Porta Cerese e un Palabam che venne realizzato per “dare una opportunità alle società sportive”, ma che oggi è una struttura utilizzata per festival musicali o fiere di settore. Si è inoltre parlato anche di un tunnel per collegare l’Itis Fermi alla futuribile struttura sportiva, ma oltre ad avere un problema di costi, i cittadini del quartiere non hanno nulla da guadagnarci. Il progetto co-finanziato da Regione Lombardia impone la spesa di una cifra importante anche da parte del Comune di Mantova, per questo un investimento del genere (che a opera finita potrebbe raggiungere i due milioni di euro) si dimostra sempre meno utile per la comunità. Risorse pubbliche di cui la città necessita, forse per qualche obiettivo meno ambizioso di un palasport, ma forse più urgente. Come non vedere inoltre altre situazioni problematiche che andrebbero a gravare sul quartiere anziché attivare azioni positive quali la sottrazione di area verde pubblica in area residenziale e il problema viabilistico non affrontato.

Davanti a questa situazione e al problema della rigenerazione urbana serve molta chiarezza, non parole magiche o sogni, ma guardare le cose e chiamarle per come sono realmente. In più sarebbe un atto politico dovuto che l’attuale amministrazione dicesse pubblicamente una verità ormai consolidata a livello popolare anche se scomoda: che la stagione del cemento e tutta l’operazione Palabam si sono rivelate un disastro per Mantova.

Salvini e Lega: non ci facciamo fregare

salveeneeIn questa campagna elettorale mantovana sono già stati paracadutati diversi big della politica nazionale per accaparrarsi ogni voto disponibile e a giorni arriverà anche Matteo Salvini della Lega Nord. Per uscire dalla crisi del suo partito Salvini ha scelto una strategia aggressiva che abbraccia le peggiori pulsioni di estrema destra; il tutto viene fatto passare come una specie di “buonsenso degli italiani” in contrasto con immigrati, profughi, omosessuali, zingari, terroni e “comunisti”. Non male per il leader di un partito di disonesti che è stato al governo del paese per 11 anni varando leggi che hanno reso più precari i lavoratori (italiani e non), devastato beni comuni, stato sociale e territorio. Molto esponenti leghisti sono imputati (o già condannati) per aver rubato i soldi dei cittadini facendosi gli affari propri. Nonostante le risse interne e le scissioni, Salvini guida la stessa Lega Nord che a Mantova‬ ha appoggiato la giunta Sodano mentre privatizzava l’acqua dei mantovani e dava il via libera per nuove cementificazioni (con ambigue amicizie con soggetti sospettati di essere legati all’ndrangheta…) e in mezz’ora di comizio spera di far dimenticare tutte queste vergogne. La questione immigrazione con le sue problematiche oggettive, sotto il peso della crisi e di forti campagne mediatiche – di cui diverse costruite su falsi clamorosi -, diventa perfetta per infettare una società senza anticorpi: la guerra tra poveri è un ottimo serbatoio di voti e la Lega Nord arriva a fomentare divisione anche tra nuovi e vecchi immigrati. Salvini‬, come ‪#‎Renzi‬, è un Matteo “figlio di papà” che non ha mai fatto qualcosa di diverso dalla politica e che non ha un orizzonte alternativo a questo sistema in fallimento. Come un bravo burattino agita sul web e in tv campagne d’odio per distogliere l’attenzione dalle reali ragioni della crisi e da chi si sta arricchendo alle spalle della stragrande maggioranza della popolazione (italiana e non), ma col suo 13% sta già tornando tra le braccia di Forza Italia e di quel Berlusconi che da sempre è il padrone della Lega Nord. E ad un burattino chiassoso e squallido si risponde con la serietà: tra una politica che diventa una scatola di promesse elettorali o, peggio, propaganda odio, noi non ci facciamo distrarre. Fermare l’infezione della guerra tra poveri è un dovere, ma il cambiamento non arriva con una ricetta già pronta: inizia coinvolgendo le persone sulle problematiche concrete e proponendo alternative percorribili. Lì dove c’è stato abbandono sociale lavoriamo per ricostruire legami tra le persone e i lavoratori in senso mutualistico e solidale. Dove la città e l’ambiente sono stati violati e sfruttati per il profitto di pochi, ripensiamo lo sviluppo del nostro territorio dalla parte del bene comune dei cittadini. Così seminiamo la cultura del cambiamento e togliamo spazio a quelli come Salvini e ai loro spot elettorali: lavorando con umiltà e serietà, giorno dopo giorno.

Saluti da Mantova: il partito del cemento è stato qui

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Striscioni di eQual per esortare l’architetto Stefano Boeri a guardare ai problemi della città e non limitarsi ad una comparsata elettorale: “Mantova ha subìto i colpi di quindici anni di partito del cemento, non può più permettersi il lusso di illusioni e promesse elettorali”.

La nota Archistar Stefano Boeri arriva a ‪‎Mantova‬ per un tour elettorale: dato che il suo percorso motorizzato toccherà solo poche e “selezionate” tappe e i loro problemi non necessariamente architettonici (centro storico, i negozi sfitti di un quartiere, l’ex ceramica abbandonata di Fiera Catena e il quartiere di Lunetta che a fatica si sta riprendendo dopo anni di “contratti di quartiere” rispettati solo parzialmente), presentiamo una serie di “cartoline” di una Mantova, forse considerata di “serie B”, ma che aspetta risposte dopo quindici anni di disastri realizzati dal partito del cemento saldamente al potere nonostante il passaggio di tre diverse giunte.

Mantova è una piccola cittadina e i fenomeni urbanistici avvengono in miniatura, ma non senza conseguenze: diversamente da altri capoluoghi, la nostra città non ha subìto una “gentrificazione”, avendo perso in vent’anni circa 7.000 abitanti e con un costo degli immobili in leggero calo. È stata invece caratterizzata da una tendenza alla “città diffusa” (sprawl o “dispersione urbana”) in cui una idea bizzarra della modernità è coincisa con una crescita disordinata che ha significato cementificazioni, espansione delle aree residenziali periferiche, centri commerciali e, ovviamente, un forte consumo di suolo.
Per questo invitiamo l’architetto a ragionare sulle emergenze date da anni di speculazioni edilizie come il cantiere-buco di Piazzale Mondadori, l’affare Coop-Esselunga a Porta Cerese, il Palagiustizia di Fiera Catena e il quartiere-fantasma di Borgonuovo. In queste aree che abbiamo preso come simboli si gioca una partita importante: il recente passato di Mantova, gli ultimi quindici anni, sono destinati a pesare sul suo futuro a livello abitativo, commerciale, di viabilità e, di rimando, occupazionale.
Se l’illustre architetto non vuole limitarsi ad essere una “archistar” legata ad una immagine effimera, affronti con coraggio questi problemi e chi li ha calati sulla testa dei cittadini, perché Mantova non può più permettersi il lusso di illusioni e promesse elettorali.

L’operazione Antimafia e il Partito del Cemento di Mantova

10943669_10152555786196135_3814901679192509548_nNella Regione delle tangenti, degli appalti truccati, della vergogna dell’Expo e delle infiltrazioni mafiose che hanno coinvolto imprenditori privati, leghisti, forzisti e democratici, mancava il tassello politico mantovano. La notizia del coinvolgimento del Sindaco di Mantova nell’inchiesta sulle cosche mafiose all’interno delle istituzioni è un caso senza precedenti.

L’avviso di garanzia per corruzione recapitato al Sindaco Sodano, il fermo di polizia di un noto imprenditore del mattone ed il sequestro di tutti i documenti relativi alla lottizzazione Lagocastello dell’epoca Burchiellaro, non sono fulmini a ciel sereno, ma conferme. In questi anni abbiamo ripetuto l’esistenza di profonde ed inquietanti connessioni tra il mondo dell’imprenditoria e quello della politica che, in più di un caso, sconfinano nella malavita organizzata a danno del bene comune dei cittadini. L’abbiamo scritto nel nostro dossier sul cemento a Mantova parlando apertamente di un trasversale “Partito del Cemento”, l’abbiamo ripetuto durante l’approvazione del Pgt in Comune facendoci cacciare dall’aula e nelle prese di posizione contro le nuove speculazioni edilizie. Due mesi fa, infine, abbiamo fatto irruzione in consiglio comunale, per denunciare sconti e favori che l’amministrazione pratica per gli amici.
Si alzeranno di colpo tutti i distinguo del caso da parte dell’ormai defunto centrodestra vincente nel 2010, ma la verità è che partiti e rappresentanti politici si sono spartiti assessorati, commissioni e posti nei consigli di amministrazione, salvo poi abbandonare lentamente la nave come topi quando questa ha iniziato ad imbarcare acqua. Tutti uniti e quindi tutti coinvolti, fino ad almeno il 2013 per offrire cemento, supermercati, telecamere, parcheggi a pagamento e “favori”.

Qualcuno ne ha tratto vantaggi? Non certo Mantova e i suoi cittadini che hanno pagato e continuano a pagare per speculazioni dissennate e scelte “poco illuminate” che non sono di certo limitate all’amministrazione uscente. E mentre continuiamo il nostro impegno affinché si pensi realmente a chi vive e abita la città e si coinvolgano i cittadini nelle scelte che riguardano la loro vita, speriamo che questa indagine fermi quelle azioni amministrative che di solito vengono realizzate a fine mandato per “rendere favori” e/o per vincolare la città a scelte che la segnerebbero pesantemente negli anni successivi.

L’amore ai tempi della betoniera

piazzaleA Mantova in questa estate si è ricominciato a parlare di speculazioni edilizie e di cemento: situazioni una più degradante dell’altra tra cantieri abbandonati o mai cominciati, vere e proprie ferite in mezzo alla città. Nonostante il periodo vacanziero e un mondo politico “distratto” siamo intervenuti per documentare e analizzare queste problematiche, proponendo anche delle soluzioni guardando al rispetto del “diritto alla città”. Domani inizierà il Festivaletteratura e migliaia di visitatori, appena fuori dalla zona centrale, si troveranno di fronte a veri e propri mostri di cemento, monumenti all’ultimo decennio di speculazione edilizia e ad una cattiva politica amministrativa; suggeriamo alcuni link per riepilogare quanto sta succedendo.

➥ Il cantiere di piazzale Mondadori è lì fermo da otto anni. Al posto dell’utile autostazione Mantova si ritrova un vero e proprio “buco” nel proprio tessuto urbano che, anche se completato, risulterebbe essere l’ennesimo magone di cemento predestinato all’abbandono. ( http://bit.ly/1d7MiQb )

➥ Il caso Esselunga: il contestato ipermercato del centrodestra nato sull’idea dell’Ipercoop del centrosinistra ( http://bit.ly/1t3XSFW ). A metà estate arriva la proposta-Frankenstein di “risolvere” i problemi innestando l’iper sull’area del cantiere infinito di piazzale Mondadori ( http://bit.ly/1B9AdHo ).

➥ Poi c’è l’area ex-ceramica abbandonata e il cantiere del palagiustizia (centrosinistra) poi cittadella dei servizi (centrodestra) di Fiera Catena: anche qui degrado, cemento. Uno spazio per topi e rane; ne abbiamo parlato insieme alle ipotesi di apertura del cantiere del progetto ex lago-Paiolo: nonostante manifestazioni e la raccolta di migliaia di firme dopo anni riemerge la voglia di cementificare 110mila ettari di verde, ma con parti politiche inverse ( http://bit.ly/Z5rTdU ).
Senza contare la “valle dei templi” abbandonati di Valdaro e le grandi fabbriche chiuse che completano la vista del turista festivaliero.

➥ In tutto questo ci sono anche esempi positivi: a Lunetta cittadini e associazioni collaborano da tempo al miglioramento dal basso del quartiere e, senza tante parole, insieme, abbiamo avviato la riqualificazione e la messa in sicurezza di un altro mostro edilizio: il cantiere #exCemi ( http://bit.ly/1tWcl7D ).

Per noi la priorità è ripartire da questi problemi: la città, i quartieri e tutti i loro abitanti non possono aspettare oltre.

L’estate del partito del cemento

In questa fine estate sfiera cteatenai è ricominciato a parlare di due speculazioni edilizie, una più degradante dell’altra. Nel quartiere di Fiera Catena c’è uno dei migliori manifesti elettorali a cielo aperto di Mantova: un cantiere abbandonato, uno scheletro di cemento con le fondamenta allagate in cui prosperano rane e topi. Il centrosinistra vi ipotizzava un palagiustizia, il centrodestra voleva ridimensionarlo in una cittadella dei servizi; il simbolo del trasversale partito del cemento dalle idee piccole e dalle grandi betoniere che è saldamente al potere da anni. Nessuna riflessione è stata fatta sul valore storico-culturale del borgo della “fiera”, delle sue case e della sua gente. Niente nemmeno sulla ex-ceramica che, sull’esempio del Parco Dora di Torino, potrebbe diventare un piccolo spazio aggregativo che ibrida le vecchie strutture industriali con campetti sportivi e luoghi culturali.
La stampa locale ci informa inoltre del fatto che il centrosinistra di Comune e Provincia è contrario all’attuazione del piano edilizio Te-Brunetti/Nuovo Ospedale (area ex-lago Paiolo) che, invece, l’attuale maggioranza di centrodestra potrebbe avviare limitandosi, per ora, alla sola parte commerciale/direzionale.
Qualcosa non torna: nel 2009 il progetto fu approvato dall’amministrazione Brioni con una parziale opposizione del centrodestra, della sinistra e di diverse associazioni e comitati protagonisti di raccolte di migliaia di firme e manifestazioni. Una immensa opera di speculazione edilizia di 100mila metri quadrati: quattro edifici di otto piani con destinazione commerciale, direzionale e residenziale e di altri edifici a tre piani che ospiteranno negozi al piano terra e, sopra, alloggi e uffici. Oltre trecento gli appartamenti da realizzare: altra edilizia abitativa nella città che vanta oltre cinquemila alloggi sfitti e centinaia di vetrine abbandonate. Cinque anni dopo i cantieri non sono mai partiti, ma il centrodestra ha cambiato idea e il centrosinistra, nel gioco delle parti pre-elettorale, si dichiara formalmente contrario all’operazione.

Questi sono i temi concreti con cui avvicinarsi alle elezioni,  le prospettive future su cui creare confronto politico. Ma come è possibile farlo se diversi “nomi” che girano sono stati interni al problema? Come può emergere una idea diversa di città quando il dibattito politico è basato esclusivamente sulla ricerca del “cavallo vincente”?
Nel frattempo noi tutti stiamo pagando anni di partito del cemento dove un regime monopartitico ha disegnato una nuova Mantova: più grigia e sfigurata dalla cementificazione.